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    Monte Forato dal rifugio Gilberti
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I percorsi di SentieriNaturaR25

Monte Forato dal rifugio Gilberti

Avvicinamento

Il percorso prende inizio dal rifugio Celso Gilberti (m 1850) che si trova a brevissima distanza dalla stazione di arrivo della nuova telecabina del Canin (apertura da luglio ai primi di settembre). Per giungere a Sella Nevea, luogo di partenza della funivia, si può risalire la val Raccolana da Chiusaforte oppure la val Rio del Lago da Tarvisio.

Descrizione

Poco sotto il rifugio sulla destra, seguendo le segnalazioni presso un trivio, si imbocca il sentiero CAI n.636 che scende verso la conca sottostante. Il sentiero perde moderatamente quota in ambiente detritico raggiungendo il piano di Prevala, ampia landa ghiaiosa punteggiata in estate dalle fioriture della biscutella e della statice montana. Dal piano ci si porta sulla sinistra risalendo lungo la pista da sci che ha purtroppo sostituito il bel sentiero che tagliava i pendii erbosi preesistenti. Più in alto, dove il vallone si restringe, ci si sposta sulla destra per rimontare in diagonale un ripido pendio ghiaioso. Tra splendide fioriture di papavero delle Alpi Giulie, si perviene infine alla sella Prevala (m 2067) o meglio a quel che ne resta dopo gli sbancamenti sui due versanti. Il nostro sentiero piega a destra (ovest) ed entra in territorio sloveno rimontando (cavo) uno spallone detritico sul quale si notano alcuni resti di trincee. Rimanendo un poco più in alto della pista, ci si innalza a svolte su terreno più consolidato, passando alla base delle Cime Pecorelle, tra lingue di ghiaia e fazzoletti erbosi che ospitano fioriture di cardo spinoso, doronico maggiore e achillea del Clavena. Si raggiunge così la zona sottostante alla forcella del Monte Forato, caratterizzata dalla presenza di grandi bancate rocciose alternate a conche e inghiottitoi. Cercando i passaggi migliori si sale sulla direzione indicata dai segnavia fino a portarsi nei pressi di una piccola stazione. Anche la forcella di Monte Forato è stata "ampliata" e privata delle fastidiose asperità che ne limitavano l'utilizzo ed è ora attraversata da una pista di fine ghiaia che ha preso il posto delle sculture carsiche. Il sentiero prosegue dietro il piccolo edificio dove i segnavia sloveni ci guidano ad aggirare un costone roccioso che porta alla base di un pendio detritico. Lo si risale con qualche svolta su terreno friabile poi, raggiunto l'inizio di una comoda cengia obliqua, si piega a destra iniziando a traversare in diagonale il pendio sommitale del monte Forato. Giunti sulla cresta orientale la si risale inizialmente su terreno erboso. Nei pressi della cima il percorso si fa più articolato ed è richiesto il superamento di alcuni semplici gradini rocciosi (cavo sull’ultimo). Subito dopo il sentiero raggiunge la frequentata cima del monte Forato (m 2498, libro di vetta) dove ci attende un panorama estesissimo, solo di poco inferiore a quello del Canin. La salita al monte Forato non può dirsi completa se non prevede la visita alla ampia finestra naturale che ha dato il nome alla montagna. Il foro è situato lungo la cresta ovest e non è raggiungibile direttamente dalla vetta. Occorre quindi scendere fino alla base del pendio detritico di cui si è detto dove si noterà un bivio con l’indicazione Okno (foro in sloveno). Da qui un comodo sentiero traversa a destra (ovest) rasentando la base delle rocce fino ad uscire sul ripido ghiaione che conduce alla nostra meta. Su queste ghiaie mobili fioriscono la campanula dei ghiaioni e la sassifraga verdazzurra. Raggiunta la traccia che sale dalla via slovena al Canin, si piega a destra superando un tratto ripido e malagevole che termina su un ballatoio in bella visuale sulla grande apertura. Ancora una cengetta ed una breve paretina, facilitata da gradini, cavo e pioli, e ci si ritrova ad ammirare il panorama che si apre sul versante italiano. Per la discesa si consiglia di utilizzare direttamente le ghiaie sottostanti, lungo le quali si può franare velocemente fino a recuperare il sentiero percorso all’andata. Per il ritorno si utilizzerà poi il medesimo itinerario.

