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    Posplata e forcella Spessa dalla val Tramontina
    Prealpi Carniche
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    Posplata e forcella Spessa dalla val Tramontina
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I percorsi di SentieriNaturaU03

Posplata e forcella Spessa dalla val Tramontina

Avvicinamento

Da Meduno risalire la rotabile della val Tramontina fin quasi al margine settentrionale del lago di Redona. Circa 400 m dopo il ponte sul Chiarzò imboccare sulla sinistra la strada che costeggia le sponde del lago. La si percorre rimanendo più bassi rispetto alla statale fino ad incontrare le segnalazioni del sentiero CAI n. 395 sulla sinistra (m 343, cartelli, parcheggio limitato).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Febbraio
Carta Tabacco
028
Dislivello
1000
Lunghezza Km
9,2
Altitudine min
321
Altitudine max
1062
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 19/01/2016 COL DELLA LUNA: ad un’oretta abbondante da forcella Spessa è lì che aspetta, burbero, i pochi visitatori che ne accondiscendano il carattere. Il fatto che in forcje si trovi un cartello di legno che indichi la traccia da prendere non vuol dire che ci si arrivi saltellando. Non è una meta per tutti/e. Non tanto per le difficoltà tecniche che oppone, quanto per lo spirito con cui s’ha da inerpicarsi sulla sua schiena. Il terreno gioca un ruolo fondamentale. Se a molti rovinerebbe la giornata, altri troveranno in quegli accenni di salvadi la ragion d’essere del loro errare. Risalgo il costone nel bosco quando appaiono dei bolli. Ma come? Non doveva essere un crestoso fai da te? Li seguo per curiosità fino a quando passano sul versante settentrionale, poco sotto una piccola cavità. Qui si nascondono, ma parevano intenzionati ad aggirare i primi spuntoni rocciosi per le ripidissime pendici d’un bosco da evitare. Li saluto subito puntando alla cresta. Estoy aqui pa buscarme la vida y acariciar la libertad! A posteriori non ho dubbio alcuno sulla scelta. In primo luogo la traccia sulla cresta sarà evidente, solare il percorrerla ed intuitive le sue interruzioni. Le uniche resistenze opposte sono due paretine di roccia buona da risalire proprio all’inizio. Poi è cosa fatta quasi fino a quota 1300. Qui la cresta si fa impraticabile, o meglio, si interrompe tra le sue pieghe, denotando la struttura carsica del monte, sottolineata da doline e vari anfratti che si potran scovare facilmente. A questo punto è necessario volgersi al bosco, per riportarsi appena possibile, nuovamente in cresta. Ed eccoli i faiârs! Alcuni piccoli e contorti come quelli del Cuâr, altri che scuotono per il oro entusiasmo! Non tanto per il fusto, quasi esile, ma per tutte quelle braccia che ne escono, bramose d’abbracciar il sole! In breve son sulla vetta. Unico neo, il benvenuto che si fa antenna (della Protezione Civile). Scendendo per il crinale il panorama s’amplia e ripaga dei pochi sforzi profusi. Davanti a me il vero triangolo delle Bermude dal salvadi: Caserine, Burlaton e Vetta Fornezze. Un elenco che sa d’appuntamenti a due per la prossima stagione. Sotto, divorato dalle ombre, il serpentevole lago del Ciul, con la sua tetra muraglia. Infine il Frascola, col suo aquilotto che mai si decide a spiccare il volo. Vicino alla cima avevo già ritrovato (e continuato a snobbare) qualche bollo. Più in basso ne scorgo un altro. Lontano, su di un masso. Probabilmente è la via per aggirar il primo tratto di cresta. In un bosco ripido e ombroso, ove ogni passo promette scivolii. Continuo per le mie tentando di capire perché quegli schizzi di vernice abbiano disegnato un cammino che, anche in cresta, segue parallelamente quello percorso da sempre. Il valore aggiunto di questa deviazione sta proprio nell’integrità del suo ambiente. Ermo. Silente. E nella libertà che si respira nel percorrerlo, affidandosi a lui, dedicandosi a contemplarlo e non ad aguzzar la vista nella solita caccia al tesoro.(13.01.2016)
