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    Anello della forchia di Terrarossa da Stolvizza
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I percorsi di SentieriNaturaR23

Anello della forchia di Terrarossa da Stolvizza

Avvicinamento

Da Resiutta risalire la val Resia tralasciando le diramazioni per Borgo Povici e più avanti per San Giorgio, Sella Carnizza e Oseacco fino all’abitato di Stolvizza poi, dalle ultime case, imboccare la deviazione che porta alla frazione di Ladina lasciando l’auto dove termina la strada (m 573, piccolo parcheggio, cartello CAI).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
027
Dislivello
1700
Lunghezza Km
18,7
Altitudine min
491
Altitudine max
2150
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 19/01/2016 Ho proprio bisogno d’un regalo. D’esorcizzare un genetliaco alquanto scomodo. Così con Michele si parte per l’ultimo bivacco dell’anno. Quando il panorama s’apre e ci si inizia a perdere. Almeno fino al Crasso. Gioiello d’alta quota, coccola gli occhi coi colori del legno. Palco perfetto che mette in risalto la vivacissima stufa dai motivi floreali. Se non fosse per la maleducazione. Saran infatti due le borse d’immondizie che ci trascineremo dietro il giorno dopo. Ci rilassiamo tra un cocuzzolo e l’altro. Ecco, proprio l’altro, quello verso il Sart, si fa galeotto. I piedi nudi accarezzano l’erba, ma la mente è da un'altra parte. Gli occhi scorrono le verticalità del Picco di Mezzodì. Così vicine. Così risolute nel loro puntar al cielo. Finché cedo al loro richiamo. Convincere Michele è un attimo, convincere quelle pareti a lasciarci passare è tutta un’altra storia. Iniziamo a seguirne le anse per il troi, cercandone il punto debole. Presentandoci. Senza fretta. Si sa, la montagna è femmina ed esige un corteggiamento discreto. Spesso non si concede al primo ballo ma quel costone erboso con quelle due conifere striminzite pare invitarci a risalirlo, col garbo che necessita il primo approccio. A meno d’una ventina di metri dalla cresta sommitale ormai è chiaro che il canalone giusto era quello parallelo. Il terreno si fa sempre più verticale e scivoloso. Michele si ferma, io continuo fino ad una placca liscia con pochi appigli. Metto il naso oltre e capisco come per arrivare alla vetta ci vorrebbe ancora un po’. Ma o ci si presenta entrambi o la si lascia con un sorriso, dandole appuntamento al prossimo ballo. Il tramonto è alle porte e non è il caso di risalire per la piega più dolce di quella veste. Ritorno sorridente al bivacco. Intuendo come quest’approccio, per me, inizia a tradursi come “il là in mont”. Un corteggiamento ove ogni battuta d’arresto è una scusa per rivederla. Ove non c’è niente da conquistare, se non la libertà d’esser conquistati. Soli, dopo aver contato le stelle, non ci rimane che festeggiare. Innalzando calici e sorrisi, sognando l’alba. Poco dopo le cinque siam già in piedi, a rassettare, aspettando che l’acqua borbotti. Poi via, a svegliar i camosci mentre il sole ancora sonnecchia beato. Ci gustiamo il suo risveglio. La picca della Mariane si fa fiammella di candela, poi l’incendio si propaga. La diretta al Sart riattiva i metabolismi ed i tannini se ne van di corsa, aprendo i pori alle emozioni. Una volta in vetta diveniam prede del tutto. Ripresici dal panorama mozzafiato indico a Michele la macchiolina nera che ci ha ospitato un mesetto fa. La traversata in cresta non presenta neve, se non a chiazze. Uno stambecco adulto, dal palco impressionante quasi quanto la sua circonferenza, ci guarda distesi. Si mette in posa, fa le boccacce, cambia profilo. S’abbassa a tutto pur di convincerci ad andarcene senza farlo alzare, lasciandogli godere le prime ore del mattino. Dal Marussich pieghiamo verso valle, soffermandoci spesso su quelle pareti striate, ritoccate appena da un mascara bianco. Come alla partenza ci si ferma allo stesso bar. Come ieri incontriamo Giuliano Fiorini. Umbro. Cordiale come i resiani a cui s’è unito. Gente di valle ma che ci ha accolto con un sorriso ed un saluto, anche quando i nostri passi eran distanti. Un bondì che travalica le formalità, che forsit al testimonie la felicitât dal vivi intune oasi di fature e maraveis, niçiulade da lis crestis e dai boscs, incjantade dai cjants dal so riul.(29-30.12.2015)
  • 21/09/2015 Fatto sabato 12 e domenica 13 settembre in senso contrario con pernottamento al Crasso e traversata al Marussigh e rientro a Stolvizza. Bellissimo giro, peccato il clima umido che ci ha impedito di ammirare il panorama. Confermo la presenza della frana in prossimità della croce di via ma non crea alcun problema.Annalisa, Mauro e Toby
