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    Anello della Val Venzonassa
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I percorsi di SentieriNaturaA23

Anello della Val Venzonassa

Avvicinamento

Subito dopo aver oltrepassato Venzone in direzione nord, imboccare la strada che conduce alle case di borgo Sottomonte proseguendo poi lungo la rotabile che risale la val Venzonassa. Dopo circa due km, poco prima del doppio tornante, si incontra sulla destra un cartello CAI che segnala l’inizio del sentiero (m 411, piccolo parcheggio nell’ansa della strada). E’ possibile iniziare l’escursione anche più avanti, da Borgo Costa, ma in questo caso si perde il suggestivo traverso iniziale.

Descrizione

L’inizio si presenta in comoda discesa all’interno di un rado boschetto poi la traccia prende a traversare alta, rientrando in corrispondenza di un impluvio con ponticello. Dopo aver oltrepassato un piccolo edificio si traversa quasi in rettilineo su un sentiero largo ma assai esposto che ci regala le prime visuali sulla forra sottostante. Con la dovuta attenzione si superano alcuni brevi tratti assicurati dal cavo metallico poi la traccia prende a scendere fino a confluire sul sentiero CAI n.704 che scende da Borgo Costa. Pochi metri dopo si tocca il punto più basso dell’escursione (m 386) in corrispondenza del vecchio ponte sull’alveo principale della Venzonassa. Passati sulla sinistra orografica si prosegue costeggiando il corso del torrente a poca distanza da questo. Il tracciato si presenta generalmente ben marcato, alcuni tratti franati o scavati sono stati debitamente consolidati, ma l’esposizione sul pendio sottostante richiede ancora attenzione. Ci si innalza per evitare una fascia di rocce dirupate poi il traverso prosegue nuovamente in quota, alto sull’acqua. In questo tratto, forse il più bello dell’intera escursione, lo sguardo viene continuamente attratto dalle pendici dirimpetto disseminate a marzo da estesi tappeti di erica oppure dalle vasche di colore verde brillante che l’acqua forma lungo il suo corso. Dopo aver superato un impluvio dirupato a mezzo di un ponticello in cemento, si scende nuovamente a sfiorare il letto del torrente, camminando sopra le rocce che rinserrano la gola. In breve si raggiunge la confluenza con il secondario rio Scuro dove ha termine il tratto più incassato della forra; la valle, infatti, si allarga concedendo al torrente un portamento più tranquillo.
Facendo attenzione alle segnalazioni CAI si attraversa il rio secondario e si prosegue lungo il greto della Venzonassa sempre sulla sua sinistra orografica. La fioritura primaverile comprende a marzo primula, elleboro, erba trinità e fior di stecco. Dopo i primi metri più agevoli si risale una breve rampa scivolosa continuando poi a destreggiarsi tra i numerosi schianti della vegetazione. In questo punto della valle si può cogliere in maniera abbastanza evidente la differenza di copertura arborea tra il versante dove ci si trova, più fresco e ricoperto da faggeta a cui si associa il nocciolo ed il versante di fronte, esposto al sole, dove è il pino nero a colonizzare le pendici sgretolate della Costa di Dae. Dopo un buon tratto in rettilineo si raggiungono i ruderi di uno stavolo diroccato e quindi il greto del rio Bombasine. Si guada il torrente e poi, facendo attenzione alle segnalazioni, si piega definitivamente a destra cominciando a risalire le pendici della valle. Ci si trova ora all’interno di una bella faggeta sassosa nella cui lettiera si osservano a marzo le prime fioriture poco appariscenti della dentaria a nove foglie e della mercorella canina. L’ambiente particolarmente solitario e lontano da insediamenti umani ci ha concesso la fortuna di scorgere un piccolo gruppo di cervi. La risalita è faticosa e solo in alto qualche tornante attenua la pendenza della traccia che alla fine raggiunge l’orlo di un vallone superiore ricoperto da un bosco di conifere. Cercando di aggirare gli schianti di alcuni grandi abeti si attraversa con pendenza lieve tutto il bosco guadagnando la carrareccia in corrispondenza di un punto di sosta con tavolo e panca. A questo punto, se desiderate una salita tranquilla, proseguite a sinistra lungo la comoda pista che sale direttamente a forcella Tacia. Se cercate invece un percorso più impegnativo piegate a destra per circa 200 m, fino ad incontrare il cartello che segnala l'inizio del sentiero CAI n.708 per casera Gleris. Lasciata la strada, si sale ad ampie svolte nel bosco di faggio su una traccia poco frequentata. Il sentiero aggira il Cuel Taront raggiungendo la piccola insellatura che ospita la casera Gleris (ruderi e piccolo ricovero) poi perde quota per andare ad intersecare il greto asciutto in Val dal Soreli. Qui la direzione si inverte e la traccia prende ad innalzarsi nuovamente accostandosi alle pareti. Con grande cautela si traversa sopra alti dirupi, aiutati anche dal cavo metallico, uscendo infine sull'ultimo tornante della pista forestale. Percorso un lungo rettilineo si guadagna l’insellatura di forcella Tacia, immersa nella boscaglia ed affacciata sulla valle del Torre (m 1089).
