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    Anello dei borghi di Moggio da Moggio Alto
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU25

Anello dei borghi di Moggio da Moggio Alto

Avvicinamento

Dalla statale 13 Pontebbana si prende la deviazione per Moggio attraversando il ponte sul Fella. Senza raggiungere il centro del paese si devia a sinistra per Moggio Alto fino a raggiungere l'Abbazia poco oltre la quale si seguono le indicazioni per Travasans (via don Domenico Tessitori). La strada termina in corrispondenza delle ultime abitazioni presso una piazzetta con fontana (m 413, segnavia CAI n.420, possibilità di parcheggio).

Descrizione

L'escursione ha inizio sul fianco destro di una casa lungo il sentiero che, inizialmente quasi in falsopiano, corre alto sul rio Travasans. In breve si scende a toccarne quasi il greto per poi attraversarlo tramite un vecchio ponte in pietra. Da qui si prende a salire in maniera più decisa raggiungendo il punto dove la valletta piega moderatamente a sinistra. Seguendo i segnavia si tralascia la prosecuzione della mulattiera lungo il greto, innalzandosi all’interno di una fitta pineta. Si attraversa ancora per due volte il greto principale, ormai asciutto, continuando poi in diagonale all’interno di un bosco che si arricchisce progressivamente di faggio. Superato un tratto franato che la traccia aggira a monte, la pendenza si fa più decisa e con una serie di svolte si raggiunge la piccola insellatura della Forca. L’intaglio, punto più alto del percorso (m 922, panorama limitato dalla vegetazione), ospita una piccola cappella ristrutturata di recente, che ci offre il pretesto per una breve sosta prima di calare nel versante opposto.
Tralasciare le due deviazioni a sinistra (per il monte Cesariis) e a destra (per il Monticello) e proseguire in discesa sul segnavia CAI n.420 che perde quota in direzione nord lungo la cosiddetta Cengle dal Malar, una cengia erbosa ed in alcuni tratti esposta che corre sul fianco occidentale del Monticello. E’ questo l’unico tratto leggermente impegnativo dell’escursione se, nel periodo invernale, il terreno si presenta gelato o innevato. Quando la pendenza sembra appianarsi si attraversano alcuni greti secondari e successivamente il canalone dirupato del rio Sfonderat oltre il quale in breve si raggiunge il fondovalle. Ad un bivio, seguendo le segnalazioni, ci si tiene a destra (il ramo di sinistra sale direttamente a Morolz) e con una piccola risalita si raggiunge l’orlo del grande pianoro erboso antistante a Borgo di Mezzo (m 832, detto anche Poldos).
Da qui si imbocca verso sinistra la trattorabile che attraversa il piccolo abitato e raggiunge dopo poco una chiesetta. Distrutta dopo il terremoto, è stata riedificata da parte del gruppo Ana di Moggio nel 1999. La stradicciola, che ora coincide col segnavia CAI n.418, traversa in quota contornata a tratti da filari di alberi e muretti a secco ed in breve raggiunge anche il piccolo abitato di Morolz (m 855). Oltre le ultime case la strada comincia a divallare decisamente fino a costeggiare per un tratto il greto di un torrente che più in basso si attraversa. La discesa prosegue tra piccoli guadi e cascatelle all’interno di un bel bosco sulle pendici del Cimadors basso. Tralasciate alcune diramazioni della pista con alcuni brevi saliscendi si raggiunge la piccola chiesa di Moggessa di là (m 530). Il borgo, decisamente più consistente degli altri visitati precedentemente, è ora quasi interamente disabitato e regala un autentico tuffo nel passato a quanti si inoltrano lungo i resti delle strette vie e dei cortili. Uscendo dal paese verso ovest (segnavia CAI n.419) è possibile risalire il vallone del torrente Glagnò fino a forca Nuviernulis.
