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    Anello del monte Ciavac da Andreis
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Ciavac da Andreis
    Prealpi Carniche
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    Prealpi Carniche
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    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Ciavac da Andreis
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaA01

Anello del monte Ciavac da Andreis

Avvicinamento

Da Montereale, presso Maniago, si imbocca la strada statale n.251 che risale Val Cellina. Subito dopo il lungo traforo si piega a destra seguendo le indicazioni per Andreis. Raggiunte le case della piccola frazione si attraversa l’abitato in direzione di Alcheda oltrepassando anche il Centro Visite del Parco delle Dolomiti Friulane. Pochi metri dopo, sulla sinistra, si apre uno spiazzo dove possiamo parcheggiare comodamente (m 456).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
012
Dislivello
500
Lunghezza Km
5,1
Altitudine min
452
Altitudine max
784
Tempi
Dati aggiornati al
2016
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 31/07/2016 Consiglio il percorso in senso orario ...salita nel bosco e discesa lungo il torrente Susaibes..sembra di essere sulla Luna..tutto molto elementare basta un pochina di attenzione in discesa dopo il bosco.Segnalo alcune buche con radici infide erba molto alta.
  • 21/05/2016 Oggi io e Davide (mio figlio) abbiamo effettuato l'anello seguendo la descrizione de "I sentieri dell'acqua". Giornata bella e calda. E' stata una bella sorpresa scoprire la bellezza del paesaggio montano, nonostante la bassa quota. I frequenti guadi sul greto del fiume Ledron sono divertenti e vi sono sempre spunti interessanti di osservazione. La salita per la forcella fatta alle 14 circa con il sole in questo periodo è al limite della sopportabilità, da sconsigliare più avanti nella stagione per il caldo. Dalla forcella il paesaggio cambia completamente con il Raut imperioso che domina la scena. Divertente la discesa sulla ghiaia. A valle l'ambiente torrentizio della gola del Susaibes risulta interessantissimo dal punto di vista didattico e vi sono diversi pannelli con dettagliate descrizioni. La parte finale con la chiesa di San Daniele e l'area avifaunistica completa la varietà di situazioni che offre questa escursione. Abbiamo percorso l'anello in circa 5 ore con le soste (misurazione gps di 8 km). Il sentiero risulta interamente ben segnato con segnavia e ometti. Non condivido alcune segnalazioni che sconsigliano la partecipazione dei bambini, mio figlio ha nove anni e si è divertito tantissimo.
  • 21/04/2016 Era stato messo nuovamente in lista questo affascinante e vario percorso e mentre imbocco il sentiero ecco le capre immobili, curiose, ai lati genziane abbracciate fra di loro e i fiori delle fragoline, promesse mentre già arriva il suono del Ledron, Per i guadi faccio avanti e indietro cercando il passaggio migliore, passo sui tacchi e il paesaggio cambia salendo salendo nel bosco, nei pressi della forcella un verde ramarro punteggiato di blu (o nero credo) s'infila nella tana, scendendo dalla forcella del Ciavac qualche lucertola fugge via e si fan sentire le acque del Susaibes. Sosta doverosa alla sorgente e poi di nuovo in cerca ove non bagnarsi i piedi se possibile, altro guado e poi la briglia e lì ancora avanti e indietro, un passaggio da seduta ed è fatta. Merita salire fino alla chiesetta di San Daniele per la tranquillità del posto ed altrettanto bella la discesa fino all'area avifaunistica. L'allocco perfettamente mimetizzato, immobile, guarda con gli occhi socchiusi, la poiana ed il falco sono irrequieti, non sono riuscita a vedere il gufo.Da lì, in pochi minuti di nuovo all'auto
  • 26/03/2016 Percorso oggi l'itinerario dell'anello del Ciavac. A pochi minuti da Andreis, sulle prime pendici friabili dinanzi a noi, un gruppo di mufloni si scornano (i colpi secchi e ritmati mi avevano fatto pensare a boscaioli). Animali molto sensibili, i mufloni ci avvistano da lontano e fuggono subito per le balze rocciose/friabili. Il percorso è - per la quota - estremamente vario, si passa dal terreno eroso e mobile ai torrenti, dai greti sassosi al bosco, alla chiesetta di San Daniele con le sue acquasantiere datate 1720 e alla fine si visitano- al centro avifaunistico- alcuni rapaci in via di guarigione. Indimenticabili l'allocco (sembra una morbida corteccia vivente) e il gufo reale (che occhi intelligenti)...
