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I percorsi di SentieriNaturaR35

Cima del Lago dalla Val Rio del Lago

Avvicinamento

Dalla località di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la statale n.13 Pontebbana, scendere verso Cave del Predil per poco più di 5 km fino al ponte sul canale della Trincea. (m 989, cartello CAI, ampio parcheggio a destra sul greto). Qui si può giungere anche da Tarvisio risalendo la Val Rio del Lago.

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
019
Dislivello
1200
Lunghezza Km
9,7
Altitudine min
973
Altitudine max
2125
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 24/09/2016 Cima ragiunta oggi dopo un paio d'anni, niente di variato lungo il percorso, dopo l'uscita dal bosco il terreno è sempre scivoloso in ogni stagione e le roccette bagnate fanno pattinare, in discesa non fanno mai mollare l'attenzione. La nebbia ondeggiante dal versante sloveno è stata compagna per buona parte dell'escursione, per fortuna in cima un solicchio ha permesso di ammirare il blu zaffiro del lago del Predil.
  • 10/07/2016 Partito presto alle prime luci del giorno .Sentiero segnalato senzagrosse difficoltà ,solo pochi punti in cui bisogna fare attenzione. In discesa le pietre umide mi fanno fare qualche seduta fuori programmatempo : limpidotraffico: in salita da solo ,in discesa incontrato circa 25 escursionisti in vari punti (italiani 15 sloveni 10)temperatura: perfettaanimali : assentipanorama: stupendo sul gruppo dello jof fuart e del caninbuona camminata a tutti
  • 28/06/2016 Saliti alla Cima del Lago.Giornata finalmente soleggiata a fresca, aria nitida.Passato davvero tanto tempo dall'ultima salita, ho trovato l'itinerario faticosetto non tanto per il dislivello quanto per il terreno che richiede sempre attenzione tanto in salita che in discesa. Le fioriture sono in ritardo; poche chiazze di neve e grandine. In cima un parapendio volteggia, poi si aggiungono anche grifoni; arriva una comitiva di cinque austriaci e via vai di numerosi sloveni; due (noi) per la rappresentanza italiana.Usati stivali di gomma per guadare l'abbondante acqua del rio al mattino; al pomeriggio invece - come in scherzi a parte -il greto risulta completamente asciutto con i sassetti belli bianchi e puliti... buone escursioni
  • 30/09/2014 Cima del Lago qualche anno dopo..saranno gli anni sul groppone ma oggi mi è sembrata una salita faticosa nel bosco extra bagnato e scivoloso. Al parcheggio tre auto, cielo turchino, la Testa del Lago libera da nubi, promessa di grandi orizzonti e così è stato. Sotto la cima un solo “doberdan” detto fra denti e baffi e poi niente più.
  • 02/08/2014 Salito oggi sulla Seekopf,la Testa del Lago di noi Raibliani,che mai la chiameremmo Cima.Dal paese sembra il casco funebre di Tutankamon e le nubi,se lo cingono,promettono,e mantengono,pioggia.Per noi è quello il vero Nord,perché da quella parte si sale a Sella Nevea,mentre si scende per andare a Tarvisio (nel nostro personale mappamondo).Mattino con cielo praticamente coperto,con segnali di schiarite.Sentiero in ordine,segnavia continui,impossibile sbagliare.Giunti alla sella di confine,la visuale sul Rombon conferma quanto visto poco prima a proposito del Jof Fuart:cime tra le nubi.Nessuna traccia di neve lungo tutto il percorso.Piantagioni di aconito giallo,macchie di rododendro irsuto,bonarote,camedri.Un po' di tutto,bellissimo.Come al solito,cima frequentata.Oggi eravamo in dieci.Il libro di vetta è bello pieno...di firme slovene e austriache.Qualche italiano.Io,oggi,l'unico,scambiato per sloveno da un gruppo di austriaci.Anche quassù siamo minoranza,come sulle spiagge,in questo periodo.Purtroppo le nuvole hanno raramente concesso di vedere il gruppo del Mangart e il lago di Raibl sottostante.Meglio la visuale verso il Canin e l'altopiano del Montasio.Al ritorno,secondo incontro,in pochi giorni,con un 'cucciolo' di vipera.Ciao a tutti
