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    Anello del monte Cuzzer dalla Val Resia
    Prealpi Giulie
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    Anello del monte Cuzzer dalla Val Resia
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I percorsi di SentieriNaturaA28

Anello del monte Cuzzer dalla Val Resia

Avvicinamento

Dall'abitato di Resiutta si prende la rotabile che risale la val Resia percorrendola per circa 6 km fino a superare la deviazione per San Giorgio. Poco dopo la biforcazione, in località Tigo, individuare sulla destra la passerella sul torrente Resia con l’ampio spiazzo antistante dove è possibile parcheggiare (m 361, cartello CAI).

Descrizione

Attraversato il piccolo ponte ci si trova subito di fronte ad un bivio: a destra si lascia il segnavia CAI n.703 che verrà utilizzato per il ritorno e si imbocca a sinistra il n.707 che ci porterà ad iniziare l’anello in senso orario. Per il primo tratto si costeggia piacevolmente il torrente Resia lungo le sponde ricche a maggio di estese fioriture di cneoro, camedrio alpino e citiso peloso. Prima di una ampia zona prativa il sentiero obliqua a destra prendendo a salire nella pineta lungo un solco scavato ed in breve raggiunge una zona più aperta con stavoli dove confluisce in una carrareccia. Seguendo la scorciatoia segnalata sulla destra, poco prima di un ponte, si perviene alle case Gost dove sembrano mancare ulteriori segnalazioni. Il sentiero proseguirebbe a fianco dell’ultima casa del paese ma è preferibile imboccare la traccia che dall’incrocio (piccola ancona votiva e panchina) scende nuovamente verso il greto del torrente e lo attraversa nei pressi di un masso con targa dedicata a Claudio Vogrig.
Si comincia salire con pendenza già sostenuta all’interno di una pineta a pino nero dove fiorisce il citiso rosso, guadagnando quota a mezzo di tornanti. Un intaglio panoramico con vista su San Giorgio e sulla parte già percorsa, offre il pretesto per una breve sosta anche perchè il sentiero da qui in poi richiederà lo sforzo maggiore. Più in alto la traccia conduce a sfiorare un impluvio sulla destra risalendo poi un erto costone sul quale fiorisce numeroso il pero corvino. Laddove la pendenza aumenta in maniera decisa il sentiero è stato consolidato con gradini, balaustre ed uno spezzone di cavo che rendono un poco più agevole l’ascesa e nel contempo proteggono la salita che si svolge ora su un pendio alquanto inclinato. Il costone si esaurisce su un ripiano boscato dove la pendenza si attenua per un breve tratto. Si attraversa per due volte l’impluvio a ridosso di una fascia rocciosa (cavo) poi segue un traverso su una esile cengia assicurata ancora dalla fune metallica. Entrati definitivamente nel bosco di faggio, si riprende la salita a tornanti lungo una traccia che, nonostante i numerosi rinforzi in legno, si presenta un poco scivolosa a causa della spessa lettiera. In primavera è possibile fare qui l’incontro con l’innocuo colubro liscio ed è anche assai probabile osservare il camoscio. Il sentiero raggiunge la dorsale della Scarbina Grande in corrispondenza di una insellatura immersa nella faggeta poi, dopo una breve risalita sulla sinistra, ci viene concesso un traverso in falsopiano. Si prosegue, ora sul versante destro, lungo una serie di faticose rampe che immettono sulla parte finale della cresta. Avvicinandosi alla sommità la vegetazione si dirada lasciando intravedere di tanto in tanto la croce di vetta. Laddove compaiono i primi mughi il crinale si assottiglia ulteriormente esaurendosi alla base del cupolotto terminale. Tramite una serie di piccole serpentine si guadagna la panoramica vetta del monte Cuzzer (m 1462, libro di vetta) contraddistinta da una grande croce in ferro.
