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    Anello di forcella Cuel Tarond dalla val Dogna
    Alpi Giulie
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    Anello di forcella Cuel Tarond dalla val Dogna
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    Anello di forcella Cuel Tarond dalla val Dogna
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I percorsi di SentieriNaturaM30

Anello di forcella Cuel Tarond dalla val Dogna

Avvicinamento

Dal paese di Dogna, raggiungibile attraverso la statale n.13 Pontebbana, attraversare a destra il ponte sul Fella e risalire la rotabile della val Dogna. Superate la frazione di Chiout e le successive case di Costasacchetto si giunge al ponte sul rio Bieliga nei pressi del quale è possibile lasciare la vettura (m 916, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Poco dopo il ponte ha inizio sulla sinistra una ampia mulattiera priva di segnalazioni. La si imbocca facendo attenzione a deviare quasi subito a destra per seguirne la prosecuzione su una traccia invasa dalle eriche ma comunque marcata ed evidente. Con l’ausilio di qualche sbiadito segnavia CAI si risale per un buon tratto a regolari tornanti un costone a pino nero. Più in alto il sentiero si affaccia su un dirupo che viene evitato sulla destra, poi la salita riprende regolare sempre all’interno del bosco che ora comprende anche pino silvestre, faggio e sorbo montano. In diagonale si risalgono le pendici del vallone del rio Bieliga, spesso dirupate e colonizzate da una stentata pineta, fino ad incontrare una fascia rocciosa che interrompe il traverso. Il sentiero, ora meno evidente, si inerpica sulla destra compiendo alcune strette svolte che terminano sul costone soprastante. Si rimane per breve tempo sulla dorsale poi il sentiero si porta sulla sinistra ed inizia un lungo e piacevole traverso che ci condurrà a sfiorare il greto del rio Bieliga. Si oltrepassa un rio secondario raccordandosi infine con la pista forestale che sale da Chiout e che può essere utilizzata in alternativa a quanto finora descritto.
Lasciata la prosecuzione verso sella Bieliga, si imbocca sulla destra una stradina militare (cartello inizio Sentiero Battaglione Gemona, segnavia CAI n.649) percorrendo alcuni tornanti in un ambiente disseminato di resti di costruzioni militari. Dopo poco, seguendo le segnalazioni, si prende la mulattiera che si stacca sulla destra. Con pendenza modesta si percorre qualche tornante all’interno di un bosco misto di abete rosso, larice e faggio poi con la quota si esce su terreno più aperto affacciandosi sulle pendici meridionali del monte Sechieiz, tormentate ed invase dai baranci. Dopo una marcata ansa il sentiero entra in un ampio canalone dove hanno inizio le prime difficoltà. Due interruzioni sono state opportunamente attrezzate con cavo passamano e passerella di tronchi. Al termine del primo ponticello si può osservare, sulla parete di sinistra, il grande fregio del battaglione Bersaglieri che contribuì alla realizzazione dell’ardito percorso. Il resto dell’ampio impluvio non presenta ulteriori problemi e si percorre con maggiore facilità anche se il terreno sconnesso richiede attenzione. Dopo un tratto nuovamente ampio e ben conservato la mulattiera raggiunge una seconda rientranza dove il tracciato originario si è quasi completamente rovinato. Si procede quindi traversando con cautela lungo una cengetta friabile assicurata dal cavo metallico che si interrompe in corrispondenza dei resti di un ponte. Il famoso ponte ad arco, raffigurato e celebrato in numerose guide e documenti fotografici, ha ceduto alla forza degli elementi e di esso purtroppo non rimane che un accenno. Occorre pertanto calarsi con l’aiuto del cavo fino a raggiungere il fondo del canale, proseguendo poi lungo la successiva cengia intagliata in piena parete. Il traverso è comodo e continuamente protetto dal cavo ma la notevole esposizione richiede ancora cautela. Un’interruzione della cengia è stata attrezzata con una scaletta metallica oltre la quale ci attende un ultimo aereo tratto. Esaurite le difficoltà si guadagna terreno più consolidato dove la mulattiera si è mantenuta ancora in buone condizioni. Dopo