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    Anello di forcella Val del Drap da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
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    Anello di forcella Val del Drap da Pian Fontana
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    Anello di forcella Val del Drap da Pian Fontana
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I percorsi di SentieriNaturaF06

Anello di forcella Val del Drap da Pian Fontana

Avvicinamento

Da Cimolais addentrarsi in Val Cimoliana risalendola per circa due terzi fino a raggiungere il parcheggio di Pian Fontana alla confluenza della valle di S.Maria (m 920). La carrozzabile è soggetta nei mesi estivi ad un pedaggio (2007, 5 euro) che si paga al punto informativo di ponte Compol. Si tratta di una pista asfaltata solo parzialmente che risale la valle fino a Pian Meluzzo e che può presentare tratti sconnessi specialmente ad inizio e fine stagione.

Descrizione

Dal parcheggio si scende sul greto e lo si attraversa mirando ai visibili segnavia CAI sull’altra sponda (attenzione a non imboccare la evidente pista con divieto di transito che risale sulla destra). Raggiunta la mulattiera, inizialmente molto larga, si prende a salire con pendenza modesta lungo la destra orografica (segnavia CAI n.389). All’intorno si sviluppa un bel bosco a prevalenza di faggio dove si scorgono anche diversi esemplari di abete bianco. Seguendo le segnalazioni si evita un tornante della strada e successivamente si lascia sulla destra il bivio con il segnavia CAI n.356 che si addentra nella valle di S.Maria (cartello). Ancora un breve tratto di salita e si oltrepassa anche il bivio per il dosso Nadei che rimane sulla sinistra. Dopo poco, il bosco si dirada ed anche la pista cede il posto ad un comodo sentiero che prosegue a salire lasciando finalmente intravedere le elevazioni che rinserrano la valle. Giunti alla confluenza della val dei Cantoni, poco prima di attraversare il greto principale, si è ad un bivio. A sinistra prosegue il segnavia CAI n.389 (dismesso) mentre a destra si diparte il segnavia n.390 che verrà utilizzato per la discesa. Un piccolo cartello avvisa che il sentiero è privo di segnaletica e manutenzione e si raccomanda pertanto di intraprenderne la salita solo in condizioni di buona visibilità e tempo sicuro.
Imbocchiamo, quindi, la traccia di sinistra risalendo per un tratto tra i mughi fin dove il terreno lo consente. Successivamente ometti ed alcuni bolli sbiaditi ci portano ad attraversare il greto invaso da grossi massi riprendendo poi sul versante opposto. La traccia risale interamente la val dei Cantoni fin quasi alla base della fascia rocciosa alla confluenza con la val del Drap. Seguendo alcuni ometti ci si innalza sulla destra iniziando a risalire il grande ghiaione che si presenta subito malagevole e piuttosto ripido. Data la natura del terreno si procede faticosamente mirando alla fascia di mughi che rasenta la parete soprastante dove si ritrovano i segnavia. Raggiunta la zona verde si risale lungo uno stretto e ripido solco interrotto da alcuni facili salti rocciosi uscendo infine sul costone di sinistra. Ci si trova qui alla base della selvaggia val del Drap in un ambiente caratterizzato da gradoni terrazzati su cui si alternano mughi, roccette e macchie d’erba abbellite dalla fioritura della aquilegia minore e del rododendro irsuto. Si inizia ora una lunga diagonale che porta ad intersecare alcuni solchi e qualche gradino roccioso privo di difficoltà. I segnavia sono un poco sbiaditi ma la traccia è ancora ben visibile. La diagonale si interrompe in corrispondenza di un profondo solco roccioso scavato dall’acqua che ha formato anche alcune caratteristiche marmitte. Da qui il sentiero si orienta in direzione ovest e riprende a salire decisamente tra mughi e placche detritiche a fianco della marcata incisione. Un breve gradino più impegnativo viene risolto innalzandosi tra i baranci, poi la traccia esce su terreno erboso. Ci troviamo ora nel tratto conclusivo della valle in cima alla quale si scorge la meta ancora lontana. Raggiunta la base di un esteso ghiaione colonizzato dal camedrio lo si risale dapprima sulla sinistra poi se ne guadagna definitivamente il versante opposto dove si continua a salire assai ripidamente su terreno più consolidato dai verdi. Infine, oltrepassato un ultimo pendio erboso, si piega a destra ritrovandosi sulla solitaria forcella Val del Drap (m 2290), ai piedi delle imponenti stratificazioni della Cima dei Preti. L’ambiente, già oltremodo suggestivo, è impreziosito dalla presenza della genziana del monte Tricorno che fiorisce tra luglio e agosto nei pressi della forcella.
