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    Anello del Pusti Gost da Raccolana
    Alpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaU29

Anello del Pusti Gost da Raccolana

Avvicinamento

Risalendo dalla pianura la strada statale n.13 Pontebbana, giunti all’altezza di Chiusaforte si seguono a destra le indicazioni per Sella Nevea. Oltrepassate le case di Raccolana si lascia l’auto poco dopo il ponte sull’omonimo torrente (m 388, cartello CAI, piccolo spiazzo per il parcheggio).

Descrizione

Il nostro percorso ha inizio sulla destra, a fianco di una abitazione dove il segnavia CAI n.632 prende a traversare in direzione ovest all’interno di un rado boschetto. Il piacevole traverso tra primule, epatiche ed ellebori dura poco e ben presto si inizia a salire in maniera più decisa sulle balze boscate affacciate sulla valle del Fella. Dopo avere attraversato un piccolo greto si affianca una parete stillicidiosa oltre la quale il sentiero prosegue a salire raggiungendo un profondo impluvio che interrompe il traverso. La traccia prende allora a salire a tornantini raggiungendo il bivio con il segnavia CAI n.638 che lasciamo a destra e che verrà utilizzato per la discesa. Più in alto il sentiero passa accanto ad uno stavolo risalendo poi la valletta boscosa a monte dello stesso. Senza raggiungerne lo sbocco il segnavia piega a destra e prosegue a salire all’interno di una rada pineta a pino nero. Dopo un traverso, al termine del quale si apre finalmente la visuale sui monti di Moggio, si riprende a salire in diagonale raggiungendo i resti degli stavoli Curnic (m 890), ormai in rovina ed invasi dalla vegetazione. Ancora un tratto in salita ed il sentiero sfocia su un aperto ripiano con bella visuale sulla val Raccolana dove giunge anche una piccola strada forestale. La si segue verso destra immettendosi in breve sulla carrareccia principale che da Prato di Resia sale verso il Pusti Gost. Si prosegue a sinistra in salita, risalendo lungamente il crinale che racchiude a nord il vallone del rio Brussine. A cavallo della dorsale, in un ambiente dominato ancora dalla pineta, splendide fioriture di erica ed ampi scorci sui monti della val Resia e della val Raccolana rendono sempre interessante il cammino. Giunti al punto di maggiore elevazione, presso il colle Curnic, la strada digrada leggermente poi con una serie di tornanti, che il segnavia consente spesso di evitare, raggiunge il limite occidentale dell’altopiano del Pusti Gost. In corrispondenza di uno stavolo completamente ristrutturato il segnavia abbandona la strada per piegare a sinistra nel bosco. Si giunge così ad una zona di prati inclinati, disseminata di pini isolati e qualche faggio, che il sentiero traversa in leggera contropendenza. Prima di scendere a visitare l’altopiano è consigliabile proseguire ancora per un tratto lungo il segnavia CAI n.632 fino alle pendici del monte Calzano dove la visuale sul Pusti Gost e sul monte Sart è alquanto favorevole. Si può giungere fino alla insellatura affacciata sul profondo canalone del rio del Vento oltre il quale il sentiero prende a salire più decisamente verso il rifugio Crasso, già visibile in alto. Dopo essere ritornati sui propri passi si può abbandonare il segnavia e scendere verso gli stavoli Strilla e Carnizza (bivio con cartello) che si notano poco più in basso. Dallo stavolo più a valle, tramite una buona traccia, si perviene in breve ad una grande radura con altre costruzioni dove si recupera la carrareccia abbandonata in precedenza. Tramite questa si riprende quota sfiorando gli stavoli Bilapenc ed una bella sorgente oltre la quale si riguadagna il bivio con il segnavia CAI n.632.
Si ripercorre la pista fino alle pendici del colle Curnic facendo attenzione ad imboccare il segnavia CAI n.631 che si stacca sulla sinistra poco prima del punto di maggiore elevazione. Il sentiero percorre con piccoli saliscendi il crinale boscato che chiude ad est il vallone del rio Brussine poi, raggiunta una panoramica elevazione, inizia a scendere a svolte. Tagliando alcuni ripidi pendii boscati si raggiunge una insellatura affacciata sul dirupato vallone del rio Malicen. Da qui il sentiero taglia sul versante settentrionale le pendici di cima Tulsti, coperte da una bella faggeta, riguadagnando poi la linea del crinale dove ricompare il bosco di pino. Con piacevole percorso si scende lungo la dorsale di cima Tulsti, spesso affacciata sulla val Resia, compiendo in ultimo anche un marcato tornante sul versante di sinistra. Dalla insellatura di quota 899, ritornati sul versante di Chiusaforte, si cala a svolte immettendosi sulla sottostante