Il nostro anello prosegue invece lungo la mulattiera che si stacca dalla chiesa, attraversa un esteso franamento che ha richiesto una grande opera di sistemazione e scende a toccare il greto del Riu dal Mulin (m 463) che viene attraversato su un ponticello in cemento. Qui fino al 1962 era funzionante un antico mulino ora quasi completamente distrutto. Un sentierino, ancora ben percorribile, scende, poco dopo il ponte, fino a ciò che resta dell'edificio. Da notare sul retro la grande ruota di legno che dava vita al mulino. Dopo avere riguadagnato la mulattiera, con una piccola ansa ed una breve risalita si arriva all'ampio ripiano su cui sorge Moggessa di qua (m 510) anch’essa profondamente rovinata dal tempo e dagli eventi sismici del 1976. Prima di proseguire può essere interessante spingersi fin sull'orlo dei coltivi posti a meridione dell'abitato da dove si apre una bella visuale sulle impervie pendici che racchiudono il vallone del Glagnò. Dopo aver attraversato le case la mulattiera, contornata da muretti a secco, asseconda alcuni impluvi oltre i quali riprende a salire a svolte nella pineta a pino nero e pino silvestre. Con una lunga diagonale ci si porta quasi in falsopiano ad attraversare una zona molto erosa. Si passa così sopra il tormentato e franoso vallone del rio Moggessa dove la cengia su cui è ricavata la mulattiera è stata rinforzata con tratti cementati e passamani. La natura particolarmente friabile del terreno provoca spesso piccole frane come quella di fine 2008 che ha ricoperto per alcuni metri il camminamento e che si aggira in alto senza probemi. Ancora una breve risalita e si raggiunge la sella di quota 665 sulla quale è stata edificata una cappelletta votiva.
Ormai in vista di Moggio si inizia a scendere costeggiando il greto rovinato del Rio di Palis lungo una mulattiera scomoda in quanto “cementificata” in più punti. Si attraversa un paio di volte il greto principale immettendosi infine sulla strada asfaltata che scende verso il paese. Al primo bivio deviare a sinistra verso Borgo Costa e quindi a destra lungo una strada cementata. Giunti in prossimità del rio Travasans, alla fine del guard rail, si scende direttamente sul greto, lo si attraversa e si risale dalla parte opposta lungo un brevissimo camminamento che riconduce esattamente al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Gennaio
Carta Tabacco
018
Dislivello
900
Lunghezza Km
12,3
Altitudine min
388
Altitudine max
922
Tempi
Dati aggiornati al
2015
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  • 08/01/2017 Semplicemente molto bello. Lungo, ma ogni km propone qualcosa di diverso e affascinante. Fatelo.Perfetto in una fredda e asciutta giornata invernale. Più di 900m di dislivello ben distribuiti (percorso in senso antiorario).
  • 27/03/2016 26 marzo 2016. Dopo tanti anni, approfitto del silenzio del Sabato Santo per ritornare nei vecchi borghi di Moggio, percorrendo l’anello esattamente come proposto da SN. Sentiero sempre adeguatamente segnalato ed in ottimo stato (anche i punti soggetti a franamento nel vallone del Rio Moggessa sono stati ben ripristinati), che porta a fare un tuffo indietro nel tempo. In tutti i borghi attraversati abbiamo trovato qualche segnale di vita: c’è chi cura i fiori, chi fa legna, chi zappa l’orto, a Moggessa di Là si sente rumore di motosega … un paio di auto in transito tra Morolz e Moggessa, una moto parcheggiata nella piazzetta (?!?) di Moggessa di Qua. Per quanto riguarda le fioriture primaverili, oggi è stata soprattutto l’epatica a rallegrarci durante tutto il giro; timidi crocus nei prati di Borgo di Mezzo, poi primule ed erica verso il ritorno. Durante la salita alla Forca, imbarcata (e subito invitata a scendere!) la prima zecca della stagione. Itinerario rilassante e meditativo, non faticoso. Da non sottovalutare comunque tutti le perdite di quota e le successive risalite, che portano il dislivello complessivo a circa 900 metri. Per la chiusura dell’anello ed il ritorno a Borgo Travasans, se ci si attiene fedelmente alle indicazioni della guida di SN non ci sono problemi. Mandi e Buona Pasqua a tutti!
  • 21/01/2016 Percorso il 17 gennaio 2016 seguendo l'itinerario come da relazione. Tracciato tutto regolare anche per l'assenza di neve che ha permesso di godere di una apiacevole escursione.I ruderi e le case riparate dei borghi portano inesorabilmente a far riflettere su un passato non molto lontano, quando questi luoghi erano pieni di vita pur trovandosi isolati in zone così selvaggie e avare che sicuramente hanno messo a dura prova chi li abitava.