Dalla forcella si ritorna sui propri passi per imboccare la carrareccia che si stacca a destra in discesa. Questa perde quota verso il greto della Venzonassa con una lunga serie di svolte, in parte evitabili con scorciatoie, all'interno di un bosco frequentato dai caprioli dove solo saltuariamente si apre qualche scorcio sul gruppo del monte Plauris. Raggiunto il ponte si ritorna definitivamente sulla destra orografica della valle raggiungendo in breve la deviazione per casera Navis che si scorge poco sotto. La casera offre un buon riparo, la possibilità di accendere il fuoco e due spartani tavolacci. Dopo il bivio la strada risale leggermente per evitare un pendio eroso poi compie una larga ansa ed infine riprende quota guadagnando il panoramico Plan di Frassin, coperto di bucaneve (m 792). Ora, seguendo le indicazioni, è possibile evitare una larga ansa della strada a favore del vecchio sentiero per Prabunello. Attraversato quindi il pianoro della casera, si scende ad ampi tornanti verso il vallone del rio Bruschie fino a toccarne l’alveo, in un punto alquanto incassato e suggestivo. Il piccolo corso d’acqua viene attraversato tramite un ponticello inerbito poi il sentiero prende a salire sul versante opposto lungo una cengia scoscesa. Superato il pendio franoso il sentiero si inoltra nel bosco e riguadagna la strada in corrispondenza di borgo Prabunello (m 761). Da qui in poi si prosegue definitivamente lungo la rotabile oltrepassando in sequenza i ruderi di borgo Maieron, la galleria ed il bivio per Sant’Antonio. Se si è scelto di partire da qui il lungo anello è terminato altrimenti occorrono ancora una ventina di minuti per raggiungere il punto di partenza.


Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
020
Dislivello
1100
Lunghezza Km
21,8
Altitudine min
378
Altitudine max
1089
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 09/04/2016 Con la neve ancora negli occhi, approfitto d'una giornata calda e nuvolosa per riacciuffar la primavera prima che fugga. Il cartello che segnava l'inizio, prima di borgo Costa, è scomparso, resta solo quello che indica la prosecuzione verso il borgo stesso. La traccia invece, è evidente. Curioso subito l'edificio di mattoni grezzi. Una vecchia teleferica che cela una bella visuale sul San Simeone e sul morir della valle. Scendo al successivo bivio per vedere la chiusa con una mini centrale oramai in rovina. Ritornato sul troi mi dedico alle fioriture. Il signor Clusius mi dona la prima genziana dell'anno, solitaria, spicca tra letti di Pervinche e cuscinetti d'Eriche. Addirittura trovo sull'attenti un plotone di Soldanelle minime! La traccia è di quelle che ti fa sospirare e trattiene il passo. Le pozze emanano una quiete che paralizzerebbe le zampe se non fossero intervallate da quei tratti di furia! Non noti pendenze gravi che giustifichino tanta boria, un tale schiumar a valle. E' tutto un alternarsi di sensazioni e di ritmi. Penso a Moksha, una perla dei My Sleeping Karma, note che cadon come gocce, riposan quiete, riflettendo il fondale placido, per poi lasciarsi trascinare a stento, fino a trasformarsi inaspettatamente in spuma rabbiosa e poi, ancora una volta, ritrovar la pace. Io invece inizio a sgarfar la terra: il primo Mezereum dell'anno! E ju a nasà! Passo da uno stecco all'altro! Quando il torrente s'apre, colonie di splendide Caltre popolano i tratti più sonnecchianti. Qualche salamandra fa chiacchierar le foglie. Poi il guado sul Bombasine. La portata primaverile obbliga ad effettuarlo più a valle. Da qui la traccia inizia a diventar flebile ed i segnavia sempre più radi. Più in alto, lui. Mi vede per primo, nonostante mi trovi a pochi metri. Sdraiato sul fianco, s'alza e scappa. O meglio, si trascina. Un