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    Anello del monte Sciober dalla Valromana
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I percorsi di SentieriNaturaV32

Anello del monte Sciober dalla Valromana

Avvicinamento

Usciti da Tarvisio in direzione di Fusine, prendere la deviazione a destra per la frazione di Rutte. Raggiunto il piccolo abitato proseguire verso Ortigara fino all'incrocio con la carrareccia che scende dalla Valromana, poco prima di attraversare il rio Bianco (m 854, ampio spiazzo per il parcheggio).

Descrizione

L'escursione ha inizio lungo la pista forestale che si addentra sulla sinistra orografica della Valromana (segnavia CAI n.511). Dopo avere costeggiato lungamente l'alveo del torrente, lungo il quale si notano alcune grandi marmitte scavate dall'azione dell'acqua, si incontra e si lascia sulla destra la prima deviazione per la capanna Cinque Punte. Subito dopo la strada sfocia nell'ampia fiumana ghiaiosa della Valromana dove si attraversa l'alveo e si prosegue lungo il margine dell'opposto versante. Giunti alla confluenza con il rio Torer si abbandona il greto per iniziare a risalire nel bosco di faggio e abete rosso che caratterizza comunemente questo orizzonte. Al successivo bivio (cartello) si lascia a sinistra il segnavia CAI n.519 (che prosegue verso l'Alpe di Moritsch) per seguire sulla destra il segnavia n.511 (indicazioni per la Portella). Si risale quindi per una larga mulattiera che si inerpica in un vallone rimanendo sulla destra orografica del Rio Bianco. Attraversato il greto la traccia continua a salire coincidendo per un tratto con lo stesso solco torrentizio. Più in alto la mulattiera, trasformatasi ormai in sentiero, entra nel bosco e risale all’interno di una faggeta con regolari tornanti. Superata un’ultima costola boscata, il sentiero traversa a destra un dirupato canalone che si estende alla base del versante settentrionale della Punta dei Camosci. Seguendo le segnalazioni CAI ci si innalza ripidamente per ghiaie e massi instabili fino ad uscire sul bosco di destra. La salita riprende a tornanti sempre più a ridosso delle pareti rocciose di sinistra, ai piedi delle quali si intravedono i primi larici e mughi. Ci si porta alla base di una specie di sperone roccioso che viene superato tramite un ripido canalino incassato. Successivamente la traccia raggiunge la conca superiore ricoperta dai baranci e con alcune serpentine a pendenza più comoda guadagna l’insellatura di sella Ursic (m 1736) dalla quale si apre un amplissimo panorama. Tralasciando i sentieri che scendono nel versante sloveno, imboccare la traccia più alta che traversa in quota il versante settentrionale dell’Ursic di Raibl. Questa ci porta, con piccoli saliscendi, all’insellatura della Portella (m 1798) dalla quale il panorama si apre anche verso le Giulie occidentali ed in particolare verso il monte Re con i suoi fianchi profondamente scavati. Dal piccolo intaglio si tralascia il sentiero che scende verso Cave del Predil e si inizia a percorrere il tratto forse più bello dell’intera escursione, lungo la panoramica dorsale che si protende verso nord (segnavia CAI n.520). Con percorso piacevole, a lievi saliscendi tra i mughi, si segue il crinale fino al punto di maggiore elevazione. Il culmine è costituito da un piccolo dente roccioso che si raggiunge con una brevissima deviazione e che costituisce la cima del monte Sciober Grande (m 1853, ottima visuale sul gruppo del Mangart e sulle cime circostanti).
