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    Anello di forcella Nabois da malga Saisera
    Alpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaR33

Anello di forcella Nabois da malga Saisera

Avvicinamento

Da Valbruna, raggiungibile tramite la Autostrada A23 oppure risalendo la Strada Statale n.13 Pontebbana, si imbocca la rotabile che risale la Val Saisera percorrendola interamente fino al divieto di transito in corrispondenza di malga Saisera (m 1004, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Passando accanto alla casera si scende lungo la pista forestale che in breve esce sull'ampio greto detritico del torrente Saisera. Cercando le indicazioni del segnavia CAI n.616 si tralasciano alcune diramazioni a sinistra proseguendo nella direzione indicata da un cartello. Dopo poco si stacca a destra il sentiero CAI n.639, diretto al bivacco Stuparich. Noi invece proseguiamo lungo la pista sassosa guadagnando la testata della valle in corrispondenza del ponte in legno che consente di oltrepassare il greto principale. Da qui si imbocca sulla destra la prosecuzione del sentiero che supera il gradino roccioso iniziale (cavetto) ed entra subito nel bosco. Ci si innalza tra grandi piante di faggio e abete rosso su terreno disseminato di grandi massi, rimanendo sempre sul versante di sinistra orografica della valle. Oltrepassato un piccolo greto secondario, si percorre un tratto quasi rettilineo fino ad una piccola radura dove si incontra l'innesto del segnavia CAI n.611 che scende anch'esso dal bivacco Stuparich. Si esce ora in ambiente più aperto intersecando dopo poco un greto più ampio che viene risalito per un breve tratto lungo il cordolo detritico di sinistra. Il sentiero riprende quindi a traversare in direzione della fascia rocciosa che racchiude la bassa Spragna con modesti saliscendi. Si oltrepassano in rapida successione alcuni piccoli rigagnoli ed un greto più consistente oltre il quale il sentiero si abbassa leggermente per poi guadagnare la base delle rocce presso un grande antro naturale. Ci troviamo all'inizio del complesso zoccolo roccioso che sostiene l'alta Spragna e che andremo a risalire con percorso suggestivo ed articolato. Ci si innalza in diagonale lungo una bancata rocciosa stillicidiosa poi, dopo un sperone, si raggiunge la base di una cascatella. Da qui una cengetta un poco esposta consente di uscire dall'impluvio oltre il quale si rimonta a strette svolte fino a raggiungere un panoramico spallone affacciato su un dirupo molto incassato. Rivoli d'acqua di varia portata scendono dalle levigate pareti rocciose che insistono sulla forra creando un ambiente di grande suggestione. Il sentiero inverte ora la direzione e, superato un gradino roccioso con l'ausilio di una scaletta metallica, si riporta sulla direttrice della cascata. Si risale per un breve tratto il greto che sta a monte poi si prosegue in diagonale verso sinistra rasentando una fascia rocciosa oltre la quale si esce in ambiente più aperto. Ancora un breve traverso tra larici, mughi e sorbi e si raggiunge la deviazione che porta in pochi minuti al bivacco Mazzeni (m 1630). Ritornati al sentiero ci si avvia, con una leggera perdita di quota, verso il grande catino detritico che costituisce la Carnizza dell'alta Spragna. Tralasciato a destra il sentiero che sale verso forcella Lavinal dell'Orso, si attraversa un ultimo greto per risalire, sulla sponda opposta, lungo uno spallone con larici. Ci si accosta così alla base delle imponenti pareti rocciose che scendono dalla Cima de lis Codis, dove ha inizio il tratto più impegnativo del sentiero dedicato a Carlo Chersi (consigliato da qui in poi l'uso del caschetto). Una prima rampa detritica, ripida ma non difficile, consente di salire a ridosso delle rocce su terreno friabile e ingombro di massi. Più in alto la traccia piega a sinistra raggiungendo un panoramico spallone erboso con mughi. Si cala facilmente lungo una costa detritica e si traversa il successivo impluvio portandosi alla base di un colatoio roccioso. Per rocce gradinate si supera l'ostacolo e si prosegue poi risalendo faticosamente la parte restante della rampa tra detriti e massi. Ancora una volta nella parte superiore della rampa il terreno si fa erboso e consente di salire agevolmente sulla seconda spalla verde dove la vista si apre sul catino sospeso delle Studenze e sul monte Nabois. Si scende a rasentare la base del nevaio quasi perenne che occupa la parte alta della conca poi ci si innalza lungo un cordolo di ghiaia per andare ad imboccare la successiva rampa. Su terreno simile a quello finora incontrato, si sale ancora guadagnando la selletta tra il corpo principale della montagna ed un pilastro. Da qui appare finalmente sella Nabois, ma per raggiungerla è necessario percorrere la aerea cengia detritica che corre alta sopra il canalone. Si cala rasentando rocce aggettanti fino alla sommità di un corridoio incassato che va disceso senza difficoltà. Si prosegue traversando su un ballatoio sospeso ma piuttosto largo e comodo che porta al tratto conclusivo. Questo presenta un unico breve passaggio intorno al I grado oltre il quale si cala finalmente sulle ghiaie che scendono dalla forcella. Si rimontano faticosamente gli ultimi metri ed in breve si raggiunge la ampia sella Nabois (m 1960) dove la visuale si apre anche verso le Cime delle Rondini e la Carnizza di Camporosso. Negli ambienti estremi che abbiamo attraversato sono poche le specie floricole che riescono ad attecchire: tra queste la campanula dei ghiaioni, la campanula di Zois e la sassifraga gialla. La sella inoltre è disseminata da resti della Grande Guerra come la caverna che si trova poco sopra, meritevole di una visita. Dalla forcella si scende nell'opposto versante inizialmente su ghiaie poi, sfruttando terreno più consolidato, sulla sinistra del vallone. Con pendenza decrescente si entra in una rada boscaglia di larici e mughi ed in breve si raggiunge il ripiano del rifugio Pellarini (m 1499). Si continua a scendere a tornantini fino ad intersecare la grande colata detritica che scende dalle Cime delle Rondini, cui fa seguito un tratto malagevole tra roccette affioranti e scivolose. Tralasciata a destra la deviazione per sella Prasnig, si inverte la direzione scendendo in diagonale su un sentiero articolato che si esaurisce presso la stazione a valle della teleferica che serve il rifugio. Ha inizio ora la lunga pista forestale che ci condurrà verso il fondovalle. Attraversato nuovamente il greto del torrente Saisera, cercando di non perdersi nell'intreccio di piste forestali, ci si porta sulla strada asfaltata. Non disponendo di un secondo mezzo ad attenderci saranno necessari poco più di due km per riportarci esattamente al punto di partenza.

