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    Monte Cadin da Musi
    Prealpi Giulie
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    Monte Cadin da Musi
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I percorsi di SentieriNaturaV34

Monte Cadin da Musi

Avvicinamento

Da Tarcento si risale la Val Torre oltrepassando Vedronza e Pradielis fino a giungere al Ristorante alle Sorgenti dove si abbandona la strada principale per deviare a sinistra sul ponte. Al successivo bivio ci si tiene a destra salendo in pochi minuti alla frazione di Musi Tanataviele, punto di partenza dell'escursione (m 627, segnavia CAI n.740, piccolo parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
026
Dislivello
1200
Lunghezza Km
7,2
Altitudine min
627
Altitudine max
1818
Tempi
Dati aggiornati al
2007
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  • 13/12/2015 We did this hike yesterday, 12/12/15, taking the right path to ascend and descending using the left one (e.g counterclockwise). Very steep slope, that could be slippery because of the grass and small rocks. Path is not extremely clear, but visible. There is a short ferrata part right before the Forcella Stiliza est, so probably one attrezzatura sign should be added to the desctiption of the path's difficulty level. There is still only traces of snow on the ridge (with a lot of snow and ice the path could become much more difficult). The view on the ridge and on the top of mt Cadin is amazing!
  • 08/09/2015 L’aria del mattino è un abbraccio di luce. Un sospiro corale. Un rincorrersi di forme. Ritorno sul Cadin per sentieri a me ignoti. A malga Confin lascio il babbo ai sorrisi di Gabriella, saluto anche mestri Ennio, poi via. Lesto. Con la testa piena di pensieri. La voglia di salire s’interseca a quella del ritorno in una giornata in cui “al’è di gjoldi la mont, ma soredut il pari”. Parto con la Tabacco in testa dalla sera prima, non sfioro i cartelli neanche con lo sguardo. Meeeeh! Errore! La scelta tra forca Campidello e malga Campo s’ha da far subito. Un troi sale, l’altro scende dietro malga Confin. Ma in testa continuano a svolazzar fardelli che avrei dovuto lasciare a casa. Mai partire con inutili zavorre mentali! Non metto in dubbio l’erronea ascesa, mi serve come sfogatoio. Poi, scorgo la traccia per malga Campo, molto più in basso. Mi flagello silente con un’orgia d’insulti e vie jù! A mateà tai claps e i mugos! Ce potte! Esco dall’arbustevole labirinto su di un troi curatissimo. Un saliscendi continuo che accompagna attraverso un’inaspettata varietà d’ambienti. I ruderi della malga son anticipati da ravanamenti. Poco dopo scorgo i presunti colpevoli! Quattro camosci si tuffano dai bastioni che sovrastan la Venzonassa, lasciando indietro un tenerissimo cucciolo che tentenna per poi seguirli. Amazzonico il vagar dello sguardo sul retro della catena del Cjampon! Poi su, diritto tra le alte erbe, rischiando l’attacco apoplettico una volta rasentato dalla fuga di cinque coturnici cinque! Sugli spuntoni sopra forcje Stiglace ti verrebbe da toccar col dito la dorsale del Canin, intagliata nel cioccolato fondente dal chiaroscuro mattinale. Spolverata di zucchero a velo. Assaggiarla! E poi ripartire. Mi fa un effetto strano, un miscuglio tra gioiosa eccitazione e dolce malinconia. E’ ciò che accade al passaggio d’innamoramento tra le stagioni. La mano stretta sull’estate scivola via, impotente, mentre l’altra inizia a stringere forte e tremante un autunno alle porte! Con le sue fiammate, i suoi pizzicorii che fan sentire vivi! Mi nutro di ogni particolare, che sia il scintillio di casera Rio Nero o un canuto Zuc dal Bôr. Poi è d’obbligo lasciarsi prendere dal Cjadinut, antico ghiacciaio trasformato in oasi tra le picche. Cjarece tal salvadi! E quelle rughe stratificate tipiche dei Musoni! Tento un approccio di risalita diretto, ma gli arbusti complicano la decisione e mi riporto verso il troi. Fino all’antecima esso è aperto a tutti e tutte, il breve passaggio alla vetta vera e propria è leggermente esposto ma facile facile. Poi mi fermo. Osservando la costante migrazione dei grifoni. Chi poco sotto, chi sopra, puntano ad est. Galleggiando. Inconsapevoli della loro statica eleganza. Il Gran Monte pare stiracchiarsi all’infinito. Sono completamente alla mercè di queste Prealpi che m’han soggiogato il cuore da mò. Alla malga ancora sorrisi, occhi che brillano. Volis di pari. Ritrovo anche la famiglia Colomba, un vitellino di tre giorni la cui curiosità è frenata ancora dal timore, dallo stupore di quella vita al di fuori! A volte non servono dislivelli o maratone per riempir gerle emozionali. Basta posar le zampe tra prati rigogliosi d’umanità e orizzonti che paion dissolvenze di sogni. Al computo da malga Confin è d’uopo aggiungere almeno 200 metri di dislivello persi sia nella discesa verso il Cjadinut che nei numerosi saliscendi.(06.09.2015)
