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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
    Alpi Giulie
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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
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    Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato
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I percorsi di SentieriNaturaU26

Sulla dorsale della Val Resia da Resiutta a Prato

Avvicinamento

Percorrere la strada statale n.13, Pontebbana, in direzione nord fino all'abitato di Resiutta dove si entra in paese per proseguire lungo la rotabile che risale la val Resia. La si percorre per circa duecento metri lasciando l'automezzo a sinistra davanti alla Chiesa (m 317, comodo parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
027
Dislivello
800
Lunghezza Km
12,8
Altitudine min
316
Altitudine max
874
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 02/02/2017 A Resiutta invoco San Francesco degli Acciacchi, spogliandomi delle mie quattro cose da distribuire nei pietosi zaini del gruppetto. La testa, messa a mollo per due settimane in uno stagno malinconico, si scuote. Prima grazie ai sorrisi di chi m’accompagna, poi a quel musone del Pisimoni che pare pronto ad aprir la bocca per far un sol boccone del borgo sopra cui ci alziamo pian piano. La strada è una pista ben battuta, ma c’è spazio anche per affondare le punte delle pedule, ai lati. Giusto per sentire che neve è, quale sia la sua voce e che carattere abbia. Si lascia divorar dalle zampe, mentre esili fusti giocano a specchiar le loro ombre su di lei. L’Amariana è appena brizzolata, ma qui la strada non si vede. I centimetri sono quelli che bastano per rendere una semplice passeggiata una carezza. Le chiacchiere spensierate ci scippano il sentiero, mentre continuiamo ad accondiscendere all’ipnotica carrareccia. Fino al belvedere del monte Staulizze. Il bosco, come un sipario, s’apre tutto e dietro la schiena pelosa dello Jama fa la sua apparizione la dorsale del Montâs, mostrando la doppia anima: metà di nuda roccia, metà impellicciata di bianco. Dietro il Pisimoni sbuca il sommo guardiano della val Alba con il Cozzarel, fedele braccio sinistro. Pensare che, qualche settimana prima, proprio in quel paradiso ho lasciato gli ultimi rimasugli di spalla, ridotta ben peggio del casermone di Sot Cretis che ci studia appollaiato sul suo spuntone. C’è spazio anche per Sernio e Grauzaria che da qui paion le orecchie d’un gatto steso ed allungato, tese come un radar, pronte a comunicare l’oggetto del balzo che sia esso una farfalla, una mosca o solamente dell’aria da graffiare per accondiscendere ad un istinto che si fa gioco. Ruschis, grazie alla strada, è un brulichio di stavoli che si rifan belli. Pian piano le ferite del tempo si rimarginano e l’abbandono si fa amore. Qualcuno però, ha seguito il proprio destino. Chiara curiosa in uno semi-cadente, proprio sopra l’attacco del sentiero da riprendere. Merita, dice. Nient’altro. Finisco il thè e seguo il consiglio. Il soffitto è stato sezionato dal tempo. Nella trasformazione organica che ne ha generato il cedimento, s’è trasformato. Come cavia sul lettino d’un anatomo-patologo, mostra la carne viva fatta di assi, un derma costituito dalle ramaglie e quella cute così scura e priva di vita. Poi quel dettaglio: dei semplici gusci di noce. E’ facile immaginare la loro fuga dai sacchi che dovevano ospitare il loro letargo nel sottotetto. Forse scivolati durate uno spostamento, si sono infilati negli interstizi delle assi, rendendosi visibili dal piano inferiore solo grazie al collasso dell’esile soffitto. Basta un dettaglio così piccolo per ribaltare un mondo intero. Lo sguardo traduce l’immagine capovolgendo la realtà. Come fossi io quello appeso a testa in giù, un pipistrello a fissare delle noci cadute sul pavimento. Un’illusione che dura un paio di secondi, una burla dei sensi che mi lascia a bocca aperta. Poi le labbra si dilatano e tornano i sorrisi, uno per ogni grande faiâr, per ogni dentone che spunta all’orizzonte, dal più affilato Sart al profilo minuscolo e limato del Guarda. Poi ancora stavoli e lo scorcio sulle erbose pale orientali del Pisimoni. La giornata finisce nella piazza di Prato. Recuperiamo l’auto quando la dorsale del Canin inizia ad arrossire. Sospiro. Questa semplice passeggiata pescata dal cilindro a causa di magagne, non mi fa rimpiangere le vette che mi circondano. M’è bastato ascoltare i versi d’una semplice e bianca poesia che trascende da quote e spazi infiniti. Dai miei primi passi per sentieri ho ben chiaro come ogni viandanza celi piccole meraviglie. Che si scalino titani o ci si perda tra i filari di vite tinteggiati dai tarassachi, tutto sta nel seguire le briciole dello stupore. Nel tendere le orecchie dell’anima pronti a balzare nella magia delle forme, nel perdersi in dettagli insignificanti che si fan storie, lasciandosi cullare dai raggi del sole o solleticare dalle piogge estive, aprendo i petali dell’anima al tutto che ci circonda. (21.01.2017)
  • 07/02/2016 Percorso ieri, 06 febbraio 2016, il tratto dell'escursione da San Giorgio di Resia. Una comoda mulattiera porta agli stavoli Ruschis con le meridiane, quelle rimaste; poi su pista agli stavoli Pischi e Scia per chiudere su sentiero a San Giorgio, addobbato con fantocci per il carnevale resiano. Sottozero in fondovalle alla partenza, in alto invece si stava benissimo. Comitiva di giovani in escursione lungo il percorso; a Scia invece si lavora al taglio di alberi.
  • 23/09/2012 Percorso parzialmente il 22/09/2012. Per evitare di dover utilizzare 2 auto, abbiamo parcheggiato la macchina nei pressi della chiesa di San Giorgio. Dalle ultime case occidentali del paese parte la via agli Stavoli che conduce in un'oretta agli stavoli Ruschis; da qui la via agli Stavoli prosegue raggiungendo gli stavoli PischiUr, Rut e Scia. Dagli Stavoli Scia c'è la possibilità di scendere a San Giorgio, concludendo il percorso della via agli Stavoli. Noi abbiamo proseguito lungo la dorsale e raggiunto Prato di Resia lungo la strada/sentiero 638. Consiglio anche una visita agli Stavoli Sagata, con la chiesetta dedicata a San Antonio e la recente baita costruita dall'Ana della Val Resia. Agli stavoli Rut abbiamo fatto anche la conoscenza dei gentilissimi proprietari di uno stavolo, molto ospitali, che ci hanno offerto un ottimo caffè. A Prato di Resia, nella piazza, si può visitare il Centro Visite del Parco delle Prealpi Giulie; dal paese in mezz'ora si ritorna alla macchina lasciata a San Giorgio
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