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    Sulla dorsale tra Cosizza ed Erbezzo da Clodig a Merso di Sopra
    Prealpi Giulie
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    Sulla dorsale tra Cosizza ed Erbezzo da Clodig a Merso di Sopra
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    Sulla dorsale tra Cosizza ed Erbezzo da Clodig a Merso di Sopra
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I percorsi di SentieriNaturaB40

Sulla dorsale tra Cosizza ed Erbezzo da Clodig a Merso di Sopra

Avvicinamento

Da Cividale si esce in direzione di Sanguarzo e Ponte San Quirino e da qui si seguono le indicazioni per San Leonardo. Poco prima di raggiungerlo si incontra l'abitato di Scrutto dove si devia a sinistra lungo la valle del torrente Cosizza. Si oltrepassano in rapida successione le frazioni di Osgnetto, Postacco, Cosizza e Liessa per arrivare infine alle case di Clodig. Al primo bivio prendere a destra seguendo le indicazioni per la locale caserma dei Carabinieri nei pressi della quale si può parcheggiare (m 253, comodo spiazzo a fianco dell’edificio). Se si desidera compiere la traversata utilizzando due automezzi, la seconda auto dovrà essere lasciata a Merso di Sopra presso San Leonardo.

Descrizione

Dalla curva della strada si imbocca l’evidente sentiero privo di segnalazioni che si innalza nel bosco in direzione est. Superato un primo ripido tratto a gradoni la traccia si allarga salendo a svolte con pendenza minore. Ad un bivio poco evidente, dove il sentiero si appiana, tralasciare la direzione che prosegue in traverso (e che si perde poco dopo) e continuare invece lungo la linea del crinale. Per un buon sentiero si guadagna un piccolo ripiano con casolare (m 389) dove termina anche una stretta rotabile asfaltata. La si segue traversando pressoché in falsopiano sotto la quota del monte Kuk e giungendo alle case di Costne, minuscola frazione di Grimacco (m 432). All’ancona ci si tiene a sinistra salendo lungo la stradina che si innalza verso le case più a monte del piccolo abitato. Oltrepassata l’ultima abitazione si prosegue su una trattorabile che aggira la quota 515 raggiungendo la chiesa di San Mattia. L'edificio che sembra risalire ai sec. XIV-XV venne ristrutturato nel primo Cinquecento a seguito di eventi sismici. Successive opere sono state effettuate nel corso dei sec. XVIII e XIX ed anche l'attuale trifora campanaria è di recente costruzione. Poco prima della chiesa, dietro alla parte absidale, una traccia scende velocemente, su terreno un poco scivoloso riportandoci sulla strada asfaltata in corrispondenza di un marcato tornante. La si segue in salita giungendo in pochi minuti anche alle case di Podlach. All’uscita dal paese si lascia definitivamente l’asfalto per imboccare la pista sterrata che si stacca a destra in direzione di una piccola ancona. La strada percorre in falsopiano una serie di pendii terrazzati e coltivati poi prende a traversare lungamente con percorso tortuoso sotto la dorsale compresa fra Tribil Superiore e Dughe. Ritornati all’altezza di Costne si incontra un primo bivio in corrispondenza di un tornante. Qui si lascia a destra la direzione che riporta a Clodig e si prosegue a sinistra in salita. Dopo un tratto caratterizzato dalla presenza di grandi castagni ci si trova ad un secondo bivio dove occorre tenere ancora la sinistra. Si inverte la direzione guadagnando così la linea della dorsale tra il Cosizza e l’Erbezzo proprio sopra l’abitato di Dughe. Si sale lungo la pista che segue il crinale con modesta pendenza rimanendo prevalentemente sul versante destro (Cosizza). Si perde qualche metro tralasciando a sinistra la deviazione per il monte Spik quindi