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    Anello di Castelnovo del Friuli
    Prealpi Carniche
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    Anello di Castelnovo del Friuli
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU06

Anello di Castelnovo del Friuli

Avvicinamento

Percorrendo la strada statale n.464, nel tratto compreso tra Spilimbergo e Maniago, si seguono a destra le indicazioni per Lestans, Usago o Travesio. Raggiunto il centro di Travesio, la strada piega ad est in direzione di Castelnovo, seguendo il corso del torrente Cosa fino a giungere alla frazione di Paludea dove si parcheggia comodamente (m 228, ampio spiazzo presso il centro sportivo).

Descrizione

Anello di Praforte vecchio (T)

Dal parcheggio si prosegue lungo la strada principale in direzione di Clauzetto fino al ponte in pietra sul torrente Cosa. Qui si lascia l’asfalto per iniziare la prima parte dell’escursione che ci condurrà a visitare i borghi di destra orografica. Imboccata la comoda mulattiera che costeggia il corso d’acqua in pochi minuti si arriva alla fonte Tof. Il percorso successivamente coincide per un breve tratto con il greto di un piccolo rio secondario oltre il quale si esce nuovamente all’aperto in vista delle case di Almades. Ben presto ci si trova ad un piccolo crocevia tra le case dove si imbocca la strada di fronte, subito a destra dell’ancona. Poco prima del ponte sul rio delle Tessarie fare attenzione alla prosecuzione dell’itinerario lungo la evidente mulattiera che si stacca sulla sinistra. Lasciata la strada si sale con decisione lungo una caratteristica clapadoria (sentiero lastricato), passando accanto ad alcuni vecchi casolari. Con pendenza decrescente si raggiunge la dorsale soprastante all’interno del bosco di castagno, fino a toccare il punto più alto presso il cimitero di Praforte (m 440). Ancora un breve tratto in falsopiano e si raggiunge anche la chiesa di San Vincenzo dove si abbandona definitivamente il percorso principale, che nel frattempo si è ampliato in carrareccia, per scendere a sinistra lungo una mulattiera contornata da muretti a secco. Dopo pochi metri è consigliabile prendere la mulattiera che si stacca sulla destra per andare a visitare ciò che rimane delle case di Praforte Vecchio. Il borgo, abbandonato all’inizio degli anni 70, è ormai formato da edifici in gran parte pericolanti come ammonisce anche un cartello all’entrata. Ritornati al bivio, si prosegue a scendere lungo un sentiero incassato raggiungendo una sottile dorsale boscata a cavallo tra due valloncelli. Giunti a ridosso delle pendici del Col Navicello, ad un bivio ci si tiene a sinistra, lungo la traccia principale (il sentiero di destra porta a Ghet o Zancan), risalendo con una breve diagonale verso la sommità del colle. Da qui ci si affaccia nuovamente sulla valle del Cosa iniziando a scendere definitivamente su una buona mulattiera. Nel sottobosco, invaso edera e dal pungitopo, affiorano a febbraio le prime fioriture costituite da crochi e primule comuni. Con un ampio tornante si esce presso le case di Vidunza dove si ritrova la strada asfaltata. Al primo bivio presso Braida si segue il ramo di destra che in poco tempo riguadagna il fondovalle presso il punto di partenza.

Anello di Vigna (T)

Dal parcheggio questa volta si imbocca la direzione opposta, ritornando verso Travesio per qualche centinaio di metri fino ad incontrare sulla sinistra una stradicciola asfaltata. La si segue innalzandosi con qualche svolta e tralasciando poco dopo la diramazione su sterrato per Giambiz. La strada termina in breve nei pressi dei resti di Molevana, preceduti da una cappelletta ancora in buone condizioni. Il piccolo nucleo di case è ormai completamente invaso dalla boscaglia che ha anche reso impraticabile la vecchia mulattiera che collegava Molevana a Vigna. Tuttavia ritornando sui propri passi per un centinaio di metri è possibile imboccare a destra (est) uno stretto sentiero che aggira la quota 340 tagliando un versante piuttosto inclinato. In breve si confluisce nel tracciato principale che ricompare da destra in corrispondenza di un punto panoramico. Ci troviamo nei pressi delle prime abitazioni di Vigna, la frazione che ospita il colle della chiesa di San Nicolò con l'attigua torre campanaria.
Raggiunta nuovamente la strada asfaltata la si segue in moderata discesa innestandosi poi a destra sulla rotabile che unisce Vigna a Costa. Dopo circa trecento metri si imbocca a sinistra la via che conduce sulla sommità del colle. Qui vi è la possibilità di salire sul piccolo ripiano che si trova ai piedi del campanile (m 328) dove si apre un interessante panorama sui colli di Castelnovo e sulla cerchia delle Prealpi Carniche. Dopo essere ritornati sulla strada principale la si percorre in senso opposto seguendo ora la direzione per Paludea. Dopo un breve tratto in accentuata pendenza la strada scollina nuovamente sul versante affacciato alla val Cosa. Tralasciata la diramazione per Forca si è nuovamente ad un bivio: a destra si sale verso Faviz per intraprendere l'ultima parte dell'escursione mentre a sinistra si può chiudere scendendo direttamente al parcheggio.