  • 16/01/2016 Ripercorso oggi, giornata frizzante e cielo terso, solo tracce di neve lungo il sentiero di salita, la vecchia bicicletta (o quel che ne resta) a Poldos si lavora.....l'abitante di Moggessa di Là afferma che è meglio star da soli, odor di fumo nell'aria e forse anche di cibo(?). Ogni angolo, ogni portico merita uno sguardo, il timo bruciato dal freddo ma che odora ancora intensamente, la salvia, qualche fiore che germoglia timidamente..e poi i muretti a secco ricoperti di muschio verdissimo....il fascino delle Moggesse...
  • 06/04/2015 06/04/2015-Una Pasquetta fredda e ventosa fa da sfondo alla nuova percorrenza di questa escursione, in compagnia di amici per i quali il luogo è nuovo quasi per intero. L'aria fredda contrasta con la presenza di primule e epatiche in fiore e la salita alla Forca ci scalda. Nel libro firme della cappella è già stata apposta una riflessione sull'ultimo incidente montano, qui a Moggio, di pochi giorni fa. Alcuni ragazzi corrono nei campi di Poldos richiamati dalla nonna. Morolds invece è silenzioso, anche se abitato, come testimonia il fumo della casa con la torre. Il muro che definisce un punto particolarmente stretto della pista manifesta incontri ravvicinati con gli specchietti delle auto in transito, un problema che un tempo non era molto sentito ... Piccoli orti attendono di essere coltivati. A Moggessa di là alcune auto parcheggiate (solo molto strette e 4x4!) indicano la presenza di alcuni proprietari delle case. La vecchia scuola (l'edificio della meridiana) presenta ora i serramenti ristrutturati. La pluriclasse era frequentata dai bambini dei borghi vicini, una stanza, un maestro che veniva su a piedi da Moggio. Gruppi di escursionisti si fermano per la sosta pranzo presso la chiesetta con la fonte mentre noi ci attardiamo a passeggio per il borgo, poche vetrine, parecchie fontane. Visitato il vecchio mulino presso il greto del rio, dove un pensiero corre a chi è transitato con i pesanti sacchi lungo il ripido sentiero. Incontriamo un gruppo di amici da poco diventati nonni di Emma, è bellissima la loro felicità. Moggessa di qua è inondata dall'odore di grigliata preparata da un gruppo di ragazzi; mentre il cielo si ingrigisce ci avviamo oltre; la zona sopra il rio Moggessa è stata liberata dalle ghiaie che avevano invaso il fondo e il pendio rinforzato. A presto.
  • 13/12/2014 I primi passi son tutti un pentimento per non aver sterzato verso la Mariane. Non doveva esser nuvoloso? Ma ben presto il troi mi entra dentro, donandomi una tranquillità e un sorriso che mancavan da un po'. Una bicicletta arrugginita è appesa ad un albero. Dopo il ponticello il fuggir d'un capriolo rende ancor più carezzevole l’inceder serpentevole e dondolante, addobbato da primule e ciclamini. Bello anche il sottile traverso della Cengle dal Malar. Borgo di Mezzo è ben sveglio e operoso, i piumini prendon aria sulle finestre, in alto, curiosa una Grauzaria spruzzata di bianco. L’avanzar per la mulattiera è un indietreggiar del tempo. Morolz è silente. Iniziano a comparire i segni dell'abbandono tra case curatissime. Moggessa di Là, la picjule, sbalza il sentire in un’altra dimensione. Qualcuno pulisce il bosco, tre escursionisti si rifocillano sulla panca, un albero di natale coi fiocchi (proprio addobbato di fiocchi) è posto vicino ad un presepe di legno accanto alla chiesa. Un gatto diffidente pretende la tassa di passaggio mentre uno degli ultimi due abitanti del borgo prende il sole. Sconsolato da un passato che non tornerà, quando qui c'era la scuola e vivevano più di venti famiglie. Camminando per i vicoli mi raggiungon gli odori, che san di vita e animano i ciottolati, scontrandosi con quel senso di fantasmatica decadenza che vuole impossessarsi del borgo. Ogni edificio merita d'esser osservato, le arcate di pietra, le fontane scolorite, frammenti di intonaci che resistono in case scoperchiate, pezzi di scuro colorati che emergon dalle macerie. Tra le Moggesse il mulino merita una sosta. Dettagli da ammirare senza fretta, per lasciar il tempo all'immaginazione di render operosa la grande macina poggiata al muro esterno o il volger di quella ruota ora in