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I percorsi di SentieriNaturaA09

La forra della Val Cosa da Raunia

Avvicinamento

Da Castelnuovo del Friuli si segue la strada principale in direzione di Clauzetto oltrepassando la frazione Mulinars. Dopo circa 1200 m dalla diga, in prossimità di un ponte, si prende a sinistra in direzione di Raunia portandosi fin dove la strada si esaurisce presso una abitazione (m 399, comodo parcheggio).

Descrizione

Si imbocca il sentiero che si dirige verso la palestra di roccia , tenendosi poi a sinistra al primo bivio (il ramo di destra è quello dal quale rientreremo). Si esce così su un pendio invaso dagli arbusti ed affacciato sul torrente Cosa di cui si scorge l’ultimo tratto prima della diga che va a formare il lago del Tul. Si piega a destra iniziando a traversare alti sulla forra, lungo un sentiero poco marcato e disseminato di grossi massi. Si continua sul pendio inclinato con piccoli e frequenti saliscendi dovuti alla natura del terreno sempre all’interno di una fitta boscaglia invasa dal pungitopo. Dopo un bivio poco evidente (seguire le indicazioni per Pradis) il sentiero inizia a perdere quota in maniera più significativa raggiungendo una specie di sperone roccioso dal quale è possibile affacciarsi sulla forra sottostante. Si riprende a traversare lungo una cengetta che costeggia la base di una fascia rocciosa. Su terreno ora alquanto articolato si asseconda per un tratto la parete rocciosa aggettante per poi riprendere a calare verso la forra di cui si riesce finalmente a scorgere il fondo non lontano. L’impressione di essere vicini al primo guado viene ben presto disattesa in quanto la traccia si impenna nuovamente lungo una rampa scivolosa che richiede attenzione. Ci si inerpica riprendendo velocemente quota fino al punto in cui la forra piega progressivamente verso destra in corrispondenza della confluenza del rio Secco. Qui si prosegue a ridosso di una parete lungo una cengia erbosa comoda ma esposta. Dopo un ulteriore strappo in salita la traccia inizia a scendere definitivamente verso il greto raggiungendo così il primo guado.
Passati senza problemi sull’altra sponda si risale lungo il letto ghiaioso del torrente che in questo tratto scorre tranquillo tra alte pareti. Tra i massi che la forza delle acque ha sparpagliato lungo il greto è possibile distinguere quelli con caratteristiche scanalature provenienti dalla cava soprastante ma anche numerose rocce che contengono fossili di conchiglie. Proseguendo lungo il greto si scorgono sulla sinistra alcune attrezzature che consentono di traversare più in alto se la portata del torrente dovesse essere più consistente. Giunti al punto in cui la forra si restringe nuovamente, alcuni bolli rossi ci invitano ad abbandonare il greto per risalire lungo un ripido pendio attrezzato con un cavo metallico. Il terreno scivoloso non offre grandi possibilità di appigli e quindi occorre fare affidamento sul cavo per innalzarsi fino ad una specie di ballatoio. Le attrezzature proseguono ancora per alcuni metri più articolati raggiungendo una cengia superiore larga ma esposta lungo la quale si riprende a traversare. Ben presto si raggiunge il punto più impegnativo dell’escursione dove la cengia si assottiglia presso una parete rocciosa. Il passaggio è breve ma richiede la massima attenzione poiché è assai esposto e privo di assicurazione. Successivamente la roccia ci spinge ancora all’esterno ma qui il cavo c’è ed in breve si guadagna terreno più comodo. Si risale ancora presso un punto dove il torrente ha scavato profondamente il letto roccioso poi con un traverso nel bosco di faggio ed una successiva ripida calata ci si accosta nuovamente al greto. Alcune staffe facilitano la discesa di una placca rocciosa ed infine una maniglia ci aiuta a destreggiarsi sui massi che caratterizzano questo tratto della forra. Riguadagnata definitivamente la sinistra orografica, dopo alcuni metri malagevoli, ha inizio la risalita su terreno via via più comodo. In diagonale ci si immette in una specie di vallecola al cui termine ci si ritrova su un pianoro boschivo a pochi metri dalle case di Ominutz.
Una doppia freccia su un masso ci segnala che a sinistra è possibile raggiungere in breve le grotte di Pradis mentre a destra si ritorna al punto di partenza. Si contorna in alto lo sbocco superiore di un profondo incavo poi il sentiero inizia a risalire moderatamente le pendici occidentali del Cuel Spelat. Seguendo con attenzione i bolli rossi si esce sulle praterie che costituiscono la parte alta della valle. La traccia le percorre lungamente tra cespugli di ginepro alternati a pino nero, pino silvestre e carpino nero. Dopo un breve diversivo costituito da una mulattiera più larga il sentiero riprende il suo cammino lungo il ciglio della valle in quello che probabilmente è il tratto più panoramico dell’escursione. Tenendosi poco sotto il costone si cala lungo un ripido pendio erboso caratterizzato dalla presenza di alcuni lecci poi, lasciata a destra la traccia che conduce alla palestra, ci si immette su un camminamento più marcato. Si rientra nel boschetto attraversato all’andata e ripercorrendo a ritroso il breve tratto in comune si ritorna esattamente al punto di partenza.