  • 29/09/2013 I lavori di esbosco salutano il primo sole e le seghe cantano che è un “piacere”. Il bosco fa capire da subito che non scherza. Salgo a testa bassa. Pure troppo. Manco la deviazione tanto citata, ma per fortuna me ne accorgo subito e continuo a salire. Mi sembra d'esser fermo anche se scoprirò d’aver impiegato molto meno tempo del previsto. La salita tra lo swing del tratto umido e lo scratch di quello ghiaioso poco diverte le zampe, ma i colori fan passare tutto in secondo piano. Verdi che si contrastano e si dissolvono l’uno nell’altro, alternandosi a un fiammeggiante autunno che prende forma. Mi affaccio sul catino..le pietre sobolliscono sotto la spettacolare corsa di un branco di almeno quindici camosci. L'ultimo tratto di salita risulta il più divertente. Ipersegnalato conduce alla vetta. Con pazienza riesco ad osservare tutto.. a tratti.. anche il lago. Le nubi scavalcano la Jerebica per dirigersi verso il Mangart. Canin e Montasio si mostrano in una fumosa alternanza. Non ho fretta e mi distendo a riparo dal vento per più di un'ora. Nelle pagine del libro di vetta trovo un cugino e un saluto in basco. Quando si fa strada tra le nubi, il sole scalda che è un piacere ma dopo tanta attesa l'atmosfera si fa surreale. La visibilità è inferiore ai venti metri, la fumata diventa vapore, scendo respirando acqua in un’atmosfera talmente eterea che rasenta il misticismo. Tutto è talmente ovattato da sembrare irreale. Poi una voce. Una coppia emerge dal bagno turco, risale la Cima dopo undici anni. Inevitabile celebrarlo con biscottosi omaggi. Mi ammoniscono sul pezzo scivoloso che in passato gli costò un polso. La discesa diventa zen, lenta e osservante. Gli arbusti sembran aver preso fuoco tanti sono i colori offrono e che si amplificano col biancore che li circonda. Schivando trattori e boscaioli arrivo dolorante all'auto dove i miei rabdomantici piedi invocano un pediluvio salvavita. Al culmine dell’estasi podologica qualcosa mi fa voltare: a trenta centimetri un piccolo marasso nero mi osserva. Ripresomi dalla sorpresa ritorno con la macchina fotografica e disturbo per poco il rettile che rimane sibilantemente tranquillo. (26.09.2013)
  • 07/07/2013 data la giornata, i magnifici panorami ci cui gode questo gran itinerario li ho solo potuti intuire tre le nuvole e la nebbia. La descrizione dell'itinerario è molto precisa come indicato anche da cui mi ha preceduto nell'ultimo commento. A oggi il piccolo residuo di nevaio nel breve canale sotto il Gorenji Krivi Rob si supera facilmente senza nessun problema. Ancora pochi giorni e sparirà del tutto. Il sentiero fino alla sella è comunque discretamente ripido e faticoso, poi molto pittoresco. Escursione remunerativa.
  • 23/06/2013 Dopo aver colpevolmente rimandato per anni questa mèta, complici le dirimpettaie Giulie, ieri ho percorso questo magnifico itinerario. La precisa e puntuale descrizione del libro di SN R35 riporta con assoluta corrispondenza quanto l'escursionista si ritrova cammin facendo. La varietà di terreni, di ambienti e varietà botaniche, i panorami che si aprono in ogni direzione e quant'altro, mi fanno dire che val proprio la pena salirci. Circa la percorribilità, in questi giorni persiste un modesto accumulo di neve resto di una slavina che ha in parte spianato l'ontaneto che si incontra subito dopo la traversa verso est in uscita dalla faggeta. Si supera facilmente aggirandolo sulla sx. Altri piccoli depositi niveali non interferiscono. Un unico punto di maggior attenzione a mio parere va considerato nell'aggiramento del Gorenji Krivi Rob, dove in discesa, all'uscita della strettoia rocciosa, c'è un resto di neve che ingombra il canalino che scende di traverso coprendo il sentiero e impone di sormontarlo scendendo per 3mt. circa sullo stesso per poi rimettere piede sulla facile prosecuzione in discesa verso la successiva sella. Giova per sicurezza piantar bene i bastoncini e i tacchi ad evitare scivolate. E' cosa che, vista la stagione, dovrebbe durare ancora per poco. Per il resto, come ho detto, tutto molto appagante.