un grande tornante il sentiero disegna alcune piccole svolte poi, con un lungo traverso a pendenza via via decrescente, giunge in vista di forcella Cuel Tarond. Prima di scendere all’intaglio è consigliabile seguire il sentiero che conduce sulla sinistra a visitare l’ampio complesso di costruzioni militari compreso tra la linea di cresta e la quota 1803 (cartello). Lottando un poco con i mughi è possibile raggiungere la quota 1825 del monte Sechieiz, anch’essa ricca di testimonianze della Grande Guerra. Ridiscesi alla forcella (m 1740) si imbocca il segnavia CAI n.647 che scende verso il fondovalle, compie due ampie svolte tra i mughi e poi rientra nella boscaglia. Ad ottobre le fioriture sono ormai terminate ma vi è ancora la possibilità di osservare lungo il sentiero la tardiva genzianella sfrangiata con i suoi caratteristici petali cigliati di un bel colore azzurro. Con una serie di serpentine si raggiunge il cosiddetto Belvedere sul rio Budic, caratterizzato dalla presenza di un cippo militare con iscrizioni. Successivamente si oltrepassano i resti di quello che era il comando del battaglione alpino Val Fella, all’inizio del costone boscato che separa i valloni del rio Budic e del rio Mincigos. Tenendosi sul filo della dorsale, in alcuni punti esile e panoramica, si continua la discesa disegnando una lunga serie di tornantini. Raggiunta la quota 1185, in corrispondenza di uno stavolo diroccato immerso nella faggeta, si piega decisamente a destra calando ad ampie svolte fino a raggiungere la rotabile della val Dogna a quota 1000 circa. Non resta che scendere lungo la strada per poco meno di due km ricongiungendosi al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
018
Dislivello
900
Lunghezza Km
10
Altitudine min
916
Altitudine max
1825
Tempi
Dati aggiornati al
2004
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  • 24/07/2017 Saliamo col 647 da Mincigos alla volta di forcella Cuel Tarond e Cuel dai Pez con l'intenzione anche di dare un'occhiata al sentiero 649 Battaglione Gemona dopo i recenti lavori di ripristino. Fino alla forcella non ci sono difficoltà, il sentiero sale comodamente a tornanti senza strappi. Il 649 verso SE è inizialmente largo poi si restringe e si cammina in quota su terreno friabile con vista aerea. Dalla quota 1897 si stacca verso sx la traccia per il Cuel dai Pez, a tratti invasa dai mughi. Tento la salita mentre mi accorgo di essere su un traverso stretto, friabile, mi guardo alle spalle immaginandomi la discesa, ripenso alla scivolata sicuramente fatale pochi mesi fa schivata. Decido senza ripensamenti di rinunciare, mi sento fiacca per l'afa che toglie il fiato, il ginocchio non ancora completamente a posto temo mi tradisca.Visitiamo il cocuzzolo del Cuel Tarond, 1825, per il quale è stata aperta una traccia tra i mughi pochi metri oltre la forcella omonima verso occidente e le vestigia della Grande Guerra con interessanti iscrizioni. Poco oltre, la quota 1803 con altri ruderi, non sembra raggiungibile direttamente dalla nostra posizione. Una vecchia traccia è occlusa dai mughi. E' necessario tornare giù ripidamente per la traccia di salita per imboccare un altro sentierino più comodo. Infine percorriamo un pezzo del 649 verso SO, curiosi di vederne la prosecuzione. Primo tratto molto inerbito ma comodo e largo, poi una cengia taglia a picco le pareti affacciata sul vuoto, mi sento sospesa, rabbrividisco e mi entusiasmo, e nel contempo mi rendo subito conto che non si può procedere in sicurezza senza imbragatura. L'ancoraggio della scaletta metallica è arruginito e il cavo che dovrebbe servire per agganciarsi sembra sospeso. Questo è ciò che riesco a vedere sembra sporgermi troppo. L'incognita del canalone franoso (dove c'era il famoso ponte) è insuperabile mentalmente dalla mia posizione, per oggi mi accontento di osservare ammaliata mentre mi chiedo come questo tratto possa essere considerato nell'ambito dei lavori di risistemazione del sentiero Battaglione Gemona. 22/7/17
  • 12/12/2016 Giro effettuato ieri ma il sentiero 649 che arriva da sella Bieliga è interrotto sempre alla passerella che non è ancora stata ripristinata, per il resto il sentiero è stato pulito ottimamente.
