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    Anello del rio Simon da Roveredo
    Alpi Carniche
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    Anello del rio Simon da Roveredo
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I percorsi di SentieriNaturaA25

Anello del rio Simon da Roveredo

Avvicinamento

Lungo la statale 13 (Pontebbana), nel tratto compreso tra Moggio Udinese e Chiusaforte, oltrepassata la galleria prendere a sinistra la deviazione per Roveredo. Dopo avere scavalcato l’autostrada si raggiunge la piccola ansa con il ponte sul rio Simon dove si può parcheggiare comodamente (m 346).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Aprile
Carta Tabacco
018
Dislivello
1100
Lunghezza Km
12,5
Altitudine min
346
Altitudine max
1170
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 07/04/2016 Percorso oggi tutto l'anello nel senso indicato dal sito.Non abbiamo rilevato alcuna difficota' nel superare i tratti che erano stati segnalati come problematici,bisogna ovviamente prestare continua attenzione per la forte esposizione del sentiero. Verso la cima del piccolo Belepeit,le tracce tendono a scomparire e i bolli rossi ( sbiaditini) vanno ricercati per la discesa dalla cima verso destra.Bellissimo itinerario.
  • 01/05/2015 Decido di prender al volo il suggerimento di Marco e parto dalla fine. Il cartello di Lavoreit più che indicar un luogo pare un monumento alla selvaggia e scriteriata devastazione toponomastica di una regione plurilingue. In una zona umida si schiera un nutrito gruppo di Pinguicole, poi, quando il cielo si tinge di verde, appaiono le Listere Ovate. Più avanti i pois si fan Genziane, pompose e bombate. Tra un Citiso e l’altro passo i primi ruderi, il panorama inizia a dipanarsi tra i fusti e la valle del Rio Simon inghiotte lo spazio in lontananza. A volte il troi si fa esile. Impressionanti gli strapiombi anche se nelle parti più erose la verticalità s’attenua. E i sudori non si fan mai freddi se il passo è sicuro. Qualche salto roccioso e degli speroni tentano di catturare l’attenzione ma rimango sbigottito dagli addobbi natalizi di quei pini rinsecchiti. In una giornata più grigia, questa foresta di candelabri che sorregge a malincuore una nevicata di bozzoli, si presenterebbe ben più tetra. Ma ci sono le Cneorum! E via ad inginocchiarsi davanti alla loro dolcezza, aspirandola tutta per espirar sorrisi! Dallo stavolo Fondariis lo sguardo può iniziar a ristorarsi con sbirciate verso il Çuc dal Bôr così come sui dirimpettai di Conturate che attendon sulla via del ritorno. Poco dopo s’ha da assecondare la caciara, scendendo verso l’acqua che tuona. Una pozza invitante, un macigno che gioca con le ombre e che invita ad usarlo come panca soppalcata e un sasso uno. Bianchissimo. Ha una forma perfetta. Un uovo. Lasciato in bella vista da qualche camminatore, per condividerlo con altri occhi. All’incrocio con il greto del rio Simon è necessario buttare l’ancora. Faccio scegliere all’udito il punto in cui rifocillarmi. Tento di carpire le varie controversie liquide, fino a fermarmi in un punto preciso, ove origliarne più d’una senza ch’esse si sovrastino. Alcuni massi paion dipinti con sfumature indescrivibili, da divorare a cucchiaiate! Riparto ed arriva la faggeta. Il bosco respira a fondo, le foglie trasformano la luce in serenità. Non la frenano, si fan trapassare rifrangendola e disperdendola in ogni dove. Poi un rumore, mi giro convinto di seguire una fuga capriolesca e mi sorprendo nel vedere un giovanissimo camoscio che fugge a valle. Passata la curva, a qualche metro appena, in un turbinio silente, l’eleganza si fa fuga. Uno strigide. Pochi dubbi, ma la velocità in cui s’infila tra fusto e fusto mi impedisce il riconoscimento. A Conturate si curiosa dentro e fuori. Il prato s’è dotato di mèches d’un verde punk. Il Pisimoni indugia a colorarsi mentre le pendici son abbracci d’ogni gradazione di verde. Dal Piccolo Belepeit la visuale s’amplia verso le navate della val Resia. Nel primo tratto di discesa la traccia si fa incerta. Qualche bollo sbiadito aiuta. Il terreno è scomodo e poco incline a sostenere il passo. Poi tutto si fa dolce. Per la labilità di questo tratto il corso antiorario sarebbe da preferire ma chi temesse per quei pochi frammenti consunti di troi è opportuno che lo percorra al contrario.(29.04.2015)