Variante in discesa lungo la mulattiera del Poviz (E)

Ritornati a sella Prevala è possibile ampliare ulteriormente l'escursione scendendo a Sella Nevea senza utilizzare la telecabina. In questo caso dalla sella si imbocca la larga pista da sci che sale moderatamente verso la stazione di arrivo della funivia. Passando al di sotto dei resti di alcune fortificazioni della Grande Guerra si giunge al punto dal quale si stacca la prosecuzione del segnavia CAI n.636. Da qui ha inizio una comoda discesa che in diagonale ci conduce a traversare sotto il Medon in un bellissimo ambiente alpino. Utilizzando la vecchia mulattiera di guerra, ancora ben conservata, si cala con qualche svolta tra salici arbustivi ed epilobi innestandosi sul sentiero CAI n.637 che proviene dalla sella Robon. Lo si imbocca a sinistra, in discesa, tralasciando quasi subito la scorciatoia per il rifugio Gilberti. Vi è ancora la possibilità di visitare i resti della caserma del Poviz (cartello) poi la discesa continua tra spettacolari campi solcati. A poco a poco si rientra definitivamente nel bosco di faggio dove ci attende ancora una lunghissima serie di tornanti che si esaurisce solo nei pressi del parcheggio della funivia.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
027
Dislivello
800
Lunghezza Km
8,8
Altitudine min
1794
Altitudine max
2498
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 09/07/2017 Devo a Luigino un cambio di programma last minute grazie alla sua localizzazione sul Monte Forato. Partiti da Sella Nevea utilizzando la mulattiera del Poviz per salita e discesa. Da Sella Prevala manca sempre una segnalazione per il Forato, ora il cavo che aiuta la rimonta sullo spallone roccioso sopra la pista, è anticipato da un accenno di sentierino che un poco facilita la malagevole risalita. Il tratto in questione andrebbe sistemato perché i blocchi di pietra fessurati si stanno spaccando. Ciò che segue è una gioia per gli occhi, fazzoletti erbosi intervallati da altri rocciosi, fiorellini multicolor ovunque, mentre sulle teste incombono cavi e seggiole penzolanti... che la mia mente oggi non vede. L'incontro con una coppia americana dell'Oregon estasiati da tanta bellezza floreale mi carica, mentre cerco di spiegare in inglese il papavero bianco. Mondo di roccia e inghiottitoi e poi la panoramica cresta che a distanza di 6 anni mi godo senza patemi. Vista strepitosa, perfino danzante grazie alle nuvole nel posto giusto. Viavai di gente dai versanti italiano e sloveno, complice l'apertura di entrambe le cabinovie. Immancabile la visita al Foro tramite una "ferrata facile per famiglie", della lunghezza di 510 mt, così recita il pannello esplicativo di questa nuova via. Si tratta di un traverso su cengia superattrezzato con passamano continuo, pioli nei saliscendi che facilitano molto la progressione. Divertendosi si raggiunge l'Okno in men che non si dica! Secondo me ancora più velocemente e agevolmente rispetto al sentiero sottostante. 8/7/2017
  • 09/07/2017 Salito ieri alla panoramica vetta del Forato, seguendo la relazione di SN ed usufruendo della prima corsa della cabinovia appena riaperta per ridurre un pò il dislivello, tanto che prima mezzogiorno si era già in vetta, dove però la miniatura dell'Azialev stolp era priva di timbro e libro vetta!Discesa per la pista a Sella Prevala, dove c'era gente di tutte le etnie, austrici, tedeschi, sloveni, rumeni ed addirittura degli americani dell'Oregon!Discesa a Sella Nevea per il sentiero del Poviz passando sotto alla cuspide del Medon, molto attrattiva ma sicuramente difficoltosa da salire!