  • 09/12/2015 Tre giri di rotonda all'uscita di Carnia, scrutando il cielo come aruspici, ci fan abbandonare l'iniziale idea del sentiero attrezzato Zandonella per la val Dogna. Questa volta il Cuel Tarond. Per sicurezza invertiamo l'anello salendo per il 647. Salutiamo una coppia, padre e figlio, ignorando che di lì a poco vestiran i panni di commedianti all'italiana. La faggeta s'apre tingendo d'azzurro i suoi rami. Mi fa strano respirare così ad ampie boccate in una valle piuttosto angusta e verticale. Oggi la visuale migliore è quella in controluce. Minimalista ed evocativa, trasforma il paesaggio in una pellicola in bianco e nero. Da un cotonoso letto di nubi emerge il tratto di dorsale che dallo Jôf di Montâs si diparte verso il Cimone. Una scogliera della materia delle ombre, dipinta di fuliggine ed accentuata anche da un cielo velato, scippato d'ogni azzurro dalla forza di un sole che pare appollaiatosi poco sopra. In cima, il panorama s'apre in altre direzioni sempre come odalisca, celando con i veli parte del corpo, per conquistarti con la sensualità. Ripresa la via il primo ostacolo da superare è la piccola scaletta metallica, sospesa nel vuoto o meglio su di un trampolino roccioso votato all'aere. Passata la breve cengia, ecco l'ultimo brandello del ponte ad arco. Tra noi e lui, quel famoso canale. Sei occhi scrutano il percorso. Qualcuno ha delle perplessità sul quello scivolo di briciole, io sul cavo oltre al ponte, che mi pare più alto del dovuto. Per una volta m'impongo la razionalità e scelgo di non delegare ogni sicurezza a quegli infissi ancorati al regno della rassegnazione minerale. L'arrendevolezza di quelle pareti non mi convince e optiamo per tornar sui nostri passi. Troppe variabili e troppo rischio in gioco. Poi giù. Goloso di lasciar andare i piedi parto da solo, rallentando la corsa accanto ai ruderi posti poco sopra al trono di pietra. Inizio ad ispezionarli quando un gracchiar di foglie mi fa abbassar la testa. Nel bosco, ad una trentina di metri sotto di me, scorgo due alberi con ai piedi delle borse ed uno zaino. Due alberi bizzarri. Ognuno ha due spalle e due braccia ai lati. Poi spunta anche un naso. Faccio finta di niente continuando a curiosare tra le iscrizioni, la vasca e la fonte all'esterno dei resti. Ogni tanto mi volto e quelle stravaganti conifere sono ancora lì. Immobili. Come grottescamente immobili continuano a restare i proprietari di quelle braccia e di quelle borse. Se non si trattasse di umani verrebbe da sorridere all'ingenuità tipica di quegli animali dotati di mimetismo e che spesso, traditi da stagioni infingarde, lo adottano anche con un ambiente esterno dalle tonalità completamente diverse che ne accentua la presenza. Qui si va oltre! Si apra, siore e siori, il sipario del teatro dell'assurdo! Per parecchi minuti sotto di me continua palpabile il nascondino impossibile. Ogni tanto spunta una testa che pare quella di un navy seals impegnato in una delicata missione. Sbuca veloce a controllarmi, con la stessa patetica convinzione d'esser talmente rapida da non farsi percepire da alcuno sguardo. Passano pure i miei compagni di gita, senza accorgersi di me, nè dei due camaleonti (al mancul dopre une mimetiche no?). Mi trattengo dallo scendere nella loro direzione a curiosare, senza privarmi, ben inteso, di salutarli, sgretolandone ogni certezza d'incorporeità. E gli alberi (furbi come la volpe!) rispondono. La discesa si trasforma in condivisione dell'accaduto e nell'ovvia deflagrazione di risate. Al parcheggio riecco l'auto delle conifere colorate. I tergicristalli stringono un foglio. Scopriamo che la gente del luogo ben conosce la targa e che, rifacendosi al proprietario del mezzo, citandone nome e cognome, non si fan scrupoli ad avvisarlo di abdicare la ricerca del sacro graal della Grande guerra tra i sentieri delle Giulie.(15.11.2015)
  • 17/08/2015 Effettuato la salita al Cuel Tarond il 14-08-15Stupendi e molto interessanti i resti dei casermaggi siti in prossimità e sul Cuel Tarond.Una novità del 2013 : Il "sintir dal mat"L'attacco si trova appena dopo l'osservatorio del Rio Budic, q1500 circa.Sbuca a q 1675 c., appena prima del 1° tornante sulla roccia del sentiero Battaglione Alpini Gemona.Questo sentiero è la riapertura di un sentiero di guerra e da la possibilità di svolgere un piccolo anello in quota molto panoramico senza passare per la zona del ponte crollato.A riguardo, le attrezzature nelle immediate vicinanze ad esso sono in discrete condizioni.Ringrazio chi ha riaperto quel sentiero per il lavoro svolto.Buone camminate
  • 15/08/2014 15/08/2014 il 647 risulta inagibile, c'è un cartello del CAI all'attacco del sentiero.
  • 05/07/2014 03/07/2014-Saliti alla forcella Cuel Tarond con il sentiero 647 da Mincigos in Val Dogna. A metà salita circa ci siamo soffermati a visitare i casermaggi del Battaglione Val Fella e, poco a sinistra, il bassorilievo con l'alpino. Altri ruderi, come noto, in forcella dove si possono vedere anche diversi esemplari di papavero delle Alpi Giulie. Proseguendo a ovest per c.ra Berda, altri ruderi di guerra con scalinata occupano la quota 1825 ma sono in fase di rapida distruzione. Mughi e larici stanno ormai invadendo tutto e la neve fa il resto. Boato di slavina dal versante nord del Cimone. La mulattiera è perfetta e comoda. Scesi dalla stessa parte.