Dalla piccola vetta si prosegue ancora per poco lungo la dorsale per compiere poi una decisa svolta verso sinistra dando inizio alla discesa. Dapprima comodo, il sentiero si fa in seguito più ripido e rientra ben presto nel bosco calando con alcune svolte alla ampia sella della Malga (m 1616). Il fitto bosco che la ricopre lascia intravedere ben poco, tuttavia scartando pochi metri sulla sinistra ci si trova inaspettatamente sull’orlo del profondo canalone che scende verso Cave. Ha inizio ora una piacevole traversata sul versante orientale delle Cinque Punte. Il sentiero, prevalentemente orizzontale, risale qualche metro ad aggirare un alto dirupo, poi piega all’interno per calare alla bellissima conca che ospita la capanna Cinque Punte (m 1520, ricovero forestale sempre aperto con la possibilità di accendere un fuoco e pernottare). Per la discesa sono possibili due alternative rappresentate dai segnavia CAI n.518 e 520 (segnalazioni). L’escursione proposta prevede di imboccare il n.518 che ha origine esattamente dietro alla capanna. Si prende quindi a calare con svolte regolari e comode in una faggeta mista ad abete bianco, per attraversare successivamente una prima volta il greto del rio Sciober. Per un tratto la traccia continua a scendere parallela al rio poi laddove il torrente precipita, se ne allontana scendendo in un bosco a svolte ripidissime. Ci si cala con attenzione fino ad incontrare il secondo attraversamento che ci riporta definitivamente sulla sinistra orografica, ormai in vista delle ghiaie della Valromana. Il sentiero prende a traversare verso sinistra, passa su una cengia erbosa molto aerea poi riprende a scendere con alcune svolte fino a pervenire ad un grande conoide detritico. Qualche ometto e i recenti segnavia ci consentono di tagliare agevolmente le ghiaie e raggiungere una fascia di mughi dove la mulattiera ricompare per depositarci tranquillamente sul fondo della Valromana. Ora non resta che seguire a ritroso la pista percorsa all’andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
019
Dislivello
1100
Lunghezza Km
13,5
Altitudine min
854
Altitudine max
1853
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 18/06/2017 Escursione dell'11/06 come da relazione SN. Tragitto in ambiente bellissimo e vario, seppure lungo, ma fortemente appagante quando si arriva a sella Ursic. Panorama grandioso. Contrariamente al solito incontrato altri escursionisti.Arrivati a Capanna cinque punte abbiamo deciso di scendere dal sent.cai 520. Un giro veramente sorprendente.
  • 22/05/2017 Percorso in data 15 maggio, anello grandioso e lungo, sembra di tornare indietro nel tempo attraversando questi boschi, qualche nevaio residuo nella conca tra le due selle, capanna cinque punte in ordine, segnaletica chiara ovunque. Gli amici della montagna
  • 25/10/2015 Percorso ieri l'anello come da precisa relazione SN. Tragitto grandioso, in ambiente mai noioso, si attraversano boschi, ghiaioni, traversi panoramici in quota, cucuzzoli rocciosi, ripide discese e cengette a strapiombo... aggiungerei pure possibile avvistamento orso... visto che a noi è capitato (vedi forum fvg).La prima parte, cai 511 in ombra, eccetto la fiumana ghiaiosa della Val Romana, sole da quota 1400 ca., sentiero un po' umido e coperto di brina. Segnalo che a quota 1474 ca, si deve superare un canalino roccioso incassato tra le rocce, coperto un po' da ghiaie, dove una volta a quanto pare c'erano dei gradini in legno. Niente di particolarmente difficile per chi ovviamente è avezzo a certe situazioni, il tratto non è esposto, si sale con un po' di attenzione cercando di non smuovere ghiaie per non mettere in difficoltà chi segue. A quota 1600 ca. il sentiero è stato deviato verso sx, probabilmente a causa di un franamento su un ghiaione, il tratto interessato è opportunamente evidenziato con sbarramento di sassi e paletto segnavia. Poca neve, qualche centimetro, da quota 1600 ca fino a Sella della Malga, si cammina bene senza bisogno di ramponcini, il percorso è in pieno sole ed è panoramicissimo. A Capanna Cinque Punte incontriamo una giovane coppia che intende bivaccare, hanno tutta la mia ammirazione e invidia! Discesa per il cai 518 come da relazione SN, che avevamo già percorso in salita sempre in ottobre di due anni prima, in discesa non particolarmente difficile, certo bisogna sempre stare attenti dove si poggiano i piedi, dato che spesso il sentiero si riduce a stretta cengia ed il percorso è in ombra. Il tratto in cui la cengia diventa "molto aerea" si passa con piede sicuro, la cengia esiste, non ci si deve aggrappare alla roccia, la vegetazione nasconde un po' lo strapiombo. Gita sicuramente da rifare più volte per gli amanti dei luoghi appartati e selvaggi, ideale in ottobre quando al colore autunnale si aggiunge il bianco di brina e neve.