  • 24/03/2016 Percorso effettuato oggi, 24-03-16. Il tempo era splendido così con un gruppo di amici abbiamo deciso di svolgere questo percorso.Non è stato particolarmente impegnativo da un punto di vista fisico, inoltre non abbiamo avuto difficoltà a seguire il percorso come avvenuto per altri utenti, tuttavia a causa di mancanza di esperienza alcune persone hanno avuto delle difficoltà ad effettuare un passaggio poco prima di raggiungere la forcella. Percorso assolutamente consigliato a chi non soffre in maniera forte di vertigini.
  • 23/11/2014 22.11.2014Abbiamo trovato una bellissima giornata (circa 5°C ma con un bel sole splendente) e abbiamo deciso di percorrere l'anello. Inizialmente abbiamo avuto un po' di problemi a guadare il fiume nel primo tratto, perchè rispetto ai mesi consigliati dove è quasi in secca si era ingrossato parecchio, però non ci siamo fatti prendere dallo sconforto e abbiamo deciso di proseguire. I nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati dallo scenario incredibile e suggestivo che ci siamo trovati davanti durante tutto il tratto di discesa. In alcuni tratti è effettivamente un pochino difficile individuare il simbolo cai soprattutto in cima alla salita del bosco, però muovendosi con prudenza e ricordandosi che i singoli simboli non sono eccessivamente distanti l'uno dall'altro abbiamo ritrovato sempre il sentiero. In quei punti era un po' come una caccia al tesoro ma è stato divertentissimo e molto avventuroso. Voto complessivo 8/9 e una meravigliosa giornata passata insieme in un posto incantevole dove domina la pace e che gli amanti della natura e dell'avventura devono assolutamente esplorare!
  • 06/05/2014 Bellissima escursione, paesaggi stupendi, soprattutto il rientro sul fiume! Davvero spettacolare! Ci sono un paio di punti dove il sentiero è franato per 5/6 metri, il passaggio è un po' delicato.
  • 03/05/2014 Il fascino discreto del torrente Susabies , ovvero un avventura alle pendici del Raut:L’escursione parte dalla periferia di Andreis,dove inizia il “ Parco Naturale delle prealpi carniche “. Lasciate le auto dopo un’ancona votiva, dopo pochi metri parte il sentiero che dal greto del fiume si dirama in due direzioni, una verso nord risalendo il greto del Susabies “sentiero naturalistico Monte Ciavac “ , l’altro verso est “sentiero naturalistico Plangiaria Albinis “ .La nostra direzione è risalire il torrente, il primo manufatto è il rudere di una vecchia fabbrica di calce, risalendo il torrente a nord, troviamo delle indicazione del Parco che ci illustrano la conformazione geologia e l’importanza che rappresenta a livello regionale,in sintesi ci avventuriamo su una falda Preadriatica, gli effetti visivi di tale fenomeno sono affascinati. Pochi metri dopo una cartello illustrativo ,notiamo il primo specchio di faglia, guadiamo il fiume verso destra aggirando lo sbarramento artificiale e lo superiamo. Procediamo in mezzo al greto per poi guadare il torrente verso sinistra dove seguiamo una traccia che si alza di pochi metri e resa insidiosa dall’umido e dal macero della roccia. L’aspetto del sito è fantastico, una nebbia mattutina ci accompagna in questo atrio naturale, le rocce come fantasmi a volte appaiono e scompaiono , tetre guglie minacciose, ci fanno ricordare luoghi remoti come il Portonat della GrauzarIa . Procediamo lungo il greto in ordine sparso , chi come Andre si avventura ai margini, io alla ricerca dei massi dove avevo