  • 17/11/2013 fatto oggi tutto l'anello della forcella..con la neve è fantastico...più o meno da quota 1500m in su era tutto coperto da un manto bianco!fortunatamente i passaggi più difficili erano esposti al sole e quindi abbastanza sgombri da neve e anche abbastanza asciutti,i cavi metallici delle due passerelle di legno sono in buono stato ma le stesse passerelle sono abbastanza marche e bisogna procedere con cautelail canalino roccioso in effetti non è uno scherzo e senza autoassicurazioni bisogna veramente prestare molta attenzione(in effetti ci ho messo un pò per capire come calarmi!)le varie deviazioni per visitare tutti i casermaggi della guerra sono state una vera impresa perchè più che lottare con i mughi ho dovuto lottare con la neve che copriva tutte le eventuali tracce di passaggio....anche la discesa verso il fondo valle non è stata uno scherzocomunque sia è un'itinerario fantastico,probabilmente uno dei più belli proposti nei sentieri della memoria
  • 16/08/2013 04/08/2013Percorso tutto l'anello. Fare attenzione: le passerelle in legno stanno marcendo (procedere con cautela ed ancorarsi per sicurezza.. dovessero cedere)e la corda del canalino, a fianco del ponte franato, risulta ancora penzolante su terreno erto e molto friabile. Condivido, come gia detto da altri, che il sentiero è adatto ad esperti. Incontrate su tutto il percorso fino alla forcella tantissime "ragnatele"...meglio avere un bastone o racchetta per farsi strada.
  • 10/03/2012 Ad oggi il cavo in corrispondenza al ponte è ancora staccato e risulta alquanto pericoloso superare il canalino a causa della presenza di massi e ghiaie instabili. Sconsigliato!
  • 05/12/2011 Ho percorso il sentiero 649 partendo dal Rio Bieliga il 1-12-2011 ed il cavo è ancora penzolante, siamo comunque arrivati, con un po' di attenzione a superarlo, salire sulla cima del M.te Berda e lottando tra i mughi arrivare al sentiero 647 per il rientro. Bellissimo.
  • 28/11/2011 Segnalo che in data 28 novembre 2011 il cavo dei resti del ponte di pietra è ancora interrotto, sconsiglio vista la natura del terreno di attraversare il canaletto a gente inesperta
  • 06/06/2010 6 giugno 2010 ho percorso l'anello. All'inizio del sentiero 649 c'è un piccolo cartello che informa che il sentiero è inagibile. In effetti all'altezza dei resti del ponte in pietra, si scende assicurati nel canalino, ma poi il cavo è interrotto. Con un po' di attenzione si riesce a passare risalendo un paio di metri sulle roccette evitando il terreno friabile, fino a raggiungere il cavo penzolante. In senso contrario invece non credo sarebbe fattibile, almeno non per un escursionista.
  • 09/11/2009 il sentiero 649 è inagibile.07/11/2009
  • 07/11/2009 abbiamo percorso gran parte del 647!bellissimo!c'è molta neve!..7/11/2009..
  • 27/09/2009 Sentiero CAI: Sent. Battagl. Geomona Val Dogna. Da malga Bieliga a Cuel Tarond. sentiero totalmente inagibile, ingombro di detriti, funi di sicurezza divelte, frane incombenti. Ponti in legno pericolanti. Incredibile che non sia già stato chiuso da anni. Inconcepibile l'invito che fate ad andare a percorrerlo. L'itinerario s'inserisce nel quadro desolante dei sentieri di guerra, assieme ad es. a quello di Monte Volaia, pure questo in condizioni analoghe anche se meno evidenti. La foto è la zona del ponte crollato, da voi definita "di qualche difficoltà" Fatta ieri 260909. Chi ha in carico la manutenzione dei sentieri, ne è anche responsabile civilmente e penalmente.. paolo.bonazza@rolmail.net
  • 17/10/2008 Sentiero CAI: sentiero Battaglione Gemona. Itinerario cuel Tarond dalla val dogna.. All'altezza del ponte ad arco(crollato) le funi metalliche sono state divelte da una frana. impossibile passare. pericolo. stefanoanzil@yahoo.it
  • 17/06/2006 Percorso in data 11 Giugno 2006, tutto bene, anche il sentiero non segnalato che da località Costa-Sacchetto conduce al 649 (batt.Gemona), è facilmente individuabile e sufficentemente pulito.
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  • 22/07/2017 Bagno con vasca.
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  • 22/07/2017 L'alpino.
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  • 22/07/2017 L'iscrizione sulla spalliera del "Trono".
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  • 22/07/2017 Il Cuel Tarond dal sentiero 649 verso il Cuel dai ...
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