  • 18/07/2014 Si dice che gli elefanti posseggano una memoria molto affinata, ma anche i piedi non scherzano e di prima mattina tentano furtivi di scivolare via. La ghiaiosissima val Romana, oltre che l’avvicinamento al Dosaip, li han segnati a suo tempo. Ciuffoni di astranzia stemperano l’inizio del cammino. Nel bosco è tutto un plumbeo raponzolare. Un paio di schianti s’aggirano facilmente, mentre a quota 1600, un pezzo di sentiero non ha retto. Si passa senza patemi anche grazie a dei gradinamenti ormai consolidati. La visuale della conca soprastante apre il viso, gli occhi si tuffano in quei verdi, soggiogati da quei monoliti severi e imponenti. Alla Portella cedo. Fatico a credere di non essere di fronte ad una cartolina, ad un fermo immagine. Anche i piedi sorridono, senza farsi vedere. La vista verso Montâs e Kanin è impressionante, come la quantità di neve che prende tranquillamente il sole sull’altopiano carsico. Come nulla fosse. Completamente alla mercè delle emozioni, l’occhio si posa su una Raibl da quassù sembra quasi un presepe. Dai fianchi del monte Re sembra sgorgare ancora quel minerale sanguigno che è stata la linfa di un paese. Di tante famiglie. Finché è stato redditizio, Finché è convenuto al capitale. Per poi essere dimenticate, sotto la polvere respirata per decenni. Sotto le macerie dei ricordi. Rondini, Jôfs e Nabois sembran stretti a colloquiare fra loro. Appare una viperella. Minuscola, più esile di un orbettino. Si agita, fuggendo e soffiando come una scalmanata, provocando risate incontenibili. In vetta, mangio il panorama boccone per boccone e alla fine rimango in piedi. Dondolante. A fissare il massiccio del Mangart. Da qui è un abbraccio di pietra, caldo e protettivo. Mi penetra con la sua maestosa quiete, rotta solo dal buffo apparire del Travnik, che si staglia, facendo capolino col suo verde irriverente, alzandosi quasi sulle punte per spezzare quel biancastro grigiore verticale. La discesa riserva degli schianti che non disturbano e un gallo forcello che sfreccia rumoroso. Un tratto di bosco riunisce un simposio alato e moscoso. Da non credere quanto il rumore dello svolazzare sia forte. La capanna, nonostante tutto, è in buono stato, dispone di due materassi con rete al piano inferiore e due reti a quello superiore. L’acqua scorre fresca nella fontana. Un toccasana. Scendo per un 518 ove a tratti si notano i segni dei disastri invernali, già ripuliti. Un enorme albero caduto crea un minimondo surreale a metà tra Escher e Picasso, facendo ombra a piante ed ellebori che crescono vigorose sul suolo, mentre dalla sua base capovolta, fatta di terra e radici, penzolano ciuffi d’erba a testa in giù. Attenzione particolare va posta all’esile cengia erbosa se percorsa con pargoli a seguito. Poi il ritorno segue il pietroso copione, piccolo prezzo per una silente escursione a due passi dai titani. (16.07.2014)
  • 21/10/2013 Sabato 19/10 siamo saliti alla Capanna 5 Punte salendo lungo il CAI 518 lungo l'alveo del rio Sciober, proposto in discesa dal presente itinerario.Bisogna fare molta attenzione scendendo nell'ultimo tratto dal guado di quota 1104 in poi, transitando sotto le pareti a strapiombo per intenderci, perchè il sentiero risulta a tratti esiguo, esposto e ingombro di foglie!Nulla d'insuperabile ma bisogna porvi attenzione, usando precauzionalmente i bastoncini telescopici per un maggiore equilibrio!
