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    Creta di Collina dal passo di Monte Croce Carnico
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaR21

Creta di Collina dal passo di Monte Croce Carnico

Avvicinamento

Da Tolmezzo si imbocca la strada statale n.52b che risale in direzione nord tutta la valle del But, oltrepassando in successione Arta Terme, Paluzza e le loro numerose frazioni. Giunti a Timau la valle si orienta decisamente verso ovest e con essa la strada che con una lunga serie di tornanti raggiunge l'importante e trafficato valico del Passo di Monte Croce Carnico, punto di partenza della nostra escursione (m 1360, ampio piazzale per il parcheggio).

Descrizione

Dal passo ci si avvia verso ovest lungo la pista forestale che scende a casera Collinetta di Sotto ma la si abbandona subito per imboccare a destra il segnavia CAI n.146. La mulattiera risale a comodi tornanti la sinistra orografica del rio Collinetta attraversando inizialmente un bosco misto a conifere e faggio. Dove il bosco si dirada lasciare a destra il bivio che conduce alla Creta di Collinetta e guadagnare il pianoro erboso, punteggiato di aconito giallo, ove sorgono i ruderi di casera Collinetta di Sopra. Proseguire verso sinistra raggiungendo, con un paio di tornanti, un panoramico dosso erboso, ricoperto da una fitta boscaglia a ontano verde. Si raggiunge così, intorno a quota 1800, la sommità del costone che separa il rio Collinetta dal rio Monumenz. Da qui si apre una bella visuale sul grande pendio che sale alla Cresta Verde le cui stratificazioni rocciose di colore scuro formano un netto contrasto con il calcare della Creta di Collina e del Cellon. Si lascia a sinistra la scorciatoia che scende nel versante opposto (Sentiero dell'Aquila) per proseguire ancora lungo la dorsale su terreno reso malagevole dalle rocce affioranti. Tra queste spiccano alcune banconate profondamente solcate dalle caratteristiche scanalature prodotte dall'acqua. Giunti ad un successivo bivio segnalato (m 1870), si lascia a sinistra il sentiero che scende verso la Scaletta per salire invece a piccole svolte il pendio prativo dello Stivale. Tra la fine di agosto e settembre le fioriture sono ormai limitate a qualche cespo di gipsofila strisciante ed alla comune genzianella delle Dolomiti. Giunti ad una aerea tacca (m 2094), tralasciare a sinistra il sentiero attrezzato che scende verso le ghiaie sottostanti e proseguire ancora lungo la costa erbosa con alcune ripide serpentine su verdi, fino ad addossarsi alla parete soprastante. Senza risalire, come sembrerebbe, un canalino detritico, il segnavia gira sulla destra imboccando un aereo sentiero scavato nella roccia. Siamo all’inizio dell’ardito camminamento che veniva utilizzato dalle truppe italiane durante la Grande Guerra per accedere alle postazioni sulla vetta. Dopo poco fanno la loro comparsa le prime attrezzature, costituite da un cavo metallico che protegge i tratti più esposti. Il sentiero si innalza rapidamente portandosi poi a sinistra verso la base di una rampa canale dal fondo roccioso. Questa viene risalita tenendosi inizialmente sul costone di sinistra dove alcuni passaggi esposti e qualche salto roccioso richiedono ancora l’utilizzo delle attrezzature (cavo ed una staffa). Più in alto i segnavia ci riportano sul fondo del canale la cui parte alta si risale con maggiore facilità tramite una serie di svolte. Poi, quasi alla sommità del canale, il sentiero compie una decisa ansa verso destra avvicinandosi alla base di una rampa rocciosa gradinata che viene superata ancora con l’ausilio del cavo metallico. Al termine delle attrezzature si esce definitivamente sull’ampio pendio sudorientale della Creta di Collina (m 2267, paletto indicatore). La salita, finora povera di visuale, ci regala ora un bel panorama sulle vette che circondano il Passo di Monte Croce Carnico.