camoscio ha scelto questo luogo per spegnersi. L'aspetto è penoso, il manto segnato dalla rogna, l'odore quello tipico della carcassa decomposta. E' un morto che cammina. Punta verso il rio, tenta di saltar da masso in masso ma quel mezzo metro per lui è troppo. Cade e per poco non viene trascinato sott'acqua. Io procedo più veloce che posso. Allontanandomi per calmarlo. Un'esperienza che mi destabilizza completamente, colpendomi nel momento in cui ogni poro emozionale è aperto. Travolgendomi, inerme. Poco più in alto nulla può il tratto più bello della giornata. Con la portata primaverile il Bombasine alza la sua cresta di spuma. Ma non pare un torrente. Una marea di massi vivente, senza uno spicchio uno senza muschio, d'una dolcezza indescrivibile, si popola di salti, di sbuffi, di rivoli infiniti. A volte s'uniscono, spesso prendono vita separatamente, distanti. Posso fotografarli ma non sentirli. Più in alto ritornano le foglie ed il rio scompare sotto terra. I primi caprioli della giornata fuggono come antilopi. Saran seguiti da molti altri. Ma io ho ancora quel camoscio impresso negli occhi. Il bosco di conifere è funestato più che dagli schianti, da rovi e giovani arbusti. La traccia scompare. Raggiungo a stima la strada, in corrispondenza d'un bel casolare con fonte (chiusi entrambi) e tavoli. Torno sui miei passi per puntare a casera Gleris, ma oramai la testa è da un'altra parte e prendo il 708 che taglia la carrareccia. Me ne accorgo tardi e tento di recuperare al bivio successivo. Oltrepasso le esili cornici addossate sulle rocce, rigonfie delle vesta dei faiârs. Poi scendo nel bosco e la neve fa la sua comparsa. Non ho le scarpe adatte e faccio dietrofront. A forcella Tacia mi lancio per un bosco disseminato di Dentarie e percorso da una comoda mulattiera. Taglio anche le sue anse pazienti. Il ricovero Navis è un gioiellino d'orgoglio proletario e d'amore per la libertà. Di certo fu un covo bolscevico come richiamato da una mattonella scolpita ed incastonata sulla parete. L'esterno sottolinea la cura del luogo, anche il big plasticoso per la raccolta d'acqua piovana è stato ricoperto da tavole di legno. Il prato falciato. La toilette è a parte. L'interno è caratterizzato da un sottotetto colorato e da una riproduzione de "Il quarto stato", un soppalco di tavolato consente il pernottamento. Ampia la riserva di legname. Tutto il contrario del rinnovato ricovero Frassin. Orribile. Chiuso, anzi, completamente blindato da lastre zincate. Una prigione per pochi. Per fortuna che il panorama verso le Cime di Campo allieta la vista! Itinerario particolare, molto appagante nella sua prima parte. Al contrario della seconda, troppo "stradale" per i miei gusti.(6 aprile 2016)
  • 26/04/2014 Nel giorno della liberazione ci siamo "liberati" dallo smog cittadino e ci siamo deliziati della bellissima mezza giornata di sole e aria frizzante della val Venzonassa. Iniziata la gita dal parcheggio prima del tornante a quota 411,ci siamo immersi nei paesaggi meravigliosi della forra del torrente e siamo arrivati sino alla confluenza con il rio Bombassine o rio Scuro(non sono sicuro del nome corretto), pranzo al sacco sul greto del torrente e rientro per il 704 al "parcheggio" sulla strada dove inizia la salita per la chiesa di S.Antonio e giu per la rotabile alla macchina giusto in tempo per le prime gocce di pioggia. Devo dire che non abbiamo trovato nessun ostacolo, sentieri in ottime condizioni, bisogna fare solo attenzione a metà circa del primo tratto, ad un bivio che si DEVE prendere a sx rimanendo in quota perché se si scende a dx si arriva a una chiusa dove il sentiero muore e tocca risalire al bivio. Nota più che positiva, ZERO ZECCHE! Buone gite a tutti. Alberto.
