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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
    Alpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaU26

Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato

Avvicinamento

Percorrere la strada statale n.13, Pontebbana, in direzione nord fino all'abitato di Resiutta dove si entra in paese per proseguire lungo la rotabile che risale la val Resia. La si percorre per circa duecento metri lasciando l'automezzo a sinistra davanti alla Chiesa (m 317, comodo parcheggio).

Descrizione

Si inizia imboccando via Chiesa che si diparte sulla sinistra ma dopo poco, al primo sottoportico, si prende a destra immettendosi sulla strada sterrata che esce dal paese in direzione est. Seguendo le indicazioni del segnavia CAI n.631 e i capitelli della Via Crucis, con un paio di tornanti si perviene alla chiesetta del Calvario dove termina anche la stradicciola. Di fronte a noi, sull'altro lato della valle, la vista si apre sulla grande piramide del monte Pisimoni che si innalza di ben 1400 metri sopra le case di Ovedasso. Dalla Chiesa si prosegue lungo un buon sentiero, protetto a tratti da una staccionata in legno, dapprima in falsopiano poi in salita lungo le pendici settentrionali del monte Chichi. In breve ci si raccorda alla pista forestale che sale dalla strada provinciale e che va imboccata a sinistra in moderata salita. Raggiunto il versante meridionale del monte Staulizze, a quota 700 m circa, poco dopo un vecchio stavolo diroccato, prestare attenzione al bivio che ci porta ad abbandonare la pista per proseguire a destra lungo un comodo sentiero pianeggiante. Questo traversa le pendici del monte, ricoperte da una fitta pineta, rimanendo poco più basso rispetto alla strada. In breve si raggiunge un impluvio franato dove il sentiero tende spesso a rovinarsi ma subito si riprende a camminare comodamente nel bosco. Al termine di questo piacevole traverso si esce sul bordo del grande ripiano che ospita gli stavoli Ruschis (m 688), per gran parte risistemati e situati in posizione panoramica e solatia. Seguendo alcuni sbiaditi segnavia si attraversa un grande prato toccando poi il nucleo più consistente di abitazioni. A questo punto è possibile proseguire lungo la mulattiera che si allontana verso est (qualche segnavia) oppure assecondare la strada di servizio che raggiunge le abitazioni più a nord e quindi prende a salire verso destra a piccoli tornanti. In ogni caso ci si raccorda a quota 758 m dove la pista inizia a risalire le pendici del monte Plagna, compiendo alcune anse all’interno di una bella pineta a pino nero, caratterizzata dalla presenza di grandi piante dal fusto slanciato. Quasi senza accorgersene si passa accanto alla poco evidente sommità del monte Plagna poi la strada inizia a perdere decisamente quota. Piccoli scorci tra la vegetazione incorniciano spesso le vette del gruppo del Canin e del Cimone ed in qualche punto la vista si apre anche sulla val Resia. Con una serie di svolte un poco più ripide si cala sulla ampia insellatura che ospita gli stavoli Pischiuarch (m 774). La zona è ora in fase di rimboschimento ma dobbiamo pensare che, ai tempi in cui questi stavoli erano abitati, i prati avevano una estensione assai maggiore.
Pochi metri oltre, un’ancona ed un cartello (Bila) indicano a destra la prima deviazione per scendere direttamente a San Giorgio, abbreviando sensibilmente l’escursione. Volendo invece proseguire si traversa ancora lungo la pista raggiungendo una selletta dove la strada riprende a salire a stretti tornanti. Grazie allo spostamento sul versante sinistro della dorsale, la vista si apre in più punti anche verso le montagne di Moggio e Chiusaforte ed in particolare su Pisimoni, Belepeit e Plananizza. In breve la strada riguadagna il versante a meridione traversando anche le pendici del Col Mezzodì fino ad un ulteriore avvallamento tra quest’ultimo ed il monte Posar. Qui il segnavia CAI n.631 piega a sinistra sul versante nord mentre il nostro itinerario prosegue ancora lungo la strada. Si raggiunge anche il nucleo degli stavoli Scia (m 830), situati in posizione assai panoramica su un aperto ripiano affacciato sul tratto centrale della val Resia. E' il punto migliore per osservare la lunga catena dei Musi che chiude a sud la valle formando una dentellata cresta di vette. Qui vi è una ulteriore possibilità di scendere a San Giorgio tramite sentiero (vedi variante). Infine, dopo alcuni modesti saliscendi, si asseconda una marcata rientranza che conduce ad un bivio dove ci si immette a destra sulla pista proveniente da forcella Sagata (segnavia CAI n.638). Ci aspetta ancora una lunga ma piacevole discesa a tornanti per concludere l’escursione a Prato di Resia (m 492, sede del Parco delle Prealpi Giulie) dove avremo avuto l’accortezza di lasciare il secondo automezzo.

