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    Jof di Montasio dai piani del Montasio
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I percorsi di SentieriNaturaR27

Jof di Montasio dai piani del Montasio

Avvicinamento

Dal polo turistico di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la Val Raccolana oppure da Tarvisio attraverso la Val Rio del Lago, risalire la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio proseguendo fino al divieto di transito (m 1502, ampio parcheggio).

Descrizione

Lasciato l’automezzo, si imbocca la pista di destra che interseca poco più in alto la strada che unisce le malghe del Montasio. Al successivo bivio ci si tiene a sinistra raggiungendo in breve il rifugio Giacomo Di Brazzà (m 1660), situato su un panoramico sperone erboso che domina tutto il vasto altopiano. Si prosegue a monte del rifugio (vecchio cartello in legno con indicazioni per Montasio) tralasciando il segnavia CAI n.623 e quindi due ulteriori deviazioni che conducono, a destra, alla Cima di Terrarossa ed alla forca de lis Sieris. Si procede dapprima in piano lungo prati intersecati da terreno sassoso e da solchi rocciosi, poi si prende a salire con maggiore pendenza sempre su un buon tracciato, tra abbondanti fioriture che ad agosto comprendono parnassia, campanule e scabiose. Sempre per verdi, salendo con regolari tornanti, si punta alla forca Disteis, dove il sentiero compie una decisa svolta a destra senza raggiungere l’intaglio. Una brevissima deviazione ci consente comunque di visitare la forcella (m 2201) affacciata su un dirupato canalone che precipita nella Clapadorie. Dopo poco si lascia a sinistra l’indicazione per il bivacco Suringar e la via Findenegg e si traversa un ghiaione, abituale ritrovo di stambecchi, presenti peraltro su tutto il versante meridionale del Montasio, spesso su cenge e pinnacoli assai arditi. Alla soddisfazione nel poter vedere da vicino questi animali nel loro ambiente naturale va aggiunta una maggiore attenzione per i sassi che essi inevitabilmente smuovono su questi pendii friabili. Dove le ghiaie si esauriscono si attaccano le prime difficoltà costituite da un piccolo salto di roccia che immette sul gradone erboso soprastante (targa e indicazioni con freccia). Qui ci si innalza su un costone per roccette gradinate intercalate da sentiero su terreno detritico misto a zolle di erba. Guidati da recenti bolli rossi e aiutati da qualche spezzone di cavo, si percorre una zona marcatamente rocciosa, caratterizzata da terreno friabile e disgregato. Si supera un canalino incassato all’uscita del quale si traversa verso destra ad un colatoio detritico presso un curioso gendarme di pietra. Ad agosto la flora è qui rappresentata dalle specie legate ai substrati rocciosi quali la campanula dei ghiaioni e la sassifraga gialla. Lungo il solco del canale, o più opportunamente sul costone di destra, si perviene quindi al bivio con il sentiero attrezzato Leva che si lascia sulla destra (targa). Ci si innalza ancora per facili roccette mirando al ghiaione pensile del Montasio che si risale faticosamente fino alla base delle pareti. A questo punto vi sono due possibilità, in ogni caso riservate ad escursionisti esperti ed attrezzati: proseguire lungo la cosiddetta via normale sulla destra oppure utilizzare la scala Pipan che, con un salto attrezzato di circa 60 metri sulla parete di sinistra, conduce direttamente in cresta. Questa seconda via è più diretta ed è quella preferita dalla grande maggioranza dei salitori, ma è purtroppo esposta alla caduta di sassi causata degli escursionisti che transitano sul tratto superiore. Si raccomanda pertanto l’uso della autoassicurazione e del caschetto nonché la massima attenzione all’uscita della scala stessa. Volendo invece evitare il tratto attrezzato ci si innalza sulla destra (indicazioni non facilmente individuabili su un sasso) lungo una traccia che risale a svolte il ripidissimo pendio erboso della forca Verde. Giunti ad un intaglio si prosegue a sinistra trovando subito il passaggio chiave della