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    Monte Zabus dai piani del Montasio
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I percorsi di SentieriNaturaF32

Monte Zabus dai piani del Montasio

Avvicinamento

Dal polo turistico di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la Val Raccolana oppure da Tarvisio attraverso la Val Rio del Lago, risalire la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio proseguendo fino al divieto di transito (m 1502, ampio parcheggio).

Descrizione

Lasciato l’automezzo, imboccare la pista di destra (cartello) che incrocia poco più in alto una carrareccia e porta in breve al rifugio Giacomo Di Brazzà (m 1660), situato su un panoramico sperone erboso che domina tutto il vasto altopiano. Proseguendo per la mulattiera a monte del rifugio, si raggiunge dopo poco un bivio (cartello): seguire le indicazioni per la via normale del Montasio, lasciando a destra il sentiero che sale alla Cima di Terrarossa ed alla forca de lis Sieris. Si procede dapprima in piano lungo prati intersecati da terreno sassoso e da solchi rocciosi sui quali fioriscono a luglio il rododendro irsuto e la ginestra stellata. Assai comune è anche la gipsofila, una pianta dalla delicata fioritura rosa pallido che forma tappeti su ghiaie e pascoli sassosi dai greti di fondovalle fino all’orizzonte montano. Successivamente si prende a salire con maggiore pendenza sempre su ottimo sentiero tra abbondanti fioriture di genziana alata, eliantemo ed achillea del Clavena. Sempre per verdi, si sale con regolari tornanti puntando alla forca Disteis. In corrispondenza dell’ultimo tornante prima di passare sotto la forca, abbandonare il segnavia per imboccare la evidente traccia che si stacca sulla sinistra. Si prosegue qualche metro traversando su una marcata traccia che in breve conduce a doppiare un panoramico sperone roccioso. Sempre su cengia un poco esposta si guadagna il filo del crinale in corrispondenza di una piccola asperità che può essere superata direttamente o aggirata in basso. Oltrepassato anche un successivo dosso si giunge in vista della caratteristica cresta dei Curtissons e del piccolo intaglio che la precede. Impressionante la vista sui baratri settentrionali e sulla affilata cresta che unisce i Curtissons al solitario Jof di Miez. Traversando qualche metro sotto la cresta si raggiunge il punto dove il crinale si impenna verso la vetta. Qui è possibile seguirlo fedelmente o traversare sul pendio erboso di sinistra, punteggiato da una estesa fioritura di stelle ed astri alpini ed eliantemi. Se si decide per il traverso, dopo poco la marcata traccia si esaurisce ed allora occorre procedere in quota tagliando con qualche attenzione il ripido pendio erboso, a tratti eroso dai recenti inverni. In ogni caso si riguadagna il filo di cresta dove la traccia ricompare e per questa si scende tra erbe e roccette raggiungendo la forca Bassa (m 2070) che separa i Curtissons dal monte Zabus. Impressionante anche da qui la visuale sulle precipiti pendici settentrionali e sul vallone del rio Saline che sprofonda nell’altro versante. Dalla forcella una traccia di ungulati percorre tutto il crinale orientale del monte che presenta pochi risalti rocciosi tutti evitabili sul versante di sinistra. Ad un primo tratto più ripido ed articolato ne fa seguito un secondo meno pendente e caratterizzato dalla presenza di lastre rocciose pressoché orizzontali. Su questa solitaria cresta frequentata oltre che dagli stambecchi anche dalla pernice bianca, si cammina letteralmente su tappeti di fiori come di rado succede. La cresta presenta subito dopo un breve gradone erboso che si supera senza difficoltà facendo però attenzione al ripido pendio che precipita sulla destra. Infine ci si porta sul tratto sommitale dove il cammino si fa di nuovo agevole raggiungendo la piccola vetta del monte Zabus (m 2240, ometto). Bellissima la visuale sul Montasio e sulla catena della val Dogna che da qui possiamo osservare in tutta la sua estensione, dallo Jof di Dogna allo Jof di Miezegnot. La cresta prosegue ad occidente su terreno simile a quello finora incontrato e può essere percorsa ancora per un buon tratto fin dove questa scende bruscamente verso la forca di Vandul. Per il ritorno, ridiscesi alla forca Bassa, si prende a calare a vista in diagonale sul pendio erboso sottostante, mirando all’evidente costone che scende dai Curtissons. Anche qui il prato è abitato da una numerosa colonia di marmotte che non mancheranno di far sentire i loro avvisi. Raggiunto il costone si scende lungo questo fino circa alla sua metà dove una traccia piega a sinistra calando con un tornante. Dal fondo del vallone si scende ancora a vista, cercando di passare dove il terreno è meno sconnesso. Portandosi appena possibile sulla sinistra, si confluisce così in un buon sentiero che scende a lato di un greto ghiaioso. Tramite questo ci si innesta su una larga mulattiera che conduce direttamente alle casere Pecol. Qui si imbocca a sinistra la strada asfaltata che riporta esattamente al punto di partenza.