Variante ad anello da San Giorgio (E)

La traversata, come descritta in precedenza, richiede necessariamente la presenza di due auto agli estremi dell'escursione. In alternativa è possibile partire ed arrivare a San Giorgio utilizzando il percorso circolare della Via agli Stavoli, un itinerario inserito tra i percorsi dell'Ecomuseo della Val Resia. Lasciata l'auto a San Giorgio (m 424, parcheggio presso la chiesa), si imbocca via Clemente Tomasig e quindi via Campagna. Le indicazioni dell'Ecomuseo ci guidano ad oltrepassare le ultime case per arrivare ad una ampia zona prativa. Poco dopo una vecchia croce, si abbandona la pista inerbita per iniziare a salire lungo un comodo sentiero che in breve va ad assecondare la rientranza presso la quale si trova lo stavolo Braida, edificato su un piccolo terrazzamento. Il sentiero prosegue in diagonale tagliando pendici ricoperte dalla pineta a pino nero e talora intersecate da zone friabili. Con percorso sempre interessante ci si innalza moderatamente passando accanto ad una sorgente poi, dopo una ultima zona detritica, il sentiero arriva alla cappella dedicata a Sant'Antonio. Pochi metri dopo ci si innesta sulla pista che proviene dagli stavoli Ruschis e che si segue fino a raggiungere il nucleo di case. Da qui fino agli stavoli Scia il percorso è il medesimo già descritto nella relazione principale. Dal ripiano degli stavoli si scende ora lungo il prato sottostante (cartelli) imboccando un buon sentiero che perde quota in modo deciso nella pineta. Oltrepassata una cappelletta, il sentiero scende ancora in diagonale a sinistra per innestarsi sul filo di una dorsale boscata. Ormai in vista del paese, si passa accanto ad un grande macigno ed infine si arriva alle case di San Giorgio, a poca distanza del punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
027
Dislivello
800
Lunghezza Km
12,8
Altitudine min
316
Altitudine max
874
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 02/02/2017 A Resiutta invoco San Francesco degli Acciacchi, spogliandomi delle mie quattro cose da distribuire nei pietosi zaini del gruppetto. La testa, messa a mollo per due settimane in uno stagno malinconico, si scuote. Prima grazie ai sorrisi di chi m’accompagna, poi a quel musone del Pisimoni che pare pronto ad aprir la bocca per far un sol boccone del borgo sopra cui ci alziamo pian piano. La strada è una pista ben battuta, ma c’è spazio anche per affondare le punte delle pedule, ai lati. Giusto per sentire che neve è, quale sia la sua voce e che carattere abbia. Si lascia divorar dalle zampe, mentre esili fusti giocano a specchiar le loro ombre su di lei. L’Amariana è appena brizzolata, ma qui la strada non si vede. I centimetri sono quelli che bastano per rendere una semplice passeggiata una carezza. Le chiacchiere spensierate ci scippano il sentiero, mentre continuiamo ad accondiscendere all’ipnotica carrareccia. Fino al belvedere del monte Staulizze. Il bosco, come un sipario, s’apre tutto e dietro la schiena pelosa dello Jama fa la sua apparizione la dorsale del Montâs, mostrando la doppia anima: metà di nuda roccia, metà impellicciata di bianco. Dietro il Pisimoni sbuca il sommo guardiano della val Alba con il Cozzarel, fedele braccio sinistro. Pensare che, qualche settimana prima, proprio in quel paradiso ho lasciato gli ultimi rimasugli di spalla, ridotta ben peggio del casermone di Sot Cretis che ci studia appollaiato sul suo spuntone. C’è spazio anche per Sernio e Grauzaria che da qui paion le orecchie d’un gatto steso ed allungato, tese come un radar, pronte a comunicare l’oggetto del balzo che sia esso una farfalla, una mosca o solamente dell’aria da graffiare per accondiscendere ad un istinto che si fa gioco. Ruschis, grazie alla strada, è un brulichio di stavoli che si rifan belli. Pian piano le ferite del