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    Anello del Capin di Ponente da Camporosso
    Alpi Carniche
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    Anello del Capin di Ponente da Camporosso
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I percorsi di SentieriNaturaU33

Anello del Capin di Ponente da Camporosso

Avvicinamento

Percorrendo la statale 13 Pontebbana, nel tratto compreso tra Camporosso e Tarvisio, giunti alla rotonda si seguono le indicazioni per Camporosso e poi per l'hotel Bellavista. Superato il sottopasso ci si innesta a destra in via Sella seguendo poi le segnalazioni CAI fino alle ultime case dove si può parcheggiare poco prima che la strada diventi sterrata (m 800, segnavia CAI n.509).

Descrizione

L'escursione ha inizio lungo la pista che risale la val Bartolo che nel primo tratto si snoda a ridosso di una scarpata rocciosa e friabile. Un paio di targhe in alto sulla sinistra ricordano i combattimenti del 6 e 7 ottobre 1813 che videro impegnati i Cacciatori da Campo austriaci contro le truppe di Napoleone. Con una marcata ansa la pista si orienta decisamente verso nord sempre affiancata dal greto del rio Bartolo. Un primo ponte ci porta sull'altro lato della valle a percorrere un lungo rettilineo che ci fornisce l'occasione per dare uno sguardo più attento alla vegetazione arborea. Stiamo camminando all'interno di un bosco di faggio e abete rosso mentre sulle pendici più friabili si sviluppa una rada pineta a pino nero, pino silvestre e mugo. La strada si riporta ancora sulla destra orografica nel punto in cui la valle si rinserra tra alti pinnacoli rocciosi. Gli stessi nomi degli impluvi che scendono dai due versanti, rio Malo e rio Dirupo, la dicono lunga sulla natura friabile e tormentata di questi versanti. A quota 935 (cartello CAI per sella Canton) si lascia sulla destra il sentiero che utilizzeremo per il ritorno e si prosegue ancora lungo la valle oltrepassando il divieto di transito. La strada si fa per un breve tratto asfaltata poi prende quota moderatamente affacciandosi sul grande ripiano dei prati del Bartolo, disseminato di baite e fienili. Superati alcuni rii secondari ci si accosta nuovamente al rio principale che ora si è trasformato in un torrentello che scorre serpeggiando tra i prati e le case. Si giunge così alla parte alta della valle, caratterizzata da questa grande prateria orizzontale racchiusa dalle boscose pendici del monte Acomizza e del Capin di Ponente e punteggiata tra maggio e giugno dalle vistose fioriture del botton d'oro. Tralasciate tutte le diramazioni secondarie si riprende quota passando sopra i prati acquitrinosi che caratterizzano la parte più settentrionale della grande radura. La pista con una decisa ansa piega a destra e raggiunge infine la Sella di Bartolo (m 1175) posta sul confine di stato con l'Austria.
Qui sul passo ci si innesta a destra sul segnavia n.403 della Traversata Carnica seguendo le indicazioni per il Goriane. Il sentiero rientra nel fitto bosco e riprende a salire lungo una larga mulattiera che si snoda sulle pendici del Capin di Ponente. Dopo essere passati accanto ad alcuni faggi di notevoli dimensioni il bosco progressivamente si trasforma nella abetaia che ci condurrà quasi fino in vetta. Seguendo grosso modo la linea di confine si arriva alla quota 1417 dove il percorso si trasforma in sentiero. Questo si sposta a sinistra in territorio austriaco, interseca una pista forestale e raggiunge poi un osservatorio faunistico affacciato sulla valle del Gail. Tra splendide fioriture di calta palustre il sentiero interseca un'ultima volta la pista forestale orientandosi definitivamente verso sud. Con pendenza decisa si giunge sull'orlo di un versante franoso, solcato da calanchi, lungo il quale ci si innalza in ambiente decisamente più aperto. Giunti ai piedi della vetta del Capin di Ponente, una freccia ci segnala di piegare a sinistra per riguadagnare in pochi minuti la linea della dorsale. E' questo il punto dove si deve abbandonare il segnavia, che prosegue verso il Goriane, e prendere invece a destra la traccia che conduce facilmente alla vetta del Capin di Ponente (m 1736). Dalla cima, solitaria e poco frequentata, digrada verso sud un ampio pendio erboso che apre una splendida visuale verso le Giulie italiane.
