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    Anello della Cuestalta da casera Pramosio
    Alpi Carniche
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    Anello della Cuestalta da casera Pramosio
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I percorsi di SentieriNaturaM08

Anello della Cuestalta da casera Pramosio

Avvicinamento

Risalendo da Tolmezzo la valle del But, circa tre km dopo Paluzza, si giunge alla frazione di Laipacco dove si imbocca a destra (indicazioni) la recente strada sterrata per casera Pramosio. Dopo una lunga serie di tornanti nel bosco si perviene alla grande conca di pascolo su cui sorge la casera (m 1521, ampia possibilità di parcheggio).

Descrizione

Lasciato l'automezzo si imbocca la comoda mulattiera che sale in direzione est (segnavia CAI n.407), mirando alla vecchia caserma della Finanza. Da questa il sentiero risale il valloncello soprastante tra macchie di ontani e bassi arbusti di rododendro ferrugineo e mirtillo rosso. Nelle zone maggiormente umide crescono abbondanti la viola a due fiori, la calta palustre, il ranuncolo a foglie di aconito mentre nei prati possiamo osservare la antennaria, la bugola piramidale, la genziana di Koch ed il geo montano. Con una ultima serie di ampie svolte si guadagna il piccolo intaglio di sella Cercevesa (m 1870), affacciato sull'omonimo vallone. Dalla forcella il sentiero perde decisamente quota scendendo nella conca sottostante, poi devia a sinistra attraversando alcuni ruscellamenti e passando accanto ai ruderi della casera Cercevesa. Poco dopo si supera l'alveo del rio Cercevesa, toccando il punto più basso di questa prima discesa. Lasciata a destra la traccia che scende verso casera Pecol di Chiaula Bassa, ci si tiene sul sentiero più alto (segnavia CAI n.448a), ora piuttosto inerbito, riprendendo progressivamente quota. Il percorso scavalca una fascia rocciosa, oltrepassa alcuni colatoi poi inizia nuovamente a scendere a ridosso di pareti rocciose incrociando sulla sinistra una prima deviazione segnalata per la Cuestalta. Tagliato un ripido pendio erboso si mira alla insellatura della Creta Rossa dove si incontra un secondo bivio che risale direttamente il crinale sudorientale della Cuestalta, traforato da gallerie e caverne delle postazioni italiane. Tralasciata la deviazione, il sentiero aggira il crinale scendendo poi nella conca ove sorge il Rifugio Fabiani (m 1539).
Dal rifugio seguire una serie di paletti di legno dipinti in rosso (segnavia CAI n.454) che guidano verso nord, dapprima all'interno di un rado boschetto di larice ed abete rosso poi in una zona acquitrinosa dove fioriscono la pinguicola comune e l'orchidea bifoglia. Più in alto si esce allo scoperto attraversando vallecole prative letteralmente ricoperte a giugno da rododendri in fiore, a cui si associano la genziana di Koch, la genziana punteggiata e la omogine alpestre. Con comoda pendenza la mulattiera raggiunge in breve il confine di stato in corrispondenza dell'ampio passo Pecol di Chiaula (m 1797). Si sconfina ora in territorio austriaco immettendosi su una larga mulattiera. Ad un evidente bivio segnalato da cartelli (Cuestalta - Hohe Trieb), imboccare il sentiero a sinistra raggiungendo dopo poco un'ulteriore diramazione dove si prospettano due possibilità: imboccare la traccia di destra raggiungendo la Cuestalta da nord con sentiero ripido ma privo di difficoltà oppure prendere il ramo di sinistra arrivando alla cima tramite la via ferrata della cresta orientale.
