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I percorsi di SentieriNaturaB31

Anello di Ciurciule da Malborghetto

Avvicinamento

Dalla statale n.13 Pontebbana, nel tratto che percorre la Valcanale in direzione di Tarvisio, poco dopo la galleria tra Santa Caterina e Cucco, imboccare la prima deviazione a sinistra per Malborghetto lasciando l'auto in corrispondenza dell'incrocio (m 706, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Risalire brevemente verso le prime case della frazione di Cucco e prendere il sentiero che si stacca sulla destra (cartello per malga Cucco, segnavia CAI n.502). Inizialmente si costeggia una recinzione all'altezza delle case più a monte poi, cercando i paletti segnavia, si oltrepassa la fiumana ghiaiosa tenendosi a sinistra della grande briglia (splendida panoramica sulla dorsale montuosa che separa la Valcanale dalla Val Dogna). In breve, al limitare della pineta, si ritrovano i segnavia CAI ed un cartello che illustra i lavori di ripristino del sentiero. Si inizia quindi a salire nel bosco di pino nero raggiungendo il ciglio di un grande canale detritico. Nel sottobosco di maggio fioriscono qui lo cneoro, l'anemone e, nelle zone più umide, la pinguicola alpina. Con una serie di strette svolte ci si porta a ridosso delle pareti rocciose dove il sentiero prende a traversare lungo un camminamento friabile assicurato da una serie di cavi passamano e rinforzi in legno. Si raggiunge così il fondo dell'impluvio dal quale, tramite una breve cengetta rocciosa, si accede al costone che sdoppia il canale. Successivamente la traccia risale la costola detritica che separa i due rami del canalone in un ambiente dirupato e selvaggio caratterizzato dalla presenza di alcuni imponenti esemplari di pino nero. Con pendenza piuttosto sostenuta, solo in parte attenuata da svolte e tornantini, si guadagna un secondo attraversamento più facile del precedente e ben gradinato. Da qui il sentiero abbandona il canale per uscire sulla destra su un costone boscato più agevole. Si risale poi a svolte una sorta di valloncello affacciato su un profondissimo dirupo, il cui ciglio viene sfiorato di tanto in tanto dal sentiero. Cavi e rinforzi in legno portano infine a traversare la testata di un circo detritico su terreno friabile che necessita ancora attenzione. Si rimonta un aereo sperone di mughi e con un ultima serie di serpentine si raggiunge il crinale nei pressi della quota 1181 che si aggira sulla destra (cavo) (panorama a tutto tondo sui monti circostanti). Su terreno più agevole si attraversa ora in quota un macchia di faggio ma in breve ci si affaccia su una ulteriore zona detritica assicurata dal cavo. Si continua a traversare su ghiaie superando dopo poco un secondo impluvio più consolidato. Rientrati nel bosco si prosegue compiendo alcune svolte e raggiungendo il bivio con il sentiero che, a sinistra, scende verso l’Alpe piccola e Santa Caterina (vedi variante), immerso in una macchia di abeti secolari. Il bosco è ora formato prevalentemente da faggio, abete rosso e abete bianco mentre sul terreno spiccano le vistose fioriture dell'elleboro nero. Un ultimo traverso su pietrame rasenta una ripida parete rocciosa stratificata oltre la quale il percorso si fa definitivamente agevole. Ancora una piccola risalita tra schiarite con larici ed abeti e si arriva al pascolo di malga Cucco (m 1428, fontana), punteggiato a primavera dalla fioritura della genziana primaticcia e farferugine. Il piccolo edificio principale risulta chiuso, le stalle invece possono offrire riparo in caso di maltempo. Un piccolo acquitrino nei pressi della malga ospita una numerosa colonia di tritoni alpini e funge, a primavera, da quartiere di riproduzione per il rospo comune. Proseguire lungo la trattorabile che serve la casera e risalirla fino a raggiungere il punto di maggiore elevazione. Da qui, tramite la mulattiera di sinistra, è assai consigliabile raggiungere la quota 1583 del monte Cucco. A differenza della quota principale, immersa nel bosco, questa è priva di vegetazione arborea e ripaga la breve deviazione con un un ampio panorama. Ritornati al bivio, proseguire in discesa fino ad arrivare al rifugio forestale Clinach (m 1441, chiuso), in corrispondenza della omonima sella. Si continua lungo la pista