Avvertenze

Il tratto compreso tra la forca Disteis e la vetta del monte Zabus come anche la discesa diretta verso i Piani si svolgono su pendii erbosi totalmente privi di segnalazioni e talora malagevoli. A questo si deve la valutazione EE del percorso più che alle reali difficoltà, limitate a qualche punto esposto lungo la cresta.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
027
Dislivello
800
Lunghezza Km
9,1
Altitudine min
1502
Altitudine max
2244
Tempi
Dati aggiornati al
2015
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  • 19/07/2017 Escursione effettuata il 16 luglio 2017, con la variante della salita alla cima dei Curtissons. Domenica. Alle 8.30 del mattino l’ampio parcheggio del Montasio è già quasi al completo, gente variamente bardata sciama in tutte le direzioni, piccole processioni si avviano verso Montasio e Terrarossa. In contrasto con l’azzurro terso del cielo, folate di un vento freddo spazzano l’altipiano, le giacche restano indossate. Fino alla forca di Disteis la via è già ben nota e molto frequentata. Dopo una puntatina alla Forca e un’occhiata all’impressionante voragine della Clapadorie, ridiscendiamo di poco per prendere la marcata traccia che attraversa verso ovest, traccia che lasciamo una volta in vista dei Curtissons per raggiungere liberamente (prati ripidi e facili roccette) la cima, anzi le due cime, che distano pochi metri e sono segnalate da due ometti. Ridiscendiamo dalle rocce sommitali e poi raggiungiamo una buona traccia che scende poco sotto il filo della cresta, tenendosi rigorosamente a sud (impressionanti i precipizi sull’altro versante) e raggiunge prima una sorta di selletta erbosa soggetta a una forte erosione e poi la Forca Bassa. Da qui, per tracce che ogni tanto tendono a perdersi, si guadagna in breve anche la cresta dello Zabus, che si segue fino alla cima (altro ometto). Per la discesa, ci affidiamo alla descrizione della guida di SN: tornati alla Forca Bassa, inizialmente traversiamo i prati verso est stando attenti a non perdere troppa quota, raggiunto il costone erboso puntiamo decisamente verso l’agriturismo di Pecol, particolarmente animato e rumoroso, quest’oggi. L’idea di acquistare una ricottina viene subito abbandonata alla vista della chilometrica coda davanti al bancone dello spaccio … … Bel giro su vette “minori” e trascurate, ma proprio per questo molto solitarie, silenziose e selvagge. Da Disteis in poi, abbiamo incontrato solo stambecchi e marmotte. Splendide le fioriture di ogni tipo, ma particolarmente numerose e rigogliose le stelle alpine. Nonostante il dislivello abbastanza contenuto (950 metri compresa la cima dei Curtissons), è un’escursione da non sottovalutare, sia perché si svolge in buona parte su percorso poco segnalato, sia perché il cammino di cresta, che si sviluppa a breve distanza dai vertiginosi precipizi nord della catena, risulta abbastanza “adrenalinico”, pur senza punti particolarmente esposti. Tempi impiegati: 2.45 ore per la cima dei Curtissons, 3.45 per lo Zabus, 6 ore per il rientro al parcheggio del Montasio. Mandi a tutti!
  • 11/08/2015 Oggi, 11 agosto, ripercorsa l'escursione. Segnalo interessante da osservare: in discesa, lasciato il costone che scende dai Curtissons per piegare a sinistra e puntare ai Piani, in corrispondenza di affioramenti di conglomerato, protetto dagli stessi e rivolto a oriente, si trova ciò che rimane del vecchio rifugio Di Brazzà. Molti escursionisti sulle più famose cime vicine. Caldo e per oggi niente stambecchi.
