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I percorsi di SentieriNaturaV07

Anello delle Cime Postegae da Pian Meluzzo

Avvicinamento

Da Cimolais si seguono le indicazioni del Parco delle Dolomiti Friulane imboccando la rotabile che si addentra nella lunga Val Cimoliana. Il transito è soggetto nei mesi estivi al pagamento di un pedaggio che viene riscosso al punto informativo presso il Ponte Compol. Si risale così tutta la valle fino a giungere a Pian Meluzzo dove si può parcheggiare comodamente (m 1163).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
021
Dislivello
1400
Lunghezza Km
12,8
Altitudine min
1158
Altitudine max
2358
Tempi
Dati aggiornati al
2005
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  • 12/08/2015 11 agosto 2015 Partiti alle 6,00 da Pian Meluzzo per sfruttare al meglio un percorso così bello ed impegnativo eseguito come da relazione. Il percorso è buono ma seguire attentamente le Avvertenze segnalate. L’orientamento è facilitato da una miriade di ometti che abbiamo contribuito a creare e rafforzare. La splendida giornata ha sottolineato tutta la meraviglia di questi luoghi soprattutto nella parte aerea sommitale che regala viste su paesaggi inaspettati e di rara bellezza. Migliaia di genziane ci hanno accompagnato lungo il tragitto con pennellate di colore che sembravano fatte a posta. La fatica è immensamente ripagata dalle sensazioni che sprigionano luoghi così nascosti, solitari e poco frequentati visto l’impegno che richiede un’escursione di questo tipo, del resto, siamo all’interno del Parco delle Dolomiti Friulane e qui niente è facile.
  • 18/07/2015 Dal primo mattino l'aria ondeggia dal bollore. Zittisco il desiderio d'esser su uno scoglio croato a tuffarmi e rituffarmi (quando mai!) fino a che, l'acqua che scende tra le rocce, aumenta l'eco di quella bramosia sopita. il troi è costellato da scintille di Caglio Zolfino. Bello il bosco, con quel grado di salvadi che invita a chieder permesso ad ogni passo. Indico all'amica catalana una Vulparia, lei è più interessata dalla vipera che mi passa sotto le zampe senza che io la veda. Il catino che s'ha da risalire è il colatoio delle enormi lacrime di pietra del Pramaggiore. Lo sfogatoio selvaggio, in cui può lasciarsi andare, lontano da sguardi indiscreti. Che sia un terreno poco battuto è segnalato dall'ampia presenza di camosci. Due coppie fischiano dai lati opposti per poi allontanarsi. Un ometto è costituito da una pietra tagliata a fil di spago dagli elementi. Pare più una forma costruita dai pezzi del Tangram. L'afa trancia il respiro, ma in forcella si cambia stagione. Le nuvole bloccano le ustionanti sferzate del sole e un'aria gelida ci fa riparare dietro un masso per una sosta. Solo le torri Postegae son raggiunte dalla luce, cristallizzandosi sopra gli argentei ghiaioni. Il troi verso la casera sita in val Settimana mostra i segni di una frana. Risaliamo la dorsale sotto lo sguardo di un Pramaggiore che incute stentorea soggezione. Con il chiaroscuro delle nubi quelle venature paion fiamme! Il catino che dà il nome alla prima cima ha qualcosa di fatato. Una culla perfetta per lanciarvi l'ancora. Morbidi verdi in completo contrasto con ciò che ci aspetta. Una parete si fa puzzle. Ogni singolo aculeo si può toglier con le dita. T'aspetti che crolli all'estrarre ogni pietruzza. La risalita alla successiva cima è una porta emozionale. S'inizia a poggiar i passi su frammenti di luna. Ciò che mi colpisce è la varietà d'ambiente anche in questa apparente desertificazione. Pareti nude e massicce son contornate da sabbie grigie come fuliggine che s'impongono ai prati. Poi tratti in cui le venature d'un bianco acceso della pietra stanno