Nel primo caso si aggira il fianco della montagna risalendo ad una specie di spallone con trincee dove il sentiero traversa per un tratto fino a portarsi nel vallone sottostante alla forcella tra Cuestalta e punta Medatte. Qui, presso gli ultimi nevai, fioriscono la primula minima e la soldanella piccola. Ci si innalza faticosamente per una traccia segnalata oltrepassando più in alto un ghiaione grossolano. Giunti alla fascia erbosa sommitale il sentiero si destreggia tra gradoni e terrazzamenti naturali su verdi e roccette fino ad innestarsi sulla cresta della Cuestalta e da lì in breve alla cima. Imboccando invece il ramo di sinistra, si raggiunge con una serie di serpentine la cresta di punta Medatte che va risalita fino alla piccola cima (m 2095, croce, targa commemorativa). Sulla vetta si possono osservare fortificazioni e gallerie delle postazioni austriache sulle quali incombevano i caposaldi italiani attestati invece sulla Cuestalta. Pochi metri più in basso ha inizio il percorso attrezzato di media difficoltà per il quale è senz'altro consigliabile l'uso della autoassicurazione e del caschetto. Si inizia scendendo agevolmente lungo il cavo metallico fino ad una insellatura. Si segue ora il sottile filo del crinale oltrepassando uno stretto intaglio dopo il quale ci si ritrova alla base della cresta della Cuestalta dove ha inizio il tratto più impegnativo. Costantemente guidati dal cavo metallico si supera una prima paretina piuttosto ripida ma ben appigliata proseguendo poi su roccette più articolate. Con un traverso un poco esposto si aggira una lastra rocciosa sulla destra poi si supera una specie di canalino che termina a ridosso delle roccette terminali. Tramite queste in breve si raggiunge la vetta della Cuestalta (m 2198, croce, libro di vetta, ampio panorama).
Dalla cima, sfruttando i resti di vecchi camminamenti di guerra, si riprende il segnavia CAI n.448 iniziando a traversare in leggera discesa verso ovest fino a sfiorare la cresta tra la Cuestalta ed il monte Scarniz. Si prosegue poi in leggera contropendenza oltrepassando alcune gallerie e resti di fortificazioni. Lasciata a sinistra una vecchia traccia che scende nel vallone del rio Cercevesa si continua aggirando le pendici meridionali del monte Scarniz fino ad affacciarsi su un panoramico ripiano erboso dopo il quale la mulattiera inizia finalmente a perdere quota. Con una lunga serie di tornanti su pendio erboso ed in bella vista sulla conca sottostante si cala a passo Pramosio. Da qui si prosegue lungo una ampia mulattiera che si innesta in breve sulla frequentata carrareccia di servizio a casera Pramosio Alta e tramite questa ci si riporta esattamente al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
09
Dislivello
1300
Lunghezza Km
13,8
Altitudine min
1521
Altitudine max
2198
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 04/06/2017 Non è andata male anche se l'idea originaria era l'accoppiata Cuestalta ed Avostanis, da valutare cammin facendo a seconda delle condizioni meteo del momento. Il cielo non ha regalato niente, neanche mezzo raggio di sole, solo nebbia fluttuante più o meno opaca, fumo danzante che dalla conca di Pramosio sale e poi scollina mentre altro vapore sale ancora; affascinante comunque camminare così, sembra di essere ancora più sospesi. Saliti e discesi per il sentiero 448, abbandonata l'idea di salire anche l'Avostanis siamo saliti con una brevissima deviazione sullo Scarniz attraversato da profonde trincee, croce piccola piccola, simile a quella posta sull'Avostanis, un tappeto di camedri ondula al vento. Aggiunta più di qualche occhiata a trincee e gallerie, a ciò che resta dei numerosi manufatti, casera Pramosio aperta ed affollata
  • 03/01/2017 Saliti al Monte Cuestalta il 02-01-2017 partendo da malga Pramosio. Per carrareccia fino al P. so Pramosio poi, tramite sentiero 448 fino in vetta. Il percorso è totalmente privo di neve tranne due piccole chiazze sotto la linea di cresta del monte Scarniz che non creano problemi. L’erba secca che camminando si strappa facilmente dal terreno richiede comunque un minimo d’attenzione nei tratti esposti.