  • 24/09/2016 22/09/2016 La mattiniera partenza da Sella Nevea, con destinazione il Bila Pec,imboccando dalla pista il sent. 635 una "novità" non avendolo mai percorso...il "ritorno"anticipato però al Rif.Gilberti mi invogliava il proseguo per il Mt. Forato, che desideravo ritornarci da anni,"sfiorato"pure giorni fà in ritorno dal Mt.Canin.(salendo però al foro) Le molte ore a disposizione, e la ottima giornata sono state complici di una escursione fantastica...trovando dalla Sella del Forato un buon percorso guidato dai classici segnavia Sloveni,che pure sbiaditi conducono con tranquillità alla panoramicissima cima...da sù una visuale sui due versanti a 360 e... tutte le grandi vette sono lì davanti...una meraviglia.La discesa al Rif.Gilberti per un buon caffè, dove il gestore mi consiglia per il rientro il sent. 636a e la mulattiera del Poviz,il risultato è affascinante ma allungando di parecchio la già impegnativa giornata. Mandi
  • 29/08/2016 Avevo gola di tornarci, salita e discesa con la scatola volante per la prevista pioggia puntuale alle ore 14 quando ero già in conca Prevala e così ha spazzato via un po' di polvere. Come ha ben rimarcato l'amico cjargnel l'attacco a destra, se non sai che è lì, lo devi cercare bene e l'inutile grosso cavo che ha sostituito quello sottile, è proprio d'intralcio, dopo basta seguire sentiero e sbiaditi bolli. Arrivo sulla cima con qualche soffice nuvola, allo sputnik manca il cappello e il contenitore del libro delle firme è scoperchiato, meno male che tutto è ancora asciutto. Nel prezzo della gita è compresa la visita al foro, rientro veloce mentre il cielo s'ingrigisce e vapori fumosi s'incuneano ovunque, oramai a conca Prevala le prime gocce e poi l'acquazzone.
  • 04/08/2016 Era dal 2009 che non tornavo sul Forato e Foro e quindi una ripassata ci voleva. Peccato che una escursione bella e molto remunerativa per vastità dei panorami, specie botaniche, etc. debba pagare continuamente un prezzo così alto all'intervento di prevaricazione dell'uomo sulla Natura. Ma ormai è storia vecchia! Oggi buona giornata con viste alquanto appaganti fino al mare. Solo in tarda mattinata si sono molto parzialmente coperte solo le cime più alte (nelle vicinanze Montasio e Triglav in particolare). Il sentiero è buono, non fosse per l'attacco a Sella Prevala che potrebbe, se non essere combinato meglio, almeno avere dopo anni un minimo di indicazione a tutela di chi sale per la prima volta e tende invece ad arrendersi alla pista. Segnali bianco/cerchiati rosso misti a tratti lineari rossi non mancano lungo tutta la via. In pratica la relazione di SN R25 è resa perfettamente. Penosi i due trattini di corda sfilacciata in alto. Immancabile la visita al Foro, sempre affascinante. Tranquillo rientro senza intoppi e con rinnovata soddisfazione. Buine mont e mandi.
  • 18/07/2016 Ho terminato ieri un'appagante gita sul Monte Forato. Che dire? Bellissima giornata. Vorrei tuttavia segnalare che il tempo è trascorso inclemente sul percorso. Per quanto fino alla forcella del Monte Forato sia impossibile perdersi non si può dire che esista un vero percorso. In buona parte si superano diversi ghiaioni non seguendo percorsi particolari. La cosa non è tanto problematica all'andata quanto al ritorno. Sarebbe stato utile avere una stradina ben segnata che zigzagasse tra i ciottoli e la ghiaia sopratutto nel tratto tra la sella Prevala e quella del Monte Forato. Chi è debole di caviglie è avvertito! Arrivati poi alla sella del Monte Forato è abbastanza facile confondersi e raggiungere appunto prima il famoso foro della vetta che si trova in un altro versante. Secondo me il sentiero è stato lasciato nell'incuria e bisogna fare molta attenzione soprattutto in fase di discesa.