  • 19/01/2016 Alle porte della val Tramontina m’aspetta un vitellino. In mezzo ad una strada trafficata. Bramava le verdi erbe dell’aiuola il pargolo quintaluto! Proprio sul più bello, ecco che arrivo io! Tentenna. Dondola. Poi ripiega verso i campi sulla destra. Io, sciolto in quegli occhioni, ho già fatto le provviste di sorrisi per la giornata. Ritrovo Posplata come l’avevo lasciata. Ombrosa. Deserta. Colorata. A farle compagnia solo il vociare del rio dei Gamberi. Il muretto a secco si fa accarezzare tutto, mentre al suolo compaiono i primi Ellebori Neri, le Poligale e soprattutto i Bucaneve. Buca cheeee? Il Col della Luna chiude la valle e tenta di scoraggiar i viandanti con le sue strapiombanti pareti meridionali. Il manipolo di case Coleiba mi fa lo stesso effetto della prima volta. Stupore, meraviglia, ammirazione e ancora stupore. Non sono capanne, ma case che, nonostante siano diventate cibo per la foresta, testimoniano la cura con cui sono state edificate. Quassù. In mezzo al nulla. Ove ogni cosa è fatica. Ogni bisogno è distanza. Ogni desiderio un sogno scolorito. Eppure ce n’era d’amore ostinato qui! Quei terrazzamenti lasciano a bocca aperta! Poi un albero. Non ospita un fungo. Ne è diventato parte integrante. Un lato della corteccia ha cambiato completamente colore. S’è fatto morbido. Il secondo gruppo di case è bagnato dal sole. L’ingresso di una di queste è stato impreziosito da due colonne. Due fusti di rampicante che paiono decorazioni. In forcella ho solo che da scegliere, il mio ritorno in questa vallecola è infatti mosso dal capriccio di far la conoscenza con il monte Crepa e il Col della Luna. Decido di partire dal primo. La traccia segue quasi fedelmente la cresta. Evidente, non presenta difficoltà ed in mezz’ora abbondante porta sulla cimotta. Una deviazione consigliatissima (meno di 200 metri il dislivello da aggiungere a causa dei vari saliscendi). Abbassandosi di pochi metri verso sud, ecco il primo belvedere verso il lago e la piana. Il Meduna taglia le ghiaie graffiandole di luce riflessa. Il Raut guarda con invidia la bianca cima del Dosaip. Ancor più in là, il muso del Col della Luna. Con quella chioma tagliata al millimetro, l’espressione grigia e severa. Dall’altro lato invece appare una splendida cartolina di Tramonti di sopra. Guardata a vista dal Rest e dal gruppo del Valcalda. Sconsolanti i colori con cui s’addobban le cime. Solo il Teglara ha una spolverata di bianco che il vento annunciato ha tutta l’intenzione di scippare. Le Giulie invece, fan capolino glassate. Col Canin in bella mostra ed il Sart che allunga il naso. Respiro ad ampie boccate questa giornata che nulla ha di freddo e ventoso. Per lo meno qui. Poi riparto, scodinzolante, verso quell’insignificante picca dal nome incantato.(13.01.2016)
  • 10/11/2013 Partito dal lago di Redona sotto un diluvio universale e dopo aver trovato parziale rifugio tra i ruderi in località Qualdiper arrivo finalmente a Posplata dove la casa della famiglia Cassan mi offre un momento di confortevole e inaspettato riparo dall'acquazzone che nel frattempo mi flagellava da quasi due ore.Dopo aver asciugato i vestiti stendendoli sul comodo attaccapanni del sottoportico....ringrazio sentitamente i Cassan...spero non sia violazione di domicilio!...mi rendo conto di non poter proseguire per forcella Spessa dato che i sentieri sono dei torrenti in piena e il rischio cadute troppo alto.Modifico quindi l'itinerario proseguendo lungo la carrareccia che costeggia il rio dei gamberi giungendo fin quasi alla frazione di Inglagna...non è proprio l'itinerario originario ma in caso di "emergenza" salva comunque la giornata e offre degli scorci meravigliosi sul torrente e sulle borgate limitrofe.Nonostante l'insana idea di arrivare a piedi a Chievolis e ritornare al lago in autostop ritorno sui miei passi e risalgo alla forca del Prete per poi arrivare a Qualdiper ormai quasi "asciutta"!Andrò sicuramente a forcella Spessa ma magari faccio il giro da Pradis....
