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    Anello dello Zouf di Muez da Moggio
    Alpi Carniche
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    Anello dello Zouf di Muez da Moggio
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I percorsi di SentieriNaturaU24

Anello dello Zouf di Muez da Moggio

Avvicinamento

Dalla statale 13 Pontebbana si prende la deviazione per Moggio attraversando il ponte sul Fella. Imboccata via Ermolli la si percorre interamente piegando poi a destra verso Ovedasso. Il punto di partenza si trova subito dopo il ponte sul torrente Aupa, in corrispondenza di una ancona (m 321, piccolo spiazzo).

Descrizione

Il sentiero ha inizio proprio sulla curva dove alcuni bolli rossi ci guidano ad innalzarci lungo un costone boscato. La traccia ben marcata prende quota portandosi in breve verso destra ad un ripiano dove la pendenza diminuisce. Al successivo bivio poco evidente ci si tiene sulla sinistra (bolli rossi) iniziando un traverso che in leggera salita conduce al limitare di una ampia radura sorvegliata da una quercia. Seguendo le rade segnalazioni si punta alla parte alta del ripiano lasciando sulla destra i ruderi di una vecchia costruzione. Risalendo moderatamente all’interno di una rada boscaglia formata prevalentemente da roverella, pino nero e pino silvestre la traccia si porta in breve sulla dorsale meridionale dello Zouf di Muez che ora si intravede distintamente tra la vegetazione. Con pendenza via via crescente ci si avvicina al monte portandosi lentamente sulla destra lungo una traccia che si fa meno marcata. I bolli rossi ci guidano a risalire una prima ripida radura erbosa che conduce sull’orlo di un dirupo affacciato sul profondo vallone del rio Alba. Da qui la traccia si sposta in diagonale verso sinistra fino ad immettersi su un sentiero un poco più evidente. Si sale decisamente giungendo ad un panoramico belvedere dal quale possiamo ammirare Moggio Udinese e la cerchia di monti che lo circonda. Si prosegue ancora in salita con pendenza decrescente fino alla radura sommitale dello Zouf di Muez (m 832) dove il battaglione Gemona ha dedicato al tenente Oscar Clemente una croce. La vetta è circondata da una rada boscaglia che impedisce una visuale estesa sulle cime circostanti. Fa eccezione la eccezione la dorsale che dallo Zuc dal Bor scende verso il Pisimoni, della quale possiamo ammirare il selvaggio versante occidentale.
Nel periodo invernale, in caso di ghiaccio o neve dura, per la discesa conviene utilizzare il medesimo itinerario dell'andata ma se le condizioni del terreno lo consentono dalla vetta si può intraprendere un interessante anello proseguendo lungo la traccia che percorre la dorsale settentrionale del monte. In questo caso si continua salendo lievemente fino a quello che risulta il punto più elevato. La traccia, poco marcata, procede tra esemplari di pino nero e qualche faggio contorto seguendo il filo e divagando di tanto in tanto sui due lati. Dopo un tratto comodo la crestina si fa più affilata e raggiunge un punto abbastanza aereo, affacciato sulla val Aupa. Si prosegue ancora in falsopiano fin quando la dorsale prende a calare bruscamente. Con qualche attenzione si scende a raggiungere una piccola insellatura boscata dove hanno praticamente termine le difficoltà. Il tratto successivo si sviluppa ancora sul filo della dorsale, ora ricoperta da una fitta pineta, con un percorso interessante e quasi in falsopiano. Più avanti, alla dorsale su cui ci si muove se ne affianca sulla sinistra una seconda, separata dal solco di una valletta. In corrispondenza di una elevazione il sentiero scarta a destra tagliando un ripido versante affacciato sulla val Alba ed in breve si innesta su una pista inerbita che conduce alla insellatura di quota 685.
