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    Anello del monte Sciober dalla Valromana
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I percorsi di SentieriNaturaV32

Anello del monte Sciober dalla Valromana

Avvicinamento

Usciti da Tarvisio in direzione di Fusine, prendere la deviazione a destra per la frazione di Rutte. Raggiunto il piccolo abitato proseguire verso Ortigara fino all'incrocio con la carrareccia che scende dalla Valromana, poco prima di attraversare il rio Bianco (m 854, ampio spiazzo per il parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
019
Dislivello
1100
Lunghezza Km
13,5
Altitudine min
854
Altitudine max
1853
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 25/10/2015 Percorso ieri l'anello come da precisa relazione SN. Tragitto grandioso, in ambiente mai noioso, si attraversano boschi, ghiaioni, traversi panoramici in quota, cucuzzoli rocciosi, ripide discese e cengette a strapiombo... aggiungerei pure possibile avvistamento orso... visto che a noi è capitato (vedi forum fvg).La prima parte, cai 511 in ombra, eccetto la fiumana ghiaiosa della Val Romana, sole da quota 1400 ca., sentiero un po' umido e coperto di brina. Segnalo che a quota 1474 ca, si deve superare un canalino roccioso incassato tra le rocce, coperto un po' da ghiaie, dove una volta a quanto pare c'erano dei gradini in legno. Niente di particolarmente difficile per chi ovviamente è avezzo a certe situazioni, il tratto non è esposto, si sale con un po' di attenzione cercando di non smuovere ghiaie per non mettere in difficoltà chi segue. A quota 1600 ca. il sentiero è stato deviato verso sx, probabilmente a causa di un franamento su un ghiaione, il tratto interessato è opportunamente evidenziato con sbarramento di sassi e paletto segnavia. Poca neve, qualche centimetro, da quota 1600 ca fino a Sella della Malga, si cammina bene senza bisogno di ramponcini, il percorso è in pieno sole ed è panoramicissimo. A Capanna Cinque Punte incontriamo una giovane coppia che intende bivaccare, hanno tutta la mia ammirazione e invidia! Discesa per il cai 518 come da relazione SN, che avevamo già percorso in salita sempre in ottobre di due anni prima, in discesa non particolarmente difficile, certo bisogna sempre stare attenti dove si poggiano i piedi, dato che spesso il sentiero si riduce a stretta cengia ed il percorso è in ombra. Il tratto in cui la cengia diventa "molto aerea" si passa con piede sicuro, la cengia esiste, non ci si deve aggrappare alla roccia, la vegetazione nasconde un po' lo strapiombo. Gita sicuramente da rifare più volte per gli amanti dei luoghi appartati e selvaggi, ideale in ottobre quando al colore autunnale si aggiunge il bianco di brina e neve.
  • 18/07/2014 Si dice che gli elefanti posseggano una memoria molto affinata, ma anche i piedi non scherzano e di prima mattina tentano furtivi di scivolare via. La ghiaiosissima val Romana, oltre che l’avvicinamento al Dosaip, li han segnati a suo tempo. Ciuffoni di astranzia stemperano l’inizio del cammino. Nel bosco è tutto un plumbeo raponzolare. Un paio di schianti s’aggirano facilmente, mentre a quota 1600, un pezzo di sentiero non ha retto. Si passa senza patemi anche grazie a dei gradinamenti ormai consolidati. La visuale della conca soprastante apre il viso, gli occhi si tuffano in quei verdi, soggiogati da quei monoliti severi e imponenti. Alla Portella cedo. Fatico a credere di non essere di fronte ad una cartolina, ad un fermo immagine. Anche i piedi sorridono, senza farsi vedere. La vista verso Montâs e Kanin è impressionante, come la quantità di neve che prende tranquillamente il sole sull’altopiano carsico. Come nulla fosse. Completamente alla mercè delle emozioni, l’occhio si posa su una Raibl da quassù sembra quasi un presepe. Dai fianchi del monte Re sembra sgorgare ancora quel minerale sanguigno che è stata la linfa di un paese. Di tante famiglie. Finché è stato redditizio, Finché è convenuto al capitale. Per poi essere dimenticate, sotto la polvere respirata per decenni. Sotto le macerie dei ricordi. Rondini, Jôfs e Nabois sembran stretti a colloquiare fra loro. Appare una viperella. Minuscola, più esile di un orbettino. Si agita, fuggendo e soffiando come una scalmanata, provocando risate incontenibili. In vetta, mangio il panorama boccone per boccone e alla fine rimango in piedi. Dondolante. A fissare il massiccio del Mangart. Da qui è un abbraccio di pietra, caldo e protettivo. Mi penetra con la sua maestosa quiete, rotta solo dal buffo apparire del Travnik, che si staglia, facendo capolino col suo verde irriverente, alzandosi quasi sulle punte per spezzare quel biancastro grigiore verticale. La discesa riserva degli schianti che non disturbano e un gallo forcello che sfreccia rumoroso. Un tratto di bosco riunisce un simposio alato e moscoso. Da non credere quanto il rumore dello svolazzare sia forte. La capanna, nonostante tutto, è in buono stato, dispone di due materassi con rete al piano inferiore e due reti a quello superiore. L’acqua scorre fresca nella fontana. Un toccasana. Scendo per un 518 ove a tratti si notano i segni dei disastri invernali, già ripuliti. Un enorme albero caduto crea un minimondo surreale a metà tra Escher e Picasso, facendo ombra a piante ed ellebori che crescono vigorose sul suolo, mentre dalla sua base capovolta, fatta di terra e radici, penzolano ciuffi d’erba a testa in giù. Attenzione particolare va posta all’esile cengia erbosa se percorsa con pargoli a seguito. Poi il ritorno segue il pietroso copione, piccolo prezzo per una silente escursione a due passi dai titani. (16.07.2014)