trovato tracce di fossili, il poco contrasto di luce non mi aiuta nell’impresa, trovo su due massi impronte di lucertolone, si prosegue risalendo le esili tracce fin sotto “L’aga dal Muscle “ dove è posta una tabella che indica le tre direzioni possibili. Scartiamo subito quella per il sentiero Ciavac, guadiamo il torrente sul fronte opposto, da qui in poi ,nessun segno ci sarà più da guida , entriamo nel selvaggio. Procediamo al nord fino ad una gola che strozza il torrente, non guadabile per l’acqua è alta , si ripiega aggirando l’ostacolo scalando per sentiero ripido di 50 lo Zuc de zan modest ,dalla crestina si ammira il selvaggio letto del Susaibes che si fa ampio tra le pendici del monte Raut e Monte Castello. Si scende sul versante opposto per marcato sentiero di rocce nere, fino a raggiungere il letto del torrente , dove altre rocce di color rosso contrastano con la bianca dolomia. Il torrente qui si biforca , risaliamo per primo quello di destra Rio Plangiaria che scende dal Raut , dopo 50 metri di dislivello , ci arrendiamo, l’acqua è abbondante, riprendiamo il percorso e risaliamo per un centinaio di metri il Rio de Raindelin, meno ostico del primo. Lasciamo gli zaini all’imbocco e lo risaliamo per un centinaio di metri fino a fermarci sotto una cascatella,delle salamandre posano per noi, c’è euforia in noi, come se fossimo ritornati bimbi,insieme ma ognuno per se, il non dover seguire tracce , sentieri, ti da quel senso di libertà difficile da trovare anche nella montagna abituale, dove cartelli, segni, tracce ti indicano tutto e il tutto,l’unica cosa che ci unisce una foto con autoscatto, ma lo sguardo vola sui volti dei compagni di viaggio. Chi posa su una roccia, chi parla con la salamandra, chi salta sui massi, chi sogna… , euforia.., sogno ..Ci destiamo , indossiamo gli zaini e il loro peso metaforico e rientriamo. Qualche nuvola grigia comincia a fare capolino. Per il rientro si decide di risalire il ripido sentiero naturalistico Plangiaria Albinis, 400 metri di dislivello che ci portano alla base della rocciosa muraglia del Raut. Raggiunta la massima quota del sentiero( 858 mt ), breve pausa a gran richiesta, con la deliziosa “Torta di mele di Loredana ( due porzioni abbondanti a testa ) , allegeritogli lo zaino rientro alle auto per comodo sentiero, i giovani Andre e Roberto in compagnia di Paola a fare da battistrada, il resto della carovana, Loredana, Giovanna ,Graziano ed io a passo da alpino a meditare sulla grande bellezza. Verso quota 500 metri il nostro gruppo di retrovia perde la traccia deviando su un sentiero scout a sinistra. Lieta sorpresa, scorgiamo un vecchio stavolo ristrutturato dove una comitiva di Scout banchetta, ci fanno segni amichevoli da lontano invitandoci al banchetto, ci limitiamo al dolce, rifiutando cortesemente salumi e lasagne , con qualche rimpianto. Ripresa la vecchia traccia si giunge alle auto , cambio scarponi, e appuntamento al bar di Montereale , per il resoconto dell’escursione e progetti futuri.Note ; Lunghezza totale percosso 8 km circa, dislivello massimo raggiunto 500 metri , quota massima 850 metri, tempo trascorso compreso le pause 5 ore e trenta.Escursione piacevole e remunerativa , per gli amanti della geologia e del selvaggio .Il vostro Forestiero Nomade, sempre e più innamorato che mai dei monti friulani.Malfa
  • 25/04/2014 Prima di imboccare il troi le zampe annusano l’acqua che ci attende al ritorno dal congedo clemente scelto