  • 18/04/2013 Dopo mesi in solitaria ritorno per monti cun Dree.. Il ponte mette subito allegria e le fioriture verso forcella Prete non mancano. Vedo le prime borrane… Posplata è incantevole come le acque del rio che appaiono come un miraggio in una giornata dove l’erba fuma e ogni passo è più pesante. La valle è una cappa.. Le case Coleiba pongono domande che muoiono nello stupore e nel rispetto di un’antica vita, durissima quanto semplice, ove le dita spaccavano pietre e non correvano su display.. L’essenziale e il sacrificio accompagnano i passi sui terrazzamenti… La pesantezza aumenta.. saran le tre zecche che ho notato passeggiare su di me… Il panorama dalla dorsale del Crepa mitiga la non altissima valutazione sull’appagamento dell’itinerario. La voglia di traversata, la curiosità e il ricordo dei simpatici animaletti mi spinge a scendere per Pradis. Il bosco è imponente ed evocativo anche se abbiamo surfato tra un mare di foglie e rami nascosti. Scendendo la strada non trovo il sentiero ove volevo tagliare e il ritorno diventa una lunga camminata dopo il tentativo fallito di un paio di guadi.. Ma l’improvvisazione è anche questo. Risa, sogni montani e futuri progetti (e qualche blasfemia d’ordinanza) ci riportano all’auto. Mi sa che il lago del Ciul mi vedrà d’inverno..
  • 26/12/2011 Mi discosto un po' dai commenti precedenti: l'aspetto ambientale dell'escursione non mi è parso proprio eccezionale, visto che si attraversa quasi sempre una boscaglia (sottolineo: boscaglia, non bosco) assai disordinata, con ramaglie e alberi spezzati ovunque. Non un percorso per gli amanti dei bei boschi, dunque.Destano invece sempre sensazione le apparizioni di gruppi di case in rovina - ma neanche troppo, considerando il lungo e assoluto abbandono - in luoghi così lontani dalla "civiltà", tanto che non ci si può trattenere dal cercare d'immaginare come fosse la vita in quei luoghi: è un'escursione che fa pensare!Bello, ma purtroppo breve, il tratto che costeggia il rio dei gamberi (dei crostacei neanche l'ombra, però).
  • 30/10/2011 Un capriolo, tre salamandre e un airone cinerino. Nessun bipede.
  • 22/03/2011 Domenica 20 marzo 2011, tempo spendido. Il sentiero segnalato CAI 395 parte poco sotto la SS 552 della Val Tramontina, al limitare settentrionale del lago di Redona. Il percorso (tutto ben segnalato) è veramente suggestivo; come antipasto c'è l'attraversamento del Meduna su una passerella con vista sul lago; nella spianata di Qualdier ho incontato dei caprioli; superata la forcella del Prete si giunge all'abitato di Posplata dove ci attende la "casa degli gnomi"; il suggestivo tratto che costeggia il rio dei Gamberi, precede la parte più impegnativa che porta ad attraversare due nuclei abitativi abbandonati che mantengono tutto il fascino dei posti "irraggiungibili". Richiede un certo allenamento l'ultimo strappo fino alla forcella Spessa, da dove, risalendo brevemente a destra, si raggiunge un cocuzzolo da cui si gode un panorama ... (tutto da vedere!!). Mettere in conto tre ore per la salita e quasi altrettante per la discesa. Un saluto alla signora che non ha potuto rqggiungere la forcella a causa di un lieve infortunio. (sarà per la prossima volta, potremmo accordarci, per fare con due auto tutto il sentiero fino a Tramonti di Sopra).
  • 20/03/2011 Percorso odierno, sole e a tratti vento anche forte. La strada a sx che costeggia il lago è tuttora interdetta al transito a causa franamenti, ma il divieto è largamente disatteso. Il sent. è numerato 395 sul guard-rail e all'inizio del ponte sospeso mentre alcuni alberi riportano ancora il vecchio numero 2; percorso piacevole ed appagante, ben segnalato, splendide fioriture; un po' di ansia sul ponte sospeso e.... in movimento. Loredana
  • 19/02/2006 Oggi 18 febbraio 2006 ho percorso l'itinerario. Bello il percorso (la camminata lungo il rio dopo il primo borgo), a tartti panormaico (la dorsale area offre scorci inconsueti), decisamente divertente il ponte sospeso.
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    01/06/2012 Nicchia devozionale (Qualdiper).
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