pista forestale con la quale in breve si raggiunge forcella Sagata (m 810, cappelletta e ricovero alpino chiuso). Dalla casa alpina si scende verso nord lungo il segnavia CAI n.638, inizialmente traversando nella pineta. Con una serie di svolte il sentiero cala sopra il greto del rio Brussine che si attraversa poco dopo. Ancora una breve contropendenza ed il sentiero, con aereo camminamento tra le eriche, aggira un costone con bella visuale sui monti di Chiusaforte. Il sentiero piega quindi verso destra orientandosi nella giusta direzione. Sfiorato un traliccio, si oltrepassa un impluvio rovinato attrezzato con un ponticello in legno ed infine ci si ricollega al bivio con il segnavia CAI n.632 che si percorre a ritroso fino al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Aprile
Carta Tabacco
027
Dislivello
1200
Lunghezza Km
19
Altitudine min
388
Altitudine max
1350
Tempi
Dati aggiornati al
2015
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  • 20/04/2015 19/04/2015: Raccolana-Pusti Gost-Ricovero Igor Crasso, CAI 632; CAI 631 and 638 for return. All together I made 28 km and 1600 m dislivello, it took me 8 hours. Beautiful path, everything in fresh green (and violet) colours!
  • 07/04/2015 I primi passi calpestano letteralmente le parole della descrizione. Si fan colore, mentre le strade vociano vicine. Al bivio prendo la via del ritorno per giunger a cima Tulsti col cielo ancora terso. Alla forcella curioso gli stavoli. Uno dev’essere di proprietà di un ex-dipendente Enel tante sono i faretti, luminarie e lampioni posti nel perimetro. Le finte telecamere poi, aumentano l’inquietudine. Ma la visuale sul Plananizza e sui guardiani di Scluse la fan scivolare via. Ai lati della carrareccia si ammirano dei Farfaracci maggiori in puro climbing style, aggrappati alle rocce neanche si nutrissero di minerali! Proseguendo per il troi si notano i piccoli cartelli del sentiero degli alpini, uno invita alla breve deviazione su Cima Tulsti. Guai a perdersela! La muraglia resiana è tutta lì. Il Cuzzer si allarga il più possibile per farsi notare ma dal Plauris al Guarda è tutto un susseguirsi di guglie. Le due cinte parallele si mettono in evidenza, bianca quella musona, boscosa e oscura la seconda linea. La fortezza de la mont Cjanine pare inviolabile con la valle a far da fossato erboso. Saziati gli occhi si può tornar sui propri passi o prendere a destra all’altezza del traliccio per poi virare a sinistra seguendo, ripidamente, i segni giallorossi. Vado a curiosare pure sul Ta-Na Kope, boscato, lascia pochi spiragli a meno di non avventurarsi sulle ripidissime balconate. Dal troi invece s’apre lo spettacolo verso la val Alba. Al tornante successivo tre allegre galliformi si dileguano rumorosamente in direzioni divergenti. Una fuga poco usuale. Questa volta infatti sono poco sotto di loro e riesco ad ammirare le remiganti bianche. Poi solo il violaceo risuonar delle eriche a ravvivar un’ocra spento che pare farsi cenere in attesa della rinascita dei prati. A forcella Calzano non tornate indietro senza visitare la cima omonima. Due i modi: o aggredendola per il lato che appare per primo, superando i divertenti tratti di roccia o in modo più soft, aggirandone le pendici e risalendolo alla forcelletta successiva, per tracce ungulate. Da qui il Pusti Gost è una coperta scolorita, rattoppata e distesa alla bell’e meglio. Dietro la Mariane è tutto un puntare al cielo. Il Sart si fa pinna di squalo e sembra voler immergersi nel Kanin. Le Babe attirano lo sguardo con una prospettiva magnetica. L’imbuto di malga Coot è uno zerbino in cui l’inverno si è pulito le zampe, imbiancando ancora i prati. Scendendo, curioso quegli spicchi di memoria che resuscitano pian piano. Il Gost è molto meno Pusti di come la mia mente lo aveva immaginato. Oasi di pace e vacanze. Poi carrareccia. Lunga. Troppo lunga. Il sorriso ritorna con un grosso e grasso forcello. Fugge alla fagiano via. Nascosto sulla cima di un pino, prima trambusta con le ali tra i rami, perdendo lo slancio e richiamando l’attenzione, poi via, al rallentatore! Stufo di calpestar ghiaie taglio vorace i tornanti. Troppi. Me ne accorgo quando mi si para di fronte la pratosa Sagata. Ho perso quasi cento metri di dislivello. Torno indietro o seguo la via dell’andata? Ovviamente scelgo la terza opzione e m’infilo nel bosco. Sono conscio che essendo sceso, raccordarmi al troi, percorrendo i fianchi del monte, sarà più faticoso: lui s’allarga, punta i piedi, mostra il pancione, riempiendosi di canali lacrimali, verticalizzandosi per natura. Ma tant’è. Vado a istinto fino a incrociar una gabbia su di un albero che imprigiona un grande blocco di sale. Una posta. Dietro di lei un’angusta ed esile traccia di cacciatori. Of course. La seguo. Il terreno è impervio, i passi ben dosati. Incrocio boschi più ariosi fino a raggiungere il troi dopo mezz’ora. Poi è solo un contar violaceo di stelle fino al primuloso abbraccio. Oggi mi sono scontrato con la mia fantasia. Armi impari. Da cui sono uscito sorpreso. Pensando d’abbracciar selvatichezza ho trovato grandi panorami che però, visto il prezzo carrareccievole, raggiungerò in futuro salendo da Stolvizza.(03.04.2015)