emergendo, scintillanti, grazie al continuo sciabordio delle acque. I raponzoli di Sieber sono i veri eroi di queste lande. Aggrappati alla vita. La discesa dalle Postegae è un passar di duna in duna. La percorrenza dell'itinerario è sempre garantita da numerosi ed indispensabili ometti. Il loro restauro occuperà parte della camminata, guai a percorrer queste creste con una fumate di quelle dense. In forcella Ciol de Mont l'entusiasmo che covo dalla mattina si trasforma in egoismo. Lascio Teresa alla malagevole ma inequivocabile discesa. Io, costi quel che costi, devo raggiungere il ghiaione del Ferrara che sogno da un anno. La breve traversata del labirinto mughesco è un'odissea. Spesso verticale, impone leggi gravitazionali proprie. Si galleggia. Ogni arto stringe o dondola su di un ramo diverso. S'affida a loro. Mancarne uno significherebbe volare. Accetto ogni graffiata, ogni sfida baricentrica, per trovarmi a tu per tu con quelle ghiaie. Poi si parte! Le zampe s'immergono per lasciarsi andare, si tuffano sicure in quelle pozzanghere, schizzando pietrisco. Donandosi alla gravità. Ma le sensazioni non rispondono a quel aleggiar così vagheggiato. Vuoi per il prezzo pagato, vuoi per la scelta equivoca nella direttrice del precipite o forse perché i ricordi spesso si traveston da sogni.(15.07.2015)
  • 18/07/2014 Fatto ieri, in senso antiorario però. Arrivato poco oltre il ponte Scandoler (750m) ho scoperto che la strada era invasa da pietrisco, spinto dall'acqua tracimata oltre i muretti di contenimento. Parcheggiata l'auto presso il ponte, mi sono rassegnato seguire a piedi la strada che porta al rifugio Pordenone (circa 2 ore), dove la gestrice mi ha informato che la strada sarebbe stata liberata solo il giorno dopo (cioè oggi). A questo punto, con già la stanchezza di due ore di camminata imprevista e in previsione di farne altrettante al ritorno, ho dovuto decidere se passare a un piano B o se insistere su quello originario (anello delle Postegae). Ho deciso per il piano originario ma con la variante di salire per la Val Ciol del Mont, per arrivare sulle cime Postegae più rapidamente. Nella parte alta della valle ho incontrato ancora un grosso nevaio, che si supera con un po' d'attenzione (avevo anche i ramponi con me, ma non li ho usati). Come notato da altri commentatori, ci sono problemi di orientamento nel tratto fra la sella sopra la valle Ciol del Mont e le cime Postegae, ma con l'aiuto della traccia gps mi sono districato senza troppe difficoltà. A causa anche della stanchezza, mi è sembrato lunghissimo e decisamente impegnativo il tratto fra la cima orientale delle Postegae e la cima Cadin. Arrivato sotto quest'ultima, ho deciso di bypassarla girandole intorno, passando per i prati, e puntando direttamente al passo Pramaggiore. Nella parte alta del vallone sottostante ho trovato ancora un grosso nevaio e poi è stata una dura lotta con i mughi che invadono il sentiero n.387. Il ritorno al rif. Pordenone e un'agognata radler hanno chiuso il bellissimo anello. Infine il lento ritorno all'auto per una camminata complessiva effettiva di 10 ore e mezza e per un dislivello complessivo di circa 1800m! Mauro.
  • 28/08/2013 Nonostante la dismissione del sentiero, la traccia è ben evidente e le segnalazioni ancora ben visibili, anche se le ramaglie stanno reimpossessandosi dei luoghi. Occorre invece fare un po' più di attenzione all'orientemanto nella zona della forcella ciol de mont (dove il sentiero è sbarrato dai mughi, bisogna risalire il breve pendio verso destra e ci si ritroverà sulla forcelletta che dà sul canalone di discesa) e, in generale, nello scendere dalla cima postegae. Gran panorama e bellissima cresta, entusiasmante per la lunghezza.
