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    Nel Canale di Cuna da Selvapiana a Piedigiaf
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaA06

Nel Canale di Cuna da Selvapiana a Piedigiaf

Avvicinamento

Dalla strada statale n.464 che unisce Spilimbergo a Maniago, giunti all’altezza di Sequals, si imbocca la statale n.552 che risale verso nord in direzione della val Tramontina. Si percorre la valle fino a Tramonti di Sotto lasciando poi la statale per dirigersi a destra verso Tramonti di Mezzo. Dal piccolo paese si imbocca, ancora a destra, la stretta rotabile che risale la valle del torrente Chiarchia in direzione di forca Zuviel. La strada è percorribile fino a quota 723 (località Selva Piana) dove possiamo parcheggiare comodamente. Nel caso ci fosse divieto di transito già più in basso, a quota 431, occorrerà mettere in preventivo altri 300 m di dislivello con un aggravio di circa un'ora e mezza tra l'andata e il ritorno.

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua

Qui sotto è disponibile e scaricabile in formato pdf il libro Canal di Cuna, Stralci di storia e ricordi, di Gino Lorenzini, utile per un approfondimento sulla vallata.
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
028
Dislivello
700
Lunghezza Km
13,2
Altitudine min
482
Altitudine max
937
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 18/01/2016 Escursione fatta ieri 17/01/2016 come da indicazione della guida I Sentieri dell'Acqua. Molto suggestiva la valle, le borgate ed il torrente Comugna è stupendo. Giornata serena, freddina e ventosa: la valle è abbastanza riparata ma il Sole basso di gennaio non raggiunge il fondovalle che rimane coperto di brina ed il terreno gelato. Confermo le indicazioni di giuseppe.venica anche riguardo alle tempistiche. Sentieri CAI 810 e 830 molto ben marcati. Confermo anche il divieto di accesso fisso a quota 431m (un vero peccato perchè la strada seppur stretta sarebbe tranquillamente percorribile in auto risparmiando una scarpinata poco gradevole). La strada sterrata tra Selva Piana e Forza Zuviel è in avanzato stato di sistemazione. Complice la stagione non abbiamo trovato zecche.
  • 22/03/2015 Escursione effettuata 21/03/2015 in una grigia giornata di inizio primavera. Confermo che il divieto di transito è posto a quota 431, anche se la strada (alquanto stretta) è asfaltata e percorribile fino a Selvapiana. Visto che “la fortuna aiuta gli audaci” abbiamo trovato un mezzo autorizzato che ci ha scarrozzati fino a Forca Zuviel. Da qui imboccare la traccia (SV CAI N° 830) che si alza sulla sx, tralasciando il SV 810 che scende a dx e che rappresenterà il percorso di rientro. Le zone detritiche ed i ponticelli erosi sono stati risistemati, così il traverso verso la Forca di Ciuf, con un po’ di attenzione, avviene senza particolari difficoltà. Al bivio segnalato su un grande faggio si lascia il SV CAI N° 830 per proseguire in discesa a dx su un sentiero meno curato. Scesi al rio Cuel della Barca ci vogliono ancora una decina di minuti su una vecchia mulattiera lastricata per giungere a Mosareit. Qui il sentiero scompare completamente. Proseguire lungo una debole traccia guidati da alcuni bolli rossi che conducono ad un grande rudere isolato; più avanti scendere a dx verso un altro piccolo rudere, per scendere infine alla chiesa di San Vincenzo. Il percorso lungo il torrente Comugna fino a Piedigiaf e ritorno alla chiesetta di San Vincenzo (2 ore abbondanti, comprese le pause foto) vale tutte le fatiche dell’escursione. Ritornati a San Vincenzo è da mettere in preventivo una risalita di 310 metri lungo una comoda mulattiera che però non lascia un istante di respiro. Dalla Forca Zuviel si scende prima a Selvapiana (circa mezz’ora) lungo una dissestata strada sterrata, e quindi, per la rotabile asfaltata, dove c’è la possibilità di accorciare il percorso “tagliando” qualche tornante fino al parcheggio di quota 431 (un’altra mezzoretta). Durata complessiva dell’escursione 6 ore. Buone camminate a tutti. Bepi da Cividale. PS perché il divieto di transito da quota 431 a Selvapiana?
