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    Anello del monte Guarda da Coritis
    Prealpi Giulie
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    Anello del monte Guarda da Coritis
    Prealpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaV28

Anello del monte Guarda da Coritis

Avvicinamento

Il percorso ha inizio da Coritis, ultimo borgo della val Resia, a cui si giunge risalendo la strada che da Resiutta si inoltra nella valle. Raggiunta Stolvizza si scende al ponte sul torrente Resia per poi proseguire sulla sinistra orografica della valle fino al ponte poco prima di Coritis, dove si parcheggia comodamente (m 554, segnavia CAI n.738).

Descrizione

Pochi metri prima del ponte si individua a destra l’inizio del segnavia CAI n.738 che segue inizialmente il corso del rio Slatina. Con una brusca svolta il sentiero piega a sinistra raggiungendo il filo di una costa boscata dai fianchi piuttosto scoscesi. Ci si innalza in modo deciso nella pineta a pino nero dove si riconoscono i segni di un vecchio incendio, poi più in alto la costa si allarga formando il piccolo ripiano che ospita i ruderi di Slatina inferiore (m 798). Nel fogliame è facile incontrare, umidità permettendo, qualche esemplare di salamandra pezzata. Dalle case si entra in un corridoio di faggi che ci porta ad intersecare una ampia mulattiera. I segnavia però proseguono lungo la dorsale ricoperta ora da un boschetto di betulle, faggi e qualche abete rosso fino ad uscire presso le case di Slatina superiore (m 943) dove giunge anche una pista di servizio. Si attraversa la strada mirando ad un grande acero di monte presso il quale si trova anche un cartello del Parco delle Prealpi Giulie. La salita riprende decisa nel bosco di faggio a monte delle case, lungo una traccia poco marcata che sale a strette svolte. Un piccolo ripiano consente di rifiatare poi, dopo una breve rampa, il sentiero inizia ad orientarsi verso sinistra traversando un ripido pendio boscato. Con pendenza via via minore si guadagna così sella Parduline (m 1339), immersa in una macchia di abete rosso. Qui ci si innesta a sinistra (est) sul segnavia CAI n.731 che percorre tutta la dorsale sud della val Resia. Seguendo dunque le indicazioni per il monte Guarda, dalla sella si imbocca una larga mulattiera che segue l’andamento della dorsale dapprima in falsopiano e poi con qualche svolta. Giunti nei pressi della cima del monte monte Urazza (Hrazon) (m 1522), che si aggira sul versante nord, il sentiero esce definitivamente dalla vegetazione arborea lasciando intravedere il panorama che ci accompagnerà da qui in poi. Si perdono pochi metri di quota per scendere ad una insellatura dalla quale il sentiero rimonta mantenendosi questa volta sul versante esposto a meridione. Si tocca di nuovo il filo di cresta nei pressi della vetta del monte Banera (Banora) (m 1615) da dove ha inizio il tratto più panoramico dell’escursione. Il sentiero infatti, con modesti saliscendi, si mantiene costantemente sul filo della dorsale erbosa arrivando al bivio con il segnavia CAI n.733. Lasciata a destra questa diramazione che scende direttamente a Uccea passando per la ristrutturata casera Caal, si raggiunge anche la vetta del monte Plagne (Planje) (m 1663). Il percorso di cresta offre naturalmente splendide viste sulla val Resia e sul gruppo del Canin che si erge di fronte. Dopo un tratto ancora in falsopiano la cresta si orienta progressivamente verso nord opponendo ancora due brevi risalite oltre le quali si perviene sulla vetta del monte Guarda (m 1720, ancona con crocifisso e libro delle firme). Il rinomato panorama che si apre dalla cima è naturalmente incentrato sul massiccio del monte Canin ma nelle belle giornate può spingersi fino alle Dolomiti ed alle Giulie orientali. Bellissimo anche il colpo d’occhio sulla Val Resia e sul versante sloveno che digrada verso la valle dell’Isonzo.
