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    Anello del monte Borgà da Casso
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Borgà da Casso
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Borgà da Casso
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Borgà da Casso
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I percorsi di SentieriNaturaR08

Anello del monte Borgà da Casso

Avvicinamento

Dopo aver superato Erto in direzione della diga del Vajont, poco prima di questa, si imbocca sulla destra il bivio che sale all’abitato di Casso lasciando l’autovettura dove la strada si esaurisce (m 964, piccolo parcheggio).

Descrizione

Seguendo le indicazioni per il monte monte Borgà ci si inoltra tra le strette calli delle case uscendo dal paese lungo una mulattiera che si presenta inizialmente incassata tra due muretti a secco ed un poco invasa dalla vegetazione. Il sentiero, progressivamente più ampio, compie alcune svolte tra boschetti di nocciolo e carpino nero e piccole radure. Più in alto si inizia a piegare verso ovest all’interno di una giovane faggeta che il sentiero risale con pendenza omogenea guadagnando il bordo superiore di un aperto ghiaione affacciato sulla valle del Piave e sul gruppo del Bosconero. Si prosegue per un tratto a ridosso di una parete rocciosa fino a trovarne il punto debole in corrispondenza di una brusca svolta a destra (segnalazioni). Si risale una ripida rampa che si trasforma poi in una specie di cengia, larga ma abbastanza esposta. Questa permette di oltrepassare la fascia rocciosa e raggiungere la vasta zona prativa soprastante (Pra de Salta) dalla quale si può vedere la frana del monte Toc in tutta la sua impressionante estensione. Circondati a giugno da vistose fioriture di giglio rosso e giglio di monte, ci si riporta progressivamente verso est seguendo con attenzione la traccia tra le alte erbe. Oltrepassata una piccola vallecola il sentiero inizia a risalire con pendenza più decisa, ora guidato da paletti in legno. Si risale lungamente l’erta china erbosa mirando ai pilastri del monte Salta. Giunti a ridosso delle rocce, il sentiero piega nuovamente a destra portandosi su un panoramico spallone punteggiato dall’astro alpino ed affacciato sulle pendici meridionali del monte Piave. Abbandonate le verdi praterie pensili, si traversa aggirando alcuni spuntoni di roccia ed un ghiaione al termine del quale ci ritroviamo alla base di un canale detritico. Lo si risale per ghiaie grossolane, mughi e zolle erbose ricoperte di camedrio alpino fino a guadagnare l’intaglio di forcella Piave (m 2000). Dalla selletta si cala ripidamente per detriti ad aggirare verso destra uno sperone roccioso dopo il quale, evitando di scendere nel catino sottostante, si prosegue per un breve tratto in quota. Il piccolo traverso si esaurisce presto ai piedi di un canalino erboso ripidissimo che va risalito interamente. Tra macchie di rododendro irsuto, geranio silvano e qualche roccetta ci si riporta faticosamente sulla cresta proseguendo ora lungo il comodo crinale in direzione nord. Dopo poco si arriva all’esteso ripiano dove sono collocati i Libri di San Daniele, punto ideale di sosta per ammirare questa incredibile formazione rocciosa. Da qui si cala pochi metri ad una selletta proseguendo poi in direzione del monte Sterpezza di cui possiamo vedere le verticali pareti occidentali. Si giunge così alle bellissime praterie che ne ricoprono l’inclinato versante orientale, abituale ritrovo di camosci. Rimanendo sempre poco sotto il filo della cresta, lungo il tratto forse più bello dell’intera escursione, il sentiero tocca alcuni intagli affacciati sui dirupi verso la valle del Piave. Ormai in vista della meta, si scende ad un’ulteriore insellatura tra il monte Sterpezza e il monte Borgà. Tralasciata a destra la traccia che utilizzeremo in discesa, con breve risalita si raggiunge la sommità prativa del monte Borgà (m 2228, panorama estesissimo, croce e libro di vetta). La fioritura di giugno comprende qui la bistorta minore, la stella alpina, l’achillea del Clavena e la rara nigritella rossa. Ridiscesi sui propri passi alla forcelletta erbosa, si cala a sinistra seguendo radi segnavia CAI. In breve si raggiunge una sorta di conca delimitata da una fascia di pareti rocciose che formano piccole nicchie naturali sulle quali fiorisce la sassifraga