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    Anello del monte Cocco dalla val Rauna
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaS38

Anello del monte Cocco dalla val Rauna

Avvicinamento

Da Ugovizza, raggiungibile percorrendo verso nord la statale 13 Pontebbana oppure utilizzando l'autostrada A23 fino all’uscita di Valbruna, si imbocca la rotabile che risale verso nord l’omonimo vallone. Dopo circa 3,5 km si devia a sinistra in direzione della val Rauna lasciando la vettura in corrispondenza del divieto di transito (m 1047, parcheggio sulla sinistra).

Descrizione

Proseguire a piedi in rettilineo per poche centinaia di metri lungo il tratto asfaltato quindi, arrivati ad un gruppo di abitazioni, prendere a destra il segnavia CAI n.506 per il villaggio Cocco (cartello). Dopo pochi metri la pista presenta una ulteriore biforcazione. Seguire ora il ramo di sinistra (cartello), lasciando a destra la direzione per il vicino rifugio Gortani (posto di ristoro nei mesi estivi). Superate le ultime case ed una serie di costruzioni cementate, quando questa sconnessa strada forestale arriva al suo culmine la si lascia per imboccare sulla destra una mulattiera rovinata e caratterizzata da alcuni scivoli cementati. Si risale ripidamente a piccoli tornanti raggiungendo un dosso dove la pendenza si appiana per un tratto. Al successivo bivio (cartello per Villaggio Cocco) si tiene la destra iniziando un piacevole traverso a mezza costa all’interno di un bel bosco a prevalenza di larice e abete rosso. In breve la mulattiera si innesta su una recente pista forestale che raggiunge il Villaggio Minerario Cocco (m 1460) nel quale appare ben conservato solo l’edificio principale. A questo punto si può seguire la pista oppure abbreviare alcune svolte seguendo il vecchio sentiero che ha inizio sulla destra dell'edificio, presso la scalinata. Senza percorso obbligato si punta alla radura poco più a monte, in cima alla quale si ritrova una buona traccia che traversa sopra un vallone dirupato. In ogni caso ci si reinnesta sulla pista forestale tramite la quale si raggiunge l’aperto pendio che scende dalla sella tra il monte Cocco e la Cima Bella. Lasciata a destra la diramazione che scende nel vallone del rio Tamer, la pista prende a traversare in direzione della forcella di Fontana Fredda. In questo punto la si può abbandonare per salire sulla sinistra lungo un tratturo inerbito ed ingombro di rami secchi. Il tratto iniziale è poco evidente ma poi, dopo una palizzata, ci si immette su una pista più marcata con la quale si risale il vallone del rio Tamer raggiungendo quasi in traverso la bella insellatura di quota 1814. Da qui si sale direttamente lungo il facile crinale del monte Cocco senza percorso obbligato tra zolle erbose e bassi arbusti. Più in alto, dopo un ripiano, ci si immette su una buona traccia che risale comodamente tra caratteristici affioramenti rocciosi di colore rossastro, raggiungendo in breve la panoramica vetta del monte Cocco (m 1941) dove è stata apposta di recente una grande croce.
Dopo essere ridiscesi alla selletta di quota 1814 vi sono più soluzioni per rientrare al punto di partenza. Oltre al percorso dell’andata è possibile infatti scendere direttamente lungo il vallone del rio Tamer fino all’Osteria del Camoscio e quindi alla strada asfaltata. Come nostra consuetudine vi consigliamo, tuttavia, di chiudere l’escursione con un percorso anulare che aggira le pendici occidentali del monte. In questo caso dalla selletta si segue la evidente traccia di bovini che passa accanto ad alcuni abbeveratoi. Questa prosegue poi a traversare lungamente in quota su un tracciato spesso rovinato dal calpestio fino ad uscire sulla evidente dorsale occidentale del monte, caratterizzata da una lunga radura che digrada verso occidente. Utilizzando questo corridoio erboso naturale si scende senza difficoltà perdendo rapidamente quota. Dove il crinale si fa un poco più accidentato ci si mantiene sulla sinistra. Con il procedere della discesa la traccia si fa sempre più marcata trasformandosi in ultimo in un comodo tratturo tramite il quale si confluisce sulla pista principale che, a sinistra, conduce in breve alla selletta del Col di Mezzo. Con una lunga diagonale in discesa si percorre tutto il lato sud ovest della piramide del monte poi, quasi in traverso, oltrepassando alcuni pendii di natura fortemente sabbiosa, si accosta la testata del vallone del rio Vocadulina. Ancora pochi minuti e si raggiunge la poco evidente sella Collarice (m 1407) in corrispondenza di un crocevia di piste forestali. Proseguendo in discesa verso est (sinistra) ci si immette ben presto nel segnavia CAI n.504 che proviene dal rifugio forestale di Ciurciule. Dopo essere passati accanto alla recinzione di un ampio pascolo con baita, la strada si infila nel marcato solco di un torrente rimanendone alla sua sinistra orografica. Un paio di tornanti e ci si immette sulla strada asfaltata della splendida val Rauna, ampia, verde e disseminata di baite. Non resta ora che seguire la rotabile in discesa ricollegandosi esattamente al punto di partenza.