Dalla cima del monte Guarda si scende nel versante opposto facendo attenzione ai primi metri che sono ripidi ed esposti verso forcella Predolina. A questo punto è possibile interrompere la traversata utilizzando il sentiero CAI n. 741 che scende in breve a casera Coot (ben visibile in basso) e di qui a Coritis.
Raggiunta la sottile crestina che unisce il monte al corpo della Baba Piccola la si percorre con qualche saliscendi proprio sulla linea di confine con la Slovenia. Dalla forcellina, che segna il punto di separazione tra Prealpi ed Alpi Giulie, il sentiero piega a sinistra iniziando a contornare le pendici della Baba Piccola. Aggirato un costone ci si accosta al canalone detritico che discende dalla forcella d’Infrababa Piccola presso il quale ci si trova ad un bivio. Prima di scendere a sinistra c’è la possibilità di visitare con una breve deviazione il bivacco Costantini (m 1690), ben visibile poco più in alto ai piedi di uno sperone roccioso. Il ricovero, ottimamente attrezzato, costituisce un importante punto di appoggio per coloro che desiderano intraprendere l’Alta Via Resiana. Dopo essere ritornati sui propri passi si riprende il segnavia CAI n.731 scendendo su terreno sassoso e poi tra i mughi. Con una lunga serie di svolte si va ad affiancare un esteso canale detritico che poi si attraversa per tagliare a destra verso una macchia di faggi. All’uscita dal boschetto ci si ritrova sul pascolo di Berdo di sopra (m 1259) dove si scorgono i ruderi di alcune vecchie casere. Qui si interseca il segnavia CAI n.642 che da casera Coot sale a casera Canin mentre il nostro itinerario prosegue diritto verso Coritis. Si scende quindi lungo il pascolo sottostante rientrando poi definitivamente nel bosco di faggio dove una comoda mulattiera perde quota a tornanti. Nella bellissima luce del bosco autunnale ci si innesta su un tracciato più ampio che passa accanto ad alcune vecchie abitazioni per poi esaurirsi presso la rotabile che risale la valle. Non resta che percorrere il tratto di asfalto che ci separa da Coritis e che ci riporterà esattamente al punto di partenza.

Variante in salita da Casera Caal (E)

La cresta del monte Guarda può essere raggiunta anche da sud, salendo dalla frazione di Uccea con l'itinerario per casera Caal. Visitato il bellissimo ricovero si riprende il segnavia CAI 733 salendo fino al limite del bosco. La mulattiera disegna poi alcune svolte sui ripidi prati sopra la casera per poi piegare decisamente a destra e iniziare la lunga diagonale che sale in cresta. Oltre il primo costone, il sentiero si fa detritico e sassoso ed in breve arriva ad un bivio dove possiamo differenziare la nostra salita. A sinistra, infatti, si stacca un sentiero marcato da bolli rossi che si alza sul tracciato di una vecchia mulattiera militare. Attraversata una piccola macchia di faggi si arriva a doppiare un aereo costone, letteralmente ricoperto a maggio dalle orecchie d'orso. Il successivo traverso richiede maggiore cautela poiché l'originario percorso sparisce quasi completamente nel pendio erboso che qui si presenta piuttosto ripido. Qualche segno di calpestio e radi bolli segnalano i punti migliori per passare poi, giunti in prossimità del crinale, si rimonta a svolte sul ricomparso sentiero fino all'innesto sul CAI 731. Lo si imbocca naturalmente a destra traversando poco sotto la vetta del monte Banera e affrontando poi qualche modesto saliscendi fino al punto dove arriva in cresta anche il CAI 733 che utilizzeremo poi per ridiscendere. Questo cala a svolte alternando tratti ben conservati a punti più ripidi dove l'originario tracciato si è perso tra le erbe. Più in basso ha inizio una diagonale tra ripidi pendii punteggiati di primula odorosa e solcati da piccoli affioramenti rocciosi. Il sentiero contorna lungamente le pendici del monte Banera fino a raccordarsi con il bivio descritto in precedenza dal quale poi utilizzeremo il medesimo itinerario percorso all'andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