incrostata. Ometti e segnavia aiutano nell'orientamento ma in ogni caso più in basso il sentiero si incanala in una specie di solco obbligato, volto in direzione della conca che ospita i ruderi di casera Borgà (m 1940). Superata una vecchia vasca sull'orlo del pianoro, il sentiero, ora più marcato, prosegue traversando sulla destra per sfasciumi quindi prende a calare decisamente tra tra mughi e ghiaie fino ad immettersi nel segnavia CAI n.381 (cartello). Da qui il sentiero assume un andamento decisamente più comodo e prosegue a scendere a svolte, alternando tratti nel bosco a radure con bella vista sul lago del Vajont. Successivamente si traversano pendii ricoperti da ghiaioni dove volano la pieride del biancospino, la maera e l’apollo e dove è possibile scorgere anche la pericolosa vipera dal corno. Superate rade macchie di boscaglia si arriva a toccare il bivio con il Trui dal Scjarbon che si imbocca sulla destra. Dopo un tratto iniziale nel bosco, il sentiero compie un paio di tornanti poi inizia il lungo traverso in direzione di Casso. Si perde quota per assecondare una fascia rocciosa traversando lingue di ghiaia colonizzate dal carpino nero. Si prosegue poi con andamento pressoché rettilineo tra macchie di bosco e zone detritiche habitat ideale per numerose specie di farfalle tra cui la amata, la galatea, le melitee e la tecla del prugnolo. Oltrepassato un vecchio casolare, la mulattiera attraversa un rio quindi, utilizzando una larga cengia, passa a ridosso di rosse bastionate rocciose oltre le quali ci si raccorda definitivamente con la rotabile asfaltata e per essa ci si riporta al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
021
Dislivello
1400
Lunghezza Km
11,2
Altitudine min
910
Altitudine max
2228
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 11/09/2016 Dopo aver letto i commenti decido di effettuare il giro in senso opposto (partendo da Erto), inizio di buon'ora e la salita è costante fino al raggiungimento della cima. Il percorso è sempre ben visibile, anche se a mio avviso un po' noiso fino a quando si supera il tratto in mezzo ai mughi soprattutto a causa della presenza abbondante di ghiaia lungo il sentiero. Superato questo tratto si aprono i prati alpini, il paesaggio che preferisco e anche il sentiero diventa più pulito. Infine rggiungo la cima in cui trovo un gruppo di daini ad attendermi (per nulla intimoriti dalla mia presenza) e scendo in direzione Casso, così da poter ammirare i celeberrimi libri di San Daniele.
  • 15/08/2016 13/08/2016 Viste le incertezze sul percorso,dai precedenti commenti,con una variante a S/N partiamo da Erto sent 381 per l'anello del Mt.Borgà.Un bel tracciato sufficentemente segnato,con salita costante che non molla mai!!,dal bivio per la Cava Buscada un pò di ghiaione sul sent.rallenta la salita verso la erbosa insellatura,trà i due monti...da dove si apre una ottima visuale sulla Valle del Piave .Un'ultimo "strappo"e in breve sul Mt. Borgà,già conquista di trè escursionisti saliti da Casso.Dalla cima , con una giornata così, lo spettacolo è assicurato...nella discesa,con una piccola risalita fino alla cima del Mt.Sterpezza,poi giù al ripiano ,per una lunga sosta ad ammirare stupiti i "rocciosi"e disordinati Libri di S.Daniele, il passaggio per Forc. Piave,ed infine dopo verdi praterie,le sospirate prime case di Casso. Una bella rinfrescata a una paesana fontana, e il rientro a Erto per il troi dal Sciarbon...Bellissimo !!!ne è proprio valsa la pena. Mandi...
  • 07/09/2015 Tentato di fare ieri, subito all'inizio le erbe infestanti hanno invaso il sentiero tra i muri a secco ma si passa, poi, nel bosco di noccioli, non sono riuscito a trovare la prosecuzione del sentiero e ho seguito delle tracce fuorvianti che mi hanno portato a risalire un ghiaione instabile. Perciò sono tornato indietro e ho fatto la salita da Erto, questa non presenta difficoltà di orientamento tranne un piccolo tratto dove, in corrispondenza di una deviazione con bolli per il rifugio Maniago (sentiero non CAI) la traccia sembra fare un traverso mentre, al contrario, continua a salire a fianco della segnalazione. In cima ho trovato due persone che, come me, avevano perso la traccia salendo da Casso nello stesso punto perdendo mezz'ora e avevano nuovamente avuto problemi di orientamento più in alto.Il panorama però ha ripagato di tutto.Mandi.