forestale spesso rovinata aggirando un costone oltre il quale ci si affaccia sul vallone del rio Pol e sulla schiarita di Ciurciule. La pista scende ora a stretti tornanti con un tracciato che nella parte bassa è stato completamente sconvolto dalla furia delle acque. Giunti sull’ampio greto del rio Malborghetto occorre guadarlo ritrovando sull’altro lato una pista più marcata. Prima di attraversare anche il rio Auernig abbandonare lo sterrato e risalire i prati sottostanti al rifugio forestale di Ciurciule che si raggiunge in breve. Il rifugio (m 1104) è chiuso all’uso escursionistico ma, grazie alla presenza di fontana, panche e tavolo, rappresenta comunque il punto ideale di sosta prima di intraprendere il ritorno. La chiusura dell’anello si svolge lungo la pista forestale che discende lungamente sulla sinistra orografica del vallone di Malborghetto. La strada ha subito danni rilevanti durante l’alluvione del 2003 ed è attualmente in corso la sua sistemazione. Dal pianoro di Ciurciule si scende passando accanto alla chiesetta del Boscaiolo e raggiungendo poi una estesissima frana che ha spazzato via un buon tratto di pista. Qui si lascia a sinistra il segnavia CAI n.504 che risale verso sella Collarice e si scende invece a destra aggirando la frana e recuperando più in basso l’originario percorso. Dopo un ansa, presso l’impluvio del rio Vocadulina, quel che resta della strada interseca una zona caratterizzata dalla estrema friabilità del terreno. Si prosegue lungamente con andamento pressoché pianeggiante rimanendo sempre molto alti sul fondo della valle. Ad un ulteriore bivio, in corrispondenza di un punto vertiginosamente affacciato sui dirupi sottostanti, si lascia ancora sulla sinistra la strada che risale le pendici del monte Stabet e si inizia a perdere quota più decisamente. Dopo un paio di tornanti lungo i quali fiorisce la biscutella si asseconda l’ansa del rio Rosta oltre la quale si raggiunge lo sbocco del vallone. Per abbreviare il rientro è consigliabile imboccare la comoda mulattiera che ha inizio presso la chiesetta a quota 790. Deviando a destra lungo la strada principale avremo ancora circa un km di asfalto per raccordarci al punto di partenza.

Variante in discesa verso Santa Caterina (EE)

Volendo abbreviare decisamente il percorso, da malga Cucco o dalla quota 1583 si ritorna sui propri passi fino al bivio con il segnavia CAI n.502a. Da qui è possibile scendere direttamente a Santa Caterina percorrendo un sentiero diverso da quello utilizzato in salita. In questo caso si traversa nel bosco comodamente fino ad uno spallone boscato dove la visuale si apre sull’Alpe Piccola. Il tracciato si fa quindi esile ed aereo e dopo poco si affaccia su un canale friabile che va disceso con l’ausilio di due scale metalliche (cavo). Una terza scala consente poi di riguadagnare il percorso originario che in breve conduce ad una insellatura. Il sentiero sale poi verso l’Alpe Piccola aggirandone sulla destra la sommità. Qui la visuale si apre sul selvaggio vallone di Rio Bianco, riserva naturale integrale racchiusa tra i dirupi del monte Ghisniz e del monte Cucco. Il sentiero scende poi comodamente lungo una costa boscata e quindi inizia a perdere quota decisamente tagliando a tornanti le inclinate pendici dell’Alpe Piccola. Con percorso piacevole si attraversa una faggeta affacciandosi infine sull’abitato di Santa Caterina a cui si perviene con una ultima serie di svolte. Da qui tramite la statale ci si riporta poi al bivio di Malborghetto.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
018
Dislivello
900
Lunghezza Km
16,9
Altitudine min
706
Altitudine max
1583
Tempi
Dati aggiornati al
2007
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 12/12/2016 Percorso in data 11 dicembre 2016 partendo da Santa Caterina. In salita intorno a quota 1100 sentiero franato nell'attraversamento di un canalino, per sicurezza si può passare leggermente sotto senza problemi. Il tratto attrezzato (circa 50 metri di scale e corde) in corrispondenza dell'alpe piccola è in buone condizioni. Io non l'avevo, ma a parer mio è qui fortemente consigliato un kit di autoassicurazione per serenità personale. Il tratto seguente in costa fino a malga Cucco presenta alcuni attraversamenti di canalini che richiedono passo sicuro.