si arriva ad un crocevia nei pressi di una radura con stavolo. Da qui in poi fanno la loro comparsa i segnavia bianco rossi, non numerati, che ci guideranno fino a Merso di Sopra. Percorsi alcuni metri i bolli ci indicano la possibilità di abbandonare la pista per risalire la piccola elevazione del monte Santa Maria Maddalena. Nei pressi della vetta si passa accanto ai ruderi di quello che rimane della chiesetta che ha dato il nome al monte (ometto). Ancora pochi metri su terreno carsico disseminato di roccette e si arriva alla cima vera e propria (m 682), immersa nella boscaglia. Per la discesa tenersi sulla sinistra seguendo con attenzione i segnavia fino a ricollegarsi nuovamente alla strada in prossimità di alcuni stavoli. Si prosegue oltre l’insellatura seguendo ancora i segnavia lungo una pista in lieve salita (sbarra di divieto) che ci porta nuovamente sul filo della dorsale, ora più erboso e panoramico, poco sopra l’abitato di Raune. Si passa accanto ad un paio di calcinaie poste ai lati della strada ed evidenziate da un cartello, quindi si traversa sul versante sinistro le pendici del monte Kunez. Dopo una radura terrazzata con stavolo ci si innesta su una strada forestale che passa sopra le case di Cravero infine ad un crocevia ci si tiene a destra (cartello) seguendo le indicazioni per Sant’Andrea. Con modesta risalita si giunge al panoramico ripiano che ospita la chiesa di Sant’Andrea (m 546), risalente secondo alcuni documenti al 1530 e recentemente ristrutturata. Da qui si apre una bella visuale sul fondovalle che invoglia a soffermarsi un poco prima di intraprendere la discesa conclusiva. Dalla chiesa si scende per un buon sentiero raggiungendo la sommità di un grande pendio erboso che si percorre interamente in lieve pendenza e che rappresenta uno dei tratti più suggestivi dell’itinerario. Si oltrepassano alcune recinzioni poi, dopo una macchia boscata, si esce nuovamente su ampie distese prative sorvegliate da alcune querce isolate. Facendo attenzione ai segnavia, ad una marcata curva, si abbandona la strada per proseguire sul sentiero con il quale in breve si scende alle case di Merso di Sopra dove avremo predisposto la seconda auto.

Avvertenze

Questa lunga traversata prevede necessariamente la presenza di due vetture ai due estremi dell'itinerario. In alternativa, allungando sensibilmente il percorso, dalla chiesa di Sant’Andrea si può ritornare sui propri passi imboccando poi, sopra Cravero, la pista che riporta a Clodig. In ogni caso porre attenzione alle frequenti deviazioni che si presentano durante il percorso e munirsi della relativa cartina Tabacco (041).

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
041
Dislivello
700
Lunghezza Km
14,9
Altitudine min
168
Altitudine max
682
Tempi
Dati aggiornati al
2005
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  • 26/11/2014 Voglia di camminare, semplicemente e lungamente. Oggi le necessità del mio sentire s’incontrano con quelle espresse da Loredana. Con le sue splendide istantanee in bianco e nero parto senza auspicare colori che non siano di foglie. Clodig si fa bella. Un ampio parcheggio sulla sinistra, poco dopo la caserma e, all’imbocco del troi, cartellonistica e parapetti paion di recente installazione. Forse troppo coinvolto dai commenti di lady L, inizio a scorger colori con la coda dell’occhio. Che qualcuno abbia aggiunto misteriose sostanze al caffé? Primule. Tante. Ne assaggio una per evincere se siano di plastica. Mmmh.. san di primavera. Qualche pervinca, campanule e più tardi viole e fragole di bosco in fiore. Evidentemente il mio equilibrio psichico-temporale inizia a vacillare. Dopo il primo strappo un traverso si tinge dei