salita: si tratta di una crestina rocciosa affilata ed assai esposta che va superata con grande cautela (non c’è il cavo di protezione ma solo tacche). Si aggira poi sul versante nord un dente di roccia ed infine, dopo un breve gradino in corrispondenza di un intaglio della cresta, ci si innesta sugli ultimi metri delle rinnovate attrezzature all’uscita della scala Pipan. Si prosegue superando una serie di bancate rocciose intervallate da terrazze friabili, cercando di individuare i passaggi migliori ed evitando di smuovere i detriti. In breve si raggiunge il punto dove la panoramica cresta orientale del Montasio si fa quasi pianeggiante. Il tratto da qui alla vetta, spesso aereo ed affacciato sugli impressionanti precipizi settentrionali, costituisce forse la parte più bella dell’intera escursione. Non vi sono punti difficili essendo l’impegno limitato a qualche facile salto roccioso o a brevi aggiramenti nei due versanti, ma non è ancora il momento di abbassare il livello di attenzione. Sulle rocce si possono osservare i cuscinetti della sassifraga alpina e della sassifraga muschiata oltre alla bella fioritura della potentilla rosea nelle fessure delle pietre. Si passa accanto ai resti del ricovero Fratelli Garrone oltre il quale ci attende un’ultima breve risalita su facili canalini rocciosi per guadagnare la vetta dello Jof di Montasio (m 2753, campana e libro di vetta, panorama di eccezionale vastità). Per il ritorno si segua con attenzione lo stesso itinerario della salita dando la preferenza alla scala Pipan.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
019
Dislivello
1200
Lunghezza Km
10,8
Altitudine min
1502
Altitudine max
2753
Tempi
Dati aggiornati al
2003
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 15/08/2017 Findenegg andata + Pipan ritorno. Fatta oggi con relazione di Luca_di_Collina e commento di MauroGo al seguito, impossibile quindi sbagliare o trovare imprevisti. Da segnalare solo un piolo divelto nella zona terminale della Pipan (già fatto notare in un commento precedente) mentre le tracce di neve rimangono solo nella memoria di Mauro. Per quanto riguarda il punto critico della Findenegg mi permetto di suggerire questo approccio: per i taglia "small" attacco in mezzo, per i "large" aggiramento soft sulla sinistra. Faccio notare che, come giustamente segnalato nei cartelli di fondo valle, il canalone Findenegg è una via alpinistica e non escursionistica; va da se che è riservata solo a persone che hanno un minimo di dimestichezza con i primi due gradi di difficoltà. Paradossalmente, però, ho trovato più semplice ed appagante questa via di salita piuttosto delle altre due (via Pipan o Forca Verde). In itinere ho avuto modo di conoscere il Sig. Carlo, uomo di grande spessore umano e doti alpinistiche, queste ultime evidenziate proprio sulla paretina del pianto con un intervento di disincrodamento (forse non è il termine esatto) di una simpatica signora slovena tendente, non me ne voglia, al “large”. Lo ringrazio da questo sito per avermi accompagnato fino in cima con la speranza di non avergli rovinato la mattinata, anche se in cuor mio so di avergliela, come minimo, turbata.
  • 13/08/2017 Rifatta oggi la salita al Montasio, passando per la cengia grande e per il canalone Findenegg, e discesa per la forca Verde, per bypassare la scala Pipan, carica di gente. Giornata stupenda, meteo ok, solo qualche trascurabile traccia di neve lungo il canalone Findenegg. Solito passaggio chiave, sul II grado non esposto, lungo il canalone, che richiede un po' di studio per capire come è meglio superarlo. Tanta gente oggi, sia lungo il canalone Findenegg che lungo la normale, visti comunque parecchi stambecchi, ma solo femmine e cuccioli. Il tratto della forca Verde richiede tantissima attenzione (in particolare in discesa!), soprattutto nella parte alta dove il sentiero si restringe parecchio e il misto di erba e terriccio può essere estremamente scivoloso. Nel complesso un'escursione di grandissima soddisfazione, come è sempre, del resto, un giro sul Montasio. Mauro.