027
Dislivello
1300
Lunghezza Km
14,3
Altitudine min
554
Altitudine max
1720
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 11/01/2017 Se avessi dovuto immaginare un’uscita con Matthew sicuramente l’avrei vista condita di cengette per ungulati, selve impenetrabili, passaggi del gatto, salti nel vuoto e serpenti velenosi. Invece mi propone il Guarda. D’altronde oggi siamo in tre e quell’orso con la coda che si ostina a chiamare cane, ci avrebbe volentieri atteso in auto. La val Resia sonnecchia, tirandosi ancora addosso la sua coperta d’ombre, ma il parcheggio pulsa di luce propria. Ogni vegetale s’è trasformato in scultura. Pare che messer inverno, prima di fuggire altrove, si sia fermato per un attimo, proprio qui. A sbadigliare, congelando non solo la materia, ma lasciando un’estesa fioritura di cristalli. Tanto effimeri quanto perfetti ed affascinanti in ogni loro petalo che si fa scheggia di ghiaccio. Ma per scaldarsi basta salir decisi il troi. Prima ancora del sole, la luce rifà la comparsa nella sua incarnazione arborea: le betulle! Presso gli stavoli fa impressione girarsi e guardare la vecchia via resiana completamente spoglia. Saliamo distanziati, ognuno col suo passo, col proprio silenzio. Poi qualche frase, una condivisione, una risata, per rituffarci nuovamente in noi stessi. Ben sapendo che oggi è una giornata particolare, entrambi increduli di aver per compagno di salita quell’altro, con gli zaini pieni di curiosità e domande. In breve siamo in cresta, ad abbracciare il giorno e tutto quel massiccio che si stiracchia al sole. Pochi passi e Matthew saluta le cime, vicine e lontane. Le chiama per nome. In un’altra vita, vista la capacità mnemonica che lo contraddistingue, deve aver avuto la proboscide. Il canide che ci segue invece, deve aver vissuto placido nelle foreste dell’America meridionale, trastullandosi tra i rami grazie agli uncini tridattili. Avanza posato. A metà tra l’entusiasta ed il sonnecchiante. Qualche volta si mette in mezzo giusto per contratto, ma di scorrazzare avanti e indietro, pattugliando olfattivamente ogni centimetro, proprio non ne ha voglia. Pare aver vissuto cento vite, ma è solo un cucciolo, un enorme e pelosissimo cucciolo. Forse, semplicemente, si gode la cresta come noi. Rallentiamo, ci voltiamo spesso, fermandoci su ogni altura, cogliendo la più piccola sfumatura nel panorama che si rinnova di passo in passo. Non conta quanto lo conosci o se hai già calcato quella comoda schiena erbosa. E’ una cresta! E come tale fa prender la rincorsa all’anima, librandola in volo! Il resto del corpo segue quell’aquilone interiore che non si fermerebbe mai, attaccato al cielo da un filo invisibile, continuando come se non dovesse arrivare in nessun luogo. Le creste son poche briciole di terra, quelle che bastano, sotto i piedi. Il resto è aria. Senza barriere, sbarre o pareti. E tutto ciò che comprimi, contieni e stivi dentro, può finalmente riprendere la sua non-forma, dilatandosi. Come i respiri, come lo sguardo. Qualunque sia la sua durata sarà sempre troppo breve. Almeno per noi. Basta una minima sosta ed il plantigrado si distende, sperando di poter fare un sonnellino. Sorrido pensando al nome che gli ha donato il suo compagno di vita: Arzino! Di ribelle, scontroso, solitario e selvatico non ha nulla, anzi ne è la pura antitesi. Come chiamare un Chihuahua, Grizzly. Intanto ad ogni metro il Canin muta il suo profilo, pare volgersi lui a noi e non noi girarci attorno. Mi affascinano queste metamorfosi costanti, tanto da rubare lo sguardo all’oceano di picche che