  • 21/10/2013 Sabato 19/10 siamo saliti alla Capanna 5 Punte salendo lungo il CAI 518 lungo l'alveo del rio Sciober, proposto in discesa dal presente itinerario.Bisogna fare molta attenzione scendendo nell'ultimo tratto dal guado di quota 1104 in poi, transitando sotto le pareti a strapiombo per intenderci, perchè il sentiero risulta a tratti esiguo, esposto e ingombro di foglie!Nulla d'insuperabile ma bisogna porvi attenzione, usando precauzionalmente i bastoncini telescopici per un maggiore equilibrio!
  • 14/10/2013 Escursione fatta per la prima volta.Viaggiando in solitaria,parto con le solite perplessità e i dubbi sulla effettiva fattibilità del percorso, malgrado lo studio della cartina e la lettura dei vari commenti. A conti fatti, devo dire che non ho trovato motivi di pericolo, anche nelle parti più dubbiose.Certo, non deve mancare la solita attenzione e la consapevolezza dei propri limiti.Quindi sono rimasto soddisfatto del giro fatto.La prima ora si cammina nella fiumana ghiaiosa guadagnando poco dislivello. Poi le cose si fanno più serie e qui mi hanno molto aiuitato gli spettacolari colori autunnali che mi hanno impedito di pensare alla fatica profusa. Dalla sella Ursic in poi si godono panorami stupendi e imponenti che appagano ogni sforzo passato. Insomma, un'altra bella giornata !!!!Buona vita a tutti
  • 24/09/2013 Splendida escursione fatta ad inzio Settembre. Gli ambienti solitari e l'ottima visibilità (grandiosi i panorami) l'hanno resa veramente indimenticabile. Il percorso è abbastanza faticoso (un medio escursionista - come il sottoscritto - impiega circa 7 ore). Attenzione alla risalita di un grande franamento con grossi blocchi (comunque ben segnalato) e di un canalino molto franoso (alcuni tronchi sistemati a mò di gradinatura, sono ormai marci ed insicuri). L'unico punto d'appoggio dell'anello è la Capanna Cinque Punte, verso la fine del percorso (dotata di due locali, dei quali solo uno accessibile), dove si trova una provvidenziale fontana.
  • 17/08/2012 Il tratto attrezzato (canalino) del sentiero CAI511 appena sotto La F.lla Ursic è in pessime condizioni con pietre instabili e gli scalini di legno sono spariti. Il passaggio richiede molta attenzione in salita ed è molto impegnativo in discesa.
  • 02/10/2011 Rifatto l'anello il 2 ottobre del 2011. Confermo il consiglio di compiere questa escursione nel mese di ottobre. Se si ha la fortuna di poter scegliere una giornata buona, infatti, i colori autunnali resi vividi dall'atmosfera tersa e fresca regalano un valore aggiunto al giro. Alla Capanna Cinque Punte, raggiunta nel pomeriggio e già in ombra, segnalo disponibile fonte con acqua.
  • 01/09/2011 Meteo incerto, rischio pioggia già da tarda mattinata, non vale la pena sprecare una cima con il rischio di assenza panorama per cui ripiego su questo anello per il quale sento feeling, mi attrae. La strada che sale a Ortigara ora è tutta asfaltata fino al park che però non è raggiungibile in auto, c'è almeno km 1,5 prima, un divieto di transito causa lavori rinforzo un ponticello. Mi raccordo col sent.511 , faccio veloce per battere sul tempo la possibile pioggia, ma poi che sarà mai! Il sentiero corre lungo il greto del rio Bianco, rumore di acqua che scorre, poi scende lungo la fiumana ghiaiosa, sembra di essere in un anfiteatro. Abbandono il greto e salgo nel bosco, cammino leggera sul letto di foglie, numerosissime piante della rosa di natale, dev'essere una meraviglia all'epoca della fioritura; a destra scorci di pozze d'acqua e cascatelle limpide. Esco presso il canalone detritico alla base della Punta dei Camosci, risalgo sui massi, frecce , bollini e ometti indicano la via migliore da seguire, rientro nel bosco fino ad un canalino eroso e con sabbie instabili che mi porta inaspettatamente su verdi, erba alta ma traccia ben visibile. Fra sella Ursic e la Portella cammino in tranquillità, pensando; il soffio di un giovane seccatissimo marasso in posizione d'attacco mi riporta in un nano secondo alla realtà. Dalla Portella si gode una bella vista sul versante di Predil, il sentiero cammina ora in cresta fra un bel corridoio di mughi, uniche fioriture le genzianelle sfrangiate, le campanule e le immancabili parnassie. Il sentiero diventa ripido, arrivo alla capanna cinque punte, all'esterno acqua corrente e griglia da pulire, Imbocco il sent.518 che scende ripidissimo e a tratti è notevolmente esposto, un occhio al cielo grigio ma i formicai che incontro hanno tutti gli ingressi aperti: niente pioggia nell'immediato. Interseco due volte il greto, attraverso un'ulteriore zona detritica e giungo alla ghiaie della Valromana e da lì di nuovo il sent.511 dell'andata.Alla fine non è stata un'escursione di ripiego ma una piacevole scoperta, ottimamente segnalato. Naturalmente nessuno lungo i sentieri.Loredana
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