Dalla tacca il sentiero risale quasi fedelmente lungo la linea di cresta su terreno più agevole tra zolle erbose intercalate da qualche roccetta. Destreggiandosi dove possibile con qualche tornante, di tanto in tanto ci si accosta al filo della cresta vertiginosamente affacciato sui dirupi che sprofondano nel vallone delle Chianevate. Alla fine dell’estate si può osservare ancora la fioritura di alcune specie tardive quali la parnassia, la stella alpina, la sassifraga gialla e la sassifraga incrostata. Giunti in corrispondenza dei resti di una costruzione militare, si lascia a sinistra la prosecuzione del segnavia CAI che conduce alla Creta delle Chianevate (aereo sentierino di guerra e tratti di I e II). Il nostro itinerario invece volge quasi alla sua conclusione attraversando ora terreno decisamente più roccioso. Nella tarda estate vi è ancora la possibilità di osservare le fioriture della potentilla rosea, una splendida pianta alpina che abita gli sfasciumi e le rocce fratturate dove forma larghi cuscinetti di colore verde grigio cosparsi di fiori rosa, e dalla campanula dei ghiaioni. Guidati solamente da alcuni bolli rossi, su roccette articolate e ben gradinate, si risale verso la croce ormai vicina. Sotto la vetta si incontrano ancora resti di costruzioni ed una cavernetta che si apre sul versante nord quindi, oltrepassata la testata di un canale dirupato, si raggiunge la vetta della Creta di Collina (m 2689, grande croce, libro di vetta). Il panorama è amplissimo, limitato solo ad occidente dalla vicina mole della Creta delle Chianevate. Per la discesa si utilizzerà il medesimo itinerario.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
09
Dislivello
1300
Lunghezza Km
8,8
Altitudine min
1356
Altitudine max
2689
Tempi
Dati aggiornati al
2004
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  • 06/08/2017 Rifatto oggi 06/08/2017 con un meteo non del tutto ideale (il diluvio l’ho incontrato nella strada di rientro all’altezza di Arta Terme). A distanza di 6 anni nulla è cambiato (la montagna è sempre lì e richiede sempre 1333 metri di dislivello). Dopo il bivio 146 /171a si risale ancora agevolmente lungo il pendio prativo dello Stivale. Poco oltre l’aerea tacca di quota m 2094, inizia l’ardito camminamento (in parte attrezzato con cordino metallico) che veniva utilizzato dalle truppe italiane durante la Grande Guerra e da qui il percorso si fa solo per EE. Dopo aver passato la quota di m 2267 (dove c'è il paletto con la freccia in metallo), le segnalazioni scarseggiano e la traccia diventa meno evidente. Non è un problema con buona visibilità, poiché il percorso è abbastanza intuitivo (ci sono anche numerosi ometti), ma è da tenere in considerazione nel caso di densa foschia. Giunti in corrispondenza di miseri resti di una costruzione militare, non lasciarsi ingannare dalla prosecuzione a sinistra del segnavia CAI che conduce alla Creta delle Chianevate, ma prendere a destra, guidati da alcuni bolli rossi, risalendo su roccette articolate e ben gradinate. Poco sotto la vetta, tra una piccola caverna ed i resti di una costruzione di guerra, si deve ancora oltrepassare la testata di un canale dirupato. Oggi niente panorama a causa di fitte foschie che mi hanno consigliato di iniziare subito la discesa. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 09/07/2017 9-7-2017 Salito alla Creta di Collina seguendo l'itinerario ben descritto da S.N. In alcuni punti i bolli rossi sono un pò sbiaditi ma comunque visibili. Mi sono premurato di ricomporre diversi ometti che erano "crollati".Il percorso del resto è abbastanza logico e intuitivo.Da segnalare invece che nel tratto intermedio delle attrezzature un cavo si sta lacerando ed un fittone è completamente uscito dalla sede(vedi foto).Prestare la dovuta attenzione.Dalla cima panorama superbo su gran parte delle Alpi Carniche e sui monti dell'Austria.Buone montagne a tutti.
