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    Casera Malins dalla Val Pesarina
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU16

Casera Malins dalla Val Pesarina

Avvicinamento

Percorrendo da Villa Santina verso nord la statale n.355 che risale il canale di Gorto, nel tratto compreso tra Ovaro e Comeglians si imbocca a sinistra la rotabile della val Pesarina che si risale lungamente fino alla stazione di partenza della piccola pista di discesa di Pradibosco (m 1151, comodo parcheggio sulla sinistra).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
01
Dislivello
700
Lunghezza Km
12
Altitudine min
1060
Altitudine max
1672
Tempi
Dati aggiornati al
2006
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  • 07/01/2015 E’ il tempo in cui le foglie si fan silenti e sommerse, seppur timidamente, da quel incantesimo che riporta il nostro orologio emozionale a quando gli occhi si facevano grandi grandi e s’apriva la bocca senza che i suoni formassero una parola. E allora, ancora neve sia! Confido nel versante nord delle montagne saurane. Alla partenza il manto misura pochi centimetri. La suola sgarfa il pietrisco. Pare uno scherzo di dubbio gusto pensando che sul Korada, un’elevazione a nord del Sabotino, già a 700 metri le ghette scomparivano beate. Prima delle briglie lo sbeffeggio si fa equilibrismo. Sotto l’esile spolverata, uno strato ancor più spesso di ghiaccio fa danzare alla Jim Carrey. L’acqua scorre in quantità e almeno le pietre, spogliate da vetrate insidie, si rendono benevole alleate nei guadi necessari. L’attenzione va mantenuta fino alla rampa successiva all’ultima briglia. Se non siete la Kostner meglio tagliar per il bosco o restare al limitar della carrareccia. Il consumarsi della Costa di Rioda è impressionante. O meglio lo è l’immobile guardarsi attorno di quelle spaurite conifere tutte intirizzite e tese all’indietro. Più in alto rumoreggia una fonte che si lascia sorseggiar senza gelar le labbra. La meta mi stranisce. I legni delle stalle brillano al sole e fan sembrare la casera un fortino medievale. Manca il ponte levatoio, un’inviolabilità a cui supplisce un’infinita serie di lucchetti che rende inviso ed inaccessibile anche il ricovero al piano superiore. La giornata è splendida, Casera Rioda è adagiata su di una soffice coperta che brilla lontana. Un rapido consulto articolare ci trova tutti d’accordo, si punta al Morgenlait. Al culmine della salita un paio di larici barbuti attirano la mia attenzione. Per abbracciarli è necessario sporgersi sul ciglio spiovente, ma il calore e i sospiri che generano al solo contatto meritano il “rischio”. Casera Festons è la ciliegina che spunta da un impasto di meringhe. Una dolcezza che irrompe prepotente facendosi largo tra titani di roccia. Solo la dittatura delle spietate lancette mi frena dal tuffarmici. Viro a sinistra e raggiungo la vetta per la facile cresta. L’ultimo tratto, più ripido, non rappresenta un problema visto che gli accumuli non superano i 30 cm. Ovviamente scendervi con ciaspolame vario equivarrebbe ad un rotolio senza fine. La cima si spopola al mio arrivo e ciò mi consente di allentar le briglie del controllo emotivo che esonda dinanzi a ciò che mi circonda. Su tutto m’attirano le Tre Cime, non tanto per forma o nomea, ma per la luce che le fa apparire come dei cristalli di canna spolverati da zucchero a velo. Tutt’altra impressione mi fa il gruppo del Clap che assume forme mostruose con l’enorme bocca che sembra poter animarsi pronta a divorare ogni cosa. Senza ritornare alla casera una volta scesi i tornanti che portano a sella Festons, si può tagliare a sinistra seguendo il bosco che digrada gentilmente. Quando aumenta la pendenza, tenendosi in mezzo ai due impluvi e poi sulla destra, si sbuca proprio presso la fonte. In discesa il manto, seppur esile, facilita un lento pattinare che rallenta solo per perdersi tra i giochi d’acqua e di ghiaccio che si piegano ai capricci di messer inverno.(02.01.2014)