  • 03/09/2015 Al mercatino di Casso veniamo messi sull’avviso. L’anno scorso una frana ha mangiato un pezzo di troi. Dovremmo prestare maggior attenzione ma la salita si condisce di parole per recuperare il tempo perduto tra amiis di mont. Poco dopo la partenza un continuo calpestio umano ci guida sul lato destro della frana stessa che percorriam fino in cima, accorgendoci d’aver contribuito a sottolineare l’errore di molti. La discesa a ricercar la poco marcata deviazione nella faggeta è caratterizzata da una vocale. Sorda. Le costole di una compagna di viaggio han deciso che era il momento di baruffare con uno dei grandi massi, con la complicità dei confratelli instabili. La sua volontà ferrea serra le porte ad ogni dubbio. Si riparte! La traccia ora è ben definita. Mi ritorna in mente l’incipit del commento di Loredana e rido da solo! Il traverso verso il Cadore da inizio al processo d’elisione consonantica, poi seguito dai mantra dell’inebetitudine, ad ogni nuova alzata del sipario che cela le meraviglie che ci attorniano. Il Prà de Salta si presenta meno amazzonico del previsto ma decidiamo per un approccio più diretto verso i bastioni orientali del monte. Lì il troi si manifesta. Il sole trasforma la frana del Toc in plumbea fusione che scintilla tra le ombre in controluce. Forcella Piave non è una porta, ma rampa di lancio emozionale verso le muraglie occidentali che irrompono vaporose. Una deviazione bollinata condurrebbe sul monte omonimo e me la segno per un ritorno solingo. Prima di giungere all’anelata biblioteca, si mostrano una gran quantità di nicchie ed anfratti. A far le veci delle scrivanie da studio, una serie di balconate per eruditi solitari, sempre che siano forzuti e possano sopportare il prestito minerale. Numerosi i foilletons abbandonati da qualche gigante disordinato alla ricerca di preziose informazioni, ai piedi di quelle pile stratificate. Esse impongono un lento aggiramento, per coglierne ogni minuzia, ogni profilo. Osservandone grammatura, spessore e orecchie smangiate. Ogni foglio è stato intinto e sfumato. Le diverse intensità e le difformità dei dettagli non lasciano scampo allo stupore. Il proseguio verso la vetta è un salto dimensionale tipico dei presbiti. Dal contiguo si sfonda sugli orizzonti. Raggiungiamo il rifugio per una scorciatoia, il truoi di Donè che evita l’ulteriore perdita di un centinaio di metri. Lo stesso Donè tiene a battesimo un altro troi che consente di raggiungere la biblioteca d’alta quota dal sentiero che diparte da Erto, passando per casera Tamer (segnalata una piccola fonte) e forcella Piave. Giampietro, il gestore del Cava Buscada, frantumerà ogni lettura, segnalandoci come alloctone le definizioni di quel geosito che ti ancora i piedi. Per gli ertani son semplicemente le Laste, le lastre. Come vuoi chiamarle? E il santo per lui è solo sinonimo d’insaccato. Tutta la giornata è stata falcidiata, ancora, da elicotteri a bassa quota. Uno, dell’aviazione olandese, ha avuto pure il coraggio d’atterrare in pieno parco, sotto la Palazza, per far scendere un militare a scattare le foto di rito. D’altronde quando, a patto che il taccuino sia bello pieno, sulla Cjanevate puoi salirci con lo stesso mezzo o un rifugio dal semplice accesso offre un servizio-navetta in SUV, figuriamoci cosa si pensi in diritto di fare chi, dalla sua, ha il potere della divisa. Ormai chi ricerca silenzio, selvatichezza e poesia pare ovunque destinato a poggiar le zampe sui parco-giochi altrui.(28.08.2015)
  • 25/10/2014 Percorso l'anello completo come da descrizione S.N. il 26/09/14: secondo me più impegnativa la salita da Casso per Forcella Piave, tratti aerei e faticosi, da considerare l'esposizione a sud e le zecche (almeno a fine settembre con l'erba alta), più disinvolta la discesa a Erto transitando per i ruderi di Casera Borgà. Fatica ripagata dalla stupenda passeggiata sull'erbosa cresta del Borgà, rocciosa a precipizio verso la Valle del Piave.