  • 22/09/2015 Itinerario percorso domenica 20 settembre, in una giornata limpida ma con nuvole all'orizzonte, specie verso Nord ed Est, che ci hanno rovinato un po’ il panorama. Clima ancora relativamente caldo, ma vento fastidioso (peraltro ampiamente previsto dal meteo), sia durante la salita che, soprattutto, sulla cima. Abbiamo trovato il percorso esattamente come descritto dalle guide di SN. La via è molto evidente nella parte bassa, ed anche il tratto sul crestone, tra prati e roccette, è sufficientemente visibile e marcato da segnavia. Il sentiero non presenta particolari difficoltà se non la lunghezza, i pezzi un po’ esposti sono sempre ben attrezzati da cavi (in buone condizioni). C’è un solo breve tratto in un canalino dove bisogna aiutarsi anche con le mani. In cima panorama grandioso, che giunge sino all’Adriatico, ma la visuale verso ovest è chiusa dalla Cjanevate. Grande croce e quaderno di vetta appena rinnovato (luglio 2015), dove riconosciamo le firme di altri amici di Sentieri Natura. Escursione di grande soddisfazione, ma piuttosto lunga e faticosa, che richiede un buon allenamento!
  • 19/07/2015 Creta di Collina dalla Cresta Verde, discesa per lo stivale, nessuna novità da segnalare.Buone montagne.
  • 28/09/2014 Sulle orme di Rudy75 ... ovvero, come lui, anch'io, oggi, sono salito alla Creta di Collina passando per la Cresta Verde. La famigerata parete di II mi è sembrata impegnativa ma non troppo (certo, farla in discesa, magari con la nebbia e con il bagnato sarebbe un'altra cosa ...), comunque provvidenziale quel metro di corda messo proprio nel punto più esposto. Dalla C. di Collina ho proseguito per la C. delle Chianevate, la cui cima ho raggiunto in un'ora circa. Dire che il panorama dalla cima era fenomenale è troppo poco! Non posso che associarmi a quanto scritto in proposito da Rudy. Per tutta l'escursione c'è stata calma di vento e in cima la temperatura era perfetta, né caldo né freddo, sarei rimasto ore là. Per la discesa ho optato per il sentiero dello stivale. Stranamente, vista la giornata perfetta, ho incontrato solo due altri escursionisti interessati alla C. delle Chianevate, che anche in base al libro di vetta non appare molto frequentata. Al passo di Monte Croce, invece, un via vai continuo di auto e moto, con il parcheggio quasi completo. Mauro.
  • 23/09/2014 Salita solitaria oggi con una splendida giornata di sole. Ho optato per la traversata completa della cresta est. Dopo aver attraversato la Cresta Verde ho iniziato il tratto che sembrava più impegnativo alla base della cresta est della creta di collina. Il sentiero è ottimamente segnalato con bollini rossi, richiede l'uso costante delle mani più per sicurezza che per difficoltà tecniche che non arrivano mai al secondo grado. Il traverso più delicato è agevolato da un pezzo di fune affidabile. Arrivato nei pressi della vetta guardo in basso verso l'Eiskar e un vento gelido mi costringe a indossare passamontagna e guanti. Breve sosta al riparo dal vento in cima e poi inizio la traversata verso la Chianevate. E' un saliscendi in cresta, a volte un po' esposto, anche in questo caso le mani si usano parecchio sebbene i passaggi più difficili non arrivino al secondo grado e c'è solo un punto, circa a metà cresta, dove non mi è stato chiaro dove fosse meglio passare per scendere alcuni metri prima dell'intaglio finale l'opzione era scendere su scalini pieni di ghiaino o scendere su roccia solida ma di 2° grado. Fatte entrambe, ma ancora non so quale fosse l'opzione migliore. Dalla cima il panaroma era eccezionale in ogni direzione: a nord i Tauri innevati, a ovest il Coglians non disturba più di tanto la vista sulle dolomiti mentre a est il Montasio spicca su tutti anche se si vedono bene Jof Fuart, Mangart e Triglav. Del resto i giganti delle nostre montagne si vedono sempre! In discesa vado talmente veloce che sbaglio sentiero scendendo troppo fino a Casera Val di Collina... Che mi regala altri 200 m di dislivello da fare in salita, come se non fossero stati abbastanza. Comunque è stato un anello meraviglioso.