  • 11/09/2012 Ovviamente il paesaggio è quello classico della zona del monte Canin, dunque caratteristico e suggestivo. Questo rende ancora più spiacevole il dover constatare lo scempio provocato dalle piste da sci a fianco delle (e sulle) quali ci si trova a camminare. Orrendi poi i piloni degli impianti di risalita oltre sella Prevala: mai un momento in cui scompaiano dalla visuale. Un peccato davvero, perché i sentieri sono ben tenuti e ben segnati. Un modesto consiglio è quello di evitare questa escursione almeno nei fine settimana agostani, a meno che non si amino le urla e l'affollamento...(per me è meglio il versante del Sart!)
  • 13/08/2012 Percorso ieri, questa volta le nuvole e la nebbia ci hanno privato di un panorama che doveva essere grandioso!Abbiamo deciso che il buco lo rivedremo in una giornata di sole.Davvero un peccato il paesaggio deturpato dalle piste di ghiaia e dalle seggiovie!Un volta tornai al Gilberti la cima si presentava sgombra e senza una nuvola! Ho pensato che il bello di andare in montagna è anche questo!
  • 11/08/2012 Partenza ad un’ora insolita per me, ma la funivia impone degli orari..A Saletto qualche comignolo fuma, un anziano sfalcia lungo il bordo della strada sorvegliato da un attento, impassibile micio nero. A Sella Nevea solita brezza e solita animazione, funivia, una decina di persone, si parte; mi rintano in un angolo senza guardare fuori, palpitazioni alle stelle. Fine corsa, è andata bene, imbocco il sv 636 che scende nella conca del Prevala, diverse tracce ma i bolli rossi indicano la via migliore, passo accanto ad un nevaio alla base di Cima Pecorelle, a sella Prevala alcuni ometti indicano l’inizio del sentiero, un cavo aiuta a superare il piccolo tratto eroso, poi mi districo fra roccette, qualche piccolo salto, ma niente di difficoltoso; sono già stata da queste parti per la salita al Canin. Il sole scalda anche se il vento si fa sentire, alla forcella del monte Forato incrocio qualche faccia immusonita e un gregge che si sta spostando verso il Golovec fra belati e scampanii (anche l’altra volta pecore, sarà per questo che c’è la Cima Pecorelle?)Salgo senza fretta, qualche passaggio richiede la gamba lunga, un aiutino con le mani, i cavi sono inservibili salvo l’ultimo metro del secondo passamano, qualche placca da superare ed ecco la cima e il suo grande omino, il libro di vetta, e il panorama niente male nonostante qualche nube si stia addensando, Montasio e Jof Fuart illuminati dal sole. Cima tutta per me, spazzolo la seconda banana e poi scendo, poco sotto qualcuno sale, doberdan bofonchiato, vabbè. Rientro per la stessa via dell’andata perché ho già percorso parecchie volte la mulattiera del Poviz, al Gilberti c’è un concerto, la musica e le parole arrivano fino a conca Prevala. Breve sosta e poi di nuovo il brivido della cabinovia ( fermata 2 volte a mezz’aria dondolando) e nessuno a cui aggrapparmi
  • 16/07/2012 Fatto oggi e la giornata non poteva essere scelta meglio, finalmente, dopo più di un mese, sono riuscito a vedere da una vetta un panorama a 360° degno di questo nome. La salita è cominciata alle 5.55 dal parcheggio di Sella Nevea con un'aria decisamente frizzantina e anche un po' di vento ma con un cielo straordinariamente terso (dalla vetta del Forato si vedeva anche il mare!). In due ore ero alla Sella Prevala e alle 9.15 sulla vetta del Forato. Durante tutta la salita non ho incontrato anima viva. Sceso alla base del Forato e presa la direzione dell'Okno ho cominciato a vedere a distanza le prime frotte di turisti provenienti dalla Slovenia ma sono stato abbastanza lesto a raggiungere e salire l'Okno prima che questo diventasse troppo affollato. Per la discesa a Sella Nevea non ho fatto la variante suggerita da SN perché due anni fa l'avevo già fatta e comunque presto conto di fare l'anello del Monte Robon. Nel complesso un'escursione molto remunerativa che consiglio senz'altro a chi ancora non l'ha fatta. Mauro.