  • 15/09/2012 Salito oggi. Percorso attimamente segnalato. Un pò severo per la pendenza da affrontare. Non presenta alcun rischio o pericolo. Da prendere con dovuta calma vista anche la sua lunghezza. Panorama da mozzafiato. Si vede persino il matajur.Buona vita a tutti
  • 31/07/2012 Fatto oggi. Dopo la pioggia di stanotte la mattinata è stata bellissima, con una temperatura ideale per salire sulla Cima del Lago e la vista dalla vetta, verso le 11, era semplicemente fantastica. Nessun problema a trovare la direzione giusta, il percorso è ottimamente segnato. Mauro.
  • 04/09/2011 Dopo un rapido consulto alla “treccani sentieristica” di Ivo e Sandra e un’occhiatina ai commenti degli aficionados, le mie zampette decidono, venerdì scorso, di arrivare fin quassù. Attacco il sentiero alle prime luci dell’alba con quattro sbadigli (che avessi ancora sonno?). Presto attenzione ai primi segnavia per individuare la giusta direzione, memore anche dei problemini evidenziati dai precedenti commentatori. Solita botta di fondo schiena e individuo subito i paletti; in verità i ragazzi del Cai hanno fatto un ottimo lavoro sulla segnaletica lungo tutto percorso che rimane sempre evidente fino in cima. Vado quindi via spedito senza alcun problema sulle direzioni da prendere. State solo attenti a non mancare la svolta a destra per la prosecuzione del 653 nel bosco, come giustamente segnalato da Loredana. La salita in cima non presenta eccessive difficoltà: ripida al punto giusto, divertente e mai complicata. Certo il mio passato cestistico e le leve un po’ più lunghe mi agevolano in alcuni passaggi su rocce affioranti ma, con un po’ di pazienza, ce la possono fare tutti. Bello il passaggio in cengia e ancor di più quello sul salto roccioso dopo il Gorenji Krivi Rob. La Cima del Lago ti offre poi un punto di vista privilegiato sulle Giulie e sul Lago Predil. Mi perdo ad osservare il Mangart, il Rombon e il gruppo del Canin. Incombono le nuvole e mi affretto a ritornare, e qui inizia un capitolo a parte: la discesa. Consiglio tecnico: se non avete intenzione di scivolare direttamente a Predil e passare il resto della vostra vita in miniera, vi consiglio di prestare molta attenzione alla discesa, almeno fino all’inizio del bosco, perché è veramente infida e la roccia umida, sul vecchio scarpone, produce l’effetto “acqua splash”. Per il resto un’escursione accessibile e consigliabile a tutti. Le descrizioni su sito e libro corrispondono esattamente al percorso. Ciao da Graziano.