  • 09/05/2015 Dato per defunto il troi originale parto da Santa Caterina. Il sentiero tira ed io con lui. Prima a prevalenza di pini, tutt’un tratto si veste di faggi, mutando carattere, luci e colori. Presto appaion le erosioni poi alle ghiaie s’aggrappano le eriche. Megafoni cromatici, attirano centinaia di farfalline che mi svolazzano intorno, rendendo leggero il passo. Allo sfiorar dell’Alpe Piccola si nota una traccia verso destra. Prendetela per abbandonarla pochi passi dopo, virando ancora a destra. Destreggiandosi tra i mughi si giunge ad uno splendido belvedere sulla dorsale della val Dogna. Poi è la volta del canalino friabile. Il punto più “critico” dell’itinerario. Le scalette paion gettate lì dalle intemperie ma tengon bene così come gli indispensabili cavi. Poi ancora un tratto divorato dalle ghiaie, privo di ausili, che necessita di passo sicuro. Rientrando nel bosco scatta la bagarre: un camoscio fugge a valle, più avanti un altro soffia con tutta l’aria che ha nel petto. Giunto alla radura, tra me e la stalla prende vita la sfilata di tre giovani ungulati. I sorrisi si fan incontenibili. Ci penserà la cimotta a scemar ogni gioia. E’ un cimitero, il prato, un ossario. Un capriolo col ventre aperto si decompone attirando legioni di mosche. Un altro giace all’interno della trappola (ferrosa non quella fotografica) ormai mummificato. L’odore è insopportabile quanto la vista e fuggo da quel carnaio. A sella Clinach proseguo per la Croda dei Cacciatori. La traccia pare una trattorabile e i bolli della forestale accompagnano fino a quota 1596. La croda è avida di panorami ma seguendo il crinale si può facilmente raggiungere Cima Gail. Da qui è impossibile non farsi stregare da quel micromondo salvadi dello Scinauz, nonostante la vista spazi dal Gartnerkofel al Mangart. S’ha la sensazione d’esser sospesi nel nulla, immersi in una solitudine che nutre i respiri. Scendendo scorgo un elicottero blu fiammante, incagliato tra le eriche. Sfuggito da una piccola manina chissà dove. L’intenzione è trovar la traccia che scende direttamente a Ciurciule. I segni prendon la forma di strisce blu ma poco dopo precipita tutto in un salto. Non mi fido a tuffarmi in quel oceano di ghiaie e taglio il bosco per raccordarmi al troi. Non ci penso nemmeno a scendere per quei versanti zeppi di trappole ripide, schianti e impluvi vertiginosi. Ma galeotto fu un canalone erboso! Ellebori in fiore lo popolano e mi fregano alla grande. Zittisco la razionalità ed inizio uno slalom tra il candore. Dopo aver perso duecento metri di quota, l’amichevole culla tira fuori le zanne sotto forma di precipizio. Ormai me la gioco e inizia il solito, folle ma irresistibile fai da te. Sconsigliato vivamente! Sono tante le risalite per superare i baratri, il bosco scende verticale obbligando spesso ad aggrapparsi ai faggi. Poi finalmente vedo il rifugio. Vicinissimo. In linea d’aria. Peccato che mi trovi su di un costone striminzito che finisce anch’esso nel vuoto! Rido. Me la sono cercata ed il prezzo, in dislivello, farebbe 500. Che faccio, lascio? Come se non bastasse scorgo pure la strada a sbeffeggiarmi a poche decine di metri. Ci dividono due impluvi insuperabili senz’ali e con un bel costone in mezzo a condire il tutto. Alla fine trovo il modo di calarmi e risalire con un percorso a metà tra il sinusoidale e il salmodiante. Da Cima Gail ci metto due ore per raggiunger quella fonte in cui rinasco. Da Ciurciule all’auto fan tre ore e mezza d’infinita carrareccia. Ma dopo la deviazione in quei boschi non oso lamentarmi. In una curva la strada è stata spazzata via. Intimorisce quel vuoto tra stalattiti di ferro e cemento, ma si passa. La prima parte dell’itinerario è stata una scoperta. Spazio alla dolcezza e all’adrenalina, come alla fatica ed al rilassamento. Per questo consiglio di ripercorrere la stessa via dell’andata raggiungendo Cima Gail, senza dimenticare che i tratti successivi all’Alpe Piccola richiedono un minimo di sicurezza ed esperienza.(08.05.2015)