ci circonda. Almeno fino alla comparsa del Tricorno. Sul Guarda la sosta si fa lunga, programma vuole di godersi il tramonto al ritorno. Matthew scopre d’aver dimenticato qualcosa nella cima precedente e riprende veloce la via di cresta. Alzatosi di scatto per decidere il da farsi, Arzino, maestro di loffiaggine e furbizia, osserva lo zaino e pensando “a tornarà ben in daûr”, e si ridistende senza la minima preoccupazione. Al ritorno facciamo visita al Costantini posto sotto la testa di un elefante marino pietrificato. E poi via di corsa, per uno splendido sentiero, sperando di acciuffare un balcone da cui osservare il Canin in fiamme ed il cielo arrossire d’invidia. (18.12.2016)
  • 01/01/2016 Dice il saggio: chi cammina a Capodanno cammina tutto l'anno..e camminata allora sia. Salita al monte Guarda con la variante da Uccea, tempo così così, qualche chicco ghiacciato che però non intimorisce e da lì a poco il sole si fa largo fra il grigiazzurro del cielo. Silenzio, un capriolo sgomma via, a casera Caal un cane abbaia e una figura è in movimento, salita sotto un sole calduccio e fioriture primaverili, poca neve dura sul sentiero in ombra ma cime pulite. Passi lenti per guardarsi intorno, grande vista 360°fino all'arancione del mare, arrivano due ragazzi, c'è l'arrosto che cuoce a casera Caal, scendendo tappa obbligata per scroccare un caffè.
  • 29/10/2014 "Si sta come d'autunno..." Vorrei avere la capacità di riassumere le emozioni con poche parole.Ungaretti è un poeta eccelso e pensare di avvicinarsi alla sua maestria è una presunzione intollerabile.Altrettanto intollerabile è pensare di riportare qui tutte le sensazioni provate ieri, mentre percorrevo questo anello.E' stata una giornata bellissima..Questa seconda metà di ottobre resterà nelle nostre memorie a lungo.Quindi avrei troppe cose da dire.Fatica nella salita per raggiungere la cresta,ma con un bosco così bello mi è sembrato un lampo raggiungerla.Poi tutto agevole.Cielo azzurro intenso,cambi di luce,fruscii di foglie secche.E poi tante,tante altre cose.Basta così.Vedo pochi commenti nel forum.Ho l'impressione che siamo tutti in giro per monti,con poco tempo per scrivere e molto per vivere.
  • 14/07/2014 12-07-2014 Fatto l'anello partendo da malga Coot per evitare la prevista pioggia pomeridiana. Stupenda la vista sulla val Resia e sulle valli slovene dal sentiero di cresta. Sentiero a tratti rovinato sui traversi verso il bivacco Costantini, ma percorribile. Discesa dal bivacco saltando sulle rocce come gli stambecchi. Ottima l'accoglienza alla malga Coot e squisito il pranzo. Complimenti ai gestori per la genuinità dei prodotti!
  • 12/06/2014 Percorso il 9 giugno 2014 : itinerario molto bello, un giardino fiorito la cresta che si percorre fino al monte Guarda in aggiunta ad un notevole panorama anche se la ripida salita nel bosco fino a sella Pradolina è abbastanza faticosa.Due avvertenze: scendendo dal monte Guarda, subito dopo la sella Predolina il sentiero 731 è franato in due punti di alcune decine di metri ciascuno che richiedono cautela nell'attraversamento; sempre il sentiero 731 nel terzo superiore del tratto tra il bivacco Costantini (ex CAI Manzano) e casera Berdo di sopra è in parte ancora sepolto da uno spesso nevaio e in parte distrutto dai detriti trascinati dalle slavine invernali; è comunque percorribile con un po' di fatica in più e identificando il percorso cercando i pochi segnavia rimasti sui macigni più grossi che non sono stati spostati.
  • 18/11/2013 Salita e discesa ieri da malga Coot. C'è già neve ma si cammina senza problemi. In discesa abbiamo fatto deviazione verso il Plagna e discesi da quel pezzo del 731. Libri di vetta italiani e sloveni recenti. Timbro sloveno perfetto (con anche troppo inchiostro...)Vista spettacolare!
