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    Casera Pramosio da Laipacco
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU19

Casera Pramosio da Laipacco

Avvicinamento

Risalendo da Tolmezzo la valle del But, circa tre km dopo Paluzza all’altezza del ponte di Cleulis, seguire a destra le indicazioni per la foresta di Pramosio (località Muse). Proseguire diritti fino ad un evidente bivio dopo le ultime case del paese dove si lascia l’automezzo (m 855, grande cartello dedicato alla mulattiera storica di Pramosio, segnavia CAI n.403).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Gennaio
Carta Tabacco
09
Dislivello
600
Lunghezza Km
8,7
Altitudine min
855
Altitudine max
1526
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 13/03/2016 Lo striminzito parcheggio è già popolato. Un'affiatata coppia è già pronta a partire con Beauty, piccolo canide (un westie?) candido come il terreno che calpesta. Mi preparo con calma e quando scendo li trovo ancora lì. Han fiutato l'apripista. Ma l'attacco sarà differente, io pedulato per il troi. Loro ciaspolati per la carrareccia. Non sanno cosa si perdono! Fino a quota 1200 le zampe sprofondano in una neve docile che assorbe ogni rumore, che ingoia ogni passo. Una sensazione bellissima! Mi sembra di calzare due piedoni da orsetto di peluche! La morbidezza attraversa tomaia e cuciture per avvolgerti, senza appesantire l'incedere. In pochi secondi sono alla mercé di quel bosco, della miriade si stelle cadenti e luccicanti, di quei rami tronfi che subiscono a turno le leccate d'ordinanza. Mmmmhh, buona la neve! Quando il troi si riporta sulla strada il manto cambia carattere e spessore. Non vi sono tracce che non siano sciistici binari. Provo a discostarmi da quel filo d'Arianna e pooof! Sorpresa! Son dentro fino al ginocchio! Continuo ad avanzare nel silenzio più totale tirando le orecchie per percepire lo sbuffo d'ogni albero, per vederlo scrosciarsi di dosso il pesante sortilegio che il cielo ha voluto lanciargli nella notte. Il bosco è aperto, la luce entra ad ampie boccate, zebrando una tela tridimensionale. Più s'avanza più la magia dell'inverno pretende il suo contributo in fatica. Il segnale di bovini al pascolo emerge a stento. Scompaiono anche gli agognati binari. Ma oramai avanzo d'inerzia emozionale. Mi rapiscon le orme del vento. Ogni metro si fa quadro. Altorilievi curvilinei si susseguono, strato dopo strato. Paion ondose carezze sulla battigia. Poi tutto si rivela. La potenza visiva della Creta di Timau si fa grido, un rumore ch'esce dalla pancia della montagna, un treno in galleria. I canaloni son trampolini che il sole ha sciolinato per bene e le slavine si susseguono, impressionanti. Il Gamspitz è una vedetta perfettamente bicolore con la sola schiena ricoperta. Ma a farla da padrona è la glassa. Complice il sole, che sottolinea con bianchi ardenti quei contorni ove il manto ha ceduto. Tutto si fa meraviglia, pure quella cava coi ripiani sottolineati da un mascara candido. L'edificio più basso dell'agriturismo è completamente sommerso. La porta principale spunta appena col suo arco. La staccionata del parcheggio emerge a filo solo in certi punti. Sopra la stalla è aperto il ricovero invernale. Libero la panca del primo stabile e mi lascio scottare le guance. Poi arrivano gli altri, alla spicciolata. Prima due giovani scialpinisti e poi il trio guidato da Beauty. Mi ringraziano col sorriso sulle labbra. Entusiasti, si sbilanciano sulla mia età riportandomi al periodo universitario. Se cercavano di guadagnarsi un apripista on demand...l'han trovato! L'ultimo ad arrivare è Giorgio. Un solitario, per usare le sue parole, piacevolmente scioccato dallo spettacolo che gli si para di fronte. Saputa della mia intenzione di salire sulla spalla a sud per curiosare il massiccio del Arvenis, mi chiede se può seguir le mie orme. Saremo in due a respirar la corsa del Cjanal di San Pieri. Poi si riparte lenti, perdendosi tra cupoloni spatolati e ghiacciati che s'alternano alle scie del vento nella neve. Altri tratti disegnan curve che son echi continui, come cerchi d'una pietra lanciata nell'acqua. Mi sta dietro Giorgio, ma scendiam distanti e silenti, intuisce, senza bisogno di parola alcuna, che io non ci sono. Il corpo avanza ma il mio sorriso fugge ovunque. Gli occhi son quelli d'un bimbo e scappano come ali di farfalla, prima attirati da un forma poi da un'altra ancora. Ai primi tornanti inizia la corsa, il taglio del taglio, un precipitar inconsulto ed entusiasta più simile al nuotar nell'aere che ad un incedere razionale. Non mi riprendo neanche al parcheggio, quando ritrovo quei "diversamente giovani" che tanto mi han lodato senza rendersi conto di quanta energia, fisica ed emozionale, han ancora da bruciare. Un sorriso di sguardi e si riprende la via di casa... (04.03.2016)
