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I percorsi di SentieriNaturaV07

Anello delle Cime Postegae da Pian Meluzzo

Avvicinamento

Da Cimolais si seguono le indicazioni del Parco delle Dolomiti Friulane imboccando la rotabile che si addentra nella lunga val Cimoliana. Il transito è soggetto nei mesi estivi al pagamento di un pedaggio che viene riscosso al punto informativo presso il Ponte Compol. Si risale così tutta la valle fino a giungere a Pian Meluzzo dove si può parcheggiare comodamente (m 1163).

Descrizione

Dal parcheggio proseguire lungo la pista tralasciando subito a destra la deviazione per le Bregoline che utilizzeremo al ritorno. Dopo avere attraversato un esteso ghiaione la strada sfocia nella radura di casera Meluzzo, molto ampia e delimitata dal bosco. Superato un piccolo greto asciutto ci si riporta sulla fiumana ghiaiosa proseguendo quasi in falsopiano in un ambiente dominato dalle poche piante in grado di colonizzare il detrito. Giunti alla confluenza con la val Postegae (cartello) si lascia a sinistra il segnavia CAI n.361 che si inoltra nella val Meluzzo e si prosegue a destra in direzione del passo Pramaggiore (segnavia CAI n.362). Poco dopo il bivio una serie di ometti ci guida sulla sinistra dell’ampio greto, dove il terreno è più stabile. Con una lunga diagonale ci si innalza sopra il fondovalle riportandosi poi sul bordo delle ghiaie in prossimità di un bivio poco marcato. Facendo attenzione alle segnalazioni si abbandona il segnavia CAI n.362 che risale la Val dell’Inferno e si attraversa il greto ritrovando sull’altro lato il segnavia CAI n.387. Un cartello ci avvisa che il sentiero non è più oggetto di manutenzione ma il percorso si rivelerà sostanzialmente ben conservato. Lasciato per ora il fondovalle, la mulattiera entra subito nel bosco di faggio intersecando un primo greto secondario cui fa seguito una ripida rampa. Successivamente la pendenza si appiana ed il bosco inizia a popolarsi anche di larice e abete rosso. Oltrepassati alcuni greti più consistenti ma privi di difficoltà il sentiero si porta alla base di un ripido tratto colonizzato dal mugo dove la valle si restringe sensibilmente. Dopo avere intersecato un piccolo rio si prosegue a salire con marcata pendenza uscendo sulle ghiaie che discendono dalla Cresta Pramaggiore. Seguendo i segnavia si sale su terreno colonizzato da larici e mughi avvicinandosi ad una zona disseminata di grossi massi dove il sentiero piega ancora a sinistra per risalire un facile colatoio roccioso. Nella parte alta del vallone ci si ritrova a risalire il Cadin del Pramaggiore, magnifico ambiente alpino caratterizzato a fine luglio da copiose fioriture di sassifraga verdazzurra , sassifraga gialla , e garofano di Montpellier. Un costone roccioso che sdoppia la valle offre la possibilità di salire su terreno più consolidato anche se piuttosto ripido. Riguadagnato il solco del vallone ci attende un’ultima breve risalita su zolle erbose che termina sul verde passo Pramaggiore (m 2137) dove lo sguardo si apre verso il solco della val Settimana, quasi 1300 metri più in basso.
Inizia ora il tratto più interessante della traversata che ci porterà a percorrere interamente il crinale compreso tra il passo Pramaggiore e la forcella Ciol de Mont lungo un percorso abbastanza evidente anche se marcato solo da qualche ometto. Si lascia quindi il segnavia CAI n.387 che scende verso casera Pramaggiore e si inizia a salire a destra lungo il filo di cresta, inizialmente comodo ed erboso. Tra fioriture di gipsofila si raggiunge una specie di antecima dalla quale si inizia a traversare in direzione della ormai visibile Cima Cadin. Un piccolo gradino roccioso e quindi un piacevole tratto di cresta pressoché orizzontale conducono alla base della cima che si raggiunge risalendo il friabile pendio terminale. Sulla piccola vetta della Cima Cadin (m 2313) una piccola croce in legno fa da sfondo ad un panorama assai esteso. Dalla cima si scende nell’opposto versante lungo un ripido pendio erboso poi, non appena se ne intravede la possibilità, si piega a destra mirando ad un intaglio detritico dove è facile sorprendere gli stambecchi. Si aggira uno sperone roccioso puntando nuovamente alla linea di cresta che ora digrada comodamente alla forcella Postegae (m 2163). L’ambiente, estremamente particolare, è caratterizzato dalla presenza di un fine detrito che ci accompagnerà fin oltre le Cime Postegae e sul quale attecchiscono solo i papaveri gialli. Il successivo tratto di cresta si fa decisamente più articolato poiché un paio di pinnacoli rocciosi obbligano ad alcuni aggiramenti sui due versanti. Giunti ad una insellatura la prosecuzione sembra impedita da una parete rocciosa verticale. Seguendo alcuni ometti la traccia si sposta quindi sulla sinistra imboccando una cengetta detritica che aggira l’ostacolo. Una breve ma ripida risalita ci consente di guadagnare un affilato costone erboso che si raccorda nuovamente con la cresta principale attraverso un passaggio un poco esposto. Di nuovo sul filo del crinale, con percorso assai panoramico, si perviene alla più orientale delle Cime Postegae (m 2358), ricoperta da uno strato di detrito quasi sabbioso, punteggiato solo da qualche esemplare di raponzolo di Sieber e potentilla rosea.