  • 23/03/2015 23/03/2015-Abbiamo rifatto oggi il percorso nella versione più corta:Raccolana-Sagata-Tulsti-pista-st.li Curnic-Raccolana. Dopo il traverso dell'inizio (primule ed epatiche), una frana ha travolto il sentiero ma si è già provveduto a modificarne bene il tracciato. Saliti anche sulla cima del Tulsti (vestigia Guerra e panorama grande e inatteso sulla Val Resia). Estese fioriture di erica ammantano la parte più alta e ravvivano l'ambiente ancora secco. Pochissima neve nelle parti nord. Insomma, tutto bene...
  • 19/04/2014 Percorso effettuato in data 30.03.14 partendo da Chiusaforte. Parecchia neve sulla strada a partire dai 1000m; ho tentato dal Pusti Gost di raggiungere il bivacco Crasso, ma dopo l'attraversamento dell'ennesima lingua di neve ho desistito. A 1500-1550 di quota, forse 30' prima del bivacco, un tratto di sentiero di 3-4 metri sta franando, in una posizione difficilmente aggirabile.
  • 15/04/2014 Stamattina pioggia a Chiusaforte, ma come?...non doveva essere così…ma al ponte già tutto finito e alle due donzelle si allarga il cuore..Il sentiero 632 inizia fra nontiscordardimé e il bianco anemone, saliamo a svolte allontanandoci in fretta dal rumore sottostante, un ometto a sx indica la via che bypassa in un attimo la frana e mentre (s)parliamo, e ovviamente del sesso forte, al bivio proseguiamo diritte lungo il sv 638 facendo così il giro in senso antiorario, sentiero comodo, soffice letto di foglie, un facile guado e usciamo dal bosco a forcella Sagata mentre il sole mitiga il freddo vento. Da lì sv 631, dapprima carrareccia e poi sentiero che si inerpica, grandi e numerosi schianti che superiamo ora salendo ora calandoci con attenzione, ora contorcendoci e considerando che alla fine ci è sembrata la soluzione migliore aver affrontato queste difficoltà ancora belle fresche, poi tornantini fino a sbucare sulla carrareccia. Quando rientriamo nel bosco inizia il tratto più suggestivo, sotto a noi la conca del Pusti Gost, pietre e stavoli, dall’alto del sentiero qualche scambio di parole con un proprietario di uno di questi, il cane ci stava già tenendo d’occhio..Proseguiamo ancora, il Sart imbiancato ci si para davanti, il bivacco Igor Crasso fa cucù dalla conca in alto, sosta per goderci lo spettacolo e il sole e l’inusuale lato dei Musi. Dietro front e discesa a Strilla lungo un sentiero da capre, stavoli in ristrutturazione in quella conca fuori dal tempo con i sassi allineati che indicano il percorso. Ritrovato il sentiero si va a ritroso lungo la carrareccia, ma fra una telefonata ed un messaggio ci sfugge la prosecuzione del nostro segnavia (dopo ci verrà detto che c’è si, ma nascosto), poco male, allunghiamo scendendo lungo una tortuosa stradina che conduce a forcella Sagata, da lì si riprende il percorso fatto la mattina. Escursione molto bella, rilassante nonostante la lunghezza, il dislivello non si avverte, solo una zecca scoperta a passeggiare sul mio pantalone, prontamente scacciata.
  • 14/03/2012 La conca del pusti gost è un luogo fuori dal tempo, davvero suggestivo. Un'idea alternativa all'anello descritto potrebbe essere quella di proseguire lungo il sent. 632 - lungo un suo tratto spettacolare - fino a quel gioiello che è il ricovero Crasso (aggravio di 300m di dislivello), per poi rientrare, eventualmente, ripercorrendo il sentiero medesimo (altrimenti, volendo fare l'anello lungo i sentt. 631-638, preventivare un tempo totale di 9 ore almeno).
  • 14/04/2009 escursione in data 13/04/2009. il tratto franato è stato risistemato e si passa agevolmente.
  • 28/04/2008 Effettuato il giro il 26/04/2008 confermo il problema sul tratto franato all'inizio prima del bivio con il 638, prestare attenzione e da evitare in caso di pioggia.
  • 31/12/2007 escursione effettuata il 30 dic 2007 con assenza di copertura nevosa, giro limitato al colle Curnic. Prestare attenzione nell'attraversare la frana che ha interessato per una decina di metri il sentiero, alla fine del traverso iniziale, poco oltre la croce.
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