gialli, marroni e verdi del fogliame che compensa un cielo bigio e denso. Grandi liane disegnano fantastiche geometrie nell’aria. A Costne, una vecchia casa mette in bella mostra uno scuro rosso, scolorito a tal punto che le sfumature della pittura si sciolgon nel legno. Un quadro. Poi un’ancona con madonna a cui è stato affiancato un gufo. Il troi dietro la chiesa è ben segnato ed ampio. A Podlach ancora fiori, ad addobbar case di pietra. Dalle finestre tutto tace. Poi un paesaggio che rilassa, nonostante l’autunno, nonostante l’aiaron che batte gelido. Al cambio di versante un albero mi guarda. Pare un burattino. Un grosso ramo, compiendo un angolo perfetto a 90°, si trasforma in braccio, il vischio in chioma, poi un’altro braccio ancora. La giornata si fa strana. Un capriolo che sfreccia nel bosco a poca distanza mi riporta alla realtà. Mi godo i vecchi castagni. Curioso fino al monte Kuk, boscoso, mentre lo Špik merita la deviazione: una bella radura con vista che spazia dal Matajur al Kolovrat con il Krn che s’alza dietro alle sue spalle erbose. E poi… tante betulle! Dopo il capanno di caccia individuo i segnavia. Sbiaditi certo, ma complice un bosco nudo, la caccia al tesoro è facile facile. Per la discesa meno ma basta continuare sulla dorsale per sbucare all’insellatura. A Cravero entro in paese. Un cane alla catena e un gatto domestico che pare una ciabatta. La chiesa concede un riparo dalle sferzate gelide che non mollano, continuando ad animare i boschi. Ritorno al crocevia passando per il bosco, anche qui seguendo il crinale. Qualche fettuccia, poi il nulla, quindi un prato tagliato con delle arnie. Il ritorno a Clodig, a buon passo, richiede almeno un’ora e mezza e non consente errori di sorta. A quota 400 uno schianto, d’un fusto talmente grande da passarci in mezzo senza troppi patemi. Vocian le foglie e gli alberi spogli, i pensieri sfarfallano nel vento e gli occhi si tuffano nella cascatella, chicca finale d’una camminata semplice e lunga. Senza troppi panorami o attrattive particolari che non siano un vagar tra i boschi cercando serenità e sospiri.(26.11.2014)
  • 27/04/2013 Ripercorso ieri in una calda e soleggiata giornata. Presso la caserma dei CC parcheggio privato per cui ognun s’arrangi come può. Il sentiero Pod Hostne è un tappeto viola-blu, il casolare di q.ta 389 è in ristrutturazione e recintato dall’odiosa rete rossa che dovrebbe impedirne l’accesso, ma si scavalca. A Coste una ruspa al lavoro, il sentiero che sale a S.Mattia è divenuto un’ampia strada dal fondo ghiaioso, totale silenzio a Podlach, nessuno in vista salvo un dolcissimo triste cagnetto alla catena. Niente di nuovo lungo la pista, il bianco dei ciliegi selvatici si mescola alle infinite sfumature del verde delle nuove foglie, pioggia di petali pur in assenza di vento, ogni tipo di insetto volante tant’è che mi guadagno un discreto ponfo sulla scapola sinistra. Questa volta non manco la salita a S.Maria Maddalena, sv a dx, in salita nel bosco, sbiaditi si ma individuabili, per la discesa basta non perdersi d’animo, mantenersi a sx seguendo ancora i sv ove presenti, la labile traccia che poi svanisce in contemporanea con i sv, qualche litigio con rami e ramaglie e la traccia poi ricompare perfetta fino agli stavoli. A Cravero tre mici si scaldano su un tetto di lamiera, alla chiesa di S.Andrea proseguono lavori, il pendio erboso in direzione Merso sembra appena sfalciato, pulito, ordinato..Proseguo ancora per poco e poi rientro a Clodig lungo la vecchia pista inerbita sul versante del Cosizza, all’arrivo non mi perdo la pozza con cascatella illuminata dal sole, al guado cementato anche questa volta ci sono quattro oche che se la godono in ammollo.