secca. Pensando al pellegrinaggio per trasformar gli sforzi in una farina preziosa più dell’oro. Moggessa di qua è un ecatombe di caseggiati. Le ferite del tempo e dell'agitarsi della terra son tutte lì. Le poche case recuperate si nascondono tra pareti divorate dai verdi. Le voci di un gruppo di boy scout riportano a quando le stradine pullulavan di vita. Il rientro è meditabondo. Son visite intense, che scuotono e producono sentimenti contrastanti che si sovrappongono. La sorpresa del tratto pietroso ed eroso fa riconcentrar sui paesaggi. La luce è splendida, Moggio è da cartolina con un Kanin illuminato e il Fella ormai in ombra. Nonostante la mia avversione per il cemento e i lunghi tratti di carrareccia quest'itinerario merita d’esser percorso, per respirar fatiche, per immergersi in una dignità antica i cui rintocchi eran dettati da semplicità e fatiche quotidiane.(08.12.2014)
  • 12/12/2014 anello percorso oggi in una bellissima giornata soleggiata. Tutto il percorso è perfettamente segnalato e privo di pericoli o difficoltà. Lunghetto per questo periodo di giornate corte, ma basta partire un po prestino. Le 6 ore indicate nel libro "sentieri dell'uomo" sono reali, escluse soste foto,pranzo,chiacchierate ecc.ecc-In tutto 4 i borghi passati, ho trovato gente che ha la casa in loco. Addirittura uno a moggessa di qua,residente stabilmente tutto l'anno. Ma mi ha garantito che non si annoia mai......A livello panoramico ( e quindi fotografico) non è molto remunerativo, ma a livello di storia alpestre è molto interessante.Buona vita a tutti
  • 05/05/2014 Anello percorso ieri, merita. Attenzione alle zecche nel tratto del sentiero 420 che dalla forca di monticello scende a Borgo di mezzo (cengle dal malar),stretto e con erba alta ai lati di cui non si puo' evitare il contatto: consiglio di fare uso di deterrenti spray e abbigliamento adeguato. Il resto del percorso non crea problemi in quanto largo e pulito.
  • 13/04/2014 Percorso ieri, anello veramente vario e meritevole. C'è un segnale di inagibilità per lavori (termine indicato: 30 aprile) tra Moggessa di Qua e Moggio ma si passa comunque. La mia traccia GPS indicava una lunghezza complessiva di circa 14km.
  • 12/09/2012 Ho percorso il sentiero CAI n.418 martedi 11 settembre 2012 veramenrte suggestivo.ATTENZINE al Tratto detritico Lat: 46.4131 - Lon: 13.1645 - 618 m c'è un pezzo di circa 10 metri franato, sono passato non senza difficoltà!
  • 06/11/2011 molto bello con i colori autunnali. poco dopo Moggessa di qua il sentiero è parzialmente franato ma si passa abbastanza agevolmente.
  • 28/04/2011 Ho percorso l'anello in gennaio: il silenzio e la desolazione dell'inverno rendono i luoghi davvero magici, sembra di fare un viaggio indietro nel tempo (e niente zecche!).
  • 01/04/2011 Percorso odierno, bello; vien voglia di attraversare le Moggesse in punta di scarponi per non profanarle. Suggestivi e piacevoli i guadi e le cascatelle. Attenzione alle zecche (in piena operatività fino ad oltre la Cengle dal Malar) tant'è che all'attacco del sent. 420 la sez.CAI di Moggio ha affisso un cartello che invita a controllarsi a fine percorso. Loredana
  • 28/02/2011 Veramente bello l'intinerario, da fare nel periodo invernale, ma se c'è neve e gjhiaccio consiglio di portare i ramponcini.
  • 25/04/2008 Percorso piacevole, non faticoso, ricco di spunti storici e ambientalistici. Attenzione ad un albero caduto sulla stretta cengia del malar, richiede una breve risalita. Una breve digressione sul sentiero 419 da Moggessa di là al rio Glagnò propone un primo assaggio di un ambiente straordinario. Complimenti al sito.
  • 08/07/2004 complimenti,un sito molto interessante che consultero' spesso,e consigliero' ai miei amici.
  • 28/03/2004 Bel tracciato, ma occhio quando si passa dal sentiero 420 a 418 (Borgo di mezzo)! E' facile sbagliare e scendere per altre traccie minori nel bosco andando a finire a Moggessa seguendo il corso del Rio Mulin. In quel caso sarete costretti a cercare il punto più adatto per attraversare il Rio e a compiere parecchi saliscendi tagliagambe!Comunque buon divertimento! Marco
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