A questo punto si può allungare ulteriormente l'escursione per andare a visitare anche il vecchio borgo di Riulade. In tal caso si prosegue in salita lungo la strada sterrata lasciando dopo poco a destra una deviazione che scende verso la val Alba. Continuando invece a salire ci si raccorda con la strada asfaltata che sale da Pradis e che va seguita a destra, ancora in salita, fino al cartello che segnala l'inizio della mulattiera per Riulade. In pochi minuti si giunge così al vecchio borgo (m 840), annunciato da una abitazione isolata. Il piccolo nucleo abitativo si presenta quasi completamente in rovina salvo alcune abitazioni ed una piccola chiesetta. Appena oltre l'ultima casa del paese, presso una vasca con fontana, è possibile risalire il pendio erboso soprastante per andare a visitare anche i resti di Riulade di Sopra (m 861). Da qui risulta evidente anche la mulattiera che univa le due frazioni e che possiamo utilizzare per fare ritorno al primo nucleo.
Ritornati alla selletta con il traliccio, si scende in versante val Aupa (ovest) lungo una vecchia pista ormai inutilizzata. Il primo tratto risulta quasi completamente eroso ed anche più avanti, dopo una ancona, la sede stradale appare rovinata in più punti. L'attraversamento di un paio di impluvi ha richiesto la costruzione di due ponticelli metallici ma subito dopo il tracciato migliora e la pista inizia a scendere in diagonale verso il fondovalle. Dopo una sbarra si lascia a destra la biforcazione che scende a Pradis e si prosegue diritti. Giunti poco sopra le case di Moggio si oltrepassa un piccolo bacino idroelettrico e con un'ansa presso il viadotto ferroviario si scende al ponte sul torrente Aupa. Raggiunta l'altra sponda ci si tiene a sinistra seguendo i cartelli dell'elettrodotto che ci riportano esattamente al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Escursione
Mese consigliato
Gennaio
Carta Tabacco
018
Dislivello
700
Lunghezza Km
11,9
Altitudine min
321
Altitudine max
861
Tempi
Dati aggiornati al
2016
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 19/04/2016 Ripercorso oggi con un tiepido sole e venticello che dalla cima e fino a Riulade diventa prepotente e rumoroso mentre rotola giù dal Pisimoni, a Riulade ho fatto suonare la campana per avvisare che qualcuno è in arrivo; la vecchia cucina economica posta all'esterno di un rudere ha il paiolo pieno d'acqua, stasera polenta? Niente da aggiungere al commento di Sandra se non che al civico 12 la porta è aperta e un giaccone è appeso al gancio esterno ma nessun rumore e nessuno in vista. Al rientro ho cercato un posto ove fosse possibile attraversare il torrente Aupa senza troppe difficoltà, le acque rumorose mi han fatto subito cambiare idea
  • 16/04/2016 16/04/2016- Ripercorso l'anello dello Zouf di Muec.Il ponte sul torrente Aupa non c'è più. Occorre portarsi con l'auto al guado più a valle (segnalazioni) col quale si riguadagna la stradicciola che ci porta all'ancona che segna l'inizio della salita.Il sentiero è marcato e intersecato da tracciato di pista per mountain bike. Giunti alla radura, tenersi sulla sinistra e puntare in alto. Anche lungo la discesa alcuni punti sono stati risistemati. La pista sulla quale si chiude l'anello è in buone condizioni.Il sole ci ha accompagnato lungo tutto il giro :)
  • 18/03/2014 Un’ora e due manciate di minuti e si è in cima, salita a volte ripida, ma a volte regala respiro ed il tempo di ascoltare cosa a sinistra racconta il rio Aupa e a destra il rio Alba, le loro voci accompagnano a turno lungo tutto il tragitto. La prima radura invita a divagare, qualche traccia, erba dorata e sole fanno perder di vista i ruderi della vecchia costruzione, un belvedere è vertiginosamente affacciato su Moggio e si è subito in cima; cima cimotta con erica a volontà e solo una coppia di crocus bianchi, a terra un tronco oramai marcescente sul quale i tarli han lavorato parecchio; sosta banana mandorle e noci per un piacere a occhi chiusi… La cresta effettivamente diventa poi esile crestina e anche la ripida discesina qualche impegno lo dà (sarà per le ginocchia o le spalle o forse meglio per gli anni) ma la sella poi regala emozioni, il sole illumina il bosco, a sinistra, un grosso sasso muschiato è stato trasformato in giardino dalle primule ed epatiche. Un’auto straniera parcheggiata sulla curva della stradina asfaltata che sale da Pradis, mah! ai bordi della sterrata fiorisce la petasite maggiore e qualche poligala. L’arrivo silenzioso alla silente Riulade è rispettoso del luogo, la graziosa chiesetta, la casa ristrutturata con le damigiane al sole e il vaso di funghi ad essiccare, la fontana presso il civico 12, la legna ordinatamente accatastata ai muri, la salvia che va bagnata..un paesino morto ma che si sente respirare…La discesa poi non ha storia a parte la massima attenzione a non calpestare le lunghe processioni delle processionarie che fan riemergere pruriginosi ricordi.