  • 17/02/2014 Abbiamo tentato di fare la gita sabato 15 febb. ma una volta giunti a quota 1200 circa, era quasi impossibile proseguire per la quantità di neve che oltretutto è pesantissima come se fossimo a fine marzo-aprile. Ho battuto traccia fino al secondo guado ma li mi sono fermato. Credo che solo se le temperature scenderanno sotto zero per un bel po di giorni, la situazione potrà migliorare.Alberto Ruan
  • 14/02/2014 Voglio solo segnalare che la scheda riporta un dislivello 700 metri ma se fate la sottrazione delle due quote riportate il dislivello è di poco più di 600 metri.Alberto Ruan
  • 18/09/2012 Tipica escursione per ciaspolatori, ma ottima anche come passeggiata nel bosco tanto per non arrugginire le rotule. E’il sentiero del Codarul lungo la cui prima parte si ode l’inconfondibile richiamo del ciuffolotto, i guadi sono ricchi, rimpolpo qualche passaggio, gli scarponi tengono egregiamente. Al bivio dopo il primo guado conviene non seguire i sv che scendono a sinistra ma tenere la destra lungo la pista in salita evitando così di perdere quota e arrivando in breve al bivio segnalato per casera Vinadiuta e Malins; la pista sale tranquillamente con svolte, quando l’occhio può spaziare a destra si vede il rif. De Gasperi appollaiato su uno spuntone roccioso e la bandiera svolazzante; si supera anche la piccola ancona con l’effigie di don Bosco. Una costante è il suono delle acque, ora impetuose ora smorzate, il suono cessa improvvisamente a q.ta 1580 ca. presso una fontana dal getto arrogante. Casera Malins, parzialmente monticata, sono accolta dall’abbaiare di un grosso cagnone nero, quando si avvicina alla recinzione vedo che è cieco ma udito e olfatto ottimi, quando scartoccio il panino mi “guarda” e poi si mette a pancia in su per le coccole. Divido con lui in panino e nel frattempo arriva la padrona di casa, una giovane signora, ci sediamo a cavalcioni della staccionata a parlare, mi racconta di Furia, cane cieco, mi presenta anche una bizzosa micia color della vaniglia con qualche sbaffo di cioccolato, riesco a rifilarle comunque una carezza e poi sguscia via, mi dice di come la notte precedente quasi tutte le mucche siano scappate fino nei pressi della strada, probabimente spaventate da qualche animale, manca all’appello un vitello. Alla malga attualmente ci sono gli ultimi 60 capi che rientreranno a Sauris a giorni. Ci salutiamo e scendo veloce, un lungo sguardo intorno, si intravede casera Rioda, l’estate oramai al termine, ha smorzato i colori della natura arrugginendoli; fra poco le vie cittadine olezzeranno di naftalina, segno inequivocabile che i cappotti sono usciti dagli armadi..
  • 08/02/2012 CASERA MALINS. Escursione effettuata oggi in una meravigliosa giornata di sole. Ieri ha nevicato.Dai 15 ai 25 cm. di neve fresca farinosa.Le cjaspe sprofondano. Dovendo guadare per 3 volte il torrente ongara, ho scoperto che se si bagnano le cjaspe, tornando poi sulla neve, le stesse formano uno spesso zoccolo di ghiaccio.Quindi ogni volta, operazione di battitura con i bastoncini perchè altrimenti i piedi pesano come piombo.Il percorso in effetti è un pò monotono perchè si sviluppa tutto dentro il bosco, con rare panoramiche. Certo, una volta nell'altipiano della casera...è uno spettacolo. Aperta una stanza per ricovero però non ho capito se si può accendere un fuoco. Di legna ce ne sarebbe tanta.Buona vita a tutti
  • 19/02/2007 Abbiamo effettuato l'escursione il 18/02/07 la neve era ben battuta e dura sulla traccia marcata. Siamo saliti senza ciaspe da veri masochisti, le abbiamo usate solo per scendere. La casera è molto bella ed appena ristrutturata.
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  • Casera Malins. . . p.sambo@libero.it
    22/02/2007 Casera Malins. . . p.sambo@libero.it
  • Panoramica 360 di Casera Malins. Foto Panoramica a 360° del  ...
    19/02/2007 Panoramica 360 di Casera Malins. Foto Panoramica a 360° del ...
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