  • 06/08/2012 5 agosto 2012Bella escursione anche da soli, si presta alla meditazione. La salita alla Sella Pramaggiore risalendo la Val Postegae è facile e niente affatto faticosa; il percorso è segnato ovunque molto bene. La traversata dal P.sso Pramaggiore alla F.lla Ciol de Mont è piuttosto lunga e di per sé non impegnativa, ma alcuni tratti richiedono attenzione all’individuazione del tracciato e una certa cautela, in particolare in un breve passaggio su roccia. Sulla Cima Postegae (m 2.358) si trova, da qualche mese, anche un libro di vetta. L’ultima parte del percorso verso la F.lla Ciol de Mont è sempre individuabile senza problemi, grazie agli ometti e ad evidenti tracce di passaggio. Confermo che la discesa da F.lla Ciol de Mont lungo il canalone detritico è lunga e faticosa, anche se priva di difficoltà.Il paesaggio della traversata in quota è straordinario non solo per l’ampia veduta panoramica che offre, ma anche per il singolare aspetto del crinale che alterna grandi rilievi detritici a emergenze di roccia. E’ un percorso che potrebbe forse essere meglio valorizzato con una segnaletica migliore, per renderlo facilmente accessibile anche ai meno esperti. Anche qualche fune di sicurezza qua e là non guasterebbe.
  • 06/07/2011 Percorso domenica 3/07/2011. Concordo con quanto detto nei commenti precedenti, l’escursione è veramente spettacolare; il sentiero è buono e facilmente percorribile fino al passo Pramaggiore (un vero peccato la dismissione da parte del CAI!) La traccia prosegue comunque buona (in condizioni di bel tempo!) verso la cima Postegae in quanto sono sempre visibili i numerosi ometti che, solo per maggior sicurezza, abbiamo in parte ampliato. In discesa dalla cima attenzione al terreno friabile e malagevole che porta alla cengetta esposta che riconduce, in salita, al piccolo intaglio dove hanno termine le difficoltà. La descrizione è precisa e dettagliata, grazie Ivo!Avvistati gli stambecchi nel punto descritto e ancora belle fioriture di Primula wulfeniana prima del Passo Pramaggiore.Manteniamo vivo questo sentiero!Viviana e Tolo
  • 13/10/2010 Fatto il 12/10/2010. Bellissimo e grosse variazioni rispetto a quello riportato sulla relazione del sito non ce ne sono. Nonostante il sentiero per il passo Pramaggiore sia dismesso (e mi chiedo il perchè) i vecchi bolli sono ben visibili e anche la traccia è ancora ben battuta per cui fino al passo nessun problema come neppure fino a cima Cadin e nanche fino alla cima orientale delle cime Postegae. In discesa verso la forcella Ciol de Mont dopo un inizio sufficientemente segnalato ho avuto un dubbio proprio pochissimo sopra la forcella in quanto dopo una discesa e probabilmente la cengetta esposta che riconduce ad un intaglio dove terminano le difficoltà della relazione è necessario risalire di qualche metro sul pendio erboso arrivando al punto dove poi ci si cala nel canalone. Prima della risalitina c'è una traccia sui mughi che mi ha ingannato e ho proseguito per questa. No, si deve salire di qualche metro a si trova un rassicurante ometto.
  • 15/07/2010 Percorso oggi con caldo e bel tempo. Itinerario veramente da consigliare, richiede un minimo di esperienza. Il sentiero CAI 387, pur inerbito e talvolta incerto nella parte bassa, è sempre facilmente percorribile. Ha inizio sul tratto in piano sull’altro lato del torrente (si notano dei segni e dopo una vecchia tabella). La lunga traversata in cresta è banale sino al monte Cadin e dopo riserva giusto qualche punto dove prestare un po’ di attenzione anche alla traccia. La discesa finale nel ghiaione: attenzione a prendete il canale giusto (credo sia il terzo) altrimenti -come ho dovuto fare io- tocca fare qualche elementare passaggio di arrampicata per raccordarsi allo stesso.
  • 11/10/2009 Fatto il 04.10.09, ne vale assolutamente la pena, luoghi selvaggi e solitari, da fare solo con buone condizioni meteo.
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