  • 02/05/2012 CLODIG-MERSO DI SOPRA, TRA COSIZZA ED ERBEZZO. Percorso sabato scorso. In mancanza dell'obiquità motoristica, ho dovuto ricalcare le orme della Signorina Loredana. In pratica, dopo aver raggiunto la baita alle pendice dell'elevazione su cui sorge la chiesa di S.Andrea e spaziato la visuale verso Merso di Sopra, sono tornato sui miei passi e, in direzione del cippo con croce, ho tagliato a sinistra per il ritorno verso Clodig. Non perdetevi la cascatella al ritorno proprio in dirittura d'arrivo. Percorso lunghetto immerso nei boschi delle valli del Natisone, estremamente semplice e rilassante. Adatto a tutti i polpacci in ascolto, bambini ed ottuagenari compresi. Unico inconveniente: la totale mancanza di segnaletica da Podlach in poi, compensata comunque dall'agevolezza delle piste forestali. Tant'è che ho mancato il sentiero verso il monte S. M. Maddalena. O meglio: ho individuato i sv che però, ad un certo punto, si perdevano. Vi consiglio quindi di munirvi di Tabacco, o, in mancanza, portatevi seco il commento della già menzionata Signorina che è meglio del Tabacco, con o senza filtro. Graziano.
  • 02/04/2012 Voglia di camminare, semplicemente e lungamente e mi pare che questo percorso corrisponda a ciò che desidero adesso. Mentre guido mi guardo intorno, belle macchie chiare di ciliegi selvatici in fiore, molte sfumature di verde, il bosco rinasce, sembra soffice, soffia un forte vento, lo vedo e lo sento. Il sentiero ha inizio proprio dal parcheggio, si inerpica ripido, cartello Pod Costne, l'erba ricopre parzialmente il lastrico. Colore prevalente blu e viola: pervinca, borrana, non ti scordar di me, polmonaria, qualche viola e il giallo delle primule, qualche mercorella canina. Poco dopo un cartello indica la possibilità di proseguire a sinistra lungo il crinale oppure a destra e raggiungere Costne più facilmente (questo sentiero infatti si raccorda alla rotabile asfaltata nei pressi delle prime abitazioni). Ecco lo stavolo abbandonato, legna tagliata di recente, folate di vento, seguo la stradina asfaltata che si diparte da lì ed in breve arrivo a Costne, silenzio, la attraverso, dopo una curva un furioso abbaiare di due cani che non aspettavano altro che me, sobbalzo. Imbocco il sentiero (divieto di transito) che conduce alla bella chiesetta di San Mattia, a sinistra piccole croci (via crucis?), ecco la trifora campanaria, sullo spiazzo erboso è stato allestito un chiosco in legno. Un'occhiata e scendo lungo il sentiero per Luza (cartello), è un percorso veloce in un bosco luminoso, uno sbiadito segnavia su un albero, ancora vento ed uccelli canterini, a fine tracciato ancora un cartello indica la direzione da prendere. Podlach, ore 08.30, da una finestra socchiusa escono le ultime notizie Rai, da Tribil Superiore un lungo scampanio, l'ancona e lo sterrato sono a destra, un gatto grigio striato mi osserva da lontano e poi fugge fra l'erba. La pista si snoda in un bell'ambiente, del tutto riposante, quasi bucolico, viti, alberi in fiore, ai lati dei terrazzamenti fiori. Il percorso è lungo, incontro qualche impluvio, una vasca, tratti cementati, la pervinca fa capolino dove la lettiera presenta una certa consistenza; continuando mi trovo dirimpetto ai paesini che ho attraversato poco prima. Al primo bivio seguo la strada, in parte cementata, che sale a sinistra, in alto lavori di esbosco e pulizia, ancora a sinistra al secondo bivio; salgo e dopo una curva sbuco su un ripiano (cartello cantiere): a sinistra una costruzione dei cacciatori di Oblizza, io proseguo a destra (cancello posto a chiudere il nulla). Adesso il panorama si apre un po' verso la pianura, proseguo lungo la pista in discesa, finalmente un segnavia a tranquillizzarmi, nessuno lungo il cammino, ad una curva alla mia destra una cappelletta: è quella di S.Maria Maddalena, da lì si innalza un sentiero che seguo mantenendomi