  • 06/10/2014 Salita rifatta il 4 ottobre dopo qualche anno dall'ultima volta, confermo la presenza di erba molto alta lungo il 740 e nella parte alta del 740/A, per il resto tutto ok, ciao a tutti, Diego Spagnolli
  • 03/10/2014 Percorriamo questo sentiero o l’erba se lo mangerà. Faticosa salita oggi e non tanto per la ripidità ma quanto per districarsi fra secche ombrellifere ed erba altissima che spesso nasconde quel che resta del sentiero anche se il percorso è intuitivo e comunque ogni tanto si intravede qualche paletto segnavia. Il sole ci ha accompagnate per gran parte dell’escursione, buon panorama salvo che verso Sud. Ridiscendendo lungo il secondo cimotto ho fatto una prova di rotolata verso la sottostante Forchia, prova non riuscita…il tratto attrezzato non presenta particolari difficoltà, visti una decina di camosci correre veloci da est verso ovest,
  • 13/06/2014 Ci son tornata, ma solo fino al primo cimotto verde, inquieta, evidentemente non era giornata ma mi son goduta comunque l’escursione guardando chi percorreva il crinale. E’ sempre un bel percorso e in questa stagione erba alta e ricche fioriture, l’aria profuma dei garofani di Montpellier, ovunque ginestre in fiore, nella conca sotto forcella Stilizza grandi macchie di iris, attrezzatura messa a posto anche se un po’ lasca; i gatti di Musi sono rimasti sette e accorrono, coda ritta, l rumore delle crochette.
  • 09/06/2014 Monte Cadin dai musi.Escursione nata per caso, avevo in mente le parole di Graziano Bettin, che mi parlava del Chiadin con entusiasmo,indeciso tra Musi Ovest E CHIADIN, ho scelto la seconda opzione per due diversi motivi, la prima per la novità assoluta non conoscendone il sentiero la seconda perché avevo voglia di andare con Magritte, quindi evitavo il tratto della ferrata.Il meteo metteva bello, speravo bellissimo e così è stato, confidando sulle previsioni meteo sono arrivato da Tranataviele alle 07:15, zaino in spalle ore 07:30, segnalo che per un interruzione per lavori in corso sul ponticello che collega la frazione alla strada provinciale , bisogna deviare un centinaio di metri in avanti, percorrendo un tratto di ghiaie fino a superare il ponticello e immettersi sul vecchio tracciato. Lasciata l’auto vicino la chiesa della frazione, attraversata la frazione ad ovest un cartello C.A.I segnala l’inizio sentiero 740 per il Cadin, la giornata è calda ,parto subito in maglietta e noto subito la ripidezza del sentiero, attraverso un canalone roccioso con una rampa attrezzata, i cavi sono in ottimo stato uscendo su una ripida dorsale , risalgo senza soste per ripido e faticoso pendio, in mezzo al boschetto di noccioli fino ad arrivare alla quota 1200 mt. SegnI C.A.I su un sasso indicano le due direzioni, una per la cima e l’altra che prenderò in discesa per completare l’anello. A quota 1250 metri attraverso una strana trincea, osservando la localizzazione strategica del sito intuisco che deve essere un vecchio manufatto della prima guerra. Dopo pochi metri sono in aperto pendio erboso, si intuisce il tracciato e la direzione di marcia, faticosamente guadagno la base del sperone roccioso da dove inizia il canalino. Io e ringhio facciamo una meritata pausa per dissetarci prima dell’ultima fatica, ripresa la marcia ci incanaliamo lungo l’ovvia direzione fino a giungere al tratto attrezzato, passaggi di 1° grado inferiore , pochi metri e si è nel catino erboso che precede l’affilata forcella di Stiliza, qui un evidente traccia segnata C.AI conduce verso destra verso val Resia, ma non se ne intuisce il proseguo, le cime sulla destra sono ancora innevate sul lato nord. Ad ovest seguo la traccia che mi fa cavalcare