  • 24/04/2014 Iniziamo la camminata oltre il lecito. Appena partiti saluto una giovanissima Listera Ovata che all’inizio della sua crescita sfiora la perfezione della forma. Intensamente verde, presenza discreta del sottobosco, mi ha affascinato dal nostro primo incontro. Bellissimo il primo tratto di sentiero, la friabilità è sinonimo di moto perpetuo e qui l’inverno lacrimoso ha modificato il troi. Dei ponticelli in legno restano un paio di tronchi che sembrano stuzzicadenti giganti appoggiati in una ghiaiosa partita di Shangai. Per fortuna, facendo attenzione, si passa senza troppi patemi (Unai è d’altro avviso). Poi, alla forcella, scostandosi verso destra, appare lei. La val di Cuna. L’emozione che la foto stampata di Ivo mi suscitava, rivive qui, in tutta la sua potenza. è come se improvvisamente ci sia stato concesso di entrare in un mondo nascosto tra le pieghe della terra. La sosta è lunga e silenziosa. Gli occhi dialogano a stento con il serpeggiar del Comugna. Poi ancora ghiaie, fino a perdersi ad ammirar lo Sciara scendendo con lo sguardo, rudere dopo rudere per ritornar immobile e placido a sciogliersi nella valle che ci aspetta. Una borrana albina mi coglie di sorpresa e mi fermo ad ammirare quel gioiello che pare fatto di zucchero. Il rio che incrociamo viene ispezionato da Unai che mi presenta ad uno ad uno i numerosi, minuscoli abitanti che lo popolano. I tricotteri qui han scelto come guscio dei frammenti di foglie. Mosareit è solo il primo degli insediamenti da ispezionar con cura facendo volar l’immaginazione. I muri interni di Pascalon sono da osservare da vicino, qui la natura ha dipinto le pietre con tutti i pastelli a sua disposizione, con gran cura, splendidi contrasti ed armonia. A San Vincenzo l’haiku apposto sulla targa dalla soc. nat. Zenari commuove per la sua intensa e profonda semplicità, la lettera manoscritta di Attilio, poi, mi bagna il viso. Riparto scosso, circondato da alberi impellicciati e da un sottobosco pullulante di arabette che cuce la bocca. I pensieri galleggiano, tutto è acqua, uno scroscio continuo che trascina a valle i sospiri. Una parete di roccia sembra nascondere facce scolpite ma lo sguardo è sempre rivolto in basso. Lascio Unai dove il cielo si specchia nelle pozze e gli epimedi ormai grandi si fan rossi dall’emozione. Arrivo da solo a Piedigiaf, restando a lungo davanti alle tre piccole lapidi. Il 25 aprile è vicino. Il ritorno è ancora una poesia controcorrente, di verdi e d’azzurri, un malinconico saluto ad una valle che mi ha conquistato in ogni sua curva, in ogni spicchio di silenzio, in ogni spumar dell’acqua. 18.04.2014
  • 03/04/2014 Domenica 30 marzo,con Angelo e Luca,partiti dal parcheggio a quota 431,siamo saliti fino al bivacco Savoieit (m 1166),situato sotto i pascoli del monte Sciara.Abbiamo,quindi,condiviso una parte dell'itinerario proposto dalla relazione,seguendo,però,quanto proposto dal buon Miniutti nella sua guida della val Tramontina.Discesi a Mosareit,raggiunta la chiesa di San Vincenzo,abbiamo fatto ritorno al parcheggio,dopo circa 1100m di dislivello e buone 6 ore e mezza di cammino(soste comprese).Trovata neve nel canalone che segue lo stavolo Gardelin,a quota 1028,ma,con un po' di attenzione,si ritrova subito la traccia.Bellissimo il panorama dalla quota massima raggiunta.Consigliato.Ciao
  • 22/03/2014 20/03/2014-Ripercorso l'anello. Dal bosco, alle ghiaie, ai corsi d'acqua, alle case: è vario come ambienti attraversati e mai noioso. Nel tratto prima di scendere a Mosareit abbiamo liberato un poco il sentiero dalle ramaglie cadute con l'inverno: ingombri comunque normali, non devastazioni come in altre parti del Friuli. La chiesa di San Vicenzo custodisce da parecchi anni il libro firme, si leggono,anche,testimonianze degli eredi di chi vi ha vissuto e di chi vi ha insegnato (la scuola elementare è accanto alla chiesa). Il vibrante suono della campana spezza per un attimo il silenzio e la pace che regna in questa conca, dove si ha davvero la sensazione di essere fuori dal mondo e viene voglia di sostare a lungo. Un tempo non lontano c'era vita, i bambini, la scuola, la pesca, il molino: invito a leggere il libro Canale di Cuna di Gino Lorenzini che è disponibile in pdf in calce alla relazione del sito. Imperdibili i verdi delle acque del Comugna. Nonostante l'essermi aggirata tra i ruderi, avvistata una zecca sola (se ce ne fossero state altre sarebbero tutte state a caccia su di me!) che si aggirava sul pantalone, prontamente cacciata. Saluti a tutti
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