Per il rientro, senza ritornare sui propri passi, si può proseguire traversando tutta la allungata vetta fino a ritrovare una mulattiera sconnessa che perde quota rapidamente confluendo più in basso sulla pista del monte Goriane. Questa scende decisamente lungo una costa raggiungendo una prima insellatura e successivamente il crocevia di Sella Canton (m 1413, crocifisso, campana e libro firme). Qui i cartelli CAI ci segnalano a destra (ovest) la prosecuzione del sentiero n.509 per la val Bartolo. Si rientra quindi nel bosco scendendo a comode svolte lungo una bella mulattiera che si mantiene a fianco di un impluvio. Più in basso il sentiero interseca il greto del rio Scalina guadagnando successivamente il costone boscato compreso tra questo e il rio Dirupo. Si perde quota a svolte tagliando ora un versante piuttosto inclinato dal quale possiamo osservare la vecchia strada militare che sale tra i dirupi del versante opposto. Ancora qualche svolta ed il sentiero si esaurisce sulla strada della val Bartolo che seguiremo poi a ritroso fino al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
019
Dislivello
900
Lunghezza Km
15,2
Altitudine min
800
Altitudine max
1736
Tempi
Dati aggiornati al
2015
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  • 11/09/2016 Oggi ho fatto il “pigro” ed ho risalito la Val Bartolo in auto fino al divieto di transito, dove si prende sulla dx il SV CAI N° 509 per Sella Canton, effettuando il giro in senso antiorario, lasciando per la parte finale dell’escursione la traversata tra le baite della Val Bartolo. Escursione di medio impegno (dislivello m 800; lunghezza km 10), privo di punti particolarmente impegnativi, per la durata complessiva di circa 5 ore compresa la pausa “panino” in cima del Capin di Ponente. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 15/05/2016 Percorso oggi in senso antiorario. Sentiero sempre evidente e oramai praticamente sgombro da neve anche a nord.Molto bella, ariosa e panoramica la lunga cima prativa anche se oggi le nubi coprivano la parte alta delle Giulie. Comodo e soleggiato lo stavolo a sella Bartolo con panche e tavoli per il meritato pic-nic e riposo.
  • 01/06/2015 Salito oggi ma partendo dalle case più a ovest del paese, dove un sentiero dell'anello di fondovalle (A.F.)in direzione tarvisio, va a congiungersi con la strada della val bartolo.Percorso ottimamente segnalato, senza difficoltà alcuna , che si divide nella prima parte, fino a sella bartolo,caraterizzato per la sua lunghezza più che per il dislivello che si guadagna. Dalla sella in poi, il dislivello si fa più deciso.In cima il panorama è grandioso ma solo a sud verso gli jof , lussari , mangart ecc.Buona vita a tutti
  • 17/05/2015 14/05/2015-Nel primo tratto del descritto percorso è stato ripulito il bosco a lato della strada e sono riemerse un paio di opere del Vallo, di cui una è visitabile. Bella la camminata attraverso la val Bartolo che sfoggia i suoi verdi; segue la ripida salita in uno splendido tratto della foresta di Tarvisio. Sulla cresta, poco a nord della cima, ancora qualche croco e ellebori. In cima alcuni alberi secchi contornano la piana verde sommitale dove ci raggiungono alcune persone con un paio di pastori tedeschi.Da Sella Canton (la campana è di una sonorità unica!) la discesa sul sentiero per la val Bartolo è di una comodità speciale sia per il fondo che per la pendenza. Bella passeggiata.