Segnavia più recenti ci guidano ora a scendere nell’opposto versante tra ghiaie instabili colonizzate dal papavero giallo e dall’erba storna. Senza scendere ulteriormente il sentiero piega a sinistra iniziando a traversare lungo una stretta cengetta detritica interrotta da uno spigolo roccioso che richiede qualche attenzione (I grado). Il traverso prosegue ancora su ghiaie ma per raggiungere i verdi occorre aggirare in alto un profondo intaglio che costringe ad una breve risalita. Esaurite le difficoltà possiamo ora attraversare agevolmente una agevolmente una zona caratterizzata da tappeti erbosi e grandi macigni tra i quali fioriscono la silene acaule, la linaria alpina e la statice montana. D’improvviso le ghiaie si interrompono per lasciare il posto alle estese praterie della bellissima Pala Anziana nei cui pascoli non è raro sorprendere i camosci. Si attraversano alcune conche prative ornate dalla fioritura di vulneraria, ormino e nigritelle quindi ci si affaccia su un ripido canale erboso. Lo si discende tramite alcune strette svolte uscendo poi sulla sinistra. Raggiunto un dosso erboso affacciato sulla cresta di Cima Sella, si cala definitivamente nella parte alta della Val dei Frassin intersecando una vistosa fascia di rododendri. Tornata tra le erbe la traccia si perde un poco ma alcuni paletti segnalano la giusta direzione. Si giunge così al bivio con il sentiero che scende dalla forcella Val dei Frassin dove un ulteriore cartellino ci avvisa che anche il tratto appena percorso è stato dismesso. Oltrepassato anche il bivio per il bivacco Gervasutti si perviene alla piccola casera Laghet de Sora (m 1871), ristrutturata e trasformata in accogliente ricovero.
Dalla casera il sentiero scende lungo la destra orografica della valle tra mughi e larici poi, dopo una larga ansa, attraversa il greto e raggiunge la radura di casera Laghet de Sot (m 1580, chiusa). Superato un faggio secolare, ci si riaddentra nel bosco prendendo a scendere decisamente a piccole svolte. Si continua così fino ad attraversare nuovamente il greto principale oltre il quale il sentiero prosegue per un tratto in traverso. Superato anche un secondo corso d’acqua ci si raccorda con il sentiero percorso all’andata tramite il quale si rientra al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
021
Dislivello
1400
Lunghezza Km
11,3
Altitudine min
919
Altitudine max
2290
Tempi
Dati aggiornati al
2004
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 28/07/2015 @askatasuna - Mi spiace sentirti parlare di bolli se l'hai percorso veramente nel luglio 2015: non avrebbero dovuto esserci. Chi si sarà preso la briga di dipingere di nascosto questo tracciato contro il parere dei soliti CAI, commissione sentieri, Soccorso Alpino, Parco, eccetera eccetera eccetera? E' furbissimo e le denunce e le multe non lo toccano? Bravo, lui si che fa bene. (è ironico, credo si noti). Spiace rovinare bellissime esperienze in bellissimi posti con le solite, tristissime considerazioni...
  • 27/07/2015 Percorso ieri, 26 luglio 2015, con tempo buono. Il percorso è veramente meritevole, la val del Drap è un luogo unico da vedere assolutamente. E' veramente un peccato che il sentiero 389 sia stato dismesso, se lo è stato per creare zone di non disturbo per la fauna lo posso in parte capire, anche se stambecchi e camosci hanno vastissimi pascoli sopra la Pala Anziana in cui stare tranquilli. Con un po' di attenzione ai bolli ancora visibili e ai tanti ometti, vi invito a percorrerlo, la frequentazione da parte di escursionisti accorti e amanti del silenzio è già un passo per preservarlo!