la prima elevazione, gioisco e allo stesso tempo temo il tratto che mi appresto a superare. Supero il tratto esposto affilato , una lama di roccia, lo scendo con cautela, ringhio lo ha già superato, supero delle roccette in modo no ortodosso, ma li mi fermo, perché non so se scendere sotto il masso o scavalcarlo, ci perdo 10 minuti pieni finchè intuisco che >, fatto ma poi viene il resto, un salto di 1° grado basso, che supero seguendo un bollo rosso che mi guida nel superarlo in cresta. Salgo sulla penultima cimetta che mi separa dalla vetta, ma noto che sulla destra sul lato nord una traccia segnata C.AI taglia in quota fino alla forcelletta successiva, seguo quest’ultima con molta attenzione visto che supera uno esposto strapiombo. Risalgo il cimotto che mi separa dalla vetta , facendo attenzione per la discreta esposizione, finalmente un mucchio di sassi mi conforta, quota 1816 e un sasso, ci salgo su e raggiungo quota 1818. Fine delle fatiche e zaino a terra. Lo sguardo volge all’infinito, un apoteosi di emozioni, mi rilasso dallo stress accumulato nell’ultimo tratto, una ad una riconosco le montagne che mi circondano, la neve non fa più capolino su molte cime, un misto tra ricordi e desideri si somma nella mia mente. Osservo il proseguo della traccia verso ovest, un desiderio mi assale, se non avessi avuto l’auto in basso proseguivo verso questa direzione, verso la verzonassa, monte Lavara, il Plauris. Foto di rito e dietrofront verso la base di partenza. Dopo pochi metri un inconveniente, la zampetta destra di ringhio finisce sotto il mio scarpone, dapprima senza nulla, ma vedo che si lecca la zampetta, sanguina, devo superare il tratto pericoloso con lui al guinzaglio, superato il pericolo mi fermo sulla dorsale per medicarlo, la zampetta sanguina, Magritte sembra anche un po’ stordito, affronto la discesa fino al termine del canalino con cautela. Magritte zoppica vistosamente , non sembra che stia bene, mi viene l’idea di creare con un foulard un sostegno che mi permette di legarlo al collo, scendo lentamente il pendio, con frequenti pause. Giunto a quota 1200 scendo per l’altro sentiero (740 a ) che mi porta a valle, tra prati, bosco e boschetti di nocciolo, fino ad arrivare ad un bivio, prendo la direzione per i Musi, subito dopo si apre una grande teatro di rocce ,tortuoso, scosceso e affascinante, scendo in questo grande canalone per cengetta fino a superarlo per la stessa che diventa friabile ed esposta, la visione degli orridi è impressionate e il tracciato adrenalinico, superato quest’ultimo ostacolo incrocio un impluvio dove io e Magritte ci dissetiamo, riempio le borracce. Supero un secondo impluvio e percorro l’ultimo tratto di sentiero che mi porta alla frazione di partenza.Note: Sentiero ripidissimo e faticoso, da effettuarsi preferibilmente in giornate fresche ,da sconsigliarsi dopo forti acquazzoni o giornate di forte caldo,I cavi delle attrezzature sono in ottime condizioni, anche se quelli del canalino sono di vecchia fattura. Le uniche fonti d’acqua sono i due impluvi che si trovano all’inizio dei due sentieri ,quindi portarsi al seguito una buona scorta d’acqua.Dal vostro Forestiero Nomade .Malfa.P.S. Un saluto da Magritte
  • 19/11/2013 Fatto domenica 17 11 2013 con neve da prima del canalino che porta alle attrezzature, poco consigliabile soprattutto per la scivolosità, comunque fattibile prestando attenzione al tratto in cresta soprattutto nelle insidiose ed esposte discese.Panorama grandioso se la condizione meteo lo permette.Da farsi con fondo asciutto, ma per chi ha il fondoschiena rinforzato va bene anche con pioggia nebbia o neve
  • 17/11/2013 Fatto oggi. Salito e sceso per il 740. Incontrata la prima neve, morbida, intorno ai 1600 metri. Il tratto attrezzato sotto forcella Stilizza è in ordine. La salita si è rivelata molto faticosa, soprattutto nel tratto sotto forcella Stilizza, a causa della pendenza e della neve. Anche il tratto in cresta, fino alla cima, ha richiesto particolare attenzione ma tutto è stato ripagato dal panorama superlativo a 360° di cui si godeva dalla cima. Visti due camosci da parecchio lontano e anche, in paese, i gatti citati da Loredana, gatti che un simpatico e gentile signore mi ha assicurato essere attualmente in numero di 13. Mauro.