  • 30/07/2017 30-7-2017Malgrado il tempo incerto oggi ho deciso di salire dopo un anno su questa splendida ed imponente montagna. Alternanza di pioggia e sereno con nubi minacciose e improvvisi squarci di azzurro .Giunto in vetta sono calate le nubi per cui non ho potuto apprezzare completamente il magnifico panorama che questa vetta offre.La scala Pipan anche se fatta diverse volte è sempre un bel divertimento anche se va sempre affrontata con prudenza.( Casco e imbrago!). In alcuni punti i bolli rossi sono sbiaditi e si vedono con difficoltà specie se c’è nebbia per cui ho provveduto a ripassarne alcuni con un po’ di vernice che mi sono portato dietro.Per il resto le attrezzature sono OK. Discesa della Pipan fatta sotto una leggera pioggerellina.Avevo intenzione di fare ritorno per il sentiero Leva ma date le condizioni atmosferiche ho preferito rimandare ad una prossima escursione con tempo migliore. Buone montagne a tutti.
  • 18/06/2017 Fatto oggi il sentiero Leva e saliti poi sul Montasio tramite la Pipan. Giornata splendida. Da segnalare ancora qualche accumulo di neve in salita, qualche piolo divelto sulla Pipan e qualche cavo ballerino sul sentiero Leva, comunque niente di grave per il momento. Bisogna solo prestare le dovute attenzioni.
  • 30/08/2016 27/08/2016 Era lo Jof,l'ambito traguardo per questa annata di esc.,una gran bella cima maestosa, che dall'Altopiano mette un pò di "soggezione"....rincuorati anche dalla splendida giornata, e con un pò di impegno in meno di due orette siamo in Forca dei Disteis,e da lì incomincia l'entusiasmante salita,tra ghiaioni..roccette..cavi, fino all'attacco della "spettacolare"scala Pipan.Per sicurezza indossiamo il caschetto e pure l'imbrago,i 140 pioli ci aspettano,in una salita tranquilla ...all'arrivo sù, molta attenzione a non far rotolar giù sassi a chi è in salita.Un breve e facile tratto attrezzato,per poi arrivare alla panoramica cresta, da dove finalmente si vede la lucente croce sulla desiderata meta, con una ulteriore risalita, finalmente la maestosa cima...già occupata da numerosi e vocianti escursionisti.Con una visuale mozzafiato a 360°...possiamo ora sussurrare ..."è fatta",ora lo Jof....non ci fà più timore. Fantasticoooo.....Mandi
  • 26/12/2015 In questo strano inizio inverno, per niente invernale, mi sono concesso un altro sfizio: la salita, fatta oggi, alla cima del Jof di Montasio. La neve c'è, poca, e anche un po' di ghiaccio nei punti più in ombra. L'unico punto in cui ho usato i ramponi è stato nel risalire un nevaio ripido, con neve dura, poco prima della deviazione per il sentiero Leva (in discesa la neve si era mollata e l'ho in parte evitata scendendo lungo le rocce adiacenti). Sulla cresta i ramponi sarebbero stati senz'altro utili nei punti più esposti ma, facendo molta attenzione, sono riuscito a farne a meno. Panorama superlativo dalla cima, in tutte le direzioni. Scala Pipan in ordine. In discesa, lungo il sentiero che attraversa il ghiaione meridionale, la mia testa è stata sfiorata a pochi centimetri da un sasso lasciato cadere da degli stambecchi siti poco più in alto (mi ero poco prima tolto il casco pensando di essere ormai al sicuro!). Incontrati tre escursionisti sloveni e quattro austriaci con i quali abbiamo convenuto sulla straordinarietà della giornata. Mauro.