  • 07/08/2015 Oggi finalmente,a Casera Pramosio alle 06,15 la temperatura di 18°è ottimale,il mt.Cuestalta ci aspetta e,senza tante esitazioni "snobbiamo"l'anello e saliamo per la normale,il 448....il sentiero,prende subito quota,ogni tanto scompare nei punti franati, ma la direzione da prendere è evidente guidata pure da numerosi paletti segnalatori.Nel traverso e verso la cima l'erba alta e bagnata, un pò insidiosa nascondeva l'esile traccia, rallentando la salita....dai resti delle fortificazioni, verso la vetta,vistosi segnaviae frecce indicatrici,guidano con sicurezza alla piccola croce. La splendida giornata è da cornice a una visuale meravigliosa sulle cime oltre confine, e alle nostre vallate. Per la discesa,il pendio erboso a raccordo in basso con ilsent.448/a sembrava la soluzione,per fare parzialmente l'anello, ma l'erba alta e il desiderio di rivedere illaghetto Avostanis, ci ha fatto desistere optando, per il percorso dell'andata. Mandi
  • 02/11/2014 Fatto oggi l'anello in senso inverso a quello descritto su SN. Lo stato delle attrezzature sulla ferrata è nel complesso buono, anche se nella parte medio-bassa un chiodo è fuoriuscito e il cavo non è di alcun aiuto, anzi è pure d'ingombro. Nel tratto sotto punta medatte alcuni chiodi sono "ballerini". Le poche tracce di neve che si incontrano sulla ferrata non sono di alcun ostacolo. La neve è più abbondante nel versante a nord di punta Medatte e nel tratto fra i ruderi di casera Cercevesa e l'omonima sella. I diversi saliscendi si sentono tutti nella gambe e quando si vede finalmente la casera Pramosio dalla sella Cercevesa si tira un bel sospiro di sollievo. Mauro.
  • 22/10/2014 A casera Pramosio il parcheggio si riempie, dai bagagliai fan capolino diversi sacchi a pelo. Intuisco che la notte non sarà solitaria e salgo a prender posto. E io che pensavo di carpire di nascosto i dialoghi fra la luna e il lago di Avostanis! Data la deviazione decido di raggiungere la Cuestalta dal versante austriaco. Scendo da passo Pramosio riallacciandomi al 403. Comodo, digrada con gentilezza rivelando l’impraticabile e gugliesco profilo che unisce cima Avostanis al Koderkopf. Sotto, a sprofondar nelle tenebre, il vociar del rio Arsnitz. Il punto più basso del troi tocca i 1500 mt e sfocia sulla carrareccia che porta all’Ober Bischof Alm. Un complesso di due edifici. Nella stalla curioso i nomi delle giovenche. Come cambiano da un versante all’altro! Ma paion sempre dolci, dal suono lieve, a rimembrar fattezze ed eleganze femminili o ricordi di amate. L’altro stabile, Villa Aimrausch, è chiuso. Da qui la salita si tinge di viola. Le mie mani sembran quelle di un anatomopatologo, per fortuna non posso guardarmi il viso. Mirtilli! In una quantità impressionante, ancora lì, in bella mostra ad addobbare rametti ormai spogli. Giunto al cospetto della torbiera rossastra curioso lo Zollnerhütte. Il bel rifugio, in fase di ristrutturazione, dimostra la passione e la valorizzazione della montagna da parte del popolo austriaco che riempie i propri angoli di paradiso. In questo caso l’attrattiva è anche la tappa del Geo Trail. Ne seguo il procedere verso est per poi scavalcare il cupolone erboso giungendo al passo di Chiaula. Da qui continuo per la linea di cresta verso Punta Medatte. Basta assecondare reticolato e trinceramenti sul versante italiano per ricollegarsi, con incedere scomodo, al troi austriaco. Alcune rocce sembran specchi in fiamme, brillan di rossi accesi, tutto è uno sgretolio. Poi inizia la solita sequela di