  • 07/09/2013 Fatta oggi, peccato per la nebbia presente dal canalone finale in su.Ma daltronde è la zona più piovosa d'Italia! Traccia ben segnalata però l'erba alta fin sopra le ginocchia da parecchio fastidio, pantaloni lunghi d'obbligo. Alla partenza si può già vedere, dal parcheggio del cimitero, in alto sulla sinistra, i ripidi verdi e il canalone finale verso la forcella, preludio della salita. Ho preferito salire dal 740a cm suggerisce Mazzilis("per sent. selvaggi", selvaggi davvero), per aver ombra alla mattina e una salita seppur di poco meno ripida. Il tratto attrezzato sul canalone non è difficile però il cavo è divelto; qualche pericolo di smottamento pietre. La crestina finale dalla Forc. Stiliza al Cadin richiede qualche attenzione ma le difficoltà rimangono al I°.Tutto sommato escursione molto piacevole e appagante, però ahimè ingiustamente è spesso snobbata da molti escursionisti.Ciao
  • 30/08/2013 Fatto oggi, purtroppo il tempo � stato assai incerto per tutta la giornata e non ho potuto godere molto dell'aspetto panoramico. In questa stagione il 740 � invaso dalle erbe, considerato anche il marasso cicciotto che non vole va sapere di spostarsi dal
  • 30/08/2013 Fatto oggi
  • 07/07/2013 06 07 2013Roberto FabbroFatto ieri, con Marina, in una calda giornata afosa,salutati di buon mattino dal fuggi fuggi di un bel capriolo, all'inizio del sent.740.Ben visibile anche sela vegetazione e l'erba alta(data la stagione) nascondevano parte dei segni.All'uscita dal bosco, enormi cuscini di ginestre stellate,fioriture di gigli carniolici eiris,ci facevano di contorno nella faticosa salita alla forcella Stiliza.Arrivati su raggiungiamo poi con prudenza... la cima del monte Cadin notando con piacere le prime stelle alpine.Ottima la visuale delle cime circostanti, mentre in sella dal lato nord vigiungevano altri escursionisti .Decidiamo di rientrare,constatando che il "canalino friabile" non và sottovalutato e meriterebbe più importanza.Nella discesa poi disturbiamo... la penichella di un giovane marasso che se nè va seccato Al bivio quota 1200 prendiamo il sent. 7o9 che per un bel percorso ombreggiato ci porterà al Plan di Tapou, poi a Musi.Alla prossima Mandi.