  • 11/09/2014 La mattina presto il cielo sorride e la sola Creta di Collina spunta aranciata dal mare d’ombre. L’arrivo al pianoro è un abbraccio di luce che fa abbandonare la mulattiera a favore dei prati. Sul fondo della conca prativa, due caprioli fuggono, disperdendosi in direzioni opposte. Sul lato opposto alcuni ontani si agitano rumoreggiando. Buffissimi, sono animati da avide capre che, celate dalla vegetazione, fan incetta d’ogni foglia. Ammiro nuovamente gli splendidi affioramenti calcarei: un’installazione artistica posata lì, a richiamar la Creta, a romper quel verde acceso il cui dominio inizia a scemare ad ogni curva. Il But pare un esile filo argentato sotto un sole imitato dalle Carline nascenti, mentre a destra, la muraglia erbosa che scende dal Crostis copre l’orizzonte. Non seguo i consigli di SN e punto al canalino detritico che poi si trasforma in solida placca giungendo alla curva attrezzata, molto meno aerea e minacciosa di come la dipingeva la foto. Una volta superata la vista s’apre di colpo. Ciò che più mi colpisce è l’abbraccio tra la cresta che parte dal Polinik e quella che si dipana dal Pal Piccolo, un incontro di verdi suggellato dalla rocciosità della Creta di Timau che svetta in controluce. Dietro di lei si stagliano tante ombre dai profili inconfondibili. Lascio il troi per la comoda cresta erbosa che consente di tuffar gli occhi nella pietrosa verticalità della Cjanevate. Scorgo diverse Genziane Campestri bianchissime, come fosse tonalità comune di questo violaceo fuoco d’artificio. Il Mooskofel s’abbronza tranquillo ma attorno alla croce la temperatura scende a picco, come i salti strapiombanti verso l’Eiskar. La Cjanevate diventa l’immobile spartiacque tra due mondi e vengo avvolto da una coperta grigia,fredda e umida. Non resta che tornare a valle, godendo della compagnia di numerosi Corvi Imperiali che nuotano in coppia nel denso mare di nebbia facendo sibilare l’aria. Scendo per un ghiaione poco accondiscendente al scivolare mentre l’attenzione è tutta volta alle pareti striate d’arancio. Ritorno alla luce accompagnato da Genziane Striate coi petali che paiono di raso. Visto il bluff di un firmamento in pace con se stesso, scelgo l’allungo per la “scaletta”, seguendo il 146 e scendere a casera Plotta. In un prato, settanta agnellini mi impediscon di proseguire. Come potrei? Li osservo a lungo, Han le orecchie che quasi sfioran terra, con pochi peli a coprire il roseo candore. Alcuni belano insistentemente cercando le madri che rispondono da pochi metri con la bocca piena, emettendo seccati suoni cavernosi e ridicoli. Altri distesi e beati sembran far parte d’un presepe laico, altri ancora a curiosar nel prato, alcuni faticano a trovar l’equilibrio. Raggiungo a vista l’altra sponda del rio, ritrovando il 175. Poi la carrareccia. A casera Val appaiono, fiere, le balconate rocciose che sostengono i ripiani prativi di casera Collinetta. Poi ancora un dolce tratto di bosco che accompagna all’ultima casera. Per l’anello alternativo bisogna mettere in conto ulteriori 150 mt di dislivello ripartiti tra la risalita verso il Marinelli e quella finale verso il passo. (10.09.2014)
  • 09/08/2014 Indecisione fra Collina e Collinetta, ha prevalso la voglia di roccette e alle 7.30 già si cammina fra il gorgoglio del rio Collinetta ed evidenti segni di passaggi bovini, il cielo è limpido come deve essere per godere di questa cima. L’occhio gira spesso verso destra attirato dalla verde Collinetta ed il suo zigzagante sentiero mentre davanti a noi si mostra la possanza di Collina. Via via veloci senza però privarci di toccare rododendri e rocce calcaree, guardare il solco di una trincea fra rombi di moto e suon di campanacci, il bivio con il sentiero 171 ci regala erba alta e ortiche fino alla quota 2094, un nevaio, addossato alle rocce, interessa il sentiero sottostante e forse anche le attrezzature. Salendo sale anche il venticello e non si smorzano i rumori della civiltà, camminamenti e cavi in ordine, fetore ai piedi del canalino finale: pochi metri più in basso vediamo la carcassa di un camoscio, solo poca pelliccia e gabbia toracica. Il percorso fra le roccette oggi è ben individuabile, un movimento ci incuriosisce, è una famigliola di pernici, mamma e tre piccoli che camminano veloci e non si curano di noi, fra fioriture e zolle d’erba arriviamo ai resti della caserma mentre intanto sale nebbia fumosa, si incunea e fugge. L’altra casermetta, quella sotto la croce, è interessata da un lembo di nevaio che lascia comunque un piccolo spazio per strisciare rasenti le rocce, oramai è fatta, sotto di noi il piccolo ghiacciaio e di fronte l’incappucciata Chianevate mentre la Cresta Verde si scalda al sole. Il libro delle firme regala qualche sorpresa, gran bella frequentazione…In discesa si va a dare un’occhiata (solo una breve occhiata) all’invio per la Chianevate, la rampa d’accesso è libera e ben percorribile, fra le assi marce che dovevano costituire un ricovero per i nostri soldati spunta qualcosa di arrugginito: è il coperchio di una scatoletta arrotolato sulla sua chiave.
