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    Anello di Senons dalla Val Settimana
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaR03

Anello di Senons dalla Val Settimana

Avvicinamento

Poco prima dell’abitato di Claut imboccare, sulla sinistra, la strada che si inoltra in Val Settimana seguendo le indicazioni per il rifugio Pussa. La strada, per gran parte sterrata, dopo un lungo tragitto di circa 14 km, si esaurisce alla testata della valle dove è possibile parcheggiare (m 920, ampio spiazzo, informarsi sulla percorribilità).

Descrizione

L’escursione ha inizio lungo la pista sterrata che sale moderatamente in direzione sud est (sulla destra arrivando al parcheggio), dapprima nel bosco e quindi sul bordo di una estesa radura prativa circondata dagli abeti. Lasciato a destra l’imbocco del sentiero per forcella delle Pregoiane, la strada si accosta al greto principale intersecando poi il solco di un rio secondario. Con un paio di tornanti si rientra nel bosco passando quindi sulla destra orografica della valle, dove incontriamo una seconda grande radura punteggiata dalle conifere. La pista piega ora a destra, oltrepassa una briglia lastricata ed infine esce sul limitare del pascolo di casera Senons (m 1328, acqua). L’edificio principale, dotato di tavolo, caminetto e cucina economica, potrebbe essere occupato se la malga è monticata. Le bellissime praterie alpine che si sviluppano a valle della casera invogliano ad un momento di pausa per individuare tra il verde le vistose corolle arancioni del giglio rosso. Per la semplicità del percorso, la salita alla casera Senons può costituire già una meta a sé stante, particolarmente adatta ai bambini ed ai meno allenati, ma sarebbe un peccato tralasciare la prosecuzione verso il cadin di Senons. Per compiere anche l’anellino superiore si prosegue lungo la mulattiera inerbita che passa accanto alle stalle scendendo poi ad intersecare due piccoli greti secondari. Dopo il secondo fare attenzione a non mancare a sinistra l’imbocco del segnavia CAI n.393 che in breve supera un rio per poi iniziare a salire con pendenza decisa nel bosco di faggio. Raggiunto l’orizzonte dei larici e dei mughi, il sentiero si appiana piegando a sinistra per andare ad attraversare una zona più aperta e particolarmente ricca di fioriture. Si cammina infatti all’interno di un autentico giardino alpestre formato prevalentemente da rododendro irsuto , silene acaule, ranuncolo alpestre , viola a due fiori e pinguicola alpina . Dopo un breve tratto in falsopiano si perde qualche metro di quota per andare ad intersecare un largo greto (m 1562), sul quale spiccano numerose zolle consolidate dai tappeti del camedrio. Si prosegue in un rado lariceto punteggiato dalla fioritura dei botton d'oro , fino a giungere al punto di maggiore elevazione dove il sentiero inizia la sua discesa e dove si stacca a destra la traccia che sale a forcella del Pedole (m 1608, ometto, vedi variante).
La seconda parte dell'anello si dimostra inizialmente meno marcata e si rende necessario destreggiarsi un poco tra le erbe cercando di non perdere di vista il segnavia. Ci si accosta così al greto di un piccolo rio perdendo quota in modo più deciso a fianco di questo fino al punto in cui lo si interseca per poi rientrare nel bosco di faggio. Raggiunto nuovamente terreno più aperto, si supera un piccolo rio scendendo ancora tra ginestre e maggiociondoli fino a ritrovarsi sui prati a monte della casera Senons, dove si è insediata una piccola colonia di marmotte . Una volta ridiscesi alla pista sterrata si utilizzerà il medesimo itinerario dell'andata.

Variante alla forcella del Pedole (E)