  • 24/07/2015 E’ presto, papà Montasio sonnecchia ancora, al contrario la mont Cjanine mette in bella mostra i suoi carati minerali. Ha i riflettori puntati addosso. Ma jo o ndai i volis dome pal Montâs. Saliamo tra echi di fischi che s’inseguono, mentre io dondolo da una striatura all’altra. Le immagini pettinano i ricordi. Il Di Brazzà ha appena riaperto. A forca Disteis il sudore sgocciola in val Dogna e lo sguardo si fa largo attraverso la foschia mattutina. Incominciamo a contare i massi con le corna. Poco dopo vengon a mettersi in posa come da contratto. Mamme e cuccioli. Ognuno sul proprio piedistallo di meringa. Il contrasto tra la pietra sbiancata dal sole e il divampar dei verdi è forte. Teresa gusta il suo regalo d’addio al Friûl passo dopo passo. A lei la scelta sulla salita: Pipan. Va bene, rispondo sorridendo e mugugnando sottovoce alla Muttley. Mi sento più puffo che mai. Gli occhiali aiutano. Io ooodio le scalette! Mentre chiacchierando ci si prepara con l’armamentaria, una voce: “Se volete salire sbrigatevi! Una decina vengon in giù!”. Un escursionista appollaiato su di uno spicchio di verde sopra di noi ci mette sul attenti. Parto. Senza legarmi mi sento paradossalmente più sicuro, almeno in salita. Quando lo sguardo passa di piolo in piolo e mira al cielo. Salgo lesto giungendo ai passamano quando Teresa inizia la scalettevola ascesa. Arrivano quattro austriaci e mi chiedono “One more?” gli rispondo che sta salendo una ragazza. Loro, come se nulla fosse, iniziano la discesa. Ma!?! Lo sgarbo crea un intasamento mentre io blocco l’accesso a scala. Varan di lassala vigni su, mò! In vetta siam soli. Nonostante l’opacità del cielo il panorama riempie la pancia più dei panini. Poi via, si riparte col mantra puffico. Un maschio dal trofeo possente ha scelto come divano un minuscolo balcone a strapiombo della Cima Verde. Scendo per primo. Lento. Legato. Dondolante. Penso che l’antipatia che provo per le scale sia reciproca. Anni fa non avrei superato il secondo piolo ed in caso, una volta in vetta, mi sarei adoperato a raschiar la terra sottraendo le radici agli stambecchi piuttosto che scendere. Ora mi limito a qualche imprecazione. Poi, appena staccate le mani, mi sciolgo davanti ad un cucciolo. Di quelli candidi e batuffolosi. Confezionati dalla Trudi. Mi guarda con quei cornetti che camufferebbero di tenerezza anche un giovane allievo di Belzebù. La palla ripassa a Teresa. Leva o ghiaione? La seconda. Mi sporgo solo per curiosar l’inizio d’un troi che andrebbe chiamato “Sacapoche”. Lo percorsi avvolto da una vaporosità talmente fitta da sembrar di farsi largo tra lo zucchero appena filato. Sui piani le gocce ci riaccompagnano al parcheggio, cadendo alla spicciolata. Do l’arrivederci a presto a quel sinuoso succedersi di pentagrammi incantati, percorso da note ungulate che si lascian suonar dal vento.(22.07.2015)
  • 17/07/2015 Ancora Jof di Montasio un anno dopo. La giornata oggi era ideale e questa volta sono riuscito a salire passando per la forca Verde (davvero adrenalinica!) mentre per la discesa ho optato per la più rassicurante scala Pipan. Nessuna traccia di neve fino in cima. Panorama in lontananza rovinato un po' dalla foschia ma la vista sui monti vicini era fantastica. Temperatura ideale in cima. Visti diversi stambecchi ma non nel numero che mi potevo aspettare. Scala Pipan in ordine. Rifugio di Brazzà chiuso. Mauro.