Dalla cima si prosegue lungo il crinale mirando all’insellatura che precede la cima intermedia che si può evitare sulla sinistra, dapprima su pendio erboso e quindi traversando sopra alti dirupi. Giunti in vista delle Torri Postegae la traccia prende a calare definitivamente sulla sinistra lungo un versante tormentato. Provvidenziali ometti e qualche sparuto bollo guidano ad attraversare le scanalature rocciose nei punti migliori. Giunti nei pressi della cresta la traccia scende ripidamente lungo una pala erbosa tra i mughi raggiungendo una specie di sperone ricoperto dai baranci. Qui il sentiero si abbassa ancora a sinistra su terreno friabile e malagevole, infine una cengetta esposta riconduce ad un piccolo intaglio dove hanno termine le difficoltà. Ci troviamo poco a monte della vera forcella Ciol de Mont dalla quale ci separa un ulteriore tratto di cresta impraticabile ed infestato dai mughi. Rassicurati da un bollo rosso si cala quindi dalla forcelletta nel canalone sottostante, inizialmente piuttosto incassato ed ingombro di grossi macigni. Ci si destreggia alla meglio tra i detriti cercando i passaggi più convenienti. La discesa è faticosa ma non vi sono particolari difficoltà ed i gradini che si presentano possono essere facilmente aggirati. Più in basso il canale confluisce nella colata ghiaiosa che a sinistra discende dalla forcella Ciol de Mont, dove si incontra anche qualche segno di passaggio. La discesa coincide ancora per un buon tratto con il greto principale poi finalmente inizia a prendere corpo una traccia migliore. Lentamente ci si sposta sulla destra dove i primi mughi iniziano a consolidare il fondo. Seguendo il corso del rio che sta affiorando (sorgente) si guadagna via via terreno migliore fino a confluire definitivamente sul segnavia CAI n.370 che scende dalle Bregoline. Tramite questo si discende agevolmente la parte rimanente della val Ciol de Mont riportandosi alla piana di Meluzzo e quindi al parcheggio.