Anello di Celante (E)

Dal parcheggio o dal punto precedente si sale verso la frazione di Faviz percorrendo un paio di panoramiche curve. Poco dopo un cartello segnala a destra la diramazione che conduce alle case di Mierlis, poste in posizione panoramica ma per gran parte rovinate. Il nostro itinerario continua invece su asfalto verso il borgo di Rez, oltre il quale la strada si fa sterrata e interdetta al transito veicolare. Nel tratto successivo la pista taglia in lieve saliscendi il versante meridionale del monte Santo assecondandone tutte le rientranze e passando accanto ad alcuni vecchi casolari. Dove la strada termina si prosegue per un buon sentiero che in pochi minuti conduce all'insellatura compresa tra le quote 453 e 451. Si cala ora nel versante opposto fino a confluire in una pista forestale che perde quota a svolte nel bosco innestandosi infine sulla strada Celante-Pradaldon. Si segue la strada a destra verso Pradaldon per circa ottocento metri poi, individuato un vecchio ponte in pietra, lo si attraversa facendo attenzione alla notevole esposizione sopra la forra. Il tratto successivo è particolarmente suggestivo poiché ci si ritrova a percorrere un esile camminamento sospeso sulla stretta costa che separa due greti. Più avanti il sentiero piega a destra portandosi su terreno migliore e puntando in direzione delle case che si scorgono più in alto. Tralasciate alcune diramazioni, si esce nuovamente sulla strada asfaltata presso Celante di Vito. Non resta ora che seguire la rotabile a sinistra fino alle case di Celante di Castelnovo ma prima di scendere definitivamente verso Paludea è consigliabile intraprendere la breve deviazione che conduce a Col Monaco. Il luogo ha alle spalle una lunga storia le cui vicende, a partire dall'VIII secolo, sono ben riassunte nel cartello illustrativo presso la chiesa.