  • 30/09/2013 Giovedì 26 settembre 2013, io e il mio amico da B.go Costa abbiamo preso il sentiero 704 e con qualche difficoltà (causa sentiero franato, alberi tagliati e segnaletica difficile da individuare) siamo arrivati, costeggiando la Venzonassa e poi il Rio Bombasine, al bivio per poi prendere il sentiero 708 e fare l'anello (704-708-718-704). Dove sembravano proseguire i segni si arrivava ad un enorme prato con erba altissima (impossibile da affrontare) tornando al bivio per attraversare il Rio e quindi raggiungere la strada (anello più breve) la segnaletica era assente..Delusi siamo tornati indietro..Risalendo l'ultimo tratto del sentiero 704, per arrivare alla macchina, abbiamo sentito uno strano verso..il mio amico poi mi ha detto di aver intravisto un "gattone nero"..forse un orso, non so..più salivamo più sembrava che questo verso fosse vicino..un pò di paura e poi, saliti in macchina,una grande risata...non credo tornerò anche se il percorso, a parte la segnaletica difficile o assente, tutto sommato non era male.
  • 13/02/2012 Fatto ieri 12-02-12, suggestivo il percorso e la forra della Venzonassa. Fare attenzione solo nella parte superiore alla fine del 704, imbocco 708. Sonostati fatti grossi lavoro di disboscamento e la parte finale del 704 è molto difficile da inidividuare. Attenzione a non confondersi con i numerosi bolli rossi presenti sugli alberi che indicano solo le piante da tagliare e non il sentiero CAI. IL resto del sentiero è stato ripulito dai numerosi alberi caduti.
  • 07/03/2011 scusate una cosa, ma quello che è segnato nella cheda come sentiero 704 nn dovrebbe essere il sentiero 706??cmq si il posto è difficilissimo e da sconsigliare :)meglio che ci andiamo solo noi :)
  • 30/07/2007 Passato il greto del rio Bombasine è facile perdere il segnavia per cui fare attenzione dove guadare il torrente. Per questo motivo sabato 28 luglio non sono riuscito purtroppo a concludere il percorso. Mi sono ripromesso di rifarlo. Il luogo è davvero unico, in certi angoli, magico. Se qualcuno vuole aggregarsi, benvenuto!
  • 24/06/2007 L'abbiamo provato a fare io e un mio amico oggi, seguendo l'ordine indicato sulla scheda. Siamo arrivati al bosco di conifere, e oltre a perdere il sentiero perchè trascurato, abbiamo avuto serie difficoltà con un gran numero di alberi caduti. Quindi non ci è rimasto che tornare sui nostri passi, con gran delusione...CiaoIvan
  • 03/07/2006 Sentiero CAI: n 704 S. Anntonio/ bosco Bombasine. Val Venzonassa/ bosco Bombasine. Dopo 4 interventi sul sentiero si è provveduto al ripristino tagliando circa 250 alberi di diverse dimensioni. ora il sentiero è agibile percorrendolo con prudenza in certi tratti esposti.. Sentiero agibile. sandrolondero@virgilio.it
  • 04/08/2005 Sentiero CAI: 704. Anello val Venzonassa. Vasta caduta di alberi che impediscono la rintracciabilità del sentiero.. boscolally@yahoo.it
  • 04/04/2005 Escursione compiuta ieri: entusiasmante percorso in ambiente solitario ed incontaminato; non ho incontrato nessuno, solo 2 aquile, 3 caprioli, e sfortunatamente 3 zecche! Unica segnalazione: nella prima parte dell'escursione tantissimi alberi caduti costringono a numerosi e faticosi (!) equilibrismi acrobatici o a larghe svolte, ove possibile. Mi riferisco sia al tratto che costeggia la forra che alla risalita fino alla strada sopra il pian di Bombasine. Comunque da Treviso venire a godersi questi posti non è da tanti...
  • 18/03/2005 Sono romano, ma mia mamma è di Venzone; adoro le prealpi Giulie e i monti friulani in genere...la forra della Venzonassa rappresenta una delle mie escursioni preferite(permette anche un bagno al volo!): mi eccita e rilassa contemporaneamente: è fantastica; in genere salito sul plan di Bombasine rientro da rivoli Bianchi.Non sponsorizzate questo itinerario, dite che è impraticabile...la sua straordinaria bellezza è nell' atmosfera selvaggia, aspra e solitaria! Raccontate che è brutto!Andrea
  • 11/10/2004 Ottimo lavoro,da me particolarmente apprezzato in quanto sono un oriundo nonchè un volontario di Casera "Navis"
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