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    Stavoli del Palar dalla val d'Arzino
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaA10

Stavoli del Palar dalla val d'Arzino

Avvicinamento

Da Pinzano al Tagliamento o da Flagogna, per chi proviene da est, ci si immette nella strada che conduce con una lunga serie di tornanti ad Anduins. Da qui si prosegue lungo la rotabile della val d’Arzino sfiorando le innumerevoli piccole borgate che si trovano lungo il corso del fiume. Giunti alle case di San Francesco si procede ancora per circa 700 m fino alla frazione di Seletz dove si può lasciare l’auto (m 395, comodo spiazzo per il parcheggio sulla sinistra).

Descrizione

Dalla parte opposta della strada si imbocca la pista contrassegnata dal segnavia CAI n.827 che inizia a risalire con un paio di svolte dal fondo cementato. Ben presto la pista si fa sterrata e va ad affiancarsi ad un impluvio rovinato racchiuso sull’altro versante da pendici friabili e sgretolate. Si giunge così ad una insellatura dove si lascia a destra il segnavia CAI n.840 che scende verso il greto del torrente Sclusons per poi scavalcare l’omonima forcella. Noi invece proseguiamo lungo la pista passando sopra ad una abitazione dal tetto in rovina. La strada avanza con alcuni modesti saliscendi nella boscaglia di pino nero andando progressivamente ad accostarsi al greto del rio Armentaria, il cui corso risaliremo integralmente fino alla forca che porta lo stesso nome. Giunti nei pressi del rio la pista si esaurisce ed è necessario guadare il corso d’acqua per riprendere a salire lungo la mulattiera che prosegue sull’altra sponda. Dopo l’attraversamento del rio Armentaria, privo di difficoltà, il sentiero prende a risalire a svolte lungo la sinistra orografica della valle. Il tracciato è inizialmente buono fatta eccezione per alcuni tratti parzialmente rovinati o franati. Esaurite le svolte il sentiero prende a traversare intersecando, dopo un costone, una zona soggetta a frane dove la traccia tende a deteriorarsi. Si oltrepassa un punto un poco esposto proseguendo poi su tracciato migliore nella boscaglia. Qui i muretti di sostegno hanno retto bene consentendo alla originaria mulattiera di conservarsi in tutta la sua ampiezza. Il sentiero curva verso destra per assecondare l’andamento della valle che si orienta progressivamente verso est. Lentamente ci si avvicina al corso d’acqua nei pressi di una bella cascata che si può visitare da vicino scendendo con cautela verso il greto. Poco dopo il tracciato risulta nuovamente rovinato in corrispondenza di un impluvio. E’ questo il punto più impegnativo della escursione poiché si rende necessario superare un breve gradino roccioso reso insidioso dal ghiaino e dalla esposizione sul torrente. Superato il passaggio possiamo accostarci al corso d’acqua sulla sinistra, presso la suggestiva pozza che precede la cascata. Il sentiero si riavvicina poi al greto stesso ed infine lo attraversa portandosi definitivamente sulla destra orografica. Compiute alcune svolte ci si innesta sulla pista forestale che, in lieve salita, raggiunge forca Armentaria, punto di maggiore elevazione della escursione (m 793). Pochi metri più in alto, sulla destra, si trova anche malga Armentaria, completamente risistemata ma chiusa. Sull’altro versante della forca si incontra la pista forestale che arriva da Alesso per scendere poi verso il greto del torrente Palar. La si segue dunque verso sinistra iniziando a tagliare in diagonale un ripido versante boscato. Dopo un costone la strada prende a calare decisamente verso il fondovalle disegnando alcuni ampi tornanti. In corrispondenza delle curve, la boscaglia a pino nero si dirada ulteriormente aprendo la visuale sulle pendici meridionali del monte Piciat caratterizzate da spioventi erbosi ripidissimi, intersecati da fasce rocciose orizzontali. Osservando più a sinistra si potrà individuare anche il marcato avvallamento de La Forca che separa il monte Piciat dal monte Bottai. Più in basso la strada interseca una zona friabile quasi sabbiosa e poco dopo anche i resti di alcune abitazioni ormai ridotte a ruderi e seminascoste tra la vegetazione. Dopo i casolari la pista rimonta leggermente mantenendosi ancora alta sul greto del torrente Palar che ora vediamo serpeggiare nel fondovalle. Aggirato un costone la strada scende moderatamente fino ad incontrare il rio principale che si attraversa su guado cementato (m 493) per proseguire poi sulla sponda opposta. Una breve risalita su pista inerbita conduce al primo degli stavoli del Palar. La costruzione dispone al piano superiore di sei posti letto con materassi mentre al piano terra si trovano una piccola cucina con tavolo ed una seconda stanza con brandine, tavoli e stufa. Con brevissima deviazione, da qui si può scendere a sinistra verso il greto del torrente Palar per andare a visitare un punto particolarmente suggestivo, caratterizzato dalla presenza di grandi massi e pozze di acqua cristallina. Ancora un tornante e si raggiungono anche gli edifici superiori (m 575), anch’essi risistemati nella parte strutturale ma non negli arredi. Il segnavia CAI n.827 proseguirebbe come sentiero verso La Forca offrendo la possibilità di un consistente allungamento dell’itinerario. La nostra proposta ha invece gli stavoli come meta e, dopo la meritata sosta, non rimane che ripercorrere a ritroso quanto fatto all’andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