  • 07/07/2015 Cima Laste: con me porto qualche riga di fonte diversa per indirizzarmi e trovar la via. Ma nessuna delle due mi riesce a far capire esattamente il canalone al quale dovrei puntare. E' questione di prospettive. Più che da relazione tecnica merita forse spiegarlo con praticità empirica. Provenendo da casera Laghet, verso quota 2130 (ma anche senza altimetro sarà evidente) si dovrebbe incrociare un grande masso con la sommità quasi piatta con un segnavia Cai ed un bollo rosso. Qui potete abbandonar quel labile filo d'Arianna tra le erbe e iniziare a risalire il pendio. Una traccia lo taglia, da una parte all’altra, cento metri più in alto. In ogni caso la meta è la forcellina sulla sinistra e poi quota 2249 della Pala Anziana. Uno splendido belvedere verso valle che contemporaneamente scioglie ogni dubbio. Il Tridente (nomen cacumen) divide la dorsale nord della Cima dei Preti da Cima Laste. Sulla sua destra si possono notare due corni rocciosi che delimitano proprio il canalone da risalire, adiacente a Cima Laste. Il più erto. Faticoso in salita, impietoso in discesa. Questo conduce alla forcella strapiombante verso il Cadore. Da qui, dei bolli indicheran la via. La via… un miscuglio di canalini, cengette, paretine.. tutte ben contente d’accogliere ogni qualsivoglia detrito per destabilizzare il passo. Difficoltà tecniche sotto il secondo grado, sarebbe un gioco se non fosse per quel cricchete-crocchete sotto le zampe! Meno esposto di cima Spè e ben guidato dai bolli, il serpentevole cammino accompagna alla vetta. Sotto le pietre un quadernetto. Minuscolo, come la risicata cima. Mi fan sorridere le note iniziali di chi l’ha portato da valle: “Scrivete in piccolo!”. Di fronte a me il mare di nubi. Spuntan i soliti noti ad abbracciar il cielo. Dietro s’affretta a salir la nuvolaglia che in breve ingoia anche me. Fa freddo. Mi pareizzo gli arti inferiori con il sacco lenzuolo e aspetto che l’acqua borbotti per il caffé. Tant a si viarzarà dut, a sec! Solita litania dell’escursionista ottimista ad oltranza (leggasi “pote” per gli indigeni). Tutto diventa grigiore. Allora pattuglio la cima verso sud e scopro un atollo di stelle alpine, arroccate sulle pendenze. Anch’esse paion non pensarci nemmeno di far alzare i fusti più del dovuto, a tire aiar! Delle Pedicularie non han gli stessi problemi, son “sgaie” e crescon tra le rocce, quelle giuste, trincerandosi ben bene. Il blu del cielo e il candor delle sue cangianti e mobili alleate è rispecchiato dalle Genziane del Tricorno, presenti più in basso. Attendo un paio d’ore invano, ma nel frattempo piglio tutto ciò che posso: le schiarite su Cima dei Preti, la dorsale verso Cima Spè, mentre onde silenti continuan a spumar sulla vetta.(25.06.2015)
  • 07/07/2015 Inizio a muovermi da casera Laghet col chiarore soffuso. Non è poi così presto, ma il gioco di pareti e muraglie ritardano l'arrivo del giorno. Ad ogni valle il suo fuso orario! L'erba è carica di rugiada ed in pochi passi sono strafondo. Spavento subito due caprioli che sfrecciano per quasi metà di quel semicerchio che costituisce la culla della casera monticata fin quasi agli anni Cinquanta. La traccia sale labile ma evidente. Cima dei Preti si fa notare tra le ascese vaporose del mattino. Alzatomi di poco eccomi già nel giorno pieno. La luce si tuffa tra le erbe e le prime ghiaie. Diversi fischi di marmotte lontane segnalano il mio arrivo a tutta la Pala Anziana. O quasi, visto che poco dopo un camoscio mi fischia dalla balconata di fronte prima di diventar vapore pure lui. La mia intenzione è quella di provare a raggiungere Cima Laste. Dovrebbe essere fattibile. (parentesi Cima Laste) Ridiscendo godendomi l’atterraggio di Armstrong in forcella Drap e mi rifocillo gli occhi sulla Pala Anziana. Il percorso verso quel risicato intaglio è indescrivibile. In pochi minuti, quando mi giro di soppiatto verso gli speroni cornuti lasciati alle spalle, tutto cambia forma.. e colore! Pare che la montagna si prenda gioco di te. Non hai scavalcato un passo o salito alture, ti sei solamente spostato di qualche centinaio di metri ed ecco che tutto assume fattezze diverse! Il Tridente mostra il suo occhiolino, i triangoli perfetti metton in mostra le zigrinature, ogni frammento di eternità diventa un changeling! Poi