  • 03/07/2015 Salito ieri il Zabus in compagnia. Raggiunta Forca Disteis, proseguito per traccia verso SO. Giunti in vista dell'affilata cresta dei Curtissons e dell'intaglio che la precede, erroneamente abbiamo tagliato lo scivolo erboso ben al di sotto rispetto alla traccia che traversa qualche metro sotto la cresta (dei Curtissons). Sconsiglio di seguire questa labile traccia più in basso, visto che presto scompare e ci si ritrova a dover traversare scomodamente tratti rovinati con lo scivolo che precipita sulla sinistra. Sulla cresta Zabus è preferibile seguire fedelmente la traccia degli ungulati, che presenta alcuni punti esposti dove si deve mettere le mani. Scesi dalla cima, rientrati alla Forca Bassa, calata in libera lungo il pendio erboso verso SE. Discesa alquanto malagevole: erba alta e totale assenza di tracce. Percorso da non sottovalutare, da intraprendere con bel tempo e fondo asciutto, poiché si sviluppa su terreno caratterizzato da varie tracce che talvolta possono confondere sulla via migliore da percorrere. Ciò nonostante stupenda cima con panorami vertiginosi.
  • 27/09/2014 Rifatto oggi per provare i file gpx di SN e i tile digitali della tabacco. Molto bene sopratutto su una escursione come quella del Zabus dove dalla forca del Distes in poi le uniche tracce sono quelle degli animali.WOW i Curtissons sempre un'emozione mozzafiato.Purtroppo anche qui il nostro ultimo inverno ha fatto qualche danno.
  • 17/07/2013 Fatto domenica scorsa ... attenzione che le frasi "pendio erboso di facile percorrenza e privo di difficoltà" e "comodo pendio erboso" sono molto ottimistiche. Non azzardatevi a portare bambini o persone dalle caviglie deboli o peggio ancora non inoltratevi se c'è un minimo d'umidità sull'erba, visto la ripidità vi trovereste nelle malghe in 4 secondi netti.Fare molta attenzione se dopo i Curtissons si decide di tagliare per il pendio erboso di non scendere di quota altrimenti non si riprende la traccia (molto labile) più avanti e si corre il rischio di trovarsi sotto la vetta senza la possibilità di risalirla senza dover tornare indietro.Sotto il punto di vista naturalistico e faunistico percorso SUPER.
  • 16/07/2013 E mettiamo un flag anche allo Zabus, fatto in una bella giornata calda e discretamente limpida. Alle 7 o poco più ai Piani qualche auto, 8° e un po’ di vento, siamo una decina di persone che s’incammina verso il rifugio e poi prosegue a sx , indicazioni Jof di Montasio. Nei pressi della forca di Disteis resto solo io a proseguire verso sinistra con meta Zabus, proprio oggi che mi avrebbe fatto piacere sentire i passi di qualcuno avanti o dietro, e invece escursione solitaria a parte l’incontro con qualche famigliola di stambecchi e ben tre vipere sguscianti nell’erba appena inziato a traversare lungo il pendio di sinistra, sono salita subito verso il crinale che oltretutto mi è parso di più semplice percorrenza e discretamente marcato. Guardando la base dell’ultima risalita, questa sembra faticosa mentre in realtà si sale facilmente facendo solo attenzione ai dirupi a lato e poi si arriva alla cima ghiaiosa, grande ometto e grandi panorami. Mi godo quella cima tutta per me, in verità il cupolotto è piccolino , due banane anti crampo e poi di nuovo giù e con prudenza; alla forca Bassa un sasso indica l’inizio della discesa in libera, gli occhi si perdono sulle infinite varietà di fioriture, golosità botaniche e guardando annusando accarezzando manco il sentiero; e meglio, così continuo in libera (per la verità adesso poco agevole) fra esplosioni di Montpellier, fuggi fuggi di grasse marmotte e ruminanti mucche. Alle malghe gitanti bardati di tutto punto e vocianti camminano con il sacchetto del formaggio.
  • 24/11/2012 Già un paio di anni fa avevo tentato di arrivare in cima allo Zabus ma, a causa della nebbia, mi ero dovuto fermare ai Curtissons. Oggi, anche complice la bellissima giornata, sono riuscito ad arrivare in cima allo Zabus, seguendo esattamente il percoso indicato su SN.Al parcheggio dei piani del Montasio ho notato diverse macchine austriache e slovene e poche italiane, sembra però che fossi il solo a salire oggi sullo Zabus, meglio così, ho potuto godermi in santa pace la bellezza selvaggia di quei luoghi. Ho incontrato parecchi stambecchi, di entrambi i sessi e di diverse età, nel tratto fra la forca Disteis e la forca Bassa. Aria fredda ma con calma di vento, nessun problema con neve o ghiaccio, i versanti dei Curtissons e dello Zabus rivolti ai piani del Montasio erano completamente sgombri. Mauro.
  • 08/08/2012 Panorama stupendo!!Conviene seguire la cresta piuttosto che il traverso basso.Peccato per l'assenza di sentiero al rientro che costringe ad un lungo tratto sui prati non proprio confortevoli.
  • 10/07/2011 Percorso oggi.Assolutamente strabiliante la flora e la fauna...marmotte in ogni dove, stambecchi ad 1 metro di distanza, genziane e stelle alpine...davvero bellissimo! Il percorso è piuttosto insidioso e i sentieri a tratti inesistenti e spesso impervi. Ma con un pò di pazienza e attenzione è veramente da fare !
  • 05/08/2010 percorso oggi. Da quando si lascia il sentiero segnato la traccia è spesso labile e con alternative che possono ingannare. Consiglio di stare il più possibile presso la linea di cresta dove una traccia c'è sempre. Direi più da EE che da E
  • 13/07/2010 Sentiero quasi inesistente, così pure le segnaletiche. Interessante dal punto di vista naturalistico.
  • 12/09/2007 Soprattutto per chi non conosce la zona, subito a monte del Rifugio Di Brazzà c'è un bivio senza alcuna segnaletica. Prendere a sinistra e proseguire sino all'ulteriore bivio dove due misere indicazioni in legno sbiadito appoggiate per terra (!) indicano la direzione verso Jof di Montasio e Cima di Terra Rossa. Il giro vale la pena soprattutto per la possibilità di avvicinarsi a pochi metri di numerosi stambecchi.
  • 13/07/2007 via tranquilla da gustare, poco frequentata e con bellissima veduta sulla Val Dogna
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    19/07/2017 Rientrando verso Pecol
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    19/07/2017 La catena del Montasio dallo Zabus
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    19/07/2017 Ometto di vetta dello Zabus con il Montasio
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    19/07/2017 La via di salita sulla cresta dello Zabus
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    19/07/2017 La discesa in cresta prosegue verso la Forca Bassa
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