Avvertenze

Il tratto compreso tra il bivio con la Val d'Inferno ed il passo Pramaggiore si svolge lungo il segnavia CAI n.387 che è stato recentemente dismesso ma risulta ancora ben percorribile. Lungo la solitaria traversata tra il passo Pramaggiore e la forcella Ciol de Mont solo qualche ometto e radi bolli rossi alle due estremità. Tuttavia, a parte qualche breve passaggio di I grado lungo la cresta, difficoltà vere e proprie non ve ne sono. Sconsigliabile con tempo incerto o scarsa visibilità.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
021
Dislivello
1400
Lunghezza Km
12,8
Altitudine min
1158
Altitudine max
2358
Tempi
Dati aggiornati al
2005
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 25/06/2018 Percorso l'anello sabato 23.06.2018, esiguo team (due persone) di amanti dell'escursionismo su terreno d'avventura. Si è rivelato più spettacolare di quanto decantato nelle varie relazioni consultate. Nessun problema di orientamento nella salita al Passo Pramaggiore (tranne qualche punto nel bosco, in cui la traccia non è sempre evidente e sta soffrendo la crescita di erba e arbusti); il percorso è intuitivo lungo la salita alla Cima Cadin e la cresta successiva, fino alla Forcella Postegae. Dalla forcella alla Cima Postegae qualche passaggio è ambiguo, ed esistono diverse possibilità di interpretazione (aggirando il filo di cresta o percorrendolo), gli ometti forse sono crollati (ne abbiamo ricostruiti) e le tracce di passaggio degli stambecchi possono trarre in inganno. Non ci sono tuttavia difficoltà oggettive. Il tratto più problematico per l'orientamento è quello compreso tra la Cima Postegae e la Forcella Ciol de Mont. La forcella è ben visibile scendendo (nel nostro caso, giornata limpida) e si può raggiungere in diversi modi, tenendosi a sinistra della cresta tra la Cima Postegae e le Torri Postegae. Inizialmente abbiamo percorso, sbagliando, la cresta, ma ad un certo punto questa sembra interrompersi. Poi abbiamo notato ometti molto più a destra e in basso e siamo tornati sui nostri passi. Attenzione al tratto prima di immettersi nel canalone di discesa: è meglio aggirare sulla sinistra l'ultima propaggine baranciosa, prima scendendo per poi risalire alla forcella (seguire provvidenziali ometti), invece che farsi attirare dal primo canale a destra (dove forse si riesce a passare, ma dopo i primi metri diventa molto ripido e con grossi blocchi instabili). La discesa finale nel canale Ciol de Mont è meno peggio di quel che sembra, ma da non sottovalutare la stanchezza con cui vi si giunge. Dislivello totale: poco più di 1400 metri, sviluppo 20 km, tempo di percorrenza 7h30', compresi circa 45' di sosta.Giro altamente consigliato ad amanti del genere. Luca.
  • 19/06/2017 Percorso fatto domenica 18 giugno.Seguendo la traccia di SN non ci sono particolari pericoli ma non è una passeggiatina...la giornata era perfetta ,nessuno incontrato durante tutto il percorso.Il ghiaione finale da non sottovalutare perché ci si arriva stanchini...tot 1700 D+Segnalo assenza totale di neve
  • 12/08/2015 11 agosto 2015 Partiti alle 6,00 da Pian Meluzzo per sfruttare al meglio un percorso così bello ed impegnativo eseguito come da relazione. Il percorso è buono ma seguire attentamente le Avvertenze segnalate. L’orientamento è facilitato da una miriade di ometti che abbiamo contribuito a creare e rafforzare. La splendida giornata ha sottolineato tutta la meraviglia di questi luoghi soprattutto nella parte aerea sommitale che regala viste su paesaggi inaspettati e di rara bellezza. Migliaia di genziane ci hanno accompagnato lungo il tragitto con pennellate di colore che sembravano fatte a posta. La fatica è immensamente ripagata dalle sensazioni che sprigionano luoghi così nascosti, solitari e poco frequentati visto l’impegno che richiede un’escursione di questo tipo, del resto, siamo all’interno del Parco delle Dolomiti Friulane e qui niente è facile.
  • 18/07/2015 Dal primo mattino l'aria ondeggia dal bollore. Zittisco il desiderio d'esser su uno scoglio croato a tuffarmi e rituffarmi (quando mai!) fino a che, l'acqua che scende tra le rocce, aumenta l'eco di quella bramosia sopita. il troi è costellato da scintille di Caglio Zolfino. Bello il bosco, con quel grado di salvadi che invita a chieder permesso ad ogni passo. Indico all'amica catalana una Vulparia, lei è più interessata dalla vipera che mi passa sotto le zampe senza che io la veda. Il catino che s'ha da risalire è il colatoio delle enormi lacrime di pietra del Pramaggiore. Lo sfogatoio selvaggio, in cui può lasciarsi andare, lontano da sguardi indiscreti. Che sia un terreno poco battuto è segnalato dall'ampia presenza di camosci. Due coppie fischiano dai lati opposti per poi allontanarsi. Un ometto è costituito da una pietra tagliata a fil di spago dagli elementi. Pare più una forma costruita dai pezzi del