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    Sulla dorsale del Brutto Passo da Forni di Sotto
    Alpi Carniche
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    Sulla dorsale del Brutto Passo da Forni di Sotto
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    Sulla dorsale del Brutto Passo da Forni di Sotto
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I percorsi di SentieriNaturaV17

Sulla dorsale del Brutto Passo da Forni di Sotto

Avvicinamento

Percorrendo la statale 52 nel tratto che collega Ampezzo a Forni di Sotto, poco prima di entrare in paese, lasciare l’auto in prossimità del ponte sul torrente Auza (m 766, piccolo spiazzo per il parcheggio, cartello CAI).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
02
Dislivello
1400
Lunghezza Km
14,1
Altitudine min
765
Altitudine max
2103
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 12/07/2016 Ennesima escursione non troppo impegnativa per il mio ginocchio non ancora ristabilito e meta quasi indovinata se non fosse per il sentiero reso scivoloso dalla pioggia durante il ritorno.L'idea era di raggiungere Casera Giaveada partendo dal passo Pura, percorrendo i sentieri Cai 215 e 214 attraverso la dorsale del Brutto Passo, trovati in parte sfalciati per l'imminente Trail delle Orchidee. Giunti al bivio di quota 2013 sotto il Passo del Zauf, la segnalazione del sentiero 234 riporta una tempistica di appena 30 minuti per raggiungere l'agognata casera, situata oltre 300 mt di dislivello più sotto. Il sentiero in questione pare, almeno inizialmente, evidente quindi percorribile. Con rammarico decidiamo di rinunciare, causa nube incombente sul monte Zauf, che in breve si scatena durante il rientro lungo la dorsale. A Casera Tintina il sole torna a splendere e in un momento di tranquillità, quando tutti gli escursionisti se ne sono andati, un simpatico animaletto ci sorprende con la sua sortita: è un ghiro!
  • 11/01/2015 Voglia di cime, bisogno di spazi e bramosia di cielo. Ignoro l’itinerario, la difficoltà di una cresta che, almeno parzialmente, troverò innevata. Ci provo. Di mattina presto il troi mi sorprende. Repentino, cambia ambienti e mi dà spesso l’impressione d’esser altrove. Gli unici accumuli che s’han da superare salendo son quelli del fogliame che divora le pedule. Dopo il bivio per Pimin mi sembra di scorgere un morâr. Scuoto la testa e la giro verso l’ennesima conifera bizzarra osservandola meglio. Il tronco straborda di rotondità alternate alla precisa verticalità del fusto, come se, durante la crescita, abbia ecceduto in entusiasmo per poi ritornar all’ordine. Una radura intorno chiamerebbe a tirar dritti ma il troi, costellato ai lati da diversi schianti, svirgola a destra. Le praterie della casera son un cielo ocra, poche strisce di neve a simular le nuvole e i primi germogli di rabarbaro, stelle d’un rosso acceso che brillano in un cielo sottosopra. Il ricovero è un gioiello, la panca richiama la sosta, il suo arco di legno incornicia perfettamente le creste imponenti tra cui svetta il Pramaggiore. Alla forca tutto si tinge di bianco e di colpo il Tinisa irrompe puntando al cielo. Il troi presenta i cedimenti del passato inverno. La traccia, intuitiva d’estate, scompare spesso. Seguo pedissequamente orme amiche sulla neve che m’indicano ove tagliare il pendio. Mi fermo sull’altura sopra le palizzate. Il panorama mi fa vacillare. Da un lato s’infrange sulle lontane Giulie, a nord muraglie erbose son guardate dall’alto in basso da un’impressionante successione di guglie, il lago di Sauris ha il colore degli abissi mentre a ovest ammiro lo spumoso e bianco serpentio che m’attende e che si infrange come onda sullo Zauf. Scendendo le orme scompaiono. Proseguo superficialmente senza pensare che ciò sia un segnale da non sottovalutare. Chi le ha lasciate è sicuramente un abile conoscitore della zona, ben conscio di cosa lo aspetterebbe più avanti. Ignaro, continuo per la cresta innevata che inizia a giocar con la gravità. A volte tiene botta, altre precipito fino alle ginocchia. Una serie di zampe mi precedono allegre. Sul Priva mi scappa un o-oh! Intuisco che il crestoso incedere presto finirà e lì inizierà il mateamento. L’ultimo sorriso è suscitato dalle pennellate rossastre dei Cjampanì che Ivo ha splendidamente immortalato nell’itinerario di Costa Baton. Poi tutto si fa più serio. La mulattiera è il contrappasso al mio