  • 26/09/2011 il piacere di un viaggio, una meta che si staglia sul percorso dell'incerto in compagnia della solitudine. Quella che dividi con quelli della tua specie e ti fa assaporare gesti comuni come fossero un insolito mostrarsi. Torni sfinito, con la voglia di ricominciare....
  • 25/09/2011 CANIN PER LA VIA NORMALE SLOVENA. Una splendida domenica di un settembre indimenticabile. Da Sella Nevea per il 636 del Poviz fino a sella Prevala, passando poi per le Cime Pecorelle e costeggiando il foro (okno) del Monte Forato. Andata e ritorno per lo stesso tragitto. Passeggiata di una ventina di chilometri, lungo il confine italo sloveno, in un ambiente sospeso tra cielo e terra, di una bellezza accecante. Fervono i preparativi per un paio di settimane. La felicità di intraprendere un’esperienza di questo genere può essere autentica solo se condivisa, preferibilmente con una persona speciale. Nella fattispecie si tratta di una vera appassionata di montagna: una Nives Meroi formato tascabile. Di me dice che sono una mozzarella: troppo molle sulle gambe e con scarso spirito d’iniziativa. Gliela faccio vedere io questa volta! E’ sera inoltrata e la chiamo al telefono. Mi risponde dall’oltretomba; era già a dormire ( se non si fa almeno dieci ore filate di sonno,batte in testa alla mattina). Prontooo.. ..Zzoo vuoi?? Le dico: Canin? Meglio di una secchiata di acqua in faccia; risposta immediata: yes we can (traduzione bisiaca: si se pol). Tempo un paio di giorni e buttiamo giù alcune soluzioni che sembrano alla nostra portata. La scelta cade sul percorso funivia/Gilberti/Sella Prevala/Canin e ritorno per il 636 del Poviz. E’ lunghetto dico io; e un chissenefrega non ce lo metti?..dice lei. Non c’è nulla di peggio che contraddire una donna, soprattutto se ti sovrasta sul piano tecnico e neuronale. E’ come giocare fuori casa: già persa in partenza. E’ tutto pronto. Per scrupolo mi riprometto di verificare gli orari della funivia. Alcuni giorni prima telefono alla Promotur. Mi risponde un'impiegata che, con estrema gentilezza, mi spara la sentenza: dopo il 4 settembre la funivia non è più in funzione; off, geschlossen…sierat e vonde. Manca solo che mi dica: …e svegliarsi prima?.. Faccio “il lumacone” e le formulo un’improbabile, quanto vana, domanda di circostanza: non è che per caso si possa fare un eccezione?? La signora ride (solitamente faccio ridere le donne prima e dopo; spesso durante) e ribadisce il concetto che stento ad accettare. Sono costretto a modificare il percorso e a partire dal 636 del Poviz che mi pare più bello e agevole. Informo immediatamente la controparte dell’inconveniente. Non fa una piega e, lapidaria, risponde: significa che dobbiamo attaccare il sentiero non oltre le 6 e un quarto (quando parla così mi sembra la signorina Rottermeier - quella di Heidi per intenderci). Deglutisco, me ne sto zitto e rispondo: certo…e che sarà mai!!! (sti …zzi) Ci troviamo la domenica mattina, a casa sua, poco prima delle cinque. A quell’ora stento a fare colazione perché il cervello, ancora in piena fase rem, non riesce ad innescare l’apparato digestivo, ivi compresa l’articolazione mandibolare. Mi pappo lo stesso un paio di Fiesta che ho fregato a mio figlio. Lei dice che, per colazione, si mangia pure un po’ di salmone affumicato. Spero tanto che non mi legga, ma secondo me, il salmone, se lo mangia bello vivo e, quando sente odore di montagna, le scatta lo stimolo di andare contro corrente, tanta è la forza