  • 11/02/2015 Ma che bell’accoglienza! Una macina di panna, una ruota di legno e un ingranaggio arrugginito incagliato nell’inverno. Partiamo in quattro tra cataste di legna intinte nello zucchero a velo e alberelli dai rami sottili, delicatamente addobbati da bianchissime palle natalizie giunte con ritardo. L’acqua del rio si fa largo tra la glassa, i pochi faggi gareggiano per eleganza. Prendiam l’anello al contrario per goder della carezzevole val Bartolo al ritorno. Il troi è battuto da gorianisti incalliti ma non perde d’affabilità. Spesso invita al taglio. La neve oggi intenerisce ad ogni passo. I rivali si fan campi da gioco per cucciole di valanghe che cibandosi della loro stessa scia si fan riccioli di cotone, fermandosi all’unisono, ammaliandoci con la loro geometria rotolante. Lasciamo a sinistra la scorciatoia per la cima continuando per un traverso che si trasforma in fiaba. Gli alberi sono bombati di candore, dalle punte degli aghi minuscole stalattiti di ghiaccio rapiscono la luce. Poi il panorama s’apre, la dorsale del Mangart ingrigisce l’orizzonte, dall’altro lato un susseguirsi di maestosità. Lo Jôf Fuart si dona al trascendente, folgorato da una fulgore intenso che riverbera nel mare di cristalli rubati alle ripide fiancate dal turbinio del vento e attirati a sé, all’origine della luminescenza. Al bivio con il 403 puntiam alla vetta poco distante. Da qui le orme spariscono, come saran invise al ritorno fino a sella di Bartolo. Faccio il battistrada e nonostante i passi si faccian più faticosi, veder le gambe sparire nel bianco, sentirle affondare dolcemente, avanzare in quel mare intonso è una gioia che non riesco a contenere e che lascio scodinzolare tutta. In cima la giornata cambia forma. Un’impressionante marea nera avanza soffiando a più non posso, sbuffando neve in ogni dove, agita il bosco, ma non intimorisce. Cosa può accadere di brutto in una favola così curata nei dettagli da messer inverno? Scendiamo invocando la protezione della foresta. Qualche bollo, poi si va a naso. Per tutto il ritorno continua a nevicare, anche nel bosco il vento trova i pertugi per cospargerci generosamente di fiocchi. Gli alberi paiono animati tanto è pesante il loro fardello, io ho sempre il privilegio di avanzar tra l’ovatta. Cambio spesso andatura: a volte corro, pattino quando il troi si fa ripido, poi qualche metro quatto quatto, è il bosco innevato che inevitabilmente invita alla danza!. Ogni forma d’appoggiar le zampe dona una sensazione diversa. Poi, la verticalità del bianco decorato con sacapoche si stravolge nell’abetaia. Ritti e stretti i fusti partono come fusette verso l’alto. I rami spogli e sottili traslano il candore verso sottigliezze orizzontali. La ciliegina son quei faggi enormi che spuntano di colpo, quasi a far valere il loro senso artistico che l’inverno acuisce a dismisura. Giungiam alla sella ben intabarati e sovrastati da un cielo che non è grigio, non è blu, non fa giorno ne notte. Pare vivo e pulsante. La valle è avvolta dal grigiore ma riesce ancora a sussurar serenità e non spegne i regali di un soffice vagar per monti.(08.02.2014)
  • 29/09/2013 Effettuato l'anello il 28/09/2013, come da descrizione. Per i più pigri si può risparmiare circa mezz'ora di strada bianca pianeggiante, risalendo in auto la Val Bartolo fino al divieto di transito(innesto SV 509). Stupendo il grande ripiano dei prati di Bartolo disseminato di baite e fienili. Nella parte alta della Val Bartolo mantenere sempre la strada principale fino a Sella di Bartolo (Bartolosattel 1173 m). Qui ci sono solo cartelli gialli austriaci (dovo sono finiti i fondi europei per i progetti transfrontalieri?!), ma a dx si trovano i segnavia CAI bianco-rosso che guideranno per tutto il resto dell'escursione senza timore di perdersi. Raggiunta la linea della dorsale, ad una piccola conca, si abbandona momentaneamente il SV CAI per risalire a dx senza problemi guidati da un'esile traccia che, tra ramaglie e qualche roccetta, in un ambiante ora povero di vegetazione arborea, porta in pochi minuti alla cima: qui c'è solo un piccolo sasso bianco con inciso il triangolo del punto trigonometrico (il prossimo escursionista si porti dietro un po' di colore o un grosso pennarello per evidenziare l'incisione). Seguendo il suggerimento di Loredana, sono ritornato sui miei passi a riprendere il SV 403 che, con una ripida calata, porta in breve all'innesto con il SV 510, che qui coincide con una larga strada forestale; dopo breve risalita, questa porta comodamente a Sella Canton. La discesa lungo il SV 509 è forse il tratto più piacevole dell'escursione (a parte la cima). Anch'io ho trovata una giornata con tempo incerto (la Valle del Gail era tutta coperta da una fitta nebbia), cielo coperto alla partenza, fitta foschia nei pressi della Sella Bartolo, si è poi rasserenato consentendo ampi scorsi di panorama. Buone camminate a tutti.