  • 04/07/2012 MONTE GUARDA-Questa escursione l'ho fatta il 2 c.m. e poichè la giornata era un pò grigia e le previsioni non promettevano nulla di buono, sono arrivato a Cas.Coot e da li salito al Plagne e al Guarda per poi continuare al Biv.CAI Manzano e quindi rientrare a Coot. Se si trova una bella giornata limpida, questi monti offrono dei panorami meravigliosi.Il percorso è ben segnalato e non presenta alcuna difficoltà fatto salvo la discesa dal Guarda e l'attraversamento della forc.pradolina che richiedono assenza di vertigini e passo sicuro.Ma la cosa più bella che ho potuto vedere è stata una squadra di aquile ( una quarantina senza esagerare)che volteggiavano a bassa quota in prossimità del bivacco. Il motivo era dato per la presenza di un gregge di pecore di oltre 1000 capi.Ho potuto parlare anche con il pastore che però non ha dimostrato di essere particolarmente preoccupato per il fatto, mi ha spiegato, che non c'erano agnellini e le aquile non aggrediscono le pecore grandi perchè son troppo pesanti.Volteggiano per vedere se qualche malcapitato cade in un dirubo o se si ferisce e quindi diventa una preda da gustare a terra.Veramente molto bello vederle e fotografarle.Approposito delle previsioni del tempo, giusto il tempo di arrivare all'auto,dopodichè ho fatto tutta la val resia sotto una pioggia battente mista grandine.A Resiutta mi sono rituffato nell'opprimente afa di questo periodo.Buona vita a tutti
  • 07/06/2012 Sono salito ieri sul Monte Guarda ma da Uccea. Si può lasciare l'auto poco prima dell'inizio del sentiero 733, sulla strada che porta al cimitero. Il sentiero sale inizialmente in un bosco e segnalo che poco dopo un tratto parzialmente disboscato il sentiero è ostruito da tronchi di faggi abbattuti e, per riprendere il sentiero, conviene aggirare questo ostacolo mantenendosi sulla sinistra. Usciti dal bosco il sentiero prosegue salendo lungo prati, in piccoli tratti erosi, fino ad arrivare in cresta, poco prima del Plagne. Da lì si prosegue in cresta fino al Guarda, da dove la vista spazia sulla val Resia e sulla valle dell'Isonzo. Ieri la giornata nuvolosa non permetteva di gustare il panorama a lunga distanza ma la mole incombente del Canin, con la cima avvolta nelle nuvole, fa sempre una grande impressione. Il luogo è davvero selvaggio, non ho incontrato anima viva né in salita né in discesa. Mauro.
  • 24/06/2010 Escursione da fare sicuramente anche se faticosa. Dopo il bosco iniziale c'è una traversata in cresta bellissima e panoramica che passa per il Guarda, il Cai Manzano (Costantini), la Casera Canin sempre rimanendo in alta quota con un saliscendi che non ti massacra.
  • 14/06/2009 Sentiero CAI: 731. Il sentiero CAI 731 nel tratto che passa sotto Baba piccola, tra la sella Predolina ed il bivacco CAI MAnzano. Il sentiero è franato parzialmente in un paio di punti e completamente in un punto, causa smottamenti del terreno.. antoniovercesi2002@yahoo.it
  • 09/07/2007 09/07/07Escursione molto bella, ottimo panorama per il giro completo ci vogliono 8 ore.Sentieri ben segnalati e ben curatiIl consiglio che vi posso dare è di portarsi con se almeno 2 litri di acqua a testa. Terminato il tratto di sentiero che percorre il bosco, il sentiero è in battuta di sole.Splendida vista gruppo del CaninL’imboccatura del sentiero (738) si trova sulla strada che porta a Coritis. Seguendo l'indicazione per Coritis proseguire fino al secondo ponte a destra qui c’è una piccola piazzola dove parcheggiare la macchinaBuona escursionePietro
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