che ha in corpo. Apro il bagagliaio della macchina e le carico il corredo (per la cronaca il suo zaino è l’equivalente di un monolocale in termini di spazio e gravità ed è rosso come una casa cantoniere). Ho l’impressione che non ce la farà mai sotto quel peso. Mi vengono i brividi all’idea che possa succederle qualcosa lungo il percorso e che mi tocchi in sorte l’appartamento. Ho un flash: se proprio dovesse capitare, quasi quasi, la lascio lì dov’è... Partiamo e cominciamo a dialogare. Siamo belli vispi, malgrado l’ora, e ci carichiamo a vicenda come la dinamo sul copertone (io) della bicicletta (lei). E’ buio, ma si vedono nitidamente le stelle. Si preannuncia un’alba e una giornata da sballo. A Tolmezzo riesco a sbagliare strada e la navigatrice non perde l’occasione per rampognarmi (non me ne perdona una). Ritardiamo solo di una decina di minuti. Arriviamo alle prime luci del giorno in una Sella Nevea spettrale. Aria salubre, odori di bosco e tanta voglia di sgranchire le gambe. Ci mettiamo in moto. Lei fa l’andatura e io la seguo come un segugio (spero che il baricentro inclinato a valle, sotto il peso dello zaino, non la faccia capottare su di me). Ogni tanto invento qualche scusa (guarda li, guarda là…oh che bello!!!), per fermarla e tirare il fiato. Se non lo facessi schiatterei sul posto. Andiamo via lisci, senza alcuna difficoltà, e arriviamo in breve a sella Prevala. Il 636 è comodo come un’autostrada. Mi fido poco del prossimo e allora butto l’occhio in lontananza sulla funivia: la simpaticona della Promotur aveva però ragione..non è in funzione. Breve sosta; ingurgito due barrette e sfilo dal marsupio l’estratto dalla Treccani di Ivo e Sandra. Allora: …bisogna individuare un cavo per rimontare uno spallone detritico. Volgo lo sguardo a destra e a sinistra: nulla. Ma porca troia: è possibile che con tutti i soldi che sono stati spesi per gli sciatori, non sia rimasto qualche spicciolo per gli escursionisti?? Costava tanto mettere un semplice cartello con scritto Canin, magari con una freccia direzionale? Poco male. Rimontiamo la pista di sci per un centinaio di metri e svoltiamo su un’ansa a destra. Ancora alcuni attimi di disorientamento ma, alla fine, riusciamo ad individuare in lontananza i segnavia sloveni, formato target bianco e rossi. Si cammina su un percorso sempre ben segnalato, prestando attenzione alle fenditure nelle rocce. Passiamo alla base delle Cime Pecorelle e poi, in breve, arriviamo alla Forcella del Monte Forato. La valle di Bovec è oscurata dalla nebbia che si alza minacciosa; il nostro sentiero prosegue invece verso ovest dove, però, il cielo è terso e ispira fiducia. Dietro al piccolo edificio avvistiamo la freccia di prosecuzione del sentiero disegnata sulla roccia. E’ da qui che inizia la parte più emozionante dell’escursione. Tantissima gente sul percorso, soprattutto bella gioventù: è un susseguirsi di dober dan, dobro jutro e scivo scanditi ad alta voce da parte nostra ma ricambiati, stranamente, in tono dimesso. Lasciamo a destra la deviazione per il monte Forato e proseguiamo diritti, rasentando la base del palcoscenico sul foro. Lo scorgo in alto. E’ veramente suggestivo; sembra una finestra sull’aldilà (tranquilli, c’è solo il Montasio dall’altra parte) e non sembra nemmeno distante. Propongo alla compagna di viaggio di visitarlo subito. Secondo lei, invece, è meglio accelerare il passo e gustarselo al ritorno. Jawohl, obbedisco. Scendiamo per un sentiero ripido