Tangram. L'afa trancia il respiro, ma in forcella si cambia stagione. Le nuvole bloccano le ustionanti sferzate del sole e un'aria gelida ci fa riparare dietro un masso per una sosta. Solo le torri Postegae son raggiunte dalla luce, cristallizzandosi sopra gli argentei ghiaioni. Il troi verso la casera sita in val Settimana mostra i segni di una frana. Risaliamo la dorsale sotto lo sguardo di un Pramaggiore che incute stentorea soggezione. Con il chiaroscuro delle nubi quelle venature paion fiamme! Il catino che dà il nome alla prima cima ha qualcosa di fatato. Una culla perfetta per lanciarvi l'ancora. Morbidi verdi in completo contrasto con ciò che ci aspetta. Una parete si fa puzzle. Ogni singolo aculeo si può toglier con le dita. T'aspetti che crolli all'estrarre ogni pietruzza. La risalita alla successiva cima è una porta emozionale. S'inizia a poggiar i passi su frammenti di luna. Ciò che mi colpisce è la varietà d'ambiente anche in questa apparente desertificazione. Pareti nude e massicce son contornate da sabbie grigie come fuliggine che s'impongono ai prati. Poi tratti in cui le venature d'un bianco acceso della pietra stanno emergendo, scintillanti, grazie al continuo sciabordio delle acque. I raponzoli di Sieber sono i veri eroi di queste lande. Aggrappati alla vita. La discesa dalle Postegae è un passar di duna in duna. La percorrenza dell'itinerario è sempre garantita da numerosi ed indispensabili ometti. Il loro restauro occuperà parte della camminata, guai a percorrer queste creste con una fumate di quelle dense. In forcella Ciol de Mont l'entusiasmo che covo dalla mattina si trasforma in egoismo. Lascio Teresa alla malagevole ma inequivocabile discesa. Io, costi quel che costi, devo raggiungere il ghiaione del Ferrara che sogno da un anno. La breve traversata del labirinto mughesco è un'odissea. Spesso verticale, impone leggi gravitazionali proprie. Si galleggia. Ogni arto stringe o dondola su di un ramo diverso. S'affida a loro. Mancarne uno significherebbe volare. Accetto ogni graffiata, ogni sfida baricentrica, per trovarmi a tu per tu con quelle ghiaie. Poi si parte! Le zampe s'immergono per lasciarsi andare, si tuffano sicure in quelle pozzanghere, schizzando pietrisco. Donandosi alla gravità. Ma le sensazioni non rispondono a quel aleggiar così vagheggiato. Vuoi per il prezzo pagato, vuoi per la scelta equivoca nella direttrice del precipite o forse perché i ricordi spesso si traveston da sogni.(15.07.2015)
  • 18/07/2014 Fatto ieri, in senso antiorario però. Arrivato poco oltre il ponte Scandoler (750m) ho scoperto che la strada era invasa da pietrisco, spinto dall'acqua tracimata oltre i muretti di contenimento. Parcheggiata l'auto presso il ponte, mi sono rassegnato seguire a piedi la strada che porta al rifugio Pordenone (circa 2 ore), dove la gestrice mi ha informato che la strada sarebbe stata liberata solo il giorno dopo (cioè oggi). A questo punto, con già la stanchezza di due ore di camminata imprevista e in previsione di farne altrettante al ritorno, ho dovuto decidere se passare a un piano B o se insistere su quello originario (anello delle Postegae). Ho deciso per il piano originario ma con la variante di salire per la Val Ciol del Mont, per arrivare sulle cime Postegae più rapidamente. Nella parte alta della valle ho incontrato ancora un grosso nevaio, che si supera con un po' d'attenzione (avevo anche i ramponi con me, ma non li ho usati). Come notato da altri commentatori, ci sono problemi di orientamento nel tratto fra la sella sopra la valle Ciol del Mont e le cime Postegae, ma con l'aiuto della traccia gps mi sono districato senza troppe difficoltà. A causa anche della stanchezza, mi è sembrato lunghissimo e decisamente impegnativo il tratto fra la cima orientale delle Postegae e la cima Cadin. Arrivato sotto quest'ultima, ho deciso di bypassarla girandole intorno, passando per i prati, e puntando direttamente al passo Pramaggiore. Nella parte alta del vallone sottostante ho trovato ancora un grosso nevaio e poi è stata una dura lotta con i mughi che invadono il sentiero n.387. Il ritorno al rif. Pordenone e un'agognata radler hanno chiuso il bellissimo anello. Infine il lento ritorno all'auto per una camminata complessiva effettiva di 10 ore e mezza e per un dislivello complessivo di circa 1800m! Mauro.
  • 28/08/2013 Nonostante la dismissione del sentiero, la traccia è ben evidente e le segnalazioni ancora ben visibili, anche se le ramaglie stanno reimpossessandosi dei luoghi. Occorre invece fare un po' più di attenzione all'orientemanto nella zona della forcella ciol de mont (dove il sentiero è sbarrato dai mughi, bisogna risalire il breve pendio verso destra e ci si ritroverà sulla forcelletta che dà sul canalone di discesa) e, in generale, nello scendere dalla cima postegae. Gran panorama e bellissima cresta, entusiasmante per la lunghezza.
