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    Sentiero alpinistico Ceria Merlone dai piani del Montasio
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I percorsi di SentieriNaturaV29

Sentiero alpinistico Ceria Merlone dai piani del Montasio

Avvicinamento

Dal polo turistico di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la Val Raccolana oppure da Tarvisio attraverso la Val Rio del Lago, risalire la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio proseguendo fino al divieto di transito (m 1502, ampio parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
019
Dislivello
1400
Lunghezza Km
16,7
Altitudine min
1479
Altitudine max
2531
Tempi
Dati aggiornati al
2003
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  • 29/08/2016 Escursione effettuata il 27-08-16. In primavera avevo promesso ai miei amici di montagna che un giorno di quest’estate li avrei accompagnati per un’escursione fantastica, ma come per tutte le belle sorprese non ho rivelato il luogo. Sabato 27 agosto con un cielo completamente sereno e piacevole brezza si parte dagli Altipiani del Montasio alla volta del Sentiero Alpinistico Ceria Merlone. Numerosi gruppi di escursionisti sulla strada che sale al rif. G. di Brazzà, al bivio per la Cima di Terrarossa alcuni deviano a sinistra mentre noi proseguiamo dritti. Man mano che saliamo il panorama aumenta, dietro di me un continuo commentare gioioso, sembrano ragazzini con un nuovo giocattolo. Arrivati alla Forca de lis Sieris saliamo il primo tratto attrezzato ed ecco poco dopo davanti a noi lo splendido Bivacco dedicato al Grandissimo Alpinista Luca Vuerich, ci fermiamo per alcune foto e un pensiero al Caro Luca. Mentre camminiamo spesso, ci fermiamo a guardare tutto ciò che ci circonda, è davvero un paradiso. Dopo il bivacco L. Vuerich troviamo meno escursionisti ma comunque sempre numerosi, alcuni a passo lento, un paio con un misero zainetto sulle spalle, percorrono tutto il sentiero correndo scomparendo velocemente. Il percorso anche se non presenta difficoltà alpinistiche importanti, ci tiene sempre attivi specialmente in alcuni punti dove il cavo è spezzato o i fittoni sono usciti dalla roccia. È davvero un peccato che nessuno si prenda l’impegno di rimettere in sicurezza questi brevi tratti. Si parla tanto di sicurezza, di prevenzione, di comportamenti corretti da tenere in montagna e poi magari per una banale scivolata in un tratto sprotetto qualche zelante giornalista osa definire “la montagna assassina ha colpito ancora”. Spesso in percorsi come questi ho trovato escursionisti senza alcun genere di protezione personale. Non voglio essere polemico ma a mio parere non usare i rispettivi kit personali di protezione casco, imbrago e quant’altro possa servire in ogni singola situazione, mette a repentaglio non solo la propria vita ma anche quella degli altri. Molti di voi e pure noi abbiamo superato questo tratto senza problemi, …… ma perché rischiare per così poco? (scusate la mia esternazione fuori luogo). Superato questo brevissimo punto sopra descritto, il sentiero è tutto ok, solo verso gli ultimi tratti attrezzati poco prima di arrivare alla forc. Lavinal dell’Orso troviamo ancora un fittone staccato dalla roccia, però il cavo è integro. Rientro per il passo degli Scalini e poi per pista forestale fino agli Alti Piano del Montasio.Il sole continua a splendere ancora mentre sulla Ceria Merlone qualche batuffolo di nubi copre le cime. È stata una giornata davvero fantastica. Mandi
  • 09/12/2015 Al nostro arrivo il sole ha già iniziato la sua corsa. Se le sorelle Castrein rivelano ogni gota rosastra, la parete del Lavinal è ormai passata alla forza oscura. Prima di affrontarla ci godiamo la vista dal Passo degli Scalini. Se dei camosci fuggono tuffandosi nei boschi verso malga Grantagar, un gracco saltella circospetto attorno a noi. Ci vorranno una decina di voli per prendere quel torsolo di mela! Tentativi grotteschi, interrotti sul punto del successo a causa d'improvvise malfidenze del corvide. Noi restiamo immobili. Il resto lo fa tutto lui. Puro show, sfoderando ogni maschera del teatro dell'indecisione. Da Punta Plagnis al Modeon tutto è come da copione (cavo lasco incluso): un susseguirsi di stupore ed incredulità che come il cavo, non ci lascia mai. Non ho mai percorso quest'orlo di terra e cielo quando