sul versante di sinistra, ambiente selvatico,qualche segnavia a terra, non individuo tracce di salita e così mi perdo la cima del monte S.Maria Maddalena. Incontro la sbarra, la aggiro a sinistra, continuo lungamente su questo sentiero sassoso fra un corridoio di alberi fino a confluire a sinistra sulla carrareccia che conduce a Cravero (vecchio cippo in cemento con croce). In breve sono in vista di Cravero, mi mantengo sopra l'abitato, alla fine del paese continuo a sinistra, cataste di legna ed alberi in fiore, ancora qualche minuto e a destra trovo l'indicazione per S.Andrea. E' una bella mulattiera, sassosa, contornata da muretti, fra il fogliame davanti a me distinguo la saboma di un campanile. La chiesa è in fase di ristrutturazione, il panorama si apre verso Merso Superiore e la pianura, è bello, nitido. Una sosta e scendo, a sinistra una piccola baita in legno, è chiusa, il sentiero continua poi lungo una recinzione, segnavia evidenti, forti raffiche di vento. Non avendo la seconda auto a Merso (che vedo lì sotto) torno indietro adesso, dalla spianata oltre gli alberi sbuca il campanile di S.Andrea, immagine suggestiva. Ripercorro a ritroso la strada oltre Cravero fino al cippo con croce; da lì scendo a sinistra lungo la vecchia pista che conduce a Clodig, a tratti è inerbita, seguo sempre il tracciato principale, mi sembra un percorso infinito, in totale solitudine. Ho l'impressione di non essere lungo il giusto percorso, non riconosco l'ambiente, non so dare un nome ai paesini che vedo a sinistra, un po' di ansia ma vedo sotto una strada asfaltata, mi rincuoro. Ecco l'ultimo bivio e continuo a sinistra, è una pista cementata, ripida, l'alveo di un rio asciutto a destra, ci sono, mi tranquillizzo, odo voci vedo le prime case. Oltre il guado cementato mi vengono incontro quattro oche, ad attendendermi al parcheggio un puledro.Loredana
  • 07/01/2009 Liessa è una frazione del Comune di Grimacco, ubicata nel comprensorio delle Valli del Natisone. Essa si compone di appena poche case edificate a ridosso del Torrente Cosizza in corrispondenza di un allargamento; tutto attorno ci sono i piccoli campi ed i prati utilizzati per il sostentamento delle famiglie. Percorrendo la Provinciale, si oltrepassa un piccolo ponte sul Torrente Cosizza, dalle acque turchesi; volgendo lo sguardo sullo scorrere dell’acqua, si viene subito attratti dalla presenza di alcune rocce, tra le quali l’acqua scorre più vorticosamente. Su una di queste, infine, si scorge la candida figura della Madonnina di Liessa. Essa è stata lì posta negli Anni Cinquanta. Tuttavia, a causa di significativi episodi di maltempo, quali le piene del Cosizza, la statua ha subito dei danneggiamenti, che hanno richiesto la sostituzione dell’opera originaria creata in cemento (basamento) ed in maiolica (statua). L’altezza complessiva dell’opera ammontava a 180 cm. La Madonnina di Liessa fu addirittura sradicata e portata a valle dalla furia di una veemente tempesta, che si abbattè sulla zona il 27/10/1990. La comunità, legata affettivamente alla statuina, decise di acquisirne una nuova, che fu ricollocata sulle rocce in mezzo all’alveo del Cosizza l’anno seguente, il 15/08/1991. La Madonnina, così come la si osserva oggi, è costruita totalmente in pietra piasentina. Si è voluto, inoltre, ricordare questa travagliata presenza dell’opera, incidendovi la seguente frase: "Impetu aquae diruta 1990 fidelium pietate restituta 1991 A.D." ("Distrutta dall'impeto dell'acqua nel 1990, ricostruita nell'anno del Signore 1991 dalla pietà dei fedeli"). Si tratta indubbiamente di un episodio "minore" afferente alla cultura dei valligiani, ma che ben fa comprendere lo spirito della comunità a chi sa guardare e riflettere.
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  • Torrente Cosizza. . . stellino.mari@libero.it
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