La traversata della cresta sommitale rappresenta senz’altro il tratto più panoramico dell’intera escursione. Dalla cima si prosegue in direzione opposta perdendo quota velocemente lungo un pendio erboso con roccette quindi si contorna sul versante orientale la cima intermedia. Giunti alla base della quota 1451, dapprima con un traverso sul versante ovest, quindi lungo un canalino attrezzato, se ne raggiunge la piccola ed erbosa vetta. Da qui il sentiero rientra nuovamente nella faggeta iniziando una veloce discesa a strette svolte che si conclude sul bivio a pochi metri di distanza dalla forca Tasacuzzer (m 1235, cartello CAI). Tralasciata la discesa a sinistra verso borgo Lischiazze (utile per abbreviare l’anello), si imbocca a destra la comoda mulattiera (segnavia CAI n.707a) che cala nel versante occidentale con una infinita serie di tornanti dalla pendenza minima. Con una svolta un poco più ampia la mulattiera attraversa un greto asciutto e raggiunge la bella radura di casera Rio Nero (m 865) ottimamente attrezzata anche per il pernottamento. Imboccato il segnavia CAI n.703, poco a valle sulla destra, si riattraversa quasi subito il greto percorrendo successivamente un tratto quasi pianeggiante nella faggeta. Il sentiero inizia poi a scendere a mezza costa attraversando alcuni scivoli ghiaiosi dai quali si intravedono le acque del rio Nero. Si scende ancora, fin quasi a toccarne il greto, poi, mentre questo si incassa in una forra, il sentiero si innalza qualche metro e riprende a traversare (brevi spezzoni di cavo metallico nei tratti esposti). Si raggiunge un aereo sperone, attrezzato con balaustre, dal quale si cala sul greto di un rio secondario. Il segnavia conduce poi a scendere ancora a stretti tornantini lungo un ripido e grossolano pendio detritico fino ad arrivare nuovamente sul greto del rio Nero. Con una robusta passerella si superano le impetuose acque del torrente e successivamente si guada un altro rio secondario oltre il quale ha inizio lo spettacolare tratto sopra la forra del torrente. Da qui il sentiero rimonta sul versante opposto della valle, oltrepassando una zona dirupata che è stata opportunamente rinforzata con passerella e cavo corrimano. Si guadagna un ripiano boscato sospeso sul vallone dal quale si scende in diagonale lungo un tratto un poco esposto ma assicurato dal cavo metallico. Successivamente si asseconda un impluvio riprendendo poi a traversare lungo una cengia comoda ma tagliata a picco su un dirupo. Ancora tratti consolidati ed attrezzati facilitano il passo ma non devono far dimenticare l’esposizione comunque notevole su cui ci si muove. Dopo questo traverso il sentiero comincia a perdere quota fino a pervenire ad un aereo costone ancora alto sulla forra. Da qui si scende a strette svolte con inaspettata semplicità e si guadagna definitivamente il greto del rio Nero che si costeggia per un buon tratto sulla sua sinistra orografica. Lungo i macereti che scendono sui bordi fiorisce a maggio la violaciocca alpina e non è raro imbattersi nella vipera dal corno. Tramite una passerella si attraversa il rio prima che esso si getti nel torrente Resia poi ci attende ancora una mezz’ora di mulattiera da percorrere in falsopiano, attraversando radure ed orticelli. Il sentiero si snoda tra boschetti e schiarite abbellite da aquilegia scura, latte di gallina ed anemone a tre foglie fino a chiudere il lungo anello sulla passerella di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
027
Dislivello
1200
Lunghezza Km
13,2
Altitudine min
350
Altitudine max
1462
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 10/05/2017 Escursione effettuata domenica 7 maggio, seguendo le indicazioni di SN, con partenza dalla località Tigo. Fino alla cima del monte Cuzzer tutto come da relazione e nulla di particolare da evidenziare. Nel rientro, alla forca Tasacuzzer ho optato per la “scorciatoia” verso borgo Lischiazze, in quanto alla partenza, subito dopo la passerella, c’è un cartello (vedi foto allegata) che indica sentiero CAI N° 703 franato in Loc. URANICI. Ho comunque compensato con la visita al Fontanone Barman. Escursione lunga ed appagante. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 30/04/2016 29/04/2016 La scelta della cima del Mt. Cuzzer (di quota modesta) è la necessità del momento di stare "bassi" dopo le recenti precipitazioni e le basse temp.La partenza dalla loc. Tigo, con il sent. 707..ma oltre le case Gost, fà subito comparsa dopo poche svolte nel bosco "roba"ghiacciata che man mano che si saliva aumentava,rendendo scivoloso e insicuro il sentiero specialmente nelle cengette e nei stretti tornantini; dalla faggeta della Scarbina Grande con il manto bianco ormai consistente rendendo difficoltosa e rischiosa la salita per l'ambito "traguardo"....poi ampiamente ricompensato con una superlativa panoramica in vetta. Con molta cautela la discesa dal ripido"cimotto",rientrando per lo stesso percorso, la prosecuzione per l'anello è rimandata....pazienza,un buon motivo per ritornarci con condizioni migliori. Bello...Bello...Mandi
  • 29/05/2015 Fatto ieri l'anello come da ottima descrizione SN. Percorso lungo ed appagante, che richiede un buon allenamento ed esperienza nel sapersi muovere su terreni misti. Dividerei l'itinerario in due parti: la salita, ripida e faticosa (almeno per me che avevo un gran mal di schiena), un pò monotona visto che si sviluppa quasi interamente nel bosco; la discesa decisamente più divertente secondo me, poiché si svolge in ambiente più aperto e variegato. Spettacolare il tratto alto sulla forra del Rio Nero, la cui esposizione immaginavo mettesse i brividi, invece il percorso è sempre reso sicuro da passerelle, rinforzi e passamani. Da rifare sicuramente in autunno quando la faggeta si veste a festa!