  • 06/08/2012 5 agosto 2012Bella escursione anche da soli, si presta alla meditazione. La salita alla Sella Pramaggiore risalendo la Val Postegae è facile e niente affatto faticosa; il percorso è segnato ovunque molto bene. La traversata dal P.sso Pramaggiore alla F.lla Ciol de Mont è piuttosto lunga e di per sé non impegnativa, ma alcuni tratti richiedono attenzione all’individuazione del tracciato e una certa cautela, in particolare in un breve passaggio su roccia. Sulla Cima Postegae (m 2.358) si trova, da qualche mese, anche un libro di vetta. L’ultima parte del percorso verso la F.lla Ciol de Mont è sempre individuabile senza problemi, grazie agli ometti e ad evidenti tracce di passaggio. Confermo che la discesa da F.lla Ciol de Mont lungo il canalone detritico è lunga e faticosa, anche se priva di difficoltà.Il paesaggio della traversata in quota è straordinario non solo per l’ampia veduta panoramica che offre, ma anche per il singolare aspetto del crinale che alterna grandi rilievi detritici a emergenze di roccia. E’ un percorso che potrebbe forse essere meglio valorizzato con una segnaletica migliore, per renderlo facilmente accessibile anche ai meno esperti. Anche qualche fune di sicurezza qua e là non guasterebbe.
  • 06/07/2011 Percorso domenica 3/07/2011. Concordo con quanto detto nei commenti precedenti, l’escursione è veramente spettacolare; il sentiero è buono e facilmente percorribile fino al passo Pramaggiore (un vero peccato la dismissione da parte del CAI!) La traccia prosegue comunque buona (in condizioni di bel tempo!) verso la cima Postegae in quanto sono sempre visibili i numerosi ometti che, solo per maggior sicurezza, abbiamo in parte ampliato. In discesa dalla cima attenzione al terreno friabile e malagevole che porta alla cengetta esposta che riconduce, in salita, al piccolo intaglio dove hanno termine le difficoltà. La descrizione è precisa e dettagliata, grazie Ivo!Avvistati gli stambecchi nel punto descritto e ancora belle fioriture di Primula wulfeniana prima del Passo Pramaggiore.Manteniamo vivo questo sentiero!Viviana e Tolo
  • 13/10/2010 Fatto il 12/10/2010. Bellissimo e grosse variazioni rispetto a quello riportato sulla relazione del sito non ce ne sono. Nonostante il sentiero per il passo Pramaggiore sia dismesso (e mi chiedo il perchè) i vecchi bolli sono ben visibili e anche la traccia è ancora ben battuta per cui fino al passo nessun problema come neppure fino a cima Cadin e nanche fino alla cima orientale delle cime Postegae. In discesa verso la forcella Ciol de Mont dopo un inizio sufficientemente segnalato ho avuto un dubbio proprio pochissimo sopra la forcella in quanto dopo una discesa e probabilmente la cengetta esposta che riconduce ad un intaglio dove terminano le difficoltà della relazione è necessario risalire di qualche metro sul pendio erboso arrivando al punto dove poi ci si cala nel canalone. Prima della risalitina c'è una traccia sui mughi che mi ha ingannato e ho proseguito per questa. No, si deve salire di qualche metro a si trova un rassicurante ometto.
  • 15/07/2010 Percorso oggi con caldo e bel tempo. Itinerario veramente da consigliare, richiede un minimo di esperienza. Il sentiero CAI 387, pur inerbito e talvolta incerto nella parte bassa, è sempre facilmente percorribile. Ha inizio sul tratto in piano sull’altro lato del torrente (si notano dei segni e dopo una vecchia tabella). La lunga traversata in cresta è banale sino al monte Cadin e dopo riserva giusto qualche punto dove prestare un po’ di attenzione anche alla traccia. La discesa finale nel ghiaione: attenzione a prendete il canale giusto (credo sia il terzo) altrimenti -come ho dovuto fare io- tocca fare qualche elementare passaggio di arrampicata per raccordarsi allo stesso.
  • 11/10/2009 Fatto il 04.10.09, ne vale assolutamente la pena, luoghi selvaggi e solitari, da fare solo con buone condizioni meteo.
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