  • 23/05/2014 Il punto franato corrisponde alla foto 26 della relazione di SN.Sembra che la situazione sia molto peggiorata,dal momento in cui è stata scattata.
  • 23/05/2014 Per poco non incontravo Sandra e Ivo.Ho notato tracce fino al trivio in fondo al vallone,poi più nulla,se non segni di ungulati.Loro avanti verso Sot Cretis e io giù a Roveredo.La mia avventura proseguiva con il tratto più impegnativo.Dallo stavolo Fondariis in particolare,ma le avvisaglie c'erano già prima,la lunga traversata mi ha riservato parecchie emozioni e qualche batticuore.A parte l'esposizione,in parte mitigata da giovani alberi,che impedivano un po'la vista dei baratri sottostanti,la cengia presenta almeno 5-6 punti delicati.Piccole erosioni del sentiero,macigni che sono piombati sulla mulattiera(aggiramenti obbligati,esposti)mi hanno obbligato ad una concentrazione continua.Il momento peggiore poco prima della conclusione del traverso.Una rientranza protetta da un tetto roccioso presenta un franamento del sentiero di circa 4 metri.Questo termina in una spaccatura verticale in piena parete.Oltretutto,o per fortuna,un giovane pino nero spelacchiato sporge orizzontalmente dalla parete,come una pertica,a circa un metro di altezza.A questo punto,testando la solidità del piano inclinato sotto i miei piedi,mi sono aggrappato all'arbusto,mi sono inarcato all'indietro e gli sono scivolato sotto,allungando un piede oltre l'ostacolo e recuperando l'altro,raggiungendo un punto più saldo.Poi mi sono fermato qualche minuto a prendere coscienza di quanto appena vissuto.Passaggio da attrezzare con cavetto.E' veramente impressionante la combinazione di detrito,pendenza del franamento e baratro sottostante.Non oso pensare se avessi dovuto rinunciare e tornare indietro.Avrei finito col buio,sfinito.Credo,quindi,sia meglio effettuare l'escursione nel senso inverso.Le difficoltà si affrontano subito,sono in salita e,nel caso in cui,verso la fine,la stanchezza dovesse essere tanta,si può evitare di salire al Piccolo Belepeit,aggirandolo sulla sinistra e sbucando nei pressi del bivio per lo stavolo omonimo.In conclusione una escursione grandiosa.Chi ama questo genere di ambiente rimarrà affascinato dalla bellezza dei boschi,dalle acque e dall'isolamento.Ho usato tantissimo repellente,ma le zecche non mi hanno dato tregua.Mai viste di così aggressive.Ciao
  • 21/04/2011 Fatto il 17/04/2011. Un bel percorso, con panorami di una grande varietà; piuttosto lungo (mettere in preventivo circa 7 ore di cammino) ed adatto solo per escursionisti esperti in grado di affrontare qualche passaggio potenzialmente rischioso. Il tratto dallo stavolo Belepeit, alla sommità del Piccolo Belepeit e poi giù fino alla forcella di quota 1121, avviene senza un’evidente traccia e non è così scontato prendere la direzione corretta. Dagli stavoli Cason fino al guado del rio Simon, il sentiero risulta in più tratti eroso in prossimità dei diversi impluvi che ci si trova ad attraversare. Anche il tratto dal rio Simon fin quasi al bivio in corrispondenza di alcune croci richiede molta precauzione, ed è meglio non soffrire di vertigini, in quanto alcuni passaggi si espongono su ripidissimi canaloni. Buone escursioni a tutti gli amici di S.N. (Bepi, Cividale).
  • 12/04/2011 Fatta stamane. Escursione meravigliosa, varia in tutti i sensi, una delle più belle.Max.
  • 30/08/2010 Percorso ieri. Veramente molto bello, ma traccia per la cima del Belepeit è quasi inesistente, erba alta e molte zecche. Passaggi molto esposti (per chi soffre un po l'altezza) lungo il 424. Consiglio visita alle cascate subito a monte del guado del Rio Simon (facile arrampicata)
  • 15/04/2009 Percorso oggi, giro molto ben descritto ed appagante per la varietà. Bellissime le forre e le cascate. Alcuni problemi ad individuare il sentiero per la cima del Piccolo Belepeit (percorso invece sentiero non segnato che passa poco sotto la cima ed arriva comunque alla sella di mt. 1120). Data presenza di nevai residui e gran portata d'acqua un paio di guadi erano più problematici del previsto (ma nulla di proibitivo).
  • 03/06/2005 Il sentiero è uno dei più belli del friuli, ma attenzione per chi non c'è mai stato.vi auguro una buona passeggiata
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