  • 21/08/2014 Fatto il 17/08/2014 : magnifico giro e giornata climaticamente adattissima, ventilata e non particolarmente calda.Tutto bene e percorribile come da descrizione ma attenzione quando si deve salire a forcella Piave a seguire i segnavia CAI anche se sbiaditi e non una serie di evidentissimi e freschi bolli rossi che continuano in traverso verso destra portando su terreno decisamente più difficile ad un percorso contrassegnato dalla scritta "scurta per san Danel" che poi si ritrova una volta giunti in prossimità dei libri di San Daniele.Buone camminate a tutti.
  • 18/07/2014 Effettuato nella giornata di ieri l’anello completo con partenza da Casso, speravo che il bel tempo reggesse fino a mezzogiorno, gran dono della natura . al termine dell’escursione il cielo era ancora sgombro di neve, la bella giornata mi ha permesso di soffermarmi più al lungo nei passaggi suggestivi. Cosa scrivere ?Come nel libro di vetta mi ripeto .Sicuramente averlo effettuato in solitaria ha amplificato le mie sensazioni , ma non è un sentiero da fare in compagnia , è un viaggio dentro te stesso, ti tiene sempre concentrato,attimo per attimo, quindi l’eventuale compagnia sarebbe solo un optional .Meriterebbe un posto d’onore tra i sentieri selvaggi.Note : ho avuto solo qualche difficoltà iniziale a trovare la deviazione sotto le rupi nel ghiaione, per il resto la traccia nel Pra de Salta è marcata, tutto il resto è stato gioia. In discesa attenzione a dove il nostro sentiero confluisce con il 381, , una traccia inganna e ci porta sulla destra,( cosa che è successo a me), con difficoltà poi mi sono aperto una breccia tra i mughi ritrovando il sentiero a sud.Uniche fonti d’acqua alla partenza e ad un centinaio di metri dall’arrivo.Buone escursioni da Malfa.
  • 26/07/2013 Fatto nel mese di luglio. Complice una giornata non proprio propizia, la salita sui verdi del Salta si è trasformata in un tragitto da espiazione in stile Mission. Riepilogando: parte iniziale con propensioni wilderness e sentiero parzialmente invaso dalla vegetazione; seconda parte, verso i pilastri del Salta, in stile Sherlock Holmes alla ricerca di tracce, indizi e paletti, questi ultimi leggermente al di sotto del confine erbaceo; terza parte, fino a Forcella Piave, divertente con cambio repentino di paesaggio; quarta parte riservata alla biblioteca geologica e infine spettacolo superlativo sulle pareti dello Sterpezza e del Borgà. Discesa lunga e tranquilla…ma non per tutti/e. Giudizio finale: bel percorso anche se meno digeribile del San Daniele in versione alimentare.
  • 06/07/2013 Ma S.Daniele non poteva farsi la sua bella biblioteca in un luogo più facilmente accessibile? Per arrivarci si suda un po’..partenza da Casso poco prima delle sette e trenta, una nebbiolina ristagna sul lago, il paese, un gioiellino, dorme ancora, si inizia litigando un po’ con erba alta e qualche rovo, ma se pur con qualche incertezza, si va via lisci. Il panorama che si gode in salita è bello e vario, come il sentiero che spettacolarmente si snoda fra corridoi di ginestre in fiore, a Pra de Salta è caccia ai paletti, che ci sono si ma spesso l’erba, pur se non alta, li nasconde, per fortuna il sentiero è qui e là discretamente calpestato, poi gira gira si arriva all’intaglio di forcella Piave, oltre la forcella un mondo da vedere.Discesa più che prudente, definire ripidissimo il canalino verde da risalire non rende bene l’idea, ma camminare fra mughi che aiutano non poco e godere dello spettacolo dei rododendri irsuti in piena fioritura fra botton d’oro, margherite, scorzonera rosea, giglio di monte, un mix di colori infinito da dimenticare la fatica, e poi i libri, uno spettacolo rosato…Da lì poi si giunge facilmente alla cima del Borgà, merita ogni tanto allungare il collo sui dirupi sottostanti al monte Sterpezza. Rientro sofferto lungo il sentiero ghiaioso, gomito sbucciato, un paio di ammaccature ma i panorami sono grandiosi, decisamente fastidioso il sottofondo delle moto .All’arrivo provvida fontana dispensatrice di acqua fresca, caffè e due chiacchiere con la signora del bar.Percorso che non da tregua, mai, nè in salita né in discesa, io personalmente ho preferito di gran lunga la salita, meno faticosa nonostante il discreto dislivello, sicuramente un bel percorso, vario e completo.