quel lastrone a tre strati. Un tagliere posato sulla tavola della cima dei curati. Piallato dal perpetuo. Ne ammiro le venature perpendicolari quando s’anima! Pietre iniziano a svolazzare in ogni dove a poca distanza. Otto gli stambecchi. Quattro i cuccioli. Spazzano per bene la loro tavolozza imbandita dalle briciole minerali. Difficile sceglier l’attimo per scartar i loro strali. Quindi.. a manete! In forcella mi fermo ancora ad ammirare quel azzardo alle leggi della fisica mentre scarto la possibilità di salire a Cima Val del Drap. Resta in mano solo a guardarla, quella collezione di aculei! Scendo per il canalone, l’individuazione dei segnavia spesso è difficoltosa. Un enorme nevaio mi accompagna per un bel pezzo sulla mia destra, mentre a valle una chiazza di bosco è stata spazzata via dalle valanghe. La discesa è eterna. In compenso presenta ogni scomodità possibile, facendo rugnare ginocchia e cervicale. Avevo scelto un anello antiorario per meglio distribuire il dislivello ma la natura del terreno mi ha dato torto e lo consiglio solo a chi ha cartilagini da vendere (nel qual caso è pregato di contattarmi, affare assicurato!). Più si scende più le pareti si fan buie e bituminose. Sembra che quelle sfumature stian gocciolando, per raggiungerti prima di poterti rifugiar nel bosco. In ogni caso, mi perdonino le articolazioni, sono stati due giorni che difficilmente non ripeterò, Cima Sella, Gea e quella delle Monache (manca solo la vetta dei chierichetti..) son lì che aspettano. Una varietà di ambienti che lascia inebetiti. Un succedersi di lame che penetrano nel profondo, incidendo retine impreparate ad immagazzinare tutto. Giornate che profumano d’altri pianeti e dimensioni. Capriole di terra e pietra, capricci di forme, spettinate eredità più vicine a Gaudì che alla geologia.(25.06.2015)
  • 06/10/2014 Sabato 4,in una giornata fresca e variabile,ho fatto l'anello proposto da SN.Alla partenza qualche auto nel parcheggio e lungo la strada.Mi sento particolarmente bene e pronto a sciropparmi il dislivello che la gita prevede.Rimpiango di non avere con me il seghetto, quando passo il bivio con il 390 diretto a Forcella Spe e mi avventuro tra mughi e ramaglie.Avrei potuto fare un po' di pulizia.Il disagio,comunque,dura poco e il ghiaione non presenta difficoltà.Giunti alla parete,inizia un tratto divertente tra mughi e rocce.In alto,a circa cento metri,un piccolo gruppo di camosci accompagna la mia salita,fino a quando decidono di nascondersi alla mia vista.I segnavia sono presenti,non molto visibili,ma chi affronta un itinerario come questo è abituato a guardarsi intorno.Nelle condizioni di visibilità presenti al momento,non ho avuto problemi a seguirli.Al termine di questo tratto,completato anche il traverso,proprio sopra alle marmitte,incontro una coppia diretta al bivacco Greselin.Provengono da casera Laghet de Sora,ma sembrano poco convinti.Mi chiedono come arrivare a destinazione.Probabimente non hanno alcuna cartina.L'ultimo strappo,fino alla forcella,è davvero ripido e lungo.I polpacci sono tesi al massimo e proseguo lentamente,ma un passo alla volta conquisto l'intaglio.Dall'altra parte nuvole basse coprono le cime e,a volte,pure il vallone.Tira aria fredda,quindi,dopo una breve sosta,inizio la discesa.Il gradino roccioso,punto delicato del pendio,è infido,perché coperto di detrito grossolano.Da qui le difficoltà cessano.Il paesaggio è meraviglioso.Pareti imponenti alla nostra sinistra,macereti imponenti e poi le praterie della Pala Anziana davanti agli occhi e sotto i piedi.Si passa,in breve tempo,dalle scivolate alle rilassanti divagazioni lungo morbide ondulazioni.I colori autunnali non fanno che impreziosire il già maestoso paesaggio.Dalla casera giungono voci,ma quando ci giungo,mezz'ora dopo,non trovo nessuno.Guardo al sentiero che giunge da Forcella Spe e rivado con la mente al giorno che ho percorso l'anello,altro splendido itinerario.Questa zona riserva emozioni a non finire.La discesa al parcheggio è tranquilla.Tutto è a posto.L'inverno non ha lasciato devastazioni e la faggeta mi accompagna all'auto con la sua frusciante lettiera.Finisco con pediluvio nelle gelide acque del Cimoliana.Un ultimo brivido prima di tornare sulla statale,circuito motociclistico dove ogni codice viene infranto.