  • 05/06/2014 Due anni dopo oltrepasso ancora il ponte di Tigo ed è subito meraviglia! Aquilegie ed ancora aquilegie. Quelle piccole e scure, che sembran nascondersi nella penombra del mattino e in cui l’eleganza si fonde con la timidezza. Il torrente Resia, nella sua fretta, trascina a valle tutti gli azzurri possibili. I prati non falciati di Case Gost sono un trionfo di colori, forme, essenze. Immobili fuochi artificiali che sorridono al sole. Poi il bosco che il pino nero trasforma in un bagno turco. Col sudore però scivolano via anche tossine e assilli mentali. Dopo ogni tornante mi sento più leggero. Mentre ammiro le prime delicate fioriture di Platantera e la loro candida dedizione alla perfezione delle forme, un ramarro verdissimo scappa come un razzo tra il fogliame. Giungo alla faggeta. Che vuol dire luce, che vuol dire aria. Sorrido e m’affretto ad abbracciare il grande e scuro faiâr sulla destra. La cima è vicina, annunciata dai rododendri in fiore. Il panorama apre finestre in ogni dove. Dal Sernio al Kanin, ogni catena mette in mostra la propria silohuette, stiracchiandosi in tutta la sua magnificenza. Los Musones da qui impressionano. Anche di spalle sento addosso il loro sguardo di pietra. La discesa nella faggeta è tutto un vociar di foglie, secche al calpestio o verdi, cantando al vento. Arrivo alla casera con le prime gocce. Fino a domani sarà il mio angolo di paradiso protetto dalle maestose pareti del Lavara e del Cadin. Come la prima volta mi sembra un gioiello, curato e coccolato da ogni passante che vi ha lasciato un pezzo di cuore. Inebriato dal profumo di ortiche, passo il pomeriggio a giocare a nascondino con la pioggia, guardando le nuvole passare veloci e poi rallentare, improvvisamente, per osservar anch’esse incredule, la magia di questa valle. Alle sette m’aspetta una minestra fumante come le cime intorno, quando un bramito acuto e fortissimo sembra scuoterle. A una ventina di metri, sul limitar del bosco, un giovane cervo si è accorto tardi della mia presenza. Ha il palco che sembra di peluche, ancora in fase di crescita. S’infila veloce nel bosco continuando a reclamar vociante il territorio, allertando la valle. All’imbrunire, ancora emozionato, punto verso il rio Nero in esplorazione. Altri bramiti più seriosi e profondi. Questa volta non ci incroceremo, delle goccioline mi consigliano un lesto ritorno. Le nubi non lascian spazio alle stelle e gli occhi si chiudono a fatica. La mattina mi saluta con una luce che trasfigura i colori. Il ritorno rimane la parte più affascinante dell'itinerario. Spesso il rio s’imbizzarrisce e scatta, si tuffa, sgarfa nella pietra per girarsi di colpo e continuar la sua fuga. Spesso m’allontano dal sentiero per osservarlo da vicino perdendomi a fissare la glaciale trasparenza dell’acqua che sbuffa, scivolando via. Poi i colori. Meravigliose poligale vulgaris sia azzurre che violacee. Una coraggiosa piantina di timo pende nel vuoto reggendosi ad un sottile filamento radicale. Inarcuata alla ricerca della luce, dondolando accanto alla roccia, pare voler insegnare l’arte dell’arrampicata. La parete dell’ultimo tornante mi regala i primi raponzoli di roccia e promette ulteriori fioriture. Una selva di gigli è l’ultima perla, come quelle di rugiada, aggrappate a quei petali gialli che il sole fa brillare accendendo sorrisi che non intendono spegnersi. (02/03.06.2014)
  • 02/06/2014 Ripercorso ieri e grazie al meteo favorevole la cima ci ha regalato panorami che non ci aspettavamo, salita agevole e discesa accompagnati dalla costante presenza delle acque, forre e colori cristallini, mondo selvaggio. Casera di Rio Nero occupata e ottimamente tenuta, schianti vecchi e profumo di bosco, di timo calpestato
  • 24/05/2014 Percorso perfettamente segnalato, non è difficile, se non in qualche tratto in cui bisogna porre attenzione se come oggi il terreno risulta bagnato o comunque scivoloso. Le attrezzature, in alcuni punti a mio avviso superflue, e le passerelle sono in buono stato.