Avvertenze

L'escursione non presenta difficoltà di sorta ma richiede un certo senso dell'orientamento a causa delle numerose diramazioni e della mancanza di segnavia.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
019
Dislivello
900
Lunghezza Km
12,4
Altitudine min
1047
Altitudine max
1941
Tempi
Dati aggiornati al
2009
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  • 12/12/2016 Le carrarecce non sono certo il mio ambiente ideale, ma con Dree che le affronta di petto passano in un lampo. La Bugj approffitta del guinzaglio allungabile per fare il doppio di chilometri e dislivello, annusando qualsiasi cosa. Metà Border Collie, metà Sherlock Holmes. Non riesci a capacitarti del suo entusiasmo, tira come una muta di Husky. Ad ogni metro percepisce sfumature odorose impalpabili. Ad ogni aspirata pare corrispondere un’immagine. Chissà che tipo di animale associa ad ogni primizia olfattiva! Molti se li deve inventare. Continua in preda ad un’euforia incontenibile e noi dietro, ma anche in mezzo. Indisciplina pura, fa danzare il cugino per il troi, costretto a piroettare per liberarsi dagli incroci. E mica accetta che uno le stia davanti! Vuoi mai che le scippi qualche olezzo salvadi! Il villaggio minerario è una favola che raccontan le nonne. Nulla ti farebbe pensare come quell’edificio fosse una base per dei viaggi al centro della terra. Condivido la delusione di Loredana per la mancanza di qualsivoglia informazione. A forcella Fontana Fredda incrociamo una famigliola intenta a raggiungere il Sagran. Il figlioletto è un sorriso con le zampe! Per approfittare del giornatone gli han fatto saltare scuola! Ben petade! Un metodo infallibile per avvicinarlo a la mont! Aggiriamo la Cima Bella passando per la Ugowittzer Alm seguendo le tracce sconnesse del bestiame. Sulla prima altura il panorama s’apre. L’Antelao fa la sua comparsa. Una gigantesca tomba di faraoni islandesi che brilla candida e piramidale, non c’è foto che riesca a confermare la percezione visiva d’averlo così vicino. La stessa che in vetta ci farà il Tricorno dal lato opposto. Senza tradire una sfumatura grigiastra una, ormai bell’e impellicciato d’ermellino. Le nuvole ritornano protagoniste e si sfogano sulla tela azzurra. Se quelle a levante si dilettano nelle più disparate fogge e tecniche pittoriche, quelle a nord, che sovrastano l’Ankogel, formano un’unica pennellata, lievemente eburnea che pare un secondo strato di cielo sotto gli azzurri pallidi che la sovrastano. Troppe le picche che litografano le retine. Non sai dove girarti. L’ora favorisce le Giulie slovene e la prospettiva elegge il Mangart a centripeto titano di quell’aguzza distesa di sogni. Su di un masso qualcuno ha dipinto il simbolo sacro dell’Om. Per quanto meno invasivo di gigantesche prove di “fede” piazzate qua e là, mi chiedo cosa spinga chi raggiunge il limite dell’aere a porvi il suo qualsivoglia sigillo. Religioni, ideologie e filosofie varie dovrebbero restare a valle. O, al limite, portate nello zaino interiore di ognuno. Umili e silenti, ne guadagnerebbero in profondità ed invece eccoti l’immancabile Madonna azzurra. Non mi staccherei mai da questo turbinio di vette ma capisco da chi ha preso la Bugj, Dree tira il guinzaglio immaginario e mi fa capire che è ora. Il traverso, a tratti, si trasforma in una pista di pattinaggio. Un rivolo è stato immortalato da una nordica medusa, che ha congelato i suoi lievi moti ondosi, obbligandoci a saltare sulle poche pietre e zolle che emergono come scogli ed isolette. Più in basso un’altra fonte ghiacciata, col suo filo d’acqua corrente che si fa largo tra la stasi invernale, approfittando della sua testarda costanza. Prima dell’inabissamento della radura ammiro una conifera gigantesca, a nove braccia, pare una menorah trasformata in scultura organica. Mordendo la mela d'ordinanza mi perdo nei giochi invernali del torrente. Sulla via del parcheggio incrociamo una decina di auto con pargoli. La valle di Ugovizza che pare sonnecchiante s’anima di colpo e ciò non può che far piacere. (30.11.2016)