  • 29/08/2011 Attacco del sent.653 alle 7 mentre il sole già illumina il Mangart, aria frizzante (3°C), indosso la bandana alla Mauro Corona e i guanti, un occhio alla mia meta che sovrasta il greto e via...La salita è ripida fin da subito, meglio, così mi scaldo; mentre cammino, come al solito mi immergo nei miei pensieri tant'è che mi sfugge l'indicazione di salire a dx. Torno sui miei passi e con la testa al percorso l'indicazone è ben visibile su un vecchio tronco marcescente. Salgo nel bosco, bello, silenzioso, pulito, faggi ed abeti; dove il sentiero concede una tregua intravedo qualche sparuto aconito nappello, l'onnipresente parnassia e la biscuitella; il terreno è sdrucciolevole fino alle ghiaie.Finalmente giungo alla Sella del Lago e la risalita si fa più impegnativa a causa delle rocce affioranti; io non ho propriamente un fisico da "cestista" per cui mi trovo a dover usare spesso le mani per una spintarella. Il paesaggio carsico (che molto assomiglia al percorso del Robon) mi "costringe" a numerosi stop per ammirare la conca; qualche attenzione all'esposizione sui verdi sottostanti, poco colore: qualche piccolo nontiscordardime e sassifraghe. E di nuovo in salita verso la vetta destreggiandomi sul sentierino, ed ecco la cima: grande ometto e libro di vetta. Nemmeno mi siedo per poter meglio ammirare gli orizzonti lontani e le cime vicine, il verde/blu del lago del Predil, l'altopiano del Canin.E' ora di ridiscendere. Sentiero ottimamente segnalato ma non basta: i segnavia indicano sempre la direzione del sentiero (cosa che non capita spesso). Nessuno lungo il percorso, solo la carezza del vento ed il fischio di una marmotta.Loredana
  • 16/08/2011 raggiunta il 14/08/2011.I problemi di orientamento ad inizio percorso sono stati risolti.A seguito lavori di disbosco sono stati aperti e/o ripristinati diversi tratturi.il CAI ha poi ripristinato la segnaletica fin dal parcheggio per cui l'individuazione sia del bivio con il sent. 654 che del punto di distacco del sentiero dal tratturo risultano chiaramente individuabili. il Bivio anche con segnaletivca verticale, il distacco del sentiero dal tratturo con un omino di pietra ed un segnavia CAI su un vecchio ceppo. Il sentiero peraltro è chiaramente individuabile anche dai soli segni di passaggio.Meta veramente appagante.Un saluto a tutti
  • 26/06/2011 25/6/11, la situazione non è cambiata, nel senso che è difficile imboccare l'inizio del sentiero; anche noi abbiamo risalito il vecchio canale ritrovandoci poi a vagare nel bosco e proseguire per 500 in un faticoso fuoripista prima di incrociare il sentiero. Attenzione, l'imbocco è segnalato con una minuscola freccia sulla pista all'altezza di un faggio tagliato che ne ostruisce il passaggio.Per il resto una vista spettacolare dalla cima.Mandi Roberto
  • 30/07/2010 Ho fatto stamane la Cima del Lago, alle 10 ero in vetta, con una vista stupenda (e un bel frescolino). Nella parte iniziale del percorso ci sono in effetti delle difficoltà, che ho sperimentato personalmente e che mi sono state confermate da due sloveni che ho trovato alla Sella del Lago e che avevano commesso il mio stesso errore. Tutto nasce dal fatto che qualcuno ha avuto la balorda idea di superare gli schianti di faggio presenti sulla pista risalendo il vecchio canale di valanga sovrastante, invaso di aconito vulparia e ortiche, anziché aggirare semplicemente l'ostacolo passando per poche decine di metri nel bosco sottostante. Si è così aperta una evidente traccia in mezzo alle alte erbe che viene seguita da tutti i tapini per circa 200 metri di risalita, finché si entra nel bosco sulla sinistra dove si trovano all'inizio due ometti e poi più niente, e qui i meno esperti si perdono...A quel punto in realtà basta tagliare in quota il bosco verso sinistra per ritrovare dopo qualche centinaio di metri il sentiero 653 ben segnato. Molto meglio secondo me non lasciare la pista forestale e superare gli schianti passando nel bosco per qualche decina di metri costeggiando la pista di sotto e poi riprenderla fino a raggiungere l'attacco del sentiero.
  • 09/07/2007 01/07/07Bellissima vista del Lago del Predil Attenzione al primo tratto nel bosco sentiero non ben segnalato.Superato il bosco le indicazioni del sentiero sono ben visibili.X il rientro discesa un po' impegnativa in quanto il tratto finale piuttosto umido e scivolosoBuona escursionePietro
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