La testata della val Senons si dirama in una serie di alti cadini che danno accesso ad alcune solitarie forcelle. Si tratta di uno dei luoghi più appartati del Parco delle Dolomiti Friulane, in considerazione soprattutto del fatto che non esiste una sentieristica ufficiale ad eccezione dell'anello appena descritto. Una di queste forcelle è tuttavia servita da una traccia abbastanza marcata che si stacca dal segnavia CAI n.393, nel suo punto di maggiore elevazione. E' l'occasione per ampliare l'escursione salendo alla forcella del Pedole, un intaglio racchiuso tra le alte pareti del monte Burlaton e la cresta delle Caserine Alte. Dalla quota 1608 si riprende così a salire con buona pendenza in una brughiera alpina dove i larici vanno progressivamente diradandosi (ometti e vecchi segnavia). Con il progredire della quota si riescono ora a distingure meglio le vette che chiudono in alto la valle e tra queste il Corno di Senons con le sue caratteristiche placche inclinate. Ben presto si giunge ad una zona disseminata di grossi massi, ormai ben in vista della nostra meta. Più in alto si lascia a sinistra la traccia (con i vecchi segnavia) che sale alla forcella del Cuel e ci si tiene a destra avvicinandosi alle verticali pareti del monte Burlaton. Con qualche svolta su ripidi verdi e piccole lingue detritiche, si sale faticosamente verso l'intaglio di forcella del Pedole, che si guadagna a quota 1934. Da qui altri bolli rossi conducono a destra verso la vetta delle Caserine Alte ma si tratta di un itinerario riservato ad escursionisti particolarmente esperti (passaggi di I e II anche esposti). Il ritorno avviene lungo lo stesso sentiero.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
021
Dislivello
700
Lunghezza Km
10,6
Altitudine min
920
Altitudine max
1608
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 04/06/2018 Percorso il 03/06/2018 in senso antiorario, come da relazione di SN. Itinerario ben segnalato, abbondanti fioriture di rododendro nano, anemoni, pinguicola, ranuncolo; il Cadin di Senons e la salita alla Forcella del Pedole meritano e ripagano della fatica. Lungo il tratto della variante alla Forcella si incontra ancora una lingua di neve che si attraversa senza difficoltà; laddove essa nasconde parzialmente il sentiero ci si mantiene alla sua destra. Abbiamo tentato di scendere lungo il sentiero CAI 393, ma abbiamo rinunciato a completare l’anello a causa di un nevaio che occupa ancora il greto del primo rio e che abbiamo ritenuto troppo rischioso attraversare. Siamo quindi risaliti di un centinaio di metri fino al bivio e ridiscesi a Casera Senons lungo il percorso dell’andata.
  • 21/07/2014 Partito per fare l'anello il 17/07 con l'amico Walter. Fino alla malga nessun problema; discreti nevai residui poco sopra la casera sul versante di sinistra. Non siamo riusciti a trovare la partenza del sentiero 393 verso sinistra: l'area è stata soggetta probabilmente a valanghe e risulta compromessa. Mancato in un primo momento anche il segnavia lato destro: la nostra carta Tabacco (vecchia?) portava su per un canalone dirupato con vegetazione schiantata. Ridiscesi dopo poco abbiamo finalmente trovato l'attacco del sentiero. Poco prima della quota massima preso anche un po di pioggia. Bei panorami in quota; molti fiori. Abbiamo valutato fosse più sicuro ridiscendere dalla strada di salita. L'azione delle nevicate dello scorso inverno sono evidenti sui principali canaloni. Saluti. RP/WT
  • 03/07/2012 Sorella povera della val Cimoliana, la Settimana è valle per intenditori, per chi apprezza e cerca antiche bruttezze, fianchi rovinosi e inospitali aperti su piaghe detritiche che allontanano ogni torma, a cominciare dai cultori della palestra su roccia. A nessuno qui verrebbe mai in mente di scucire pedaggio. Si va in terra sfasciata, di frane orribili a vedersi ma placate, fascino irresistibile di beltà scadute, di mondi terribili. E chi direbbe mai di sfociare invece in plaghe verdissime e tenere, distese floreali di purissimo sogno, i prati dell’infanzia, della fanciullezza che tutti noi avremmo voluto vivere? Malga Senons, gioiello dell’architettura di montagna, sta lì solitaria basilica, circondata da postazioni di marmotte in ottima organizzazione militare, sentinelle appostate e corrieri per tutto il distretto, anche se marmottini imberbi fuoriescono a mangiucchiar fiorellini a pochi passi dall’escursionista allibito e dalla fontana abbeveratoio con potente e sibilante getto. Lasciato il lago d’erba, si sale in ambiente disordinato e ricco in sommo grado, ove il cultore della biodiversità rimarrà stordito dall’affastellamento botanico. Nel Ciadin poi, un praticello con grande sasso inviterà a scalzarsi dell’insalubre gore-tex (impostura commerciale del secolo, colonizzatore di menti e piedi) per far godere infine anche le piante nostre al contatto della tenera erbetta primizia. Ombra disponibile, se il sole disturbasse. A malincuore si dovrà lasciare il morbido nido, e prendere discesa tra gli schianti estesi lungo il canale torrentizio, alberi scardinati e secchi in belle composizioni in tutto questo gran varietà e concerto di selvaggio e idillio. Tornati a casera Pussa, ci si potrà ristorare sui tavoli deliziosamente con ricotte fresche e affumicate, circondati da capre e mucche come si conviene. E per i più coraggiosi, sfidando ammorbanti refoli, all’abbeveraggio presso la risorgiva solforosa poco distante, pestilenziale come si acconcia ad autentica acqua terapeutica, fresca e limpidissima nonostante.
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  • nevai residui appena oltre la malga
    21/07/2014 nevai residui appena oltre la malga
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