  • 23/01/2014 percorso effettuato ieri in una giornata nuvolosa ma per nulla invernale. Bel giro, emozionante vedere Riulade e pensare alle fatiche di chi ci ha vissuto. Da precisare che al rientro, dopo la selletta, la pista è stata risistemata e non presenta alcuna difficoltà. Mandi!
  • 05/01/2014 L’invitante salita scalda subito il corpo ma la pendenza è alleata dello sguardo e lascia il tempo per osservar i giochi degli alberi nell’assumer pose differenti. Le radure sembran mari dorati. L’erba alta abbandonato il suo vigore, forma spumeggianti onde tra le quali vien voglia di tuffarsi. Una luminosità in netto contrasto con le visuali tenebrose verso i Musi ammantati da un grigiore che sfiora le cime. Una cinciarella dalla testa azzurra si fa ammirare a lungo mentre col becco perlustra un ramo. Il sole fa brillare un Pisimoni, unica presenza visibile dalla cima, che grazie alla sua forma piramidale sembra ancor più alto, lontano, inespugnabile. La discesa dalla cresta è dolcissima, i grandi ciuffi d’erba rendon morbido ogni passo entusiasmando le ginocchia. I belvederi verso Moggio, complice una limpida visuale, son regali inaspettati dopo tanto bosco La deviazione verso Riulade è obbligatoria e senza equivoci, basta continuare a salire dritti dal primo bivio. Nonostante le rovine il borgo non emana tristezza, anche grazie al recupero di qualche casa trasmette memoria e stimola l’immaginazione, lo stupore, il rispetto. A contrastare il dominio cromatico delle pietre, le pareti interne di un edificio con dei colori che dovevano essere sgargianti, forse per illuminare i lunghi inverni. A Riulade di sopra il rumore di legna tagliata ci preannuncia l’incontro con Ivo. A dieci anni lasciò il borgo e qui cuore e ricordi. Tanto da ricostruire la casa dei genitori in vent’anni di ostinati sacrifici. L’incontro con gente di monte inizia sempre guardingo ma l’empatia oggi è trascinata dai sorrisi. Il caffé offertoci accanto allo spolert accompagna una chiacchierata caratterizzata da occhi curiosi e tante domande. Spesso una camminata non è solo l’itinerario in sé ma è condizionata dai colori, dalla compagnia, dagli incontri o da sé stessi. Le emozioni provate oggi mi porteranno inevitabilmente a ripercorrere queste strade quanto prima, a bermi un altro caffé con Ivo, con uno zaino pieno di dolci per ringraziarlo dei suoi timidi sorrisi e degli sguardi franchi e sinceri. (03.01.2014)
  • 13/03/2012 ZOUF DI MUEZ-Da dire che nello spirito dell'escursionista,vanno visitati anche questi monti che a mio giudizio hanno pur sempre un fascino, se non altro per le diverse prospettive panoramiche che ci presentano. La parte iniziale, fino alla cima, ( h.1,15 al mio passo) va affrontato con dovuta calma perchè i 511 mt.di dislivello si sviluppano con pendenza piuttosto marcata.La cima non è per niente panoramica.L'alta vegetazione permette di vedere solo le cime del monti che ci circondano.Nella parte successiva, si trovano alcuni punti panoramici.Detto che la traccia prima dell'insellatura di q.ta 685, diventa una strada non segnata nella carta Tabacco, ignorati altri sentieri che si trovano ai lati, sono arrivato ad un trivio non comprensibile nella cartina.Poi ho capito che era il bivio che sale a Riulade, ma ormai avevo preso la sinistra e così sono arrivato al paese di Pradis.Insomma, gratificato da una bella giornata di sole, mi ha fatto piacere fare questo giro, ma non credo di ripeterlo.Buona vita a tutti
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    19/04/2016 al lavoro nel bosco
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