  • 23/09/2014 Non abbiamo potuto aspettare,dopo il temporale serale la mattinata si preannuncia ideale: cielo terso, azzurro intenso. Salita e discesa per la stessa via, tranquilla, pensavo fosse più faticosa (in realtà mi hanno impegnata molto di più i ghiaioni in discesa, fastidiosi..)attraversate un paio di lingue di neve che alla mattina erano ghiaccio puro, Pipan non così verticale come supponevo. In cima non fa freddo, il panorama oggi è fantastico, infiniti orizzonti come credo poche volte capiti di vedere. In discesa famigliole di stambecchi ruminano all'ombra di qualche masso, arruffati cuccioli curiosi zampettano intorno. Tardo pomeriggio bianche nubi si rincorrono nascondendo alla vista le creste.
  • 19/09/2014 Dopo qualche rinvio e promesse di accompagnamento, le solite due scelgono una giornata sbagliata per la loro prima volta, ai Piani nebbia bassa e umida, quasi pioggerellina, visibilità poco oltre il naso, decidiamo di andare fin dove ce la sentiamo. Un paio di auto al parcheggio ci consolano, ci incamminiamo fra l’erba bagnata e i profondi solchi tracciati da zampe bovine, indugiamo volentieri ad ammirare gli steli diamantati, gli occhi vanno spesso in alto senza speranza di apertura del cielo mentre cominciamo a vedere le macchie di neve. Al ghiaione sotto la parete neve fresca su nevaio vecchio, parlottiamo, un paio di escursionisti si preparano a salire, li imitiamo incontrando subito neve sparsa che comunque non crea particolari difficoltà, ci disturba la mancanza di visibilità; in ogni caso superiamo i cavi e il canalino, la mia socia prosegue ancora un po’ non senza avermi sollecitata a fare altrettanto, negativo. Si ridiscende mentre per qualche secondo la nebbia ci permette di vedere cosa c’è lì intorno, stambecchi a riposo, a malapena ci guardano, sosta al rifugio semi chiuso, ai Piani quasi sole. Tentativo n.1, al prossimo anno il n.2
  • 25/08/2014 Jof di Montasio un anno dopo. Fatta oggi, salito e sceso per la normale. L'intenzione iniziale era si salire passando per la forca Verde ma il gestore del rifugio di Brazzà mi ha dissuaso in quanto aveva piovuto (e anche nevicato in cima) fino alle 6 di mattina. Quindi mi sono rassegnato a salire e scendere per la scala Pipan (ero l'unico, sia in salita che in discesa!). Tutti i tratti attrezzati sono in ottimo stato e, se non mi sbaglio, ne sono stati aggiunti anche di nuovi all'uscita della scala Pipan. Quando alle 11.40 sono arrivato in cima non c'era traccia di neve. Purtroppo, come è ormai la regola in questa balorda estate, anche oggi niente panorama dalla cima, se non a sprazzi, e visti anche solo pochi stambecchi in lontananza. Per chi fosse interessato, il gestore del di Brazzà mi ha detto che anche quest'anno terrà aperto il rifugio fino a fine settembre. Mauro.