  • 25/09/2013 Altra bella escursione fatta un paio di settimane fa, ormai alla fine delle mie vacanze nel Tarvisiano. Tranquilla, quasi romantica direi, la traversata della Val Bartolo. Dalla sella fino al Capin di Ponente la salita è costante e abbastanza sostenuta. Ho poi proseguito fino al monte Goriane (grandioso il panorama sulle Giulie, anche quelle slovene e sulle valli austriache). Discesa ripida fino a Sella Canton, poi molto più comoda nel bosco a raggiungere di nuovo la Val Bartolo. Concluso il tutto in 7 ore abbondanti.
  • 24/09/2012 Percorso ideale da farsi anche con il tempo incerto quando non si sa come butterà, semplice, senza fatica, la monotonia del tragitto lungo la Val Bartolo (strada lungamente asfaltata e questa domenica anche trafficata) è mitigato dal sottofondo delle acque che scorrono, poi fino a sella di Bartolo fanno compagnia i campanacci, si cammina fra casette, casucce e casettine e cartelli “proprietà privata” e un’alta nebbia leggera. A Sella di Bartolo il sentiero 403 entra nel bosco, in un bosco buio e umido, adesso silenzio totale, mulattiera ampia, alcuni segnavia riportano ancora vecchie numerazioni sbiadite, i grossi faggi sono lì, a sinistra, parecchi funghi, ne ho visti anche viola (chissà che buoni…).Poi il sentiero piega a dx e finalmente diventa sentiero, c’è ciò che resta di un osservatorio faunistico, poi ne incrocio un altro che sembra ancora in buono stato, la vista sulla valle del Gail non è buona. Intersecando due volte la mulattiera attraverso un corridoio di altissimi abeti e poi alcuni tratti rovinati, diversi cippi di confine affiancano il sentiero sul quale animali hanno lasciato traccia del loro passaggio. Ad una piccola conca sale a dx una traccia che fra ramaglie e qualche roccetta sbuca sulla cima inaspettatamente sgombra, allungata, solo qualche tronco scheletrito, peccato la foschia. Cammino lungo la vetta fino ad incontrare a dx una vecchia malandata erosa mulattiera, preferisco tornare sui miei passi fino al sottostante sv 403 per poi raccordarmi con il 510 (lì freccia e grande scritta in rosso Kapin), numerosissime piante della rosa di Natale, in breve arrivo a Sella Canton, e intanto il sole fa capolino permettendomi di sbirciare il Lussari e la cupola del Mangart. A Sella Canton grande campana, panca e libro delle firme, veloce sentiero che scende in un bel bosco ora luminoso e sbuca vicino alla palestra di roccia e da lì di nuovo il suono delle acque trasparenti del rio Bartolo mi accompagna fino al parcheggio.
  • 11/06/2012 Visto le condizioni meteo non rassicuranti abbiamo optato per un escursione tra i boschi del Tarvisiano. Dopo abbondante colazione a Camporosso il sole ha abbracciato il Tarvisiano e abbiamo risalito la Val Bartolo tra belle fioriture fino alla sella per poi salire più ripidamente al Capin di Ponente,stupenda radura e grandioso il panorama verso le Giulie. Visto che il tempo teneva abbiamo proseguito verso la cima del Goriane tralasciando la discesa verso Sella Canton, qualche goccetta di pioggia insignificante, gran vista sulle vallate austriache e Villaco, quindi discesa per strada bianca fino Coccau. Tranquillo e lungo rientro per la strada romana sopra Tarvisio dove ha cominciato a piovere bene e ritorno a Camporosso. Avevo già fatto i due monti in inverno con la neve ed è bellissimo vedere la varietà delle stagioni come una Val Bartolo ricca di fiori a giugno e con un metro di neve a dicembre.Ritorneremo con le ciaspe il prossimo inverno
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