  • 20/12/2014 19/12/2014-Saliti al monte Cocco lungo la via descritta in relazione. Poca neve presente; anche nel breve pendio finale esposto a nord si sale senza difficoltà, anche perchè il percorso è già battuto dai numerosi escursionisti che ci hanno preceduto. Grande panorama, un po' di vento e libro di vetta umido e ammuffito nella cassetta, due coppie di turisti austriaci. Saliti poi anche alla vicina Cima Bella, due escursionisti italiani, clima mite eccezionale per il periodo: approfittiamone. Scesi per la stessa via di salita.
  • 14/05/2014 Salito oggi dall'osteria al camoscio.A quota 1600 si incomincia a trovare neve, in aumento man mano che si sale. 20 cm. circa di neve che alle prime ore teneva il passo senza cjaspe. Al ritorno, con l'aumento della temperatura, si è trasformata in neve bagnata con conseguente sprofondamento del piede. Per il ritorno, ho scelto il rientro dal villaggio Cocco e poi seguendo l'indicazione per il rif.Gortani, da dove il sent.504 riporta all'ost.camoscio con piccola difficoltà nell'attraversamento del torr.perinu nella sua parte bassa.Buona vita a tutti
  • 14/09/2011 2 osservazioni:il sent.504 nella cartina tabacco è indicato come strada.In realtà da q.ta 1199 (dove finisce l'asfaltata) e q.ta 1451 (sbocco su strada forestale) si tratta di un normale sentiero che forse una volta era una strada,ma ora.....Tra l'altro, dove sbuca sulla strada, non vi è alcuna indicazione o segnale,quindi, al ritorno, si deve fare molta attenzione a non saltarla. - Al complesso minerario, è più semplice seguire la nuova strada che hanno fatto e che porta direttamente all'incrocio con la strada che sale dall'osteria camoscio - Tutto sommato, parere molto personale, secondo me è più comodo salire dall'osteria al camoscio.Buona vita a tutti
  • 02/09/2011 Oggi passeggiata sul monte Cocco per far contento l'ortopedico che, con le ginocchia che mi ritrovo, mi ha raccmndato solo passeggiate, e così sia. Al bivio d'inzio percorso è apposto cartello inagibilità sent.504 zona rio Bianco, mi avvio lungo il suddetto sentiero (e non 506 come da riportato sui sentieri del silenzio perchè il 506 interessa il vallone di Ugovizza e non la Val Rauna) per cui è esatta la descrizione riportata sul sito. La stradina ora è completamente asfaltata sino all'imbocco della mulattiera con scivoli e serve parecchie abitazioni. Salgo nel bosco seguendo qualche sporadico segno bianco/nero, noto abbondanza di licheni (zona salubre), dove il percorso si appiana compare qualche segnavia b.co/rosso e il sentiero termina sulla carrareccia che porta al villaggio minerario, villaggio che è composto da un unico edificio, sembra un monolite posto lì, senza un cartello esplicativo, niente! Da lì e fino alla vetta la descrizione è perfetta, fino alla cima mi accompagna il sottofondo musicale dei campanacci e muggiti dei bovini al pascolo fin sulla Cima Bella. Sulla cima, oltre alla croce, c'è una campana ma senza corda (per cui niente din don dan) e il libro di vetta, si gode di un buon panorama, paesaggio bucolico, pochissime fioriture: epilobi, e bellissimi cirsi lanosi dalla sella di q.ta 1814 fino alla vetta. Per la discesa ho utilizzato l'anello proposto; è una tranquilla passeggiata ma effetivamente è basilare saper orientarsi. A mio avviso il villaggio minerario potrebbe essere inserito in un locale percorso didattico (ovviamente con adeguati cartelli) per ricordare e ricordarci com'era faticoso vivere fino a poche decenni or sono. Il Monte Cocco lo inserirei con un aggravio di non più di 2 ore, nel percorso M.te Sagran, Cima Bella dal vallone di Ugovizza, sembrerebbe essere il normale completamento dell'anello.Loredana
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