dipinti. I licheni si sbizzarriscono in accesi contrasti. Ognuno tenta di sormontare e spezzare la macchiolina vicina. In vetta, la croce divelta è appoggiata su se stessa. Poi ancora lei, la fumate! Ad abbracciar tutto di bianco. A salir con foga, gelida. Il tratto attrezzato è divertente, il cavo l’accompagna instancabilmente tranne in un saltino ove servirebbe bello teso. Il resto è un entusiastico procedere tra rocce che si sfaldano e placche compatte ma scivolose. Una di queste, d’un rossastro tenue, è inondata da macchie bianchissime. Solo quel tipo di candido lichene se n’è appropriato, rompendo per un attimo lo spirito carnevalesco delle pareti. In vetta solamente qualche squarcio, era destino. Mi rilasso con una cresta erbosa d’un verde-ocra che scalda. Il troi, ben segnalato, risulta rovinato solo nei pressi del passo. Per scorciatoia erbosa mi ricollego alla carrareccia raggiungendo un laghetto ormai sonnecchiante. Sul prato sette tende sette. In casera saremo in 14, io l’unico escursionista. Durante la serata più volte seguo il richiamo del cielo ed esco a distendermi sulle panche a testa in su. Senza parole. Ad ammirar tratti di cielo colorarsi, a contar le collane di perle che paion penzolare dal firmamento, ascoltando i sussurrii dell’infinito. I nerissimi profili delle cime fan da cornice ideale ad un cielo acceso e scintillante, che ritroverò dopo qualche ora appena. (18.10.2014)
  • 17/08/2014 16/08/2014-In una giornata particolarmente fresca per agosto (7 gradi alla partenza) saliti alla Cuestalta lungo il sentiero per lo Scarniz (nella relazione del sito descritto come discesa). Il sentiero è stato "raspato" come descritto da Elena nel commento precedente; numerosi e interessanti i resti di postazioni, in cresta allo Scarniz e sul percorso tutto. Mirtilli a vagonate in zona passo Pramosio, mani viola e domani torta...
  • 03/08/2014 02.08.2014 Un'escursione che porta ad attraversare ambienti solitari ed incantevoli! Visto il rischio di temporali pomeridiani, abbiamo accorciato il percorso guadagnando la cima della Cuestalta dalla via normale sud. Dopo aver superato i ruderi di Casera Cercevesa e aggirato verso valle il nevaio ancora presente sul greto del secondo impluvio che taglia il sentiero 448a, giungiamo allo smottamento già segnalato nel commento precedente. Per un centinaio di metri lo strato superficiale del terreno è scivolato, portando gli ontani ad invadere il sentiero; noi abbiamo optato per rimontare di alcuni metri e traversare in leggera salita la zona smottata, fino a ritrovare il sentiero senza particolari difficoltà. Superata la successiva costa, il sentiero diretto per la vetta si stacca a sinistra in corrispondenza della prima parete rocciosa; presenta un primo tratto abbastanza ripido, su terreno in parte smottato di pietrisco e terra (attenzione), ma una volta traversato un impluvio il percorso diventa più evidente e meno infido. La Cuestalta è uno spettacolare giardino di pietra e di fiori, una meraviglia nonostante la giornata nuvolosa! Lungo il sentiero 448, ci soffermiamo a visitare i resti di trinceramenti sul Monte Scarniz. Scendendo a Passo Pramosio, si incontrano ancora due tratti nei quali il sentiero è stato quasi cancellato, in particolare il traverso finale che punta al Passo: attraversare lo smottamento rimanendo quasi in quota.P.S. E’ un peccato che la casermetta non venga recuperata: il suo tetto è per metà scoperchiato, il che porterà a breve al degrado di una struttura, che potrebbe invece essere valorizzata.