  • 29/08/2012 Togliamo al Cuzzer la fama di duro, non gli spetta. E’ un bellissimo percorso che racchiude in sé tutto quello che ci si può aspettare da un’escursione: il bosco, una cima panoramica, qualche roccia, acqua, silenzio e suoni e un po’ di fatica…La salita è costante, ma senza strappi, i tanti tratti gradinati aiutano solo chi ha la gamba mediamente lunga, io devo contare unicamente sulla mia forza cinetica; niente zecche ma ragni ragni e ragni ancora: piccoli, rossi, grigi, e ragnacci con la maglietta dell’Udinese (oggi forse meglio altro colore), uno scoiattolo grigio sale a mezz’albero, ma non sembra molto impaurito, si ferma a sbirciarmi; verso q.ta 920 tracce di passaggio umano: l’involucro di una barretta cioccolato e magnesio. Quando si intravede la croce viene da dire: bene, eccomi qua, ci sono. E invece no, c’è ancora da sudare prima di arrivare sul piccolo cocuzzolo e solo allora la vedi quella grande croce ora rimessa a nuovo e se la giornata e come quella di ieri ti fermi lì a guardare finché ti sovviene che sei solo a metà del cammino (e forse anche meno). Tranquillissima la discesa alla casera di Rio Grande (circondata da schianti e ortiche ma sentiero 703 sfalciato) e sicuramente all’interno qualche topastro, fontana all’esterno. Spettacolare il percorso lungo la forra, passamani abbondanti e utili in caso di terreno scivoloso o ghiacciato. Affrontare con calma la discesa sul ghiaione grossolano che scende lungo il greto del rio Nero, lì ho incrociato un ragazzo che saliva alla casera, rimanendovi il tempo necessario per preparare un esame (mi ha detto che così è solito fare). L’ultimo tratto del percorso è rilassante, si cammina lungamente lungo il greto del rio Nero, acque a volte turbolente altre placide, sempre trasparenti, ove si incontra qualche pozza il colore diventa verdazzurro, bello anche il sentiero che, dopo l’ultima passerella sul rio Nero, si snoda in un corridoio di noccioli, ti permette di annusare il profumo del legno scaldato dal sole e di cedere il passo a qualche orbettino che attraversa, all’arrivo sul greto del torrente Resia gente allungata al sole. Perfetti i sentieri, ben tenuti, perfetto anche il senso di marcia, i tempi ci stanno tutti se si vuol godere dell’ambiente appieno, e come d'altronde merita.