  • 13/09/2015 Ieri 12 sett. 2015 ho percorso il sent. 632 dal Gilberti fino al ricovero I.Crasso (e poi giù fino a Stolvizza). Come da commenti precedenti, lungo il comodo sentiero che percorre in quota sotto la cresta Indrinizza c'è un tratto franato in prossimita di una croce commemorativa. Si passa ma bisogna, a mio avviso, fare molta attenzione. Per il resto, la traversata è stata meravigliosa, passando dal mondo carsico, lunare, severo del Canin a quello verdissimo, ameno della Val Resia. Un'ultima nota: a sella Buia un cartello sbiadito dall'acqua e quindi poco leggibile avvisa che il sent. 633 che collega la sella a Pezzeit in Val Raccolana è dismesso (o comunque non più mantenuto perchè diventato troppo pericoloso).
  • 13/09/2015 Fatto domenica 12/09/2015 esattamente come descritto qui.Percorso stupendo e abbastanza faticoso, ma ne vale decisamente la pena!!Solamente un piccolo tratto franato tra Biv. Marussich e sella Buia, ma per il resto tutto ok.
  • 16/08/2014 Ho ripetuto il giro domenica 10 agosto, salendo da Stolvizza per il Crasso, percorrendo la via Resiana fino al Gilberti, e poi rientrando a Stolvizza per il 634. Da segnalare solo i numerosi nevai da attraversare tra Marussich e Gilberti, facili ma non banali, e l'abbondante vegetazione sempre presente, soprattutto nell'iniziale discesa dalla forca di Terra Rossa verso Stolvizza. L'intero giro è altamente raccomandabile ma molto lungo e selvaggio. In molti tratti inoltre la mezza costa attraversa verdi verticali, per cui seppure di facile percorrenza è da affrontare con le dovute calma e cautela. Confermo la presenza di un'interruzione dovuta a franamento tra il Crasso e la forca di Terra Rossa, che però non crea alcun problema.
  • 25/10/2012 Il 24 ottobre Ivo ed io abbiamo rifatto l'anello della forca di Terrarossa. Gli ultimissimi giorni di bel tempo hanno costituito l'ultima chiamata possibile per quest'anno per questa lunga escursione, una delle due escursioni dal dislivello maggiore nel nostro "catalogo" del presente sito.Si parte da Stolvizza al buio, ci sono 4 gradi, utilizziamo la torcia per scendere fino al greto e anche per un tratto della risalita. Poi finalmente il chiarore dell'alba che qui nella valle chiusa stenta ad arrivare. La luce diretta del sole però, fatta eccezione per alcuni brevi tratti (splendida l'alba sui faggi colorati) all'inizio del traverso del Tanasarto, ci arriva in pieno solo a metà della risalita verso sella Grubia, a dispetto dei nostri calcoli. In autunno il sole è basso e le pendici dei monti vicini evidentemente fanno il resto.Da segnalare: una nuova pista arriva agli stavoli Tanaromi, e poco dopo di essi, prima del bivio per la discesa a Coritis, si trova una sorgente (vasca in cemento).Nel silenzio assoluto di ottobre qualche sagoma di stambecco ci osserva dai profili delle creste. Anche alla sella Grubia non c'è anima viva. Il libro del bivacco Marussich mi rivela che una coppia alla fine di settembre sale da Nevea alle 19, arriva al Davanzo per pernottare, al bivacco ci sono due speleo, la coppia decide di continuare per il Marussich per stare sola (!) e dopo cenato, alle 23 parte nella notte a cercar notte. Nel mondo difficile del Canin la coppia perde l'orientamento e decide di pernottare all'aperto avvolta dalla stagnola. Le loro firme sul libro rivelano che sono sopravvissuti e che hanno vissuto l'esperienza in maniera positiva. Lungo la traversata sotto la cresta Indrinizza che ci porta verso il Crasso, una frana visibile già dal tratto in quota che la precede ha invaso per un breve tratto l'aereo sentiero poco prima della croce in ferro. Superabile con attenzione.Al ricovero Crasso come sempre è tutto in ordine, ci sono un paio di persone e un anziano cacciatore. Sono appena stati fatti lavori di manutenzione alla costruzione.La colata chiara della frana è ben visibile anche dal sentiero di discesa.Bel giro dal consistente dislivello che permette di visitare mille ambienti diversi senza perciò mai annoiare la vista. Magari le giornate durassero di più per farlo con calma.Imperdibile il caffè al bar di Resiutta.
  • 18/09/2012 Fatto domenica 16/09/2012 esattamente come descritto qui.Percorso stupendo e abbastanza faticoso, ma ne vale decisamente la pena!!Solamente un piccolo tratto franato tra Biv. Marussich e sella Buia, ma per il resto tutto ok.
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