il sole perde la pazienza e prende lo slancio per il tuffo finale. La luce ripaga dell'irrefrenabile fuga a ponente che fredda i colori, frustando di aranci le fiancate della Cima della Puartate e, salendo ancora, la testata del Fuart. Il digradar delle pareti del Modeon si fa dolcezza, con quelle due guglie arrotondate che han barattato un aguzzo terminale roccioso con dei prati irreali, che il tramonto trasforma in cioccolata. Raggiungiamo il bivacco quando il sole inizia ad ardere, consumando lentamente gli azzurri. Non v'è spazio per parola alcuna. Ancora stupore in quei minuti che paion infiniti. Il cielo s'addobba di qualche nube e di sparute scie che rifrangon nell'aere come pennellate di fuoco, in un blu che si fa nero. Il cielo pulsa, agita un rosso che si fa favilla, una lava dai toni sempre più violacei. Ogni singolo attimo è cangianza pura. Sfumature fuse. Estasi cromatica. Non c'è lente che la possa catturare. Solo quella più ingannevole, che traduce le immagini in sensazioni. Propria d'ognuno. Poi...la quiete. Dopo cena usciamo, silenti. La notte ipnotica guida ognuno alla sua culla di pietra. Senza bisogno di dircelo restiam lì. Con la schiena distesa e la testa all'insù. Come se l'altro non esistesse. Come se non esistesse nulla. Se non l'infinito. Le pupille si dilatano e aspettano che l'universo si manifesti dentro di esse. Un firmamento che prima pare marmo del color della notte. Poi il cielo si fa ghiaccio. Catturando la luce che non c'è. Mostrando le sue venature lattee. E non c'è sfregio che si chiami parola che possa descrivere l'immenso. Poi il bivacco ci fa ritrovare e tutto si traspone all'umano. La mattina scodinzoliamo in attesa dell'alba. La conosco. Almeno questa. Ma poche settimane di ritardo bastan per fiaccar il giorno, per alterarne il parto. E lo Jôf di Montâs s'intimidisce di meno. Arrossisce a fatica. Allora parto, da solo, verso il Modeon. Pare raggiungibile con un salto. Invece s'ha da vagliar il cammino, sceglierselo con cura, evitandone il pietroso lacrimare. Dalla vetta Michele è un esile profilo nero. Che m'aspetta. Prima di ripartire assieme salutiam il bivacco e con lui un gracco che ha scelto di curiosare all'interno. Appollaiato sulla porta aperta. A un metro da noi. Poi prende il volo e noi con lui. Le nostre zampe ben salde, lo sguardo invece spazia su tutto il Friûl e oltre. Senza pagare il biglietto ci intrufoliamo in quel museo minerale a cielo aperto. Ritrovo forme già scolpite nella mia memoria ed altre ancora. Nel frattempo s'inizian a contar le corna. Ogni terrazza impossibile è occupata da un maschio adulto. Due sono proprio sul troi. In discesa, verso forcje da lis Sieris. S'alzan a fatica, come sentissero tutto il peso del mondo addosso. Tra un branco e l'altro spuntan un paio di bipedi. I soli incrociati sul Ceria. Raggiungono il bivacco per la direttissima che arriva in forca direttamente dai piani del Montâs per tracce oppure abbandonando il troi per Terrarossa ai primi tornanti, poco oltre quota 1900. Poi tutto si fa processione e saluti poliglotti.(12-13.11.2015)
  • 15/09/2015 Percorso a fine Agosto 2015 in senso contrario dalla descrizione. La ferrata che sale su al bivacco Luca Vuerich secondo me è carente di alcuni punti di aggancio rendendola quindi per utenti abbastanza esperti. I punti non protetti non presentano grandi difficoltà, ma l'esposizione è tale da dover procedere con estrema cautela. Passato il bivacco è ancora presente il problema del cavo "schiodato": il passaggio è molto aereo ma non presenta problemi anche con la fune in quelle condizioni. Speriamo comunque ci sia un ripristino il prima possibile. La cengia che segue è bellissima e va percorsa con estrema cautela. Oramai stanchi abbiamo deciso di tagliare il giro e scendere dalla mulattiera militare Cregnedul che anche se un po infrascata è facile da seguire. Sentiero insomma da percorrere se avete buon allenamento e avete già almeno una decina di via ferrate nel vostro diario.
  • 09/08/2015 Fatta ieri dal rifugio Corsi in buona compagnia di numerosi stambecchi. Qualche cavo staccato da rimettere a posto, ma percorso comunque sicuro e ben segnalato. Il brutto tempo ci ha sorpreso con un temporale notevole ma abbiamo trovato riparo al bellissimo bivacco Luca Vuerich. Schiaritosi il cielo siam ridiscesi al Brazza. Splendido percorso.