Avvertenze

Il sentiero che risale la forra della val Cosa traversa spesso su terreno insidioso ed esposto. Non tutti i tratti impegnativi sono stati attrezzati per cui se ne raccomanda la percorrenza a escursionisti particolarmente esperti e abituati a questo tipo di difficoltà. In presenza di terreno ghiacciato o scivoloso rinunciare senz'altro all'escursione.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Febbraio
Carta Tabacco
028
Dislivello
400
Lunghezza Km
8,3
Altitudine min
389
Altitudine max
564
Tempi
Dati aggiornati al
2006
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 18/03/2013 Fatto sabato 16-03-13Fare attenzione all'attacco del sentiero : rispetto alla descrizione fatta nel sito, è presente un nuovo cartello indicante la palestra di roccia e un altro sentiero bollinato di fresco che scende deciso verso il fondo del Cosa a sinistra. Prendere la traccia che va verso la palestra di roccia e poi al primo bivio proseguire a sinistra. Tutto il percorso è stato ripulito di recente e con l'aggiunta di qualche bollo nuovo. Il tempo complessivo reale a passo discreto,secondo me, è di circa 5h30'. Il percorso è vario e merita per i bellissimi scorci verso il limitare dell'Altipiano Turie e le marmitte e le gole creati dall'acqua nella forra. Lo consiglio, ma solo a persone esperte di terreno difficile e disagevole e d'inverno-primavera.
  • 23/02/2012 Fatta ieri. Invece che 4 ore come riportato io ce ne ho messe quasi il doppio... Il cartello iniziale non c'è; in quasi tutto il tragitto bisogna stare attentissimi a non perdere la via perchè le tracce marcate da animali sono abbondantissime e inoltre pungitopo e rovi invadono spesso il sentiero. In alcuni punti dopo il guado anche i segnavia si fanno desiderare, comunque il tratto esposto (il più pericoloso) è stato attrezzato completamente. Salendo verso Ominutz diversi alberi crollati sul sentiero rompono le scatole. Arrivati al bivio per le grotte ho seguito appunto la deviazione per vederle, ma il sentiero, a quanto mi è parso, scompare sul ciglio di un baratro mentre intorno ci sono solo rocce e rovi. Il ritorno descritto dalla relazione è stata un'avventura imprevista (e non desiderata), ci ho messo più di 3 ore ad arrivare all'auto. Infatti, nel punto in cui si diradano gli alberi e appare un modesto panorama il sentiero si perde in mille tracce di animali... Ho allora traversato scendendo modestamente nella stessa direzione (intanto avevo perso i bolli...) ma poco oltre mi sono ritrovato in un inferno di rovi e pietraie. . . Il guaio è che una traccia c'è, ed ci sono anche dei rai bolli rossi sbiaditissimi (saranno di un secolo fa!) e questo mi ha spinto ad andare avanti ma ho dovuto lottare con le spine (e con il nervoso) per ore! Salire o scendere direttamente era impossibile, in entrambi i casi pareti verticali. Alla fine mi sono ritrovato a ridosso della palestra di roccia e quindi sono tornato brevemente all'auto, avendo capito (ma già lo immaginavo) che il percorso da me fatto era parallelo ma poco più in basso di quello riportato. Arrivando nel primo spiazzo dove mi sono perso, avrei dovuto salire un pelo e non traversare in quota. Perciò consiglio a chi voglia intraprendere questo percorso ultra selvaggio di fare mooolta attenzione e di avere orientamento. P.S. Il sentiero lungo la forra è evidentemente poco frenquentato, e si capisce perché! Una sfoltita alla vegentazione che lo invade non ci starebbe male.
  • 04/05/2009 Del cartello iniziale nessuna traccia. Sentierino invaso da arbusti spinosi. Dopo il primo guado impossibile proseguire, sentiero crollato.
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