azzardo. Eterna, mi farà perder ogni vantaggio sulla salita lesta. Il manto mostra tutte le condizioni in cui ci si può trovar di fronte d’inverno: a volte sorregge, altre è una lastra di ghiaccio obliqua che impone un continuo sferrar di punte per gradinarla senza rischiare di scivolar a valle, altre, di colpo, mi fa affondar di mezzo metro nel bianco. Giungo spossato alla sella. Le rive violacee della carrareccia paion tinger la neve. Il troi, massacrato dai lavori, non si riprenderà più. Le pietre fatte cadere dalle ruspe ne ingoiano i lineamenti, ritrovarlo è un fortuito aguzzar dello sguardo. Trovo la traccia per i fienili immaginando di seguire ancora il 214. Prima della chiesa il Tinisa fa capolino come punta di freccia infuocata dai colori del tramonto. Alle cinque raggiungo l’auto. Itinerario fattibile (con innevamento limitato) fino al Puintat, oltre è cosa d’Ulisse. Il primo pezzo della discesa è un travaglio ma poi le tracce si fan docili. Azzardo riuscito a metà. Panorami superbi ma oggi fatica e mateamenti han sovrastato spesso il lato emozionale.(09.01.2015)
  • 18/07/2014 Lavori strada forestale in corso, sono quasi arrivati alla selletta di circa quota 2000. La strada si alterna al vecchio sentiero con qualche problema di localizzazione del tracciato più conveniente.
  • 02/10/2011 Brutto Passo, ma perchè si chiamerà così? Magari è una meraviglia, decido di verificare: Arrivo a Forni di Sotto che il sole si sta levando, parcheggio prima del ponte. Ecco lì il segnavia 215, il sentiero scompare quasi fra le erbe alte e per un centinaio di metri scorre fra un corridoio di arbusti, poi si apre. L'inizio è ripido, faticosetto; quando poi il bosco dirada e il sole filtra tra i rami posso ammirare il vestito autunnale degli alberi. Il percorso non da tregua, il bosco è bello, tracce di bovini ed equini, sento i campanacci. Più in alto molti alberi caduti, rami e tronchi di traverso; esco allo scoperto, c'è il sole, cambio occhiali (mi accorgerò poi a casa di avere l'abbronzatura da panda), il sentiero traversa una radura, qualche paletto indica la direzione da seguire. Rientro nuovamente nel bosco, ora più rado, cammino su foglie, ne riesco, passo davanti ai ruderi di una casera, dietro è stata ricostrutita la casera Montof. E' aperta, c'è il proprietario, mi dice che la casera è una struttura privata anche se sempre aperta; lui è lì perchè domani riporterà a valle i suoi 4 cavalli e le 5 mucche che ho intravisto e sentito poco prima. Mi invita ad entrare, è persona cordiale, barba e capelli bianchi e mi offre....un bicchierino di grappa fatta da lui con l'anice selvatico; non mi permette di rifiutare e poi per un'ora è stata dura andare avanti sotto il sole..Il sentiero è appena una traccia, ma i paletti sono sempre ben visibili, mi sembra un percorso infinito, fa caldo, risalgo verso il Puintat; alla mia destra scorci del lago e la conca di Sauris. Eccomi al Brutto Passo protetto da due palizzate, le rocce sono rosse. Una breve sosta e continuo sul crinale, il sentiero è poco visibile ma è sufficente camminare in cresta, non si può sbagliare, superba lìimmagine del Bivera e Clapsavon davanti a me, scorgo fra le ghiaie il sentiero che sale al Bivera. Finalmente arrivo al passo Zauf, ancora uno sforzo e poi si scende, era ora. La discesa è veloce, è il sentiero naturalistico che aggira il Monte Vacca, mi congiungo alla pista forestale, la seguo verso sinistra fino ad incontrare il segnavia Cai 214 e subito dopo la scorciatoia per forni. Attualmente la scorciatoia è segnalata con frecce e bollini arancio (i sentieri di Forni) e scendo ripidamente nel bosco, massima attenzione ad individuare le frecce. Ai fienili Zuviel continuo a sinistra ed ancora scorciatoia. Sono circondata da un silenzio infinito, arrivo alla chiesetta degli alpini e sotto a me ecco Forni, ma sarà necessaria ancora mezz'ora di ripida discesa per arrivare sotto; taglio sui prati e poi arrivo a pochi metri dal ponte. Secondo la mia personalissima opinione questo percorso non vale la fatica profusa, a parte gli scorci sul òago di Sauris e il piacere di camminare con la sola compagnia di se stessi, non offre altro.Comunque anche oggi ho trascorso una giornata all'aria aperta.Loredana
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    12/07/2016 Nube minacciosa sul Monte Zauf dalla staccionata del Brutto ...
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