Avvertenze

Il sentiero attraversa zone molto esposte all'azione distruttiva degli elementi e quindi nel tratto compreso tra il bivacco Mazzeni e sella Nabois alcuni punti potrebbero risultare rovinati. Attenzione anche ai nevai che permangono fino a stagione inoltrata. Informarsi sempre presso il rifugio Pellarini.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
019
Dislivello
1300
Lunghezza Km
16,6
Altitudine min
874
Altitudine max
1970
Tempi
Dati aggiornati al
2011
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 01/09/2016 Fatto ieri finalmente per la prima volta tutto il percorso come descritto su SN, dopo averlo colpevolmente trascurato per anni, spettacolare! Niente altro da aggiungere a quanto riportato su SN e nei commenti precedenti, se non di farlo, ne vale veramente la pena! Mauro.
  • 26/08/2016 Una frase sicuramente detta da molti "era tra le cose da fare" e cosi ieri sveglia all'alba, condizioni meteo fantastiche zaino e via.....Per quanto riguarda l'escursione non è una passeggiata ma non impossibile impegnative le tre rampe, i sentieri sono ben segnalati e non ci sono problemi, neanche per quanto riguarda il nevaio..davvero spettacolare
  • 08/08/2013 la più bella escursione che abbia fatto nel soggiorno tra il 29 luglio ed il primo agosto! Forse la più impegnativa per via della sua lunghezza ma appagante, (metti poi il temporale che mi sono sorbito dalle 15 circa con 3 ore di doccia naturale -.-). Consiglio vivamente a tutti
  • 25/09/2012 Bè, che dire...si tratta di una di quelle escursioni destinate a diventare metro di paragone per tutte le altre! I paesaggi e gli scorci, in specie dopo il bivacco Mazzeni, sono a dir poco grandiosi, a tal punto da distrarre quasi dalla fatica. In realtà i 1300 metri di dislivello "vanno giù" senza troppi problemi, soprattutto perché non sono continui, ma, nel tratto centrale, suddivisi fra le tre esaltanti rampe del sentiero Chersi. A vedere tali rampe in fotografia, fanno impressione perché sembrano spioventissime e strette ma, in realtà, pur non essendo propriamente un tavolo da biliardo, consentono all'escursionista che non sia alle prime armi una percorrenza tutto sommato tranquilla e decisamente divertente.
  • 16/09/2011 Itinerario percorso in data 3-09-2011 come perfettamente descritto nella scheda di S.N. il percorso si snoda in ambiente magnifico e spettacolare,che ripaga in toto la "fatica"fatta durante l'escursione...assolutamente da ripetere!!!!saluti e buone escursioni a tutti.
  • 17/07/2007 Sentiero molto bello e panoramico, merita veramente il percorso abbastanza lungo e faticoso che si percorre tranquillamente in 6 ore, peccato che non ci sia un collegamento segnalato che dal 616 ti riporta in Saisera tagliando un bel pezzo di strada.
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    08/08/2013 una cascata che si trova lungo il percorso
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