e scomodo. Improvvisamente lei cade. Mi vengono i brividi. Si rialza con il sorriso tra le labbra e continua a discorrere come niente fosse. Il coccige non deve essere della stessa opinione ma lei non lo dà a vedere (non il coccige, bensì la sofferenza). Il monolocale può attendere. Proseguiamo in un dedalo di rocce seguendo i segnavia, onnipresenti e precisi. Affrontiamo un tratto attrezzato, breve e divertente, e poi, finalmente, incontriamo un masso con su scritto la nostra meta. E da qui si apre il paradiso. E’ la conca slovena del Canin. Un ambiente unico, surreale, al limite della fantascienza. Pare di essere catapultati nella serie di “Spazio 1999”. Un’immensa distesa di roccia, detriti, crateri nel terreno, bancate di calcare, inghiottitoi e ghiaie che assume tonalità diversa con il passaggio delle nuvole; rosa, giallo, bianco...panna. Rimaniamo incantati e ci fermiamo spesso a contemplare la magnificenza del creato, scattando foto a ripetizione. Ma dobbiamo proseguire perché siamo in ritardo sulla tabella di marcia…e da est si sta alzando inesorabilmente la nebbia. Lei non si preoccupa e distribuisce perle alpine di saggezza dicendomi che si tratta di nebbia “secca”. Le rispondo che grassa o secca…rompe ugualmente gli zebedei…. Proseguiamo sulla forc. Tedesca, su sentiero facile e ondulato, costeggiando la Cima Gilberti. Alziamo lo sguardo verso la nostra meta. Non riusciamo però ancora a capire esattamente di quale si tratti. Sono comunque tutte ancora molto distanti….Lei ripete ossessivamente di ricordare una foto del Canin con una croce di ferro e punta l’indice in direzione di due cime che più tardi scopriremo trattarsi del Cerni Vogu e del Lasca Plagna. La osservo attentamente: non ha le pupille dilatate e quindi non è ancora disidratata o sotto gli effetti di sostanze stupefacenti. Dobbiamo accelerare il passo e ci ripromettiamo di non fermarci più e nemmeno di parlare, proponimento quest’ultimo puntualmente disatteso. Cominciamo a confrontare le altezze delle varie vette. E’ certo ormai che la nostra meta è quella spostata più a destra. Comincia il tratto puntinato in rosso sulla Tabacco e quindi si prospetta qualcosa di più impegnativo. Lei mi fa notare che i bastoncini telescopici sono di intralcio e che, quindi, possiamo metterceli nel.….lo zaino. Indossiamo anche il caschetto e lei pure i guantini (molto vezzosa). Iniziamo ad arrampicare tra rocce, su tratti attrezzati con cavi, pioli e staffe, oppure semplicemente con le mani. Nulla di difficile e nemmeno eccessivamente esposto. Ogni tanto lo sguardo viene attratto da quello che rimane del ghiacciaio dalla parte italiana. Ancora qualche sforzo e alla fine arriviamo in cima. Non c’è la croce ad attenderci …ma solo un tronco squarciato, forse da un fulmine. Ci fissiamo negli occhi: lei li ha lucidi ed io luccicanti. Ci abbracciamo per la gioia di essere arrivati, per la fatica profusa e per l’incanto che ci circonda. Solite foto di circostanza. Dialoghiamo con due signori che sono saliti dall’alta Via resiana. Due persone distinte e cordiali. Uno di loro mi snocciola, come un rosario, tutti i monti che si stagliano dal versante italiano. Lo stesso mi dice di essere uno di quelli che ha inaugurato la ferrata Julia nel 1964. Mi sorge un dubbio: com’è che, pur essendo nato un anno prima dell’inaugurazione, dimo ...
  • 08/02/2008 Bellissima escursione fatta in agosto 2007merita farlaPietro
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