  • 31/10/2013 Poco dopo aver passato la quota 2677 (dove c'è il paletto con la freccia in metallo), le segnalazioni cominciano a scarseggiare e la traccia diventa meno evidente. Non che la cosa sia un vero problema, visti anche i numerosi ometti, ma è da tenere in considerazione nel caso, non raro, di foschia (che può essere veramente densa!). A parte questo dettaglio, nessun problema, anche il consistente dislivello "va giù" abbastanza bene. Una bella cima
  • 19/08/2013 Stupendo sentiero, il dislivello si fa sentire però la vista dalla cima ripaga di tutte le fatiche. Via poco trafficata, forse anche perchè si scende e si sale per il medesimo itinerario però la salita dalla cresta verde è alpinistica come quella dal ghiacciaio Eiskar(veramente minuscolo, visibile dalla cima); in compenso si può salire sulla Cjanevate ma è abbastanza rischiosa ai meno esperti e richiede prudenza. Le attrezzature nel tratto iniziale del sent. 171 sono solide e in alcuni casi superlfue. Bellissimo itinerario come tutti in regione:) ricco di testimonianze e di stupende fioriture, stella alpina compresa, sempre bella vederla.Buona cima;)
  • 07/08/2013 Fatta oggi, seguendo esattamente le indicazioni di SN. Purtroppo i vapori che salivano dal versante est hanno ridotto il panorama ma la vista sulla vicina Creta delle Chianevate e di quelle che si ricordano a lungo. Nessuna traccia di neve fino in cima. Viste tante capre e mucche lungo il sentiero che riporta al Passo di Monte Croce Carnico. Escursione davvero appagante, in ambienti molto vari. Mauro.
  • 02/07/2012 Salito ieri in solitaria dal Passo Monte Croce con un caldo afoso stancante già alle 7 e 30 del mattino, dai 2000 metri in su finalmente si boccheggiava. Itinerario lungo e molto interessante per le numerose fioriture, tratti attrezzati in ottime condizioni, gran panorama sull'erta prativa sommitale. Vista la stupenda giornata ho fatto l'interessantissima deviazione per la Creta delle Chianevate, percorso lungo sentierino di guerra veramente bello con saliscendi e scorci stupendi, qualche tratto da mettere le mani soprattutto la parte finale sotto la cima dove l'insidia peggiore sono i numerosi sfasciumi instabili nel canalone finale, attenzione in discesa e chiaramente da evitare con la pioggia. Dal bivio per la Creta di Collina alle Chianevate il percorso è per esperti causa sfasciumi e causa la mancanza totale di ogni tipo di attrezzatura, motivo per cui il percorso è molto affascinante e poco frequentato dopo aver sfogliato il libro di vetta. Gran soddisfazione
  • 14/08/2011 fatto oggi 14/08/2011il percorso è descritto fedelmente su Sentireri Natura e non ci si può perdere. Il percorso non è pericoloso, ma è impegnativo ed adatto solo per escursionisti esperti, ci sono alcuni passaggi attrezzati che richiedono decisione, ed allenati, ci sono 1335 metri di dislivello. Da fare solo con tempo bello. Saluti e buone camminate. Bepi, Cividale
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