  • 23/07/2015 Sentiero Ceria-Merlone un anno dopo, questa volta con panorama e quale panorama! Anche questa volta l'ho percorsao in senso contrario a quello descritto su SN ma l'ho abbreviato scendendo dalla forcella Cregnedul lungo la vecchia mulattiera di guerra inerbita. La situazione del tratto famigerato con cavo pencolante è la stessa dell'anno scorso (si passa con attenzione). Nessuna traccia di neve lungo tutto il percorso. Visti davvero tanti stambecchi. Mauro.
  • 08/06/2015 Fatto ieri il sentiero Ceria Merlone con partenza e ritorno ai piani del Montasio. Tempo bello, vento costante in vetta nella prima parte del sentiero e alcuni piccoli nevai ancora presenti sulla traccia nel tratto dopo il bivacco Vuerich ma che col bel tempo e le temperature calde non dovrebbero dare problemi dopo i prossimi giorni. Giornata splendida, paesaggi spettacolari. Grazie Drago!
  • 07/10/2014 Al passo degli scalini appare quella parete, in ombra. Grigia. Da sotto sembra non finire mai. Le emozioni sciolgono ogni titubanza, il peso si sfalda nel rincontrar la roccia, gli occhi si perdono, alimentando il diffondersi di un’adrenalina soffusa. Sulle balconate di punta Plagnis le rocce hanno le corna! Un branco di stambecchi è disposto secondo dettami scenografici che paiono meticolosamente studiati per ammaliare gli animi. L’eterna domanda sul come sia possibile che l'ungulato circense abbia potuto adagiarsi beato sull’orlo del precipizio viene travolta dalla poesia dell’immagine stessa. Un verso per ogni statico incesso. Ovunque si lasci cader lo sguardo, come stelle che si rivelano istante dopo istante, i sottili orli delle massicciate s’animano. Ognuno in posa. Maschi maturi che, come da copione stagionale, si son trasformati in maialoni vietnamiti senza bisogno di Circe alcuna, poi le mamme con le giovani leve, tutti lì. Ad annusar le nuvole, a scegliere il profilo più elegante, lo sguardo più tenero per sgretolare l’obbiettivo. Tra le sottigliezze delle cenge e le vaporose ascensioni che celano il paesaggio, s'arriva al tratto con il cavo divelto. Mi preoccupava per l’ansia del mio pesante fardello di volersi adeguare alla legge di gravità, ma passarlo è un attimo, poi si spalanca l'enormità. Il varco della Puartate pare sfogatoio naturale per il comunicar tra vette, per il dialogar tra valli. Lascia senza fiato, come il tentativo di intuire la successiva, impossibile, danza del troi. Il Ceria, fatto in senso inverso, pare un’altra cosa. Ogni curva impone l’innalzar di un argine per contenere le emozioni, per restare coi piedi ben fermi su quella cornice di cielo. La salita al Modeon chiama lentezza e invita a girarsi spesso. Ancor più dell’imponente piramide del Fuart, mi cattura quel anfiteatro striato appena percorso, che qui esplode in tutta la sua perfezione, forme pettinate dai millenni, alternanze di colori che paiono carta da musica, pietroso drappo geologico cucito con suprema eleganza. Verso la cima appaiono in bella mostra i giochi d’equilibrio di massi difformi, giganteschi ometti costruiti dai capricci dell’eternità. Paion tutti adagiati con cura e fantasia. Solo la vista del bivacco interrompe l’immaginazione. Dietro un masso spunta il comitato di benvenuto, una stambecca che fa esondare i sorrisi. Ma non è sola. Il suo piccolo si mostra con la dolcezza delle fiabe, muovendosi in perfetta armonia, danzando tra le pietre. Immobile, passo un tempo infinito a sorridere a quei teneri abitanti che caparbi, rimangono ad un paio di metri da me, ravanando tra le pietre per scovare il loro tesoro. Quando entro nel bivacco, implodo. La lettera di Leila sfonda ogni difesa, il libro fa il resto. Piango a dirotto, senza alcun freno possibile. L’inerme tenerezza di un ricordo così dolce che riesce a travalicare una perdita incolmabile, disarma. Ancora adesso m’aggroviglia anima e pancia. Bussano alla porta. Apro stravolto, accogliendo due austriaci, unici compagni della notte. Nei catini l’acqua è gelata. Il sole si spegne in un lampo e le stelle si riparan dal freddo nelle poche nuvole. Sono dove volevo essere. Da tanto. A fare i conti con un cuore che batte, con un’altrui memoria che diventa collettiva e si fa amore. (03.10.2014)
  • 11/08/2014 Fatto oggi in senso inverso a quello descritto su SN e me ne sono anche un po' pentito perché la discesa da forcella Cregnedul al Lavinal dell'orso è piuttosto impegnativa, oltretutto con una certa stanchezza già sulle gambe, e bisogna attraversare anche un paio di nevai con una certa attenzione. Del resto quest'ultimo tratto è stato l'unico in cui si è visto un po' di panorama, tutto il tratto fra forca de lis Sieris e forcella Cregnedul l'ho fatto immerso nella foschia. Permane solo qualche piccolo nevaio, di nessun problema, nel tratto suddetto. Segnalo che il famoso ancoraggio staccato (segnalato in passato già da diversi utenti di questo sito) sotto la cima de la Puartate non è stato ancora rimesso a posto ma si passa lo stesso con un po' di attenzione. Visti non molti stambecchi, il gruppo più numeroso nel tratto fra il Lavinal dell'Orso e il passo degli scalini. Mauro.