020
Dislivello
800
Lunghezza Km
16,7
Altitudine min
395
Altitudine max
793
Tempi
Dati aggiornati al
2014
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  • 09/12/2015 Arzin. Un respiro angusto. Una strada che pare una navata, parallela a quella liquida che le dà il nome. Contornata da boschi dimenticati, da prati divenuti fantasmi del passato. La natura s'è ripresa ogni angolo distante dalla civiltà. Le stesse malghe ristrutturate son divenute cattedrali nel deserto. Per iniziare a conoscerla scelgo un itinerario a caso. Senza approfondirlo. Toppando di brutto. Al parcheggio sono circondato dalle sentinelle del borgo. Abbaiano e scodinzolano. Vogliono le coccole ma scappano. Indecise. La grande porta in legno di un fienile regge un cuore di ferro con all'interno altri piccoli cuori. La giornata promette bene. Nel primo tratto di salita, tacabanda con le sorprese. Una poligala sta sbocciando, poco più avanti una Tofeldia...ma? Seiso fûr cun la gamele? Poi la cascatella che ammiro da ogni lato. Il troi è quasi tutto in ombra, l'aria è pungente e la neve, spruzzata qua e là aumenta la percezione del freddo. Ammiro i muretti a secco che sostengono la vecchia carrareccia come quelli che ne delimitano i fianchi. Man mano che avanzo l'entusiasmo scema. Tanta, troppa strada. Serrata e avara di visuali. Se non fosse per quella Forcje che m'irride, stagliata nel blu del cielo, crogiolata dal sole ,mentre io continuo tra le ombre. Agli stavoli decido di rinunciare a continuare per il troi per tentare di scovar la traccia che da forchia Armentaria porta sul Chiadins. Riparto svogliato dalla carrareccia che m'aspetta ma il sorriso torna a salutare la primula, ultima dell'anno o prima di quello venturo? Nella salita m'accorgo del gran numero di salamandre schiacciate da chissà che mezzo. Riecco il musone che aumenta quando la traccia che cercavo, nascosta dal nevischio, non appare. In realtà non mi impegno molto. Sulla via del ritorno una strana croce è appoggiata su una parete. Prendo in mano il manufatto, antico tacco di gomma di uno scarpone. Di nuovo al parcheggio riempio di coccole il più scodinzolante delle due "minacciose" sentinelle. Una giornata segnata da una scelta frettolosa. Sconsigliata in un periodo dove il sole appare in pochi tratti, ma poco appetibile pure nelle altre stagioni. La selvatichezza dei boschi che accompagnano la passeggiata è risucchiata dall'infinità di cemento, asfalto o ghiaie e terra da calcare. Ma prima o poi quell'antica traccia verso il Chiadins s'ha da trovare.(24.11.2015)
  • 19/02/2014 18/02/2014-Ripercorso l'itinerario, dopo tutta questa pioggia è davvero un sentiero dell'acqua. Per il guado bisogna cercare i sassi migliori che ancora affiorano. Un po' di destrezza per superare il gradino rovinato poco prima della cascata. Si tratta di un passaggino presso un impluvio reso impervio e modificato dagli elementi. Temperature miti per febbraio, qualche salamandra sulla pista.
  • 31/12/2013 Fatto oggi per chiudere l'anno in bellezza.. Il percorso è lungo ma vario e piacevole visto che le pendenze sono piuttosto dolci.Ci sono un paio di punti esposti dove il sentiero è franato e bisogna prestare attenzione a dove si poggiano i piedi! Rii Arm
  • 25/01/2012 Il percorso è il n.10 della guida n.3 sentieri dell'acqua.
  • 24/01/2012 Ma la relazione del percorso? Io non la vedo.
  • 22/01/2012 ..e proseguo con un sentiero dell'acqua, per me continua il momento di camminare basso. Per arrivare a S.Francesco serve un tempo infinito e per poco pure manco Seletz e l'attacco del sentiero 827. Il cielo dapprima bigio poi schiarisce, temperatura fresca: -7°. Oggi sono in compagnia, saliamo di corsa la rampa cementata per riattivare la circolazione, il sentiero in questo tratto è in realtà una larga pista che si snoda fra pareti erose e franate, qualche farferugine fa capolino dai detriti. Ben presto arriviamo a guadare il rio Armentaria, si cerca con attenzione il punto migliore per non bagnarsi e saliamo nel bosco. Il sentiero è bello, qualche arbusto caduto, molte foglie secche, terreno acido, abbondanza di eriche e rododendri. Ci accompagna il suono del torrente che scorre in basso, superiamo senza difficoltà i vari punti erosi ed eccoci alla cascatella, suggestivo il salto e la pozza azzurra che forma, il sentiero è un po' esposto e franato e la mia compagna di viaggio si scusa ma non se la sente di affrontare il salto roccioso. Chi va per monti sa che non bisogna mai forzare la mano per cui torniamo sui nostri passi assaporando comunque ogni raggio di sole che filtra sul sentiero, osserviamo gli innumerevoli bozzoli della processionaria. Al bivio con il sv 840, dopo un'occhiata alla cartina, decidiamo di imboccarlo e di seguire il rio Sclusons. Il freddo si fa più intenso, qui il sole non arriva, ambiente severo e dirupato, ronzio di motosega, ovunque cascatelle e pozze ghiacciate, un paio di guadi e arriviamo al punto ove una serie di cascate forma una bella pozza azzurro-verde, è veramente spettacolare. L'opera è rimasta incompiuta ma gli occhi sono stati comunque appagati.Il percorso completo è solo rimandato.Loredana
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