  • 18/08/2012 Percorso oggi per cercare un pò di refrigerio....ma non l'ho trovato. In compenso ho scoperto un anello favoloso e nemmeno così impegnativo, ne faticoso, come poteva apparire dai commenti precedenti e della classificazione sul sito. Dall'inizio alla fine il sentiero è sempre evidente, grazie anche all'eccellente lavoro di ripittatura dei segnavia. Salita da affrontare armati di "santa" pazienza ma alla fine ci si arriva senza eccessivi fastidi. Dalla cima un bellissimo panorama sulle Alpi e Prealpi Giulie. Discesa infinita ma la forra sul Rio Nero vale il prezzo del biglietto..ancorchè sudato. Molto ben tenuta la Casera Rio Nero; purtroppo è attorniata da un ammasso di schianti. Descrizione sul libro perfetta così come il tempo di percorrenza. L'unica insidia potrebbe essere rappresentata dalla lettiera, nei tratti di sentiero immersi nel bosco di faggio, in caso di piogge recenti. Sconsiglio l'anello a chi non ha un minimo di allenamento sulle zampette. Mandi
  • 18/07/2011 Escursione fatta il 17/07/2011. Molto bella! La salita fa sputare sangue e il bosco era umidissimo, abbiamo sudato tutto quel che potevamo... dimenticate il sentiero dopo l'ultima casa di Gost, non esiste. Prendere invece la strata all'altezza dell'ancona votiva. Attenzione che dalla strada il segnavia e' parzialmente coperto dalla vegetazione. La prima parte della discesa dalla vetta del Cuzzer non e' segnalata molto bene, dopo aver lasciato gli alberi secchi e spettrali sulla sinistra si deve scendere andando dritti oltre la vetta secondaria, non a sinistra. Il resto del sentiero puntinato e' tranquillo. Poco prima della Casera Rio Nero due frane (recenti, penso) hanno rovinato il sentiero, la prima in particolar modo ha creato una voragine che abbiamo superato scendendo un paio di metri a valle. Molto bella la vallata del Rio Nero! Giro completato in sei ore, si poteva fare con piu' calma (ma il meteo prometteva male).
  • 08/05/2011 Bella escursione, soprattutto nella parte successiva alla vetta del Cuzzer. Non la definirei proprio difficile (anche i punti attrezzati con il passamano si superano tranquillamente senza far uso dello stesso), ma faticosa sì: la salita non dà tregua!L'unica attenzione riguarda un punto all'inizio: non bisogna infatti entrare nell'"ampia zona prativa" che s'incontra dopo aver costaggiato il torrente Resia, ma fare attenzione a quando il sentiero piega a destra e si dirige verso la strada che porta alle case Gost. La scorciatoia (ben) segnalata presso le Case Gost mi sembra consigliabile: è quella in cima alla breve salita dopo il ponte corrispondente ad una curva a sinistra sulla strada che porta alle Case Gost, con tanto di cartelli CAI (non fare invece caso al segnavia sull'albero a destra della strada che si trova prima dello stesso ponte, perché porta nel nulla! Credo che sia questo ciò cui si riferisce il commento del 19/12/2009).A meno di non volersi disintegrare e di godersi i luoghi pur senza perdere tempo nè fermarsi spesso, direi che le sette ore ci stanno tutte.
  • 21/04/2011 Escursione fatta oggi 21-04-11.Bellissima!La via da seguire è ottimamente segnalata, nessun problema di neve, ben ombreggiata e, quindi, adatta per l'estate. Il tempo indicato per la persona mediamente allenata di 7 ore e mezza è eccessivo. Se abbastanza allenati si può fare in 4 ore facendo anche le dovute pause.Max.
  • 19/12/2009 Fatta il 18/12/2009 e raggiunta solo la cima del monte e tornati indietro per la medesima via di salita. Rispetto alla relazione di Ivo consiglio, prima di arrivare alle case Gost, quando il sentiero confluisce in una carrareccia, di proseguire sulla stessa verso sinistra e si arriva facilmente alle case Gost dove alla prima casa sulla destra riprende il sentiero per il Cuzzer (segnalato). Se si seguissero le indicazioni all'incrocio con la carrareccia si arriverebbe in una zona sconvolta dai boscaioli e il proseguimento è difficoltoso.Per il resto la relazione è perfetta e piccola modifica la grande croce di vetta è stata messa a nuovo. Per la discesa verso casera Rio Nero non posso dire niente.
  • 09/08/2006 Sentiero di altro tipo: Tratturo. Da Stavolo Cialzer a Povici. Il sentiero è ben segnato e in ottimo stato. Sulle carte non è riportato come sentiero CAI, ma permette di raggiungere borgo POVICI senza passare dalla strada asfaltata.Andrebbe segnato meglio l'inizio del sentiero, che passa proprio in mezzo agli stavoli Cialzer.. fabio.pambianchi@libero.it
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