  • 28/03/2015 Salito oggi con una giornata meravigliosa.Avrei potuto arrivare in auto fino alla casera, ma il programma prevedeva la salita come da descrizione SN. Neve a macchia di leopardo da q.ta 1250 circa. Usate le cjaspe da pramosio nel tentativo di arrivare al monte paularo, ma l'assenza di segnaletica abbinata ad una neve troppo leggera, mi hanno fatto desistere a quota 1700 circa. La conca di pramosio rimane sempre uno spettacolo ancor più valorizzata con una giornata di sole intenso.Buona vita a tutti
  • 04/01/2015 saliti ieri sabato 3 gennaio fino al laghetto Avostanis, giornata meravigliosa con inversione termica; fino a Casera Pramosio pochissima neve sia sulla strada che sul sentiero, poi noi abbiamo trovato comodo calzare le ciaspe, ma non erano strettamente necessarie.Giro meraviglioso!
  • 26/12/2014 Raggiunta oggi con un iniziale cielo grigio e nevischio; neve praticamente assente fino alla casera (solo ghiaccio al suolo). Dalla Casera indossate le ciaspe e con un bel sole che però poco ha mitigato il freddo intenso ed il vento che giocava con la neve fresca salite verso il lago Avostanis, meta prefissata. In realtà abbiamo proseguito fin oltre malga Pramosio alta. Nessuna difficoltà lungo il cammino, forse sarebbero stati più comodi i ramponi piuttosto che le ciaspe perchè la neve era discretamente dura. Incontrati una decina di escursionisti e due cagnetti.
  • 23/04/2014 Salito oggi seguendo l'itinerario descritto. Strada perfettamente pulita.Avrei potuto salire anche in auto. La neve si incontra a quota 1200 circa, ma non sulla strada. Il mio programma prevedeva la salita al monte Paularo, ma a quota 1700 mi sono arreso. La neve umida si attaccava alla cjaspe rendendole pesanti ed inoltre, evidenti tracce di slavine, mi hanno consigliato la resa.Buona vita a tutti
  • 06/03/2014 Camminato in compagnia della mia inquietudine, percezione del non totale controllo, è la mia prima uscita in solitaria con ciaspole, c’è sempre una prima volta…Grandi lavori di pulizia ed esbosco lungo la pista forestale, scambio qualche parola e per confortarmi mi viene detto che “sopra“ ci sono quasi 4 metri di neve; indosso le ciaspole a quota 1080, preferisco salire lungo la monotona ma tranquilla strada tagliando solo un paio di tornanti. Sole che filtra a tratti, qualche ramo che si spezza, il tonfo della neve che cade dai rami, lo scricchiolio di qualche vecchio abete, qualche rigagnolo di acqua da scioglimento e poi il vento, verso mezzogiorno un forte vento che quando esco allo scoperto sulla conca della casera solleva nuvole di neve, c’è da superare un ammasso di neve a ridosso di un pendio oltre il quale tocca a me farmi il percorso; proseguo fino a un centinaio di metri in linea d’aria dalla casera, ripiego, vento troppo forte. In discesa, approfittando di una traccia ben battuta, scendo fino casera Scandolaro, da lì non è però visibile il sentierino che scende per cui torno sui miei passi, all’ancona di q.ta 1300 seguo il sv 403 fino alla fine, scambio di saluti con chi è al lavoro sulla ruspa.
  • 23/12/2012 22/12/2012 Ripercorso l'itinerario; di neve non ce n'è molta e le ciaspe le abbiamo indossate solo poco prima della conca che da' accesso alla casera. Splendida giornata, il sole che batte sul tetto fa sgrondare acqua di scioglimento; nessuno in giro, solo alcuni caprioli nel bosco. Al ritorno percorso alcuni tratti di sentiero dotati di ramponcini (brevi tratti ghiacciati).
  • 29/02/2012 Bè, all'inizio ero un po' demoralizzato, dato che neve non se ne vedeva, ma oltre i 1000-1100m mi sono spesso trovato con la neve al ginocchio, nonostante le ciaspe.Verso casera Pramosio i panorami si aprono per bene, rendendo l'escursione ancor più piacevole. Unica pecca, riscontrabile solo se si vuol seguire il sentiero e non la carrareccia, è costituita dai segnavia, non certo eccelsi per dimensioni, visibilità e collocazione; inoltre vi sono spesso segnalazioni "simil-segnavia CAI" che però tali non sono: attenzione a non farsi fuorviare!Assolutamente coinsigliata la prosecuzione fino al rif. Morgante e, avendo tempo (cosa che a me è mancata), fino alla C.ra Pramosio alta.
  • 08/01/2012 Itinerario effettuato oggi – così come da descrizione - con il cugino Piero e l’amico Bill, cane alpinista (altezza al garrese 21 cm). Il percorso è ben segnalato e, soprattutto, ben pestato. Le ciaspe le abbiamo calzate alla Malga per andare fino al Rifugio Morgante, più che altro per dare un senso al peso in più portato (Bill, esperto montanaro, le aveva lasciate a casa).Escursione molto appagante, fatta in una bella giornata di sole (al netto dei 15 minuti di nevischio alla malga, ma poi è tornato il sereno). Consigliabilissima.
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  • verso malga Pramosio alta
    26/12/2014 verso malga Pramosio alta
  • il vento solleva la neve
    06/03/2014 il vento solleva la neve
  • fra neve e cielo
    06/03/2014 fra neve e cielo
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    06/03/2014 il ripiano di casera Pramosio bassa
  • d'inverno è magica!
    01/02/2014 d'inverno è magica!
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