  • 05/07/2014 03 luglio 2014-07-05 Anello del Cuestalta da Pramosio.Ovvero un fantastico viaggio nel verde e nell’azzurro.Giornata splendida come poche, arrivo presto al rifugio ,ore 07:00 zaino in spalle e si parte. Temperatura fresca , parto coperto ma dopo 5 minuti mi alleggerisco. Avendo fatto in precedenza parte del sentiero 407 fino alla sella Cercevesa ne osservo i cambiamenti ambientali, la neve è quasi sparita ,sentiero sgombro .Dalla forcella osservo il proseguo sul versante sud, un colpo d’occhio meraviglioso, a destra le Crete del Mezzo di , davanti il caino erboso con i numerosi affluenti che creano il rio Cercevesa, in fondo l’inconfondibile mole dello Zermula,procedo scendendo sulla mia destra fino a lambire un nevaio , il sentiero perde lentamente quota scendendo in basso le lastre della Cercevesa, superando numerosi rigoli d’acqua ( in questo periodo conviene portarsi la borraccia d’acqua vuota, le fonti d’acqua sono inesauribili dall’inizio del sentiero fino alla fine).Prima di raggiungere la prima dorsale devo superare un paio di nevai di modeste dimensioni con cautela di cui il secondo bisogna stare attenti a non perdere il sentiero all’uscita, il 448a passa 5 metri al sentiero che noi troviamo all’uscita del nevaio, c’è una debola traccia scavata dai predecessori appena un metro dopo il nevaio. Verso quota 1850 prima di arrivare al crinale scopro con soppresa che un centinaio di metri di sentiero è stato divorato da una frana , con prudenza scendo di 10 metri tra l’erba è risalgo la parte franata in diagonali usando come corde dei rami di arbusti,superato l’ostacolo e aggirato il costone mi appare come splendida visione il lato meridionale del Cuestalta , lo percorro prima con lo sguardo fino ala Creta Rossa .Il sentiero è ben marcato e pieno di rivoli d’acqua, anche una frattura nella roccia con continue cascatelle rende l’ambiente selvaggio e affascinante,unico problema l’umidità del terreno che lo rendono infido, ben tre scivolate e da segnalare che il sentiero in alcuni tratti è stato eroso , questi inconvenienti hanno reso lenta e cauta la mia progressione,consolato dal cielo terso e dal panorama circostante che hanno alleviato le mie imperizie.
  • 11/07/2012 Fatta il 09/07. Il percorso è abbastanza faticoso perché pieno di saliscendi anche piuttosto rilevanti, e si arriva all'attacco della ferrata già un po' provati. Comunque la ferrata l'ho trovata semplice, è comunque consigliabile l'autoassicurazione ma i pericoli oggettivi sono scarsi. Praticamente tutto il suo svolgimento permette di arrampicare sulla roccia facilmente, senza doversi appendere al cavo. Peccato per la foschia. La valle dove è situato il rifugio Fabiani brulicava di vita: rettili di tutti i tipi, rane varie, arvicole, insetti, molti fiori ecc.
  • 07/10/2011 sent da casera cervesa a pecol di chiaula bassa interrotto. resto tutto ben tenuto
  • 31/07/2010 Sentiero CAI: 407. da Pramosio per andare al Rif.Fabiani. frana. 31.7.2010-il sent.407 è interrotto per frana tra pecol di chiaula bassa e ramaz bassa.Per il Fabiani, imboccare il sent.448A dai ruderi di malga cercevesa. meleet@alice.it
  • 24/11/2008 Sentiero CAI: 407. Da C.ra Pramosio a C.ra Ramaz. franamento. il franamento è tra il Fabiani e Sella Cercevesa. grupporocciatori.orsi@gmail.com
  • 09/07/2007 Sentiero di altro tipo: Ferrata Cuestalta. Da Punta Medatte al monte Cuestalta. Attrezzature in cattivo stato (ancoraggi divelti su terreno molto friabile).. Comunque percorribile, meglio non fare affidamento sul cavo e soprattutto non utilizzarlo per la progressione.. talucacaneva@yahoo.it
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