  • 20/10/2012 “Ti porto sul Cadin, vedi come va il meteo questa settimana” e a questo ordine perentorio non ho saputo dire di no, tempo perfetto venerdì, e sia. Partenza con le stelle come l’umore, a Tarcento albeggia e nebbia, nebbia fitta lungo la val Torre, l’umore cambia ma poi già a Pradielis si intravede qualche cima, un pseudo arcobaleno rossastro, promessa di una giornata serena. Eccoci a Musi, un’anziana signora rientra dalla passeggiata mattutina, s’informa e ci saluta con garbo, via , si va, sentiero 740, salita come da guida e poi discesa su 740a e 709. Mentre si rosicchia dislivello il sole spunta e illumina Postoucicco & C., sotto si intravede nitidamente Tanaviele, il nastro bianco del torrente Mea, oltre il Gran Monte un enorme mare di nubi ricopre tutta la pianura, sulla linea dell’orizzonte nitido il mare, dal corridoio formato dalla Val del Torre ben visibile il monte Stella e il suo campanile. Oramai il sole è alto, la giornata è calda, ci inventiamo ogni scusa per tirar fiato, il sentiero è ripido sia nel bosco che allo scoperto, tira su senza tregua; al bivio di q.ta 1200 ci manteniamo a dx sul 740, bellissimi i colori del bosco, di un giallo caldo, allo scoperto erba alta ma sempre ben visibili paletti e segnavia su sassi e alberi. Il sentiero incrocia quello che sembra un fosso e un muretto, sembrerebbe una trincea oramai totalmente invasa dall’erba e dagli arbusti e poi ecco il rivolo ghiaioso, perpendicolare alla forcella; saliamo preferendo le zolle erbose alla ghiaia, in alto via vai di lesti camosci, e finalmente siamo sotto il canalino. E’ ben friabile ed eroso, nel primo tratto non ho difficoltà, poi c’è un salto che supero con l’aiuto esterno ma la fatica è ampiamente ripagata dalla vista che già si gode da forcella Stiliza, salitina sul primo verde cimotto, discesa con l’ostacolo della lama rocciosa da superare, tratto breve ma esposto e gradino alto, anche qui gradito il suggerimento esterno e poi il secondo cupolotto verde, discesa e finalmente siamo sulla cima, grande ometto, scritta in rosso quota 1816 (ma non è 1818?). Il panorama è davvero superbo, sotto c’è una grande conca ghiaiosa, verso nord il cielo è terso, Cuzzer lì davanti, poi svetta il Pisimoni, vista fino ai Tauri innevati, invece da ovest a est lo spettacolo è assicurato dal mare di nubi che copre tutta la pianura, emergono solamente il Gran Monte e il Matajur. Dopo una bella sosta al sole per guardare e riguardare, scendiamo, evitiamo una salita e relativa discesa utilizzando il sentiero del versante nord, breve breve, per me si ripresenta la difficoltà gradino roccioso, più facile del previsto, il tratto attrezzato è lì che mi aspetta ma ne vengo fuori con l’aiuto esterno. Adesso la discesa sembra una passeggiata, al bivio utilizziamo il sentiero a dx, il 740a, molto bello, scende dolcemente fra i noccioli, qualche grosso masso e un paio di ruderi e poi il 709 fino a Musi. Suggestivo l’attraversamento del tratto eroso, la cengetta , il sentiero passa accanto a calanchi, a dx la forra del rio Vodizza, acque impetuose, poi a sx rumore di cascata, scendiamo di poco per goderci lo spettacolo, poi un guado mentre sotto vediamo avvicinarsi il mucchietto di case di Musi. Ad accoglierci al parcheggio i mici che abbiamo visto la mattina, dalla vicina chiesa sta uscendo l’anziana signora della passeggiata mattutina, proprio una gran bella escursione, radler meritata.
  • 23/09/2012 Tentato oggi. Verso quota 1.500 un nutrito branco di camosci mi contemplava da un cucuzzolo, scuotendo la testa, mentre mi inoltravo nella nebbia. Il messaggio era eloquente: ma dove vai pindul con questo tempo?? Dietro front...e la cima viene rimandata ad un altra occasione con meteo più propizio. Fino a quella quota comunque il sentiero è conservato in modo egregio nonostante l'inerbimento e non è neppure faticoso. Per quello che sono riuscito a vedere mi è sembrata la più bella cima della catena dei Musi.
  • 17/09/2012 Salito ieri in data 16/09/2012,sentiero 740 segnalato molto bene ,vernice fresca...lo consiglierei comunque a persone esperte ,essendo il terreno e la roccia(anche se con tratti attrezzati) che sale dentro il canale a forcella stilizza friabile e tratti in cresta(anche se corti)da prestare attenzione ,specie se il terreno è umido....posti selvaggi e bellissimi!!Consiglio a chi sale l'anello al ritorno(740)molto bello!!
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  • a fcorcella Stiliza
    03/10/2014 a fcorcella Stiliza
  • Oggi si presentava così il sentiero 740
    03/10/2014 Oggi si presentava così il sentiero 740
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    13/06/2014 La cima
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    13/06/2014 l'affilato crinale
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    13/06/2014 In primo piano il Cuzzer
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