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    Casera Tragonia da Forni di Sopra
    Alpi Carniche
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    Casera Tragonia da Forni di Sopra
    Alpi Carniche
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    Casera Tragonia da Forni di Sopra
    Alpi Carniche
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    Casera Tragonia da Forni di Sopra
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaB14

Casera Tragonia da Forni di Sopra

Avvicinamento

L'escursione ha inizio da Forni di Sopra, una delle più conosciute località turistiche della montagna friulana. Vi si giunge da Tolmezzo risalendo il corso del fiume Tagliamento lungo la statale n.52. Giunti a Forni di Sopra si oltrepassano le case di Andrazza e Cella e quindi il ponte sul torrente Tolina deviando poi a destra al successivo incrocio. La strada raggiunge in breve la piazzetta del Comune dove si può lasciare l'auto (m 901).

Descrizione

Individuata via Novri si risale lungo questa seguendo le segnalazioni del sentiero CAI n.208. Esaurite le ultime abitazioni ha inizio la pista forestale che risale lungamente sulla destra orografica il vallone del rio Tolina. La sterrata serve le due casere Tartoi e Tragonia e viene spesso battuta nel periodo invernale per favorirne la percorrenza con ciaspe e sci (informarsi presso gli uffici turistici di Forni di Sopra). In breve si attraversa un tributario lungo il cui greto si possono osservare alcune opere di contenimento. Si sale con pendenza costante all’interno di un bel bosco di faggio e abete rosso percorrendo una serie di tornanti che possono talora essere abbreviati da scorciatoie. Gradualmente ci si addentra nel vallone del rio Tolina rimanendo ancora molto alti sul fondovalle. Con un traverso leggermente esposto si può evitare un tornante ricongiungendosi poi definitivamente con la pista principale. Alla successiva schiarita il panorama si apre finalmente verso la parte alta del vallone che il promontorio del Pic di Siela divide in due rami distinti. Poco dopo si giunge in località Puonsas (m 1300) dove possiamo concederci una piccola sosta ad osservare le diverse abitazioni risistemate anche in considerazione del fatto che la metà del percorso è già alle nostre spalle. Al successivo bivio si mantenga la direzione principale (cartello) tralasciando la pista che si stacca sulla destra e che costituisce comunque una via di accesso a casera Tragonia. Per un tratto il percorso procede presso il greto del rio Tartoiana costeggiandone il corso fino al successivo guado che può essere evitato tramite una piccola passerella. Più in alto la strada abbandona il fondovalle per innalzarsi sulla destra con un paio di ampie svolte che ci portano a raggiungere il bivio principale: proseguendo diritti si sale a casera Tartoi mentre noi deviamo a destra in direzione di casera Tragonia (cartello). Dopo la biforcazione la strada sale ancora a tornanti sulle pendici del Pic di Siela all’interno di un bosco che va progressivamente diradandosi. Giunti a quota 1600 circa inizia l’ultima lunga diagonale che in leggera salita ed in ambiente sempre più aperto, tra larici ed abeti rossi, costituisce il tratto più panoramico dell’itinerario. Lentamente ci si porta verso la testata della Val di Laur al centro della quale si trova casera Tragonia che si intravede dopo un’ultima curva. La casera (m 1760) sorge in posizione aperta e soleggiata in una splendida conca racchiusa tra il monte Tiarfin, il Col di San Giacomo ed il monte Lagna. L’edificio, aperto anche d’inverno, offre la possibilità di riscaldarsi con la stufa in un ambiente accogliente che spesso riunisce escursionisti e scialpinisti. La visuale è limitata dalle vette che circondano la casera ma verso sud ovest il panorama si apre sulle frastagliate creste delle Prealpi Carniche, interrotte dal profondo avvallamento di forcella Scodavacca. Per il ritorno si può utilizzare il medesimo itinerario ma, se le condizioni della neve lo consentono, è assai consigliabile completare l'anello scendendo tramite il segnavia CAI n.209-211 che si stacca verso sud (cartello). Dalla casera si scende quindi verso il greto del rio Tolina, che qui è ancora un semplice ruscello, e lo si attraversa. Un ulteriore cartello ci indica di proseguire lungo le pendici del monte Lagna all'interno di un rado bosco di conifere. Da questo lato della valle si ha una visuale molto più completa sulla dorsale che dal Pic di Siela sale verso il Tiarfin. Con qualche modesto saliscendi si raggiunge il bivio per casera Montemaggiore che si lascia a sinistra (m 1709, segnavia CAI n.211). Oltre la deviazione il sentiero prende a scendere in maniera più decisa ed in breve raggiunge il ripiano della malga dell'Aip (m 1598) (sulle carte topografiche è riportato il nome di Casera dei Vidiei). All'interno risulta attrezzata con tavolo con panche e caminetto nell'angolo. Pannelli solari per l'illuminazione. E' in custodia al gruppo alpini di Forni di sopra che l'ha ricostruita e ristrutturata, all'interno un quaderno con le foto dei lavori. Le ex stalle fungono da ricovero per attrezzi e legname. Il sentiero rientra definitivamente nel fitto bosco di abete rosso lasciando dopo poco a sinistra la deviazione che conduce agli stavoli Tamaras. Si continua a scendere in diagonale passando accanto ad una grande radura prativa con stavolo. I segnavia sono recenti e ben collocati ed anche in presenza di neve consentono di seguire agevolmente il tracciato della mulattiera che ora piega leggermente verso sinistra. Una breve macchia di faggio interrompe la continuità del bosco di conifere lasciando intravedere anche il fondovalle e le case ormai non molto lontane. Con un paio di anse il sentiero si porta in prossimità di alcuni vecchi stavoli quindi interseca una mulattiera ed infine esce sulla grande spianata prativa poco a monte dell'abitato. Raggiunta la strada asfaltata si piega a destra attraversando il ponte sul Tolina oltre il quale ci si ritrova esattamente al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Gennaio