  • 17/08/2013 Fatta ieri. Rinviata l'escursione sulla Creta di Aip per il forfait dell'amico con cui avrei dovuto farla, riprendo il mio programma di escursioni in solitaria e decido che è la giornata giusta per salire il re delle Giulie Occidentali. Come viatico, la sera prima mi rileggo il capitolo dedicato al Montasio di "Dalla vita di un alpinista" di Julius Kugy e alle 5.50, al parcheggio dei Piani del Montasio, in un'aria decisamente frizzantina, "gasato" al punto giusto, sono pronto a cominciare l'avventura. Ci sono alcune macchine al parcheggio ma la prima presenza umana la intravedo a distanza solo avvicinandomi alla Forca dei Disteis, scoprirò poi, che qualcuno ha dormito in sacco a pelo alla Forca, per poter fotografare alla mattina presto gli stambecchi, i quali infatti sono già molto numerosi nel tratto fra i Curtissons e la Forca dei Disteis. Poco sopra la Forca, prendo il sentiero a sinistra, in direzione del bivacco Suringar. Questo lungo tratto, attrezzato nei tratti più esposti, è la Cengia Grande che dà sul baratro della Clapadorie e invita a fare tante foto. Prima di arrivare al bivacco, su una roccia una scritta rossa "Findenig" indica la deviazione a destra verso il canalone Findenegg, la parte più impegnativa di tutta la salita. Non c'è traccia di neve ma il canalone è in ombra e la roccia è molto fredda. Indosso i guanti da ferrata ma le punta delle dita sono gelate e mi dolgono. Mi accompagnano nella salita due gruppi di stambecchi maschi, uno sopra e l'altro sotto di me, e naturalmente fanno rotolare giù delle pietre. Il sentiero è segnato da bolli rossi, non sempre visibilissimi e non sempre indicano i passaggi migliori, in qualche punto conviene deviare, a destra o a sinistra, e scegliersi da soli i passaggi più convenienti. Per fortuna, i passaggi più impegnativi (sul 2° grado) non sono mai esposti. Dopo un tempo che mi sembra interminabile, arrivo all'antecima ovest e qui c'è l'ultimo brivido prima della cima, il passaggio in cresta che costringe in qualche punto ad andare quasi gattoni. Infine ecco la croce con la campana e il libro di vetta. Sono quasi le 10.00, sono infine sulla cima del Montasio! Non c'è nessuno, a parte una femmina di stambecco con il suo cucciolo, che continuano a leccare le rocce in cerca di sale ignorandomi. La solitudine dura poco, appena il tempo di fare le foto di rito, ed ecco che arriva Ariedo (scoprirò poi che si chiama così) di Fagagna, anche lui in solitaria e anche lui la prima volta sul Montasio, a differenza mia però ha fatto la normale, passando per la scala Pipan. Man mano che il tempo passa arrivano in vetta sempre nuovi escursionisti (tutti sloveni!) e dopo un'ora, concordiamo con Ariedo di scendere assieme per la normale, che appare sempre più affollata di salitori. Si arriva alla scala Pipan e devo dire che vista dal vero fa molta più impressione che in foto, è davvero verticale! Con molta cautela e usando ovviamente il set da ferrata, si scende, incrociando due salitori che gentilmente ci lasciano passare. Alla fine ho più difficoltà a scendere il tratto attrezzato con fune e staffe, sotto la scala Pipan, che non la scala stessa. Da questo punto in poi è una lunga discesa verso la Forca dei Disteis, stando molto attenti a non far scivolare pietre verso le frotte di salitori. Dalla Forca ancora un'oretta di discesa verso il rifugio di Brazzà e infine si festeggia con le meritate birette la conclusione di una giornata memorabile. Mauro.
  • 22/08/2011 Montasio dopo sent. Leva; stupendo paesaggio, ma probab. da rifare parte delle segnalazioni sulla via normale (sul Leva attrezzature in condizioni perfette)...i bollini sono rari e sbiaditi e manca il libro di vetta. Per una montagna così bella ed importante ci dovrebbero essere più attenzioni...
  • 18/08/2011 bolli scomparsi la via normale è pericolosa punto molto aereo senza nessuna sicurezza manca almeno uno scalino e un fittone per salire sulla placca in pendenza siamo ridiscesi per la pipan anche senza imbrago....meno pericoloso
  • 02/08/2010 Bolli praticamente ormai scomparsi, molto sbiaditi...non sono riuscito a trovare la via normale, sono salito per la scala Pipan.
  • 25/08/2008 29 guignoi bolli sono molto sbiaditi.
  • 02/09/2006 Ieri ho raggiunto la vetta. Un bel posto ma le indicazioni del sentiero sono sbiadite e le tracce dei numerosi stambecchi aumentano i dubbi. Non si potrebbe ritinteggiare?
  • 02/10/2003 Jof di Montasio dall'altopiano del Montasio.Scala Pipan traballante ma divertente e tantissimi stambecchi sui ghiaioni almeno 80 sicuramente un bel posto dove andare.
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