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    Anello del monte Pizzul dal passo del Cason di Lanza
    Alpi Carniche
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    Anello del monte Pizzul dal passo del Cason di Lanza
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I percorsi di SentieriNaturaM18

Anello del monte Pizzul dal passo del Cason di Lanza

Avvicinamento

Da Pontebba, raggiungibile percorrendo verso nord la statale 13 Pontebbana, oppure utilizzando l'autostrada A23 fino all’uscita omonima, si seguono le indicazioni per Studena Bassa. Dalla piccola frazione la strada risale lungamente la val Pontebbana fino a giungere al passo del Cason di Lanza dove si può parcheggiare comodamente (m 1552) presso la casera rifugio. Al valico si può giungere anche da Paularo su strada un poco più tortuosa.

Descrizione

Dal passo scendere lungo l'asfalto in direzione di Pontebba per poco meno di un km fino a trovare sulla destra l’inizio del sentiero CAI n.441 (m 1470, cartello). Si percorre un primo tratto a pendenza moderata in un rado bosco di conifere dove fioriscono a giugno la clematide, l’aquilegia comune, il geo ed il talittro. In breve il sentiero interseca un greto dirupato oltre il quale ci si innalza con qualche piccola svolta. La presenza di una vegetazione più bassa a mughi ed ontani apre progressivamente la visuale anche sulle pendici del monte di Val Dolce che si innalza sull’altro versante della valle. Dopo avere superato a tornantini una rampa erbosa si guadagna un costone panoramico affacciato sulla val Pontebbana e sul monte Salinchiet. Ha inizio ora il traverso lungo le pendici orientali del monte Pizzul tra splendide fioriture di giglio martagone, geranio silvano e licnide. Il percorso si fa un poco malagevole a causa della presenza di cespugli e zolle erbose che restringono il camminamento. Più avanti, attraversato un bel pendio erboso dove fioriscono la scorzonera, il trifoglio bruno e l’astro alpino, si arriva al ripiano sottostante la forca Pizzul. Lasciata a sinistra la traccia che scende verso il ricovero Pezzeit, si sale ancora con un paio di svolte raggiungendo la forcella immersa tra gli ontani (m 1708, quadrivio).
Tralasciato il sentiero che prosegue verso la dorsale del Salinchiet (vedi variante) e quello che scende verso casera Pizzul, ci si innalza verso destra con alcuni tornanti (segnavia CAI n.442). Il sentiero traversa ora quasi in quota, tagliando le ripide pale erbose del monte poi, dopo una piccola contropendenza, giunge in vista della forca di Lanza. In breve si arriva sulla ampia insellatura che separa il monte Pizzul dal monte Zermula, magnifico balcone naturale sulla conca e i monti di Paularo (m 1831). La salita al monte Pizzul avviene tramite un sentierino non segnato che ha origine dalla forcella. Abbandonato quindi il segnavia CAI, si imbocca la traccia che sale a destra (est) seguendo la direzione del crinale. Con percorso facile ma ripido ci si innalza velocemente sui prati ricoperti dal botton d’oro e ancora segnati da linee difensive che il terreno franoso sta lentamente cancellando. Nei pressi della parte sommitale si interseca una trincea scavata nelle rocce rossastre del monte che conduce a sinistra verso resti di fortificazioni. Da qui si sale direttamente lungo il pendio erboso soprastante poi, giunti nei pressi di uno sperone roccioso dal quale si intravede la cima poco distante, ci si mantiene sulla sinistra passando davanti ad una galleria che trafora il costone. Ancora un breve strappo su ripide zolle erbose e si guadagna la vetta del monte Pizzul (m 1985, ometto, piccola croce). La cima, a torto trascurata, offre una bella visuale e si rivela assai ricca di testimonianze della Grande Guerra anche lungo il crinale che scende verso lo Zuc di Malaseit. A tale proposito è possibile calare nell'altro versante lungo il pendio erboso senza percorso obbligato per visitare alcune trincee ancora ben conservate e fortificazioni con feritoie. Mirando poi a destra, verso la linea di cresta, si arriva ad una piccola galleria che si apre su uno sperone roccioso a picco sul versante meridionale. Altri resti infine si trovano sul versante meridionale poco sotto la cima ma occorre attenzione alla ripidezza del pendio.
Ridiscesi alla forca di Lanza, imboccare a destra il sentiero che cala verso il passo del Cason di Lanza (segnavia CAI n.442a) tralasciando subito a destra la deviazione per la ferrata dello Zuc della Guardia. Dopo una ampia ansa tra gli ontani il sentiero contorna sulla sinistra una estesa conca acquitrinosa abitata da una numerosa colonia di marmotte. Si prosegue la discesa tra i rododendri oltrepassando un greto e rientrando gradualmente nel bosco di larice e abete rosso. In breve ci si ritrova nei pressi della casermetta della Finanza e quindi al punto di partenza.