Carta Tabacco
02
Dislivello
800
Lunghezza Km
12,5
Altitudine min
901
Altitudine max
1760
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 31/10/2015 La densità del bianco rimette il Cimon di Agar in lista d'attesa e curiosando la mappa punto verso casera Tragonia. Scelgo di salire per il 209 e di ritornare via casera Mamaiou. Il cielo è terso e sorride ai commiati danzerini delle foglie. A quota 1500 ecco la neve, accompagnata da un bosco invaso dai latrati dei suoi abitanti. Prima qualche centimetro appena, ma già al bivio verso gli stavoli Tamaras, i rami indossano il pesante maglione cucitogli addosso dalle bizzarrie autunnali. Davanti, solo uno sprofondìo di zoccoli. La neve per me rimane una magia. Ogni anno condisce d'incredulità la sua attesa. Una lavina emozionale che si ripete. Non oggi però. Le orecchie dell'anima erano tutte spalancate al vociar delle foglie! Non immaginavano di sorridere agli scricchiolii d'un manto gelato o al suono sordo d'un bianco che si fa carezza facendo svanir le pedule! Quella coperta candida, sfuggita di mano al cielo in una notte agitata, mi coglie impreparato. Ma raggiunto il ripiano, perdo i rimasugli di raziocinio. Il manto è spesso oramai una trentina di centimetri. T'immagini una foresta pacioccosa, con un forte contrasto tra i verdi scuri e i riverberi dell'inverno. Ma è una selva d'arancio che rapisce ogni raggio del sole e che fa chinar la testa ai rami dei Larici, intontiti quanto me! In casera giunge Daniele. Il gestore. Mi narra di come l'enorme cjalderie dal formadi veniva trasportata dalla valle in malga, stagione dopo stagione. Mi confida come il suo lavoro invernale copra le perdite di quello estivo. Il prezzo di concedersi ai suoi boschi, lontani da mete facilmente raggiungibili. Mi racconta del blog della casera e della nuova alta via "Dalle Dolomiti alle Carniche". Del dissennato stradone di passo Zauf che prevede addirittura una galleria per raccordarsi a casera Razzo! Gli chiedo consigli per salir sul Lagna. La terra è calda. L'erba non s'è ancora rassegnata. Il prezzo d'un conflitto stagionale così inatteso son le scivolate. Abdico senza rimpianti. Riparto mentre le nubi accorrono alla chiamata e s'abbraccian l'un l'altra, celando gli azzurri. Continuo a sprofondare nella tenerezza, in conche che son coltri ricamate da degli aghi che paion scivolati da ramoscelli di agrumeti e non da conifere avvezze al cambio d'abito! Affacciarsi a forcella Forada è uno shock. Sotto di me il vuoto. Un vuoto verticale. Improvviso. Individuo solo successivamente quel troi che s'abbraccia alle balconate di sinistra. Un pò esposto. Sicuramente sconsigliabile quando l'inverno deciso ne smangia i bordi. La discesa è disagevole. Gli iniziali dialoghi fra messer Coccige e donzella Erba, lascian poi spazio a cauti scambi di vedute tra zampe e pietraie nascoste. Scendo sotto un cielo divenuto lattiginoso. Ma poco importa! Ormai i sensi si lascian cullare da un bosco che parla, scrollandosi di dosso quel bluff che sa di capriccio, che mi ha regalato un'infinità di tele intonse, su cui si son adagiati i zampilli del autunno. Lacrime verdi, gialle, marroni, rosse. In tutte le loro sfumature possibili, a guarnire, come versi silenti, le liriche d'un divenire eterno.(17.10.2015)
  • 15/01/2015 Ultima escursione prima dello stop forzato, a Forni di Sopra un paio di centimetri di neve fresca ricoprono la lastra di ghiaccio pattinevole, niente ciaspole ma perchè no i provvidenziali ramponcini che tanto evitano le cadute? Passo spedito lungo la pista fino a Puonsas e da lì imboccato il sentiero 223A, ottimamente tracciato e segnato e attraversa un bosco che pare maltrattato, giochi di galaverna e ghiaccio lungo il rio Tolina. Casera Tragonia aperta, acqua corrente, ottimamente tenuta, lì comincia a far freddo, il sole fatica a farsi largo nel bigiume lassù; discesa lungo la pista che attraversa un bosco rovinato e sofferente.
  • 01/12/2013 Ho percorso oggi l'itinerario da Forni a Malga Tragonia, salendo per il sentiero 208 come da relazione, ho poi provato il raccordo 233A in discesa con la neve che dai prati della Casera scende nel bosco Scociaval e La badia e sbuca poco sopra gli stavoli Puonsas. Il sentiero consente di risparmiare un bel po di tempo sia in salita che in discesa ed è una valida alternativa alla strada piuttosto monotona. Fortunatamente c'erano delle tracce perchè con la neve nel bosco non è subito intuibile. Lungo il sentiero si trovano anche le indicazioni per il 233 che scende lungo il rio Tollina per il costone Ciabias per raccordarsi mi pare con il 209 proveniente da Vico.
  • 13/08/2011 Itinerario molto semplice.A fare l'anello completo come descritto,in versione estiva, ci si mettono circa 5 ore. Per niente remunerativo a livello di panorama.Solo alla casera, si può godere il panorama verso il Cridola-forcella Scodovacca.
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