tempo si rimarginano e l’abbandono si fa amore. Qualcuno però, ha seguito il proprio destino. Chiara curiosa in uno semi-cadente, proprio sopra l’attacco del sentiero da riprendere. Merita, dice. Nient’altro. Finisco il thè e seguo il consiglio. Il soffitto è stato sezionato dal tempo. Nella trasformazione organica che ne ha generato il cedimento, s’è trasformato. Come cavia sul lettino d’un anatomo-patologo, mostra la carne viva fatta di assi, un derma costituito dalle ramaglie e quella cute così scura e priva di vita. Poi quel dettaglio: dei semplici gusci di noce. E’ facile immaginare la loro fuga dai sacchi che dovevano ospitare il loro letargo nel sottotetto. Forse scivolati durate uno spostamento, si sono infilati negli interstizi delle assi, rendendosi visibili dal piano inferiore solo grazie al collasso dell’esile soffitto. Basta un dettaglio così piccolo per ribaltare un mondo intero. Lo sguardo traduce l’immagine capovolgendo la realtà. Come fossi io quello appeso a testa in giù, un pipistrello a fissare delle noci cadute sul pavimento. Un’illusione che dura un paio di secondi, una burla dei sensi che mi lascia a bocca aperta. Poi le labbra si dilatano e tornano i sorrisi, uno per ogni grande faiâr, per ogni dentone che spunta all’orizzonte, dal più affilato Sart al profilo minuscolo e limato del Guarda. Poi ancora stavoli e lo scorcio sulle erbose pale orientali del Pisimoni. La giornata finisce nella piazza di Prato. Recuperiamo l’auto quando la dorsale del Canin inizia ad arrossire. Sospiro. Questa semplice passeggiata pescata dal cilindro a causa di magagne, non mi fa rimpiangere le vette che mi circondano. M’è bastato ascoltare i versi d’una semplice e bianca poesia che trascende da quote e spazi infiniti. Dai miei primi passi per sentieri ho ben chiaro come ogni viandanza celi piccole meraviglie. Che si scalino titani o ci si perda tra i filari di vite tinteggiati dai tarassachi, tutto sta nel seguire le briciole dello stupore. Nel tendere le orecchie dell’anima pronti a balzare nella magia delle forme, nel perdersi in dettagli insignificanti che si fan storie, lasciandosi cullare dai raggi del sole o solleticare dalle piogge estive, aprendo i petali dell’anima al tutto che ci circonda. (21.01.2017)
  • 07/02/2016 Percorso ieri, 06 febbraio 2016, il tratto dell'escursione da San Giorgio di Resia. Una comoda mulattiera porta agli stavoli Ruschis con le meridiane, quelle rimaste; poi su pista agli stavoli Pischi e Scia per chiudere su sentiero a San Giorgio, addobbato con fantocci per il carnevale resiano. Sottozero in fondovalle alla partenza, in alto invece si stava benissimo. Comitiva di giovani in escursione lungo il percorso; a Scia invece si lavora al taglio di alberi.
  • 23/09/2012 Percorso parzialmente il 22/09/2012. Per evitare di dover utilizzare 2 auto, abbiamo parcheggiato la macchina nei pressi della chiesa di San Giorgio. Dalle ultime case occidentali del paese parte la via agli Stavoli che conduce in un'oretta agli stavoli Ruschis; da qui la via agli Stavoli prosegue raggiungendo gli stavoli PischiUr, Rut e Scia. Dagli Stavoli Scia c'è la possibilità di scendere a San Giorgio, concludendo il percorso della via agli Stavoli. Noi abbiamo proseguito lungo la dorsale e raggiunto Prato di Resia lungo la strada/sentiero 638. Consiglio anche una visita agli Stavoli Sagata, con la chiesetta dedicata a San Antonio e la recente baita costruita dall'Ana della Val Resia. Agli stavoli Rut abbiamo fatto anche la conoscenza dei gentilissimi proprietari di uno stavolo, molto ospitali, che ci hanno offerto un ottimo caffè. A Prato di Resia, nella piazza, si può visitare il Centro Visite del Parco delle Prealpi Giulie; dal paese in mezz'ora si ritorna alla macchina lasciata a San Giorgio
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