Variante lungo la dorsale verso il monte Salinchiet (E)

Dalla forca Pizzul si può prendere il segnavia 441b che qui si diparte verso casera Paluchian, percorrendo il panoramico crinale che unisce la forcella al monte Salinchiet, ricco di testimonianze di guerra. Lasciato l'intaglio si prende quota percorrendo una serie di linee fortificate con feritoie e resti di trincee. Successivamente il sentiero si destreggia lungo la dorsale arrivando ad una panoramica elevazione caratterizzata dalla presenza di grandi blocchi di rocce rossastre. Da qui il segnavia scende ad una insellatura proseguendo poi verso la successiva quota oltre la quale si trova una linea difensiva riportata alla luce e ripristinata. A questo punto il sentiero piega a destra per scendere verso casera Paluchian, ben visibile in basso, ma noi possiamo spingerci ancora qualche metro lungo la linea di cresta fino ad accostarci alle rocce che scendono dal monte Salinchiet dove si apre una galleria che trafora il costone. Il rientro avviene lungo il medesimo itinerario.

Variante in salita da Misincinis (E)

Il monte Pizzul è accessibile anche dalla conca di Paularo attraverso l'itinerario che sale alla casera Pizzul da Misincinis. Al bivio di quota 1510, poco sotto la casera Pizzul, ci teniamo però a destra, seguendo la pista che sale alla casera Paluchian (m 1625, piccolo ricovero sempre aperto). Dal ripiano della casera, lungo il tracciato del segnavia CAI 441b, rimontiamo in diagonale dapprima per prati e poi nella rada boscaglia fino a guadagnare la cresta fortificata che collega il monte Pizzul al Salinchiet. Il sentiero prosegue a sinistra sul tracciato di una linea trincerata, in alcuni punti ancora ben conservata. Assecondate tutte le ondulazioni del crinale, si scende così alla forca Pizzul (m 1708) dove ci raccordiamo con il sentiero principale. Per la discesa, una volta ritornati alla forca, è possibile rientrare in modo più diretto alla casera Pizzul lungo il segnavia CAI n.441.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
018
Dislivello
500
Lunghezza Km
6,9
Altitudine min
1470
Altitudine max
1985
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 22/05/2017 Percorso in data 21 maggio con partenza da Misincinis. Il resoconto della gita nei commenti della salita a Casera Pizzul. La variante lungo la panoramica cresta è ricca di testimonianze di guerra tra saliscendi e trincee fino a Forca Pizzul...panorami grandiosi e venticello fresco. Gli amici della montagna
  • 24/08/2016 12.08.2016sentiero 441 praticamente inagibile. Purtroppo devo confermare ciò che ha scritto Tony ben 16 anni fa. Il sentiero è sommerso da vegetazione altissima, in alcuni tratti invaso dall'acqua, in altri tratti franati. L'abbiamo percorso al rientro mentre siamo saliti usando il 442 molto belloavevamo con noi i nostri figli di 7 e 8 anni ed è stato molto pericoloso percorrere il 441 in quelle condizioni...
  • 20/11/2015 19/11/2015. Giovedì raggiunta la cima del Pizzul con percorso diverso da quanto indicato nella relazione del presente sito. Da Ravinis ci si alza in auto fino presso la Casera Pizzul, poi dalla casera ricovero Paluchian si sale alla cresta tra Salinchiet e Pizzul. Lungo i saliscendi sulla linea di trincea si raggiunge forca Pizzul e forca di Lanza, poi su traccia si sale al Pizzul, dove resti di postazioni, gallerie e trincee davvero non si contano. Come si evince dal commento di Ectorus, "libro" firma in un barattolo di vetro. C'è giro di escursionisti sul vicino Zermula, qui nessuno. Mare di nubi sotto di noi. Alcuni episodi, più o meno vicini nel tempo, legati alle inversioni termiche e l'oltrepassare la copertura nuvolosa per sbucare al sole in quota, ci portano a stilare due regole empiriche. 1a regola: col passare delle ore lo strato di nubi tende ad alzarsi di quota; 2a regola: dati due o più giorni di tale fenomeno, col passare dei giorni la copertura si alza di quota. Viene spontanea la 3a regola: al mattino dare uno sguardo alle webcam montane per valutare a quale quota portarsi! a presto.
  • 18/11/2015 Salito oggi con uno scenario incredibile.Percorso ottimamente segnalato e privo di particolari problemi.La traccia per la cima del Pizzul e ben visibile da forca di lanza, poichè segue la lunga linea di trincee.Cima munita solo di ometto di pietre, mentre della croce non c'è traccia. Come giustamente si legge sulla guida di SN, è un monte a torto trascurato.Tra le pietre dell'ometto, si trova un barattolo di vetro con dentro un piccolo blocchetto. Peccato.Buona vita a tutti