  • 01/09/2013 Sentiero alpinistico attrezzato “Ceria Merlone “ dai piani del MontasioUltima escursione di Agosto, in settimana avevo in mente l’adorata Grauzaria ma dopo una telefonata con Jo Condor “ alias Graziano Bettin ho cambiato idea e si è deciso di andare sulla “ Ceria Merlon “ (gli dovevo un escursione dopo la ferrata sul Canin ) .Partenza zaino in spalla di piani del Montasio alle 06:30 , dopo breve ma intensa discussione se affrontare l’escursione vesione “Sentieri Natura “ cioè seguendo le indicazioni dei sentieri 624 e 625 fino alla forca di Lavinal dell’Orso o come consigliato da R.Mazzilis passando per il rifugio G. Di Brazza e seguendeo le indicazioni per la cima di Terra Rossa , si decide per la seconda che in breve tempo ci avrebbe portato in quota .Con passo flemmatico da bradipo si percorrono i primi facili tornanti che ci permettono di ammirare le bellezze del luogo, di fronte il massiccio del Canin con i recenti ricordi, Il Montasio con la sua affascinnate mole, più in la il Cimon del Montasio con le recenti ferite del famoso incendio , la giornate è fresca e promette bene. Si arriva al bivio per la ferrata ( scritta e segno su masso ) e poco dopo la montagna ci offre il primo dono, dei cuccioli di stambecco arrampicati su un piccolo sperone e le loro mamme guardigne .Presto dopo poco tornanti si arriva alla forca de lis Sieris, zaini a terra , ammiramo il Fuart nella sua onnipotenza e guardiamo lo sperone dove comincia la ferrata cercandone l’inizio del sentiero attrezzato e chiaramente si intuisce che non sarà una passeggiata turistica. Meditando sempre se iniziare da questo lato sia stata l’idea giusta ma confortati da una crescente presenza di compagni viaggio partiamo dopo aver indossato le armature ( da rilevare che meno del 50 % degli escursionisti incontrati non era equipaggiata con imbrago e casco ) si parte .Dopo un breve tratto di Ghiaino cominciano le attrezzature e con passaggi di !° grado intervallate a brevi cenge ci portano presto alla quota più alta del sentiero , ovvero Foronon del Buinz dove oltre la vetta fa bella mostra di se il nuovo bivacco dedicato a Luca Vuerich , luogo affollato di escursionisti , firma sul libro del rifugio e via a proseguire no prima di aver dato la precedenza su un tratto esposto a delle signore ( Mai dimenticare di essere gentleman ;) ).La bellezza del luogo è disarmante , rapiti spesso ci fermiamo a fare foto e ammirare intorno come dei bimbi in un negozio di giocattoli,si prosegue superando la sella Buinz si sale verso il Medeon del Buinz seguendo una cengia con passaggi di 1° grado superiore , superato un canale attrezzato La Val che scende fino a portarci superando un salto attrezato sull’omonima forca .Da qui aprima risalendo per gradoni e poi abbassandosi per una ventina di metri su una cengia con traverso esposto percorriamo secondo me uno dei punti più suggestivi , un tratto della cengia è franata e bisogna aiutarsi con il cavo metallico che abbiamo trovato divelto nel punto più esposto . Per passaggi aerei a volte attrezzati arriviamo fino alla forca del Cregnedul dove i sentieri si biforcano , uno abbreviando il percorso rientra ai piani del Montasio aggirandone le omonime cimette collegandosi alla rotabile dell’altopiano e l’altra che compiamo noi che continua il sentiero attrezzato della Ceria Merlon . Proseguendo sul versante nord –est di Punta PLàgnis superiamo un gradone tramite attrezzature e seguendo una cengia erbosa confluiamo in un canalino roccioso , superato un ghiaione pensile affrontiamo le ultime fatiche scendendo un salto e alcuni banchi rocciosi parzialmente