  • 26/05/2014 Percorso il 25/05/2014 partendo da Santa Caterina utilizzando l'ex sentiero 502a attualmente rinumerato 502 (l'originario sentiero 502 con partenza da Cucco risulta interrotto da frane in corrispondenza dei tratti attrezzati e non più percorribile). Numerosi schianti lungo la pista forestale tra malga Cucco e l'attraversamento del rio Malborghetto; l'ultimo tratto di tale pista prima del rio è stata ricostruita con lavori di consolidamento del franoso versante su cui si sviluppa; dopo il rifugio forestale di Ciurciule, scendendo lungo la pista forestale, questa è stata ricostruita in corrispondenza della frana dopo il bivio per sella Collarice, mentre presenta un tratto franato e con i muri in bilico sul vuoto più a valle, in corrispondenza dell'attraversamento del rio Collarice.Una particolarità: sulla panoramica quota 1583 del monte Cucco è installata una trappola per la cattura degli orsi per poi poterli munire di radiocollare.Bel percorso: vario, con qualche tratto selvaggio e poco frequentato (nonostante la bella giornata non abbiamo incontrato nessuno).
  • 18/04/2010 Sentiero CAI: 502. Da bivio sent. 502/a - malga Cucco - sella Clinach a loc. Cucco (Malborghetto).. Terreno smottato e franato in diversi punti. Manca un tratto di una decina di metri che impedisce di proseguire con buona sicurezza. Vedi anche segnalazione di Alessio del giugno 2009. Allego foto del tratto maggiormente franato.. nicola.driutti@gmail.com
  • 23/06/2009 Sentiero CAI: 502. da loc. Cucco (Malborghetto) a bivio sent. 502/a - malga Cucco - sella Clinach.. smottamenti di terreno in diversi tratti del percorso, attrezzature-cavi non ancorati alla roccia in alcuni tratti. vedi note. segnalatomi da escursionisti austriaci(affidabili) che riferiscono"comunque si passa in qualche modo" (dichiarazione molto opinabile), comunque nel caso fate molta attenzione e non rischiate inutilmente.. kiran.alessio@virgilio.it
  • 02/03/2009 Sentiero CAI: 503. Da malborghetto alla rif. forestale ciurciule. Strada franata impossibe passare se non con grossi rischi. sionilucio@libero.it
  • 11/05/2008 Il sentiero, percorso oggi, ritengo non corretto considerarlo per escursionisti anche non esperti (un cartello all'inizio segnala il ripristino del sentiero in programma), in quanto alcuni punti franati (mi riferisco soprattutto alla cengia friabile nella parte alta) risultano assai infidi e richiedono molta attenzione.
  • 06/05/2004 FARE MOLTA ATTENZIONE SOPRA LOCALITA' CUCCO DOPO L'ALLUVIONE DEL AGOSTO 2003 I TRATTI 4-11-12-13 (vedi foto) I SENTIERI NON CI SONO PIU' .
  • 03/07/2003 Sentiero CAI: 503. Dal Vallone di Malborghetto per la Sella della Caldera. Alla fine della rotabile chiusa al traffico dopo circa 1 Km. una frana ha cancellato l' attacco al sentiero che conduceva in sella.. giorgiobraidotti@tin.it
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  • Fioritura verso malga Cucco. . . info@studiodonato.it
    11/05/2008 Fioritura verso malga Cucco. . . info@studiodonato.it
  • Chiesetta Del Boscaiolo. . . igornot@alice.it
    13/06/2005 Chiesetta Del Boscaiolo. . . igornot@alice.it
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