  • 14/10/2013 Escursione fatta per la prima volta.Viaggiando in solitaria,parto con le solite perplessità e i dubbi sulla effettiva fattibilità del percorso, malgrado lo studio della cartina e la lettura dei vari commenti. A conti fatti, devo dire che non ho trovato motivi di pericolo, anche nelle parti più dubbiose.Certo, non deve mancare la solita attenzione e la consapevolezza dei propri limiti.Quindi sono rimasto soddisfatto del giro fatto.La prima ora si cammina nella fiumana ghiaiosa guadagnando poco dislivello. Poi le cose si fanno più serie e qui mi hanno molto aiuitato gli spettacolari colori autunnali che mi hanno impedito di pensare alla fatica profusa. Dalla sella Ursic in poi si godono panorami stupendi e imponenti che appagano ogni sforzo passato. Insomma, un'altra bella giornata !!!!Buona vita a tutti
  • 24/09/2013 Splendida escursione fatta ad inzio Settembre. Gli ambienti solitari e l'ottima visibilità (grandiosi i panorami) l'hanno resa veramente indimenticabile. Il percorso è abbastanza faticoso (un medio escursionista - come il sottoscritto - impiega circa 7 ore). Attenzione alla risalita di un grande franamento con grossi blocchi (comunque ben segnalato) e di un canalino molto franoso (alcuni tronchi sistemati a mò di gradinatura, sono ormai marci ed insicuri). L'unico punto d'appoggio dell'anello è la Capanna Cinque Punte, verso la fine del percorso (dotata di due locali, dei quali solo uno accessibile), dove si trova una provvidenziale fontana.
  • 17/08/2012 Il tratto attrezzato (canalino) del sentiero CAI511 appena sotto La F.lla Ursic è in pessime condizioni con pietre instabili e gli scalini di legno sono spariti. Il passaggio richiede molta attenzione in salita ed è molto impegnativo in discesa.
  • 02/10/2011 Rifatto l'anello il 2 ottobre del 2011. Confermo il consiglio di compiere questa escursione nel mese di ottobre. Se si ha la fortuna di poter scegliere una giornata buona, infatti, i colori autunnali resi vividi dall'atmosfera tersa e fresca regalano un valore aggiunto al giro. Alla Capanna Cinque Punte, raggiunta nel pomeriggio e già in ombra, segnalo disponibile fonte con acqua.
  • 01/09/2011 Meteo incerto, rischio pioggia già da tarda mattinata, non vale la pena sprecare una cima con il rischio di assenza panorama per cui ripiego su questo anello per il quale sento feeling, mi attrae. La strada che sale a Ortigara ora è tutta asfaltata fino al park che però non è raggiungibile in auto, c'è almeno km 1,5 prima, un divieto di transito causa lavori rinforzo un ponticello. Mi raccordo col sent.511 , faccio veloce per battere sul tempo la possibile pioggia, ma poi che sarà mai! Il sentiero corre lungo il greto del rio Bianco, rumore di acqua che scorre, poi scende lungo la fiumana ghiaiosa, sembra di essere in un anfiteatro. Abbandono il greto e salgo nel bosco, cammino leggera sul letto di foglie, numerosissime piante della rosa di natale, dev'essere una meraviglia all'epoca della fioritura; a destra scorci di pozze d'acqua e cascatelle limpide. Esco presso il canalone detritico alla base della Punta dei Camosci, risalgo sui massi, frecce , bollini e ometti indicano la via migliore da seguire, rientro nel bosco fino ad un canalino eroso e con sabbie instabili che mi porta inaspettatamente su verdi, erba alta ma traccia ben visibile. Fra sella Ursic e la Portella cammino in tranquillità, pensando; il soffio di un giovane seccatissimo marasso in posizione d'attacco mi riporta in un nano secondo alla realtà. Dalla Portella si gode una bella vista sul versante di Predil, il sentiero cammina ora in cresta fra un bel corridoio di mughi, uniche fioriture le genzianelle sfrangiate, le campanule e le immancabili parnassie. Il sentiero diventa ripido, arrivo alla capanna cinque punte, all'esterno acqua corrente e griglia da pulire, Imbocco il sent.518 che scende ripidissimo e a tratti è notevolmente esposto, un occhio al cielo grigio ma i formicai che incontro hanno tutti gli ingressi aperti: niente pioggia nell'immediato. Interseco due volte il greto, attraverso un'ulteriore zona detritica e giungo alla ghiaie della Valromana e da lì di nuovo il sent.511 dell'andata.Alla fine non è stata un'escursione di ripiego ma una piacevole scoperta, ottimamente segnalato. Naturalmente nessuno lungo i sentieri.Loredana
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