attrezzati , svoltando le ultime roccette accediamo al macereto che ci conduce alla Forcella deLavinal dell’Orso . Sosta dove ci togliamo le armature e rifocilliamo.Notiamo subito che il famgerato sentiero Anita goitan parte alle nostre spalle mentre un branco di camosci corre alle pendici delle Cime di Castrein .Ri prendiamo il cammino seguendo ora il facile sentiero 626 e poi 625 che ci riportano nell’, altopiano. Ammirando lungo il tragitto le più belle montagne delle Giulie. Fuart, Mangart, Tricorno, Canin, il rifugio Corsi , pensando a vecchie o recenti letture di alpinisti come Julius Kugy, Anton Oitzinger , Emilio Comici, la Cengia degli dei dal lato sud fa bella mostra di se e io e Graziano prima di superare il Passo degli Scalini lanciamo l’ultimo sguardo sognate chissà … verso nuove avventure e da qui ( passo degli scalini ) in poi tutto il resto è noia… Note : Percorso impegnativo perché lungo ed a tratti molto esposto e non protetto , consigliato da affrontare con un buon allenamento e in condizioni meteo ottime.Alcuni cavi hanno i pioli divelti di cui due in particolare che sono pericolosi, altri risultano arrugginiti e di piccole dimensioni .I segni anche se abbondanti non sono di recente fattura e in alcuni casi ingannevoli.Più che consigliata direi obbligatoria l’attrezzatura completa da imbrago per via dei sopracitati pericoli e per via delle pietre smosse sia dai stambecchi e dagli escursionisti . e questo mi porta ad una piccola riflessione ;Visto che i grandi da Cassin, Bonatti, Comici ec ecc indicano che la sicurezza è una delle doti fondamentali per un alpinista , allora questi che si avventurano sprovvisti a chi si ispirano e cosa sono ?????L’immigrato forestiero nomade sempre più che mai innamorato dei monti friulani e d oltre….Malfa
  • 26/08/2012 Abbiamo percorso l'itinerario il 19 agosto scorso. Credo possa essere utile per i frequentatori di questa slendida "classica" delle Alpi Giulie un piccolo aggiornamento all'ottima descrizione di Ivo & Sandra, relativa al tratto Forcella La Val -> Modeon del Buinz. Negli ultimi tempi il percorso è stato infatti modificato e riattrezzato per evitare le insidie dei sassi al di sotto del canale ghiaioso.La parte modificata è quella descritta nella relazione di SN Vol. 6, pg. 136, nella parte che inizia con "Si scende lungo le ghiaie sottostanti ..." e termina con "sul fondo del canale".Adesso, anziché scendere, seguendo una evidente freccia, si attacca direttamente il crinale Est del Modeon del Buinz superando dapprima un canalino roccioso di 5 m (cavo), quindi alzandosi su verdi e roccette per una ulteriore trentina di metri (cavo). Si traversa quindi verso sinistra (Sud-Ovest) per una sessantina di metri (cavo) fino ad immettersi nuovamente nul percorso originario alla base del canale ghiaioso.Questa variante riduce le difficoltà, ma soprattutto evita la costante esposizione alla caduta di sassi del percorso originario.Alberto
  • 12/08/2008 L'ho percorso l'anno scorso, ed era la seconda volta: spettacolare! Risulta tuttavia piuttosto impegnativo per la lunghezza e l'attenzione richieste. L'uso del casco è consigliato, se non obbligatorio, a causa delle frequenti cadute di sassi provocate dagli stambecchi, affatto impauriti dal passaggio degli escursionisti.
  • 24/07/2006 Meravigliosa escursione in alta quota.da non sottovalutare la lunghezza
  • 03/07/2006 L'ho fatto il 2/7/06 con un amico che lo conosceva e mi ci ha portato. Meraviglioso!!! Lo rifarò sicuramente.
  • 01/06/2006 é tra i più bei sentieri che abbiamo fatto!
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