  • 03/07/2013 impegnativo ma ne vale la pena...panorami mozzafiato!!!
  • 15/08/2012 Fatta oggi partendo da Casso alle 7:00, arrivo sulla cima del Borgà alle 10:30, ritorno per Erto - Trui dal Sciarbon - Casso. Sentiero ok a parte qualche difficoltà di orientamento sui prati ai piedi del Monte Salta e dopo la vetta per trovare il sentiero che scende a Erto (a causa di qualche nube bassa). Abbastanza faticoso, ma spettacolare, stupendo! Ne vale la pena!
  • 16/06/2012 Fatto oggi l'anello del monte Borgà da Casso, seguendo esattamente le indicazioni di SN. L'unica difficoltà è stata quella di ritrovare il sentiero nella zona prativa di Pra di Salta, non tanto per l'erba, neanche tanto alta, ma perché i famosi bastoncini non sono tanto visibili, comunque basta puntare, come suggerito sul sito, verso il monte Salta e, prima o poi, si ritrova il sentiero. Un vero spettacolo i Libri di San Daniele, valgono da soli la fatica dell'escursione. Purtroppo in cima al Borgà la foschia, che saliva velocemente, impediva la vista del panorama a 360°, ma la giornata si presentava fin dal mattino presto come poco propensa a favorire la vista a lunga distanza. Molto panoramico anche il tratto finale dell'anello, cioè il Trui del Sciarbon, che riporta a Casso, purtroppo oggi un po' rovinato dal rumore del continuo viavai di moto rombanti sulla strada sottostante. Mauro.
  • 01/04/2012 31-03-2012 salita e discesa al monte borgà da Erto lungo il sentiero cai 381: salita impegnativa non tanto per le difficoltà tecniche ma per i 1300 mt di dislivello quasi sempre in pendenza. Lo rifarei: certo che si, lo spettacolo dalla vetta ripaga ogni sforzo. Non c'è quasi più neve, rimane solo in alcuni punti del sentiero all'ombra, ma niente di allarmante. PS. c'è un nuovo libro di vetta. Ciao a tutti Roberto, Andrea, Manuel
  • 01/12/2011 1-12-2011 scarpinata lunga ma con queste giornate terse e calde in quotapassa la fatica. segnalo che il libro vetta del borga' e' completato.
  • 02/10/2011 01.10.2011 7h di cammino,ma ne e' valsa la pena,lo spettacolo e meraviglioso,consiglio di cominciare l'anello da casso e' piu' lungo ma meno sfiancante.
  • 15/10/2010 10.10.2010 La camminata è lunga ed impegna tutta la giornata con notevole dislivello e presuppone un minimo di allenamento: comunque molto panoramica con possibilità di soste in posti diversi. La prima parte di sentiero da Casso fino circa ai "Praliss" è molto ben segnata poi, purtroppo, le segnalazioni sono scarse e sbiadite, soprattutto sui prati sotto il monte Salta (ho notato la presenza di un solo paletto e in alcuni punti, dove l'erba è alta, si rischia di perdere la traccia). Incrociati diversi stambecchi nella zona del m. Borga'. Vista la lunga discesa verso Erto/Casso dal m. Borga' non farei l'anello in senso antiorario.
  • 07/08/2008 Fatta il 3.08.08. Bellissima camminata. Sentieri a volte poco segnati. I libri sono uno spettacolo indescrivibile. Camminata in generale non faticosa per i dislivelli ma molto molto lunga, sembra nn finire più... cmq da fare assolutamente!!!
  • 02/05/2005 IL 1.5.2005 HO EFFETTUATO IL GIRO CON ANDREA E DIEGO. MOLTO BELLO E PANORAMICO. UNICO INCONVENIENTE: SUL TRAVERSO VERSANTE NORD MONTE PIAVE CI SONO ANCORA M.1,70 DI NEVE SCADENTE! ATTREZZARSI.
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    15/08/2016 sulla cima del Mt. Borgà
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    25/10/2014 Crep e Col Nudo 26/09/14
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