  • 29/07/2014 Il sentiero dell’andata appartiene alla Lanza parallela, quella dimenticata e selvatica. Parco di segnali, qualche albero caduto richiede aggiramenti o approcci da limbo. La vegetazione è rigogliosa, le verdi onde bagnano oltre il ginocchio, le sento schiumare addosso. Una sensazione piacevole, ma in meno d’un ora è come se fossi entrato in un fiume con gli stivali più bassi del livello dell’acqua. Dettaglio spazzato via da fioriture entusiaste di Raponzoli plumbei e Martagoni e soprattutto di una coppia di Gerani stellati albini. D’improvviso il terreno favorisce il proliferare di una tribù di Pennacchi a foglie strette, simpaticissimi ed agitati. Interseco una lavina. Oltrepassarla non è un problema, cautela però nel trovare la traccia per proseguire senza patemi. Alla forca il paesaggio s’apre e tento l’allungo verso il Salinchiet (consigliatissimo). Nel primo corno roccioso le pietre sembrano saldate pezzo per pezzo. Ferrosità artistiche che si nutron di colori. Scintillii arditi, dal rosso scuro all’arancio vivo, contaminati dai verdi accesi dei licheni, dai neri profondi dell’anima della pietra. Degli astri alpini rilanciano la magnitudo dei cromatismi. Poi altre rocce, d’un bianco brillante, sposato col grigio e punteggiate dai licheni..e ancora terra rossissima, che pare nudità del monte stesso, con campanule azzurrine a spezzarne l’intensità, mozzando il fiato. Il naso s’immerge in vanigliose nigritelle e sospira verso il Sernio, il Tersadia o un Verzegnis, la cui cava riflette il poco sole che filtra dalla lanosa coltre del cielo, brillando come stella rossastra. Supero la galleria ove tutto sembra terminare tra baratri e pareti, ma un pezzo di corda furbetta fa intuire la prosecuzione. Che sia il troi verso l’irraggiungibile croce del Salinchiet? Vorrei accondiscendere alla tentazione, ma nelle scarpe sento i primi cavedani saettare tra le dita. Indietreggio risciogliendomi davanti a pietre e fioriture, fermandomi incredulo davanti alle cromature della carena di una cavalletta da corsa. L’imbocco del 442 è uno spartiacque. Dalla selva si passa ad un troi decespugliato al millimetro, morbido, gradinato e rafforzato ove le lavine l’han trasformato in colata di terra. La comodità ha un prezzo, i colori svaniscono e tutto diventa un tappeto verdastro. Sul crinale del Pizzul il vento soffia forte. Le arniche, nate spettinate, ora esagerano tendendo al punk, ma sembran divertirsi. Tra selve di creste di gallo giungo in cima. Strizzo i calzetti, robis di fontanon Barman! La visuale sui testoni rocciosi che ho intorno è splendida ma i nuvoloni sembran baruffare di brutto. La normale allo Zermula, in una discesa piovigginosa, è il massimo della scomodità, ogni passo uno swisssh! Scendo lento pensando al lieto fine, in macchina una bottiglia di sirop di saût aspetta Vanni, il stec cun lis mostacjs di Plans. Regalo dello Slenza. Sta preparando il fieno col nipote. Il volto gioioso e sorpreso mi inonda, il resto sono sguardi, sorrisi e parole. Anche questo è monte. Quello vero. Che sa di terra e fatica. In cui entro camminando in punta di piedi ed esco sottovoce, commosso dalla dignità del quotidiano, curiosando fra gli orti d’un architetto innamorato della vita. (27.07.2014)
  • 05/07/2014 Fatto oggi a ritroso in discesa dal Zermula.Lati positivi e lati negativi.Quelli positivi: una distesa di fioriture.Quelli negativi: ho contato 15 frane e\o slavine e più di 30 alberi di varie dimensioni sul sentiero (se così si può chiamare.Se non ci fossero quei 4 cartelli ora come ora sarebbe impossibile trovare la traccia.Su quel poco che rimaneva del sentiero erba alta fino al busto.Veramente una brutta escursione.
  • 22/07/2013 giro dell'anello del Pizzul il 20/06/2013 il sentiero risulta sconnesso in qualche punto quasi impraticabile a causa di smottamenti del terreno e delle ortiche alte.fatta con le bambine e' un po' complicata ma fattibile per chi vuole portare bambini sotto i 10 anni)le mie figlie hanno commentato che valeva la pena ortiche e fatica inclusi per un paesaggio tanto bello.
  • 23/06/2005 Sentiero CAI: sentiero 441. Il sentiero CAI n.441 che parte dal Rifugio Forestale di Pezzeit verso la Forca di Pizzul. Il sentiero non è più agibile, non è nemmeno segnalato ed è completamente invaso da mughi e ontani montani con vari tratti per buona parte del sentiero erosi dall'acqua.Un sentiero se non da chi lo conosce scomparso con pericolo anche di perdere l'orientamento.. La foto non l'ho fatta ma posso benissimo farla che ci ritornerò tra non molto, anche se per quel tratto pessimo e anche pericoloso.Spero che chi di competenza abbia la possibilità di farlo aggiustare e risistemare come altri sentieri nelle vicinanze di Cason di Lanza - grazie.. tonyferigo@libero.it
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