Avvertenze

L’Anello di Castelnovo riunisce una serie di punti di interesse mediante un percorso circolare dal ragguardevole sviluppo chilometrico. L’escursione, quindi, è stata divisa in tre parti distinte che possono essere intraprese anche separatamente, avendo il medesimo punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Escursione
Mese consigliato
Febbraio
Carta Tabacco
028
Dislivello
200
Lunghezza Km
21
Altitudine min
228
Altitudine max
440
Tempi
Dati aggiornati al
2009
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 26/11/2016 Mi ha entusiasmato molto questo anello che, nonostante le apparenze (quota bassa, tratti di asfalto), riserva delle sorprese che vanno al di là dell' appagante ma consueta conquista della cima. Abbiamo effettuato questo percorso domenica 20/11 esattamente come da relazione SN sommando i tre itinerari proposti in una giornata. Confermo la scelta dell'anello di Praforte in senso antiorario, in quanto l'erta salita lungo la clapadoria da Almàdis verso S. Vincenzo è più agevole in questo senso, per evitare di scivolare nel caso di terreno bagnato. Praforte abbandonato ma ancora vitale, la stupenda cappelletta di Molevana, testimone di un paese sepolto, Colle S.Nicolò e Col Monaco con le loro storie, sono solo alcuni eclatanti esempi di questo bella camminata. Passeggiando per i sentieri si possono incontrare ruderi di vecchie case, stalle, muri a secco, selciati, ponti in pietra, fonti d'acqua: testimonianze importanti dell'architettura rurale e della vita dei tempi andati, che l'escursionista interessato saprà cogliere. I sentieri sono ben tenuti e segnalati per quanto riguarda le prime due proposte della guida, mentre il tratto sopra la forra del torrente Cosa verso Celante di Vito, risulta piuttosto inerbito. La rigogliosa vegetazione inoltre toglie la suggestione di trovarsi "sospesi sulla stretta costa che separa due greti". Le attrattive di questa escursione si fondono con la storia di un territorio, complesso morfologicamente come quello di Castelnovo, e con la storia delle popolazioni, che hanno saputo adattarsi a questo ambiente , sfruttandone le potenzialità nel rispetto di esso. Per approfondimenti consiglio il supplemento "Castelnovo del Friuli" della rivista "Sot la Nape" uscito nel 2009.
  • 02/03/2016 Parcheggio deserto, mi saluta l’operoso picchio e quel ritmo mi accompagnerà lungo tutto il percorso, oggi primavera e picchi. Lungo il sentiero della sorgente l’incrocio, è lui, carico di bottiglie appena riempite, mi raccomanda di bere alla fonte, è lui, simpatica persona che in un paio di minuti mi elenca tutti i pericoli dell’andar da soli, ascolto il suo consiglio di bere, per il resto….Un ponticello di legno e a terra un paio di ciabatte (numero grande), calzini sui rami, jeans ed altri indumenti più o meno intimi, m’inquietano un po’ e allungo il passo verso Almedes già in vista. Caldo, la mulattiera sale verso i primi ruderi, ai lati un giardino primaverile e profumo di erba cipollina, oggi fiori, tanti fiori lungo tutti questi 21 km. A Vidunza canta il gallo, gallo dormiglione direi, curiosi i dipinti all’interno della cappelletta preso i ruderi di Molevana; presso la chiesa di San Nicolò una signora pulisce la gradinata che porta alla torre, domenica ci sarà la festa che riunisce i sindaci di tutti i Castelnuovo d’Italia, quest’anno tocca a noi dice, mi racconta che Praforte è deserta per motivi militari (poligono), mi raccomanda di salire al Col Monaco a vedere la pietra di Carlo V, zampetto via non senza aver ammirato la particolare rosa “dei castelli”. Tratto d’asfalto antipatico quello verso Faviz, pendenza positiva 27% e poi discesa 20%, un po’ avanti indietro per trovare la prosecuzione del sentiero ben nascosto dietro un’abitazione con 3 cani scatenati a far la guardia, ma almeno è un bel sentiero nel bosco soleggiato quello che percorre il monte Santo, e presa dall’euforia alla vista di due farfalle gialle non mi curo di un bivio e mantengo la destra; il sentiero è ottimo, ci sono solo un paio di schianti che si superano, si ricongiunge alla pista forestale allungando di un po’. A Celante salgo al Col Monaco, il cartello indica opera di sistemazione in corso, la boscaglia avrebbe bisogno di una buona ripulita, un fitto intreccio di pungitopo impedisce l’accesso alla vedetta di epoca romana. Discesa verso Paludea per asfalto mentre alcuni ciclisti ci danno di pedale
  • 18/02/2008 una bella passeggiata!
  • 20/01/2006 una tristezza e nostalgia infinita per chi, come me, ha percorso da bambina i sentieri puliti, i "praas" dove si faceva fieno e si mangiavano le fragoline di prato e da dove si vedeva Clauzetto..............e, dopo il "fazzoletto del cimitero" ritagliato in mezzo ai prati puliti e aperti si entrava nel dedalo delle "viuzze" acciottolate e con i muretti a secco del paese!!!! A PROPOSITO, la casa di mio Nonno è ancora in piedi, NON E' CROLLATA !!!!! se un paesino così fosse stato situato, ad esempio, in Francia,sarebbe monumento nazionale.
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  • Ponte Tof. 20/11/2016
    26/11/2016 Ponte Tof. 20/11/2016
  • Casa con vetrate adorne di corteccia a Praforte. 20/11/2016
    24/11/2016 Casa con vetrate adorne di corteccia a Praforte. 20/11/2016
  • Cjasa Gjelma a Praforte. 20/11/2016
    24/11/2016 Cjasa Gjelma a Praforte. 20/11/2016
  • La bellissima cappelletta affrescata di origine ottocentesca ...
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  • La torre campanaria della chiesa di San Nicolò si trova sul  ...
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