  • 23/06/2013 Una nuova passerella a Pian Fontana permette di superare metà guado, per l'altra metà un'asse sospesa elastica mi indusse senza indugio a togliermi gli scarponi. Non sarà la prima volta lungo la salita a casera Laghet de Sora, ove dovetti davanti ad altro inoffensivo piccolo guado pormi gli scarponi al collo, per tema di quegli infidi sassi sdrucciolevoli, e con scherno delle amiche che con due balzi furono alla riva opposta asciutte. Borracce semipiene, in questa salita di liquidi crocicchi, strategicamente posti all'inizio, a metà, a due terzi, per chi ovviamente non schifa l'acqua selvaggia. Il patriarca sta lì, al limitare del bosco, il tremendo nerboruto faggio secolare a sorvegliare l'ingresso ai piani verdi, al paradiso di casera Laghet de Soto, la sua preziosa radura in festa di fiori, a sciami di non ti scordar di me (e come potrei?). Poi ancora tra prati e ruscelletti, rivoli su muschio imbevuto, il sentierino sospinge dimentico della fatica, tanto grazioso è il suo svolgersi tra le balze, anche davanti alla severa maestà delle pareti che s'innalzano ora, e ch'io guardo sempre dal basso verso l'alto e che mai sfiderò. Verso Laghet de Sora, un toporagno stecchito, un orbettino maciullato e un ornitologo solitario mi riportarono alla prosaicità della vita, qui fulgente più che mai (Da Pian Fontana e casera Laghet de Sora, lungo il sentiero 390).
  • 26/08/2008 Percorso la Val del Drap più volte in circa un mese, sia in salita che in discesa. Il sentiero 389 sarà pure dismesso ma non ci sono problemi di alcun tipo essendo visibili (e forse rinnovati da qualcuno) i segnavia nella parte bassa ed essendo obbligato ed evidente il percorso nella parte alta. Come già segnalato nel Forum, qualcuno si è "premurato" di segnalare in vernice rossa un sentiero "facile" per la Val dei Cantoni, diretto a Forcella Compol. Il sentiero in questione sarà pure facile ma a mio parere non è consigliabile. Io l'ho percorso in discesa provenendo da Forcella Compol e se avessi saputo com'era sarei tranquillamente sceso per Forcella dei Cacciatori. Tale sentiero è bollinato in modo talora sovrabbondante ed è più lungo del percorso dell'Alta Via ed obbliga a qualche tratto di "lotta col mugo". Unico vantaggio si trova dell'acqua, passando proprio nelle vicinanze della cascata che si nota anche dal basso scendere dalla Val dei Cantoni. Altra cosa, ho notato un'invasione di filaria nel torrente che si incontra salendo a Casera Laghet, specie nel tratto successivo al bivio con il vecchio 389! In alcuni tratti anche il sentiero è coperto di bestiacce bianche :-( quindi attenzione a rifornirsi d'acqua in quel tratto (molto più salutare la sorgente a poche decine di metri a valle della Casera Laghet de Sora).
  • 07/08/2008 7 agosto 2008sono salito oggi, dopo aver letto le note di SENTIERINATURA alla casera dei Laghet per la forcella della Val del Drap. Le indicazioni sono sufficienti in caso di bel tempo, come oggi. Diversamente è rischioso oltre che assurdo. Sarebbe una sfida "comica" con se stessi; la montagna vince sempre. Confermo che la segnaletica è essenziale, ma, come nelle ricette, quanto bastra per guardare in alto e in basso dove mettere i piedi. Confermo anche la vista sicura di camosci sia nella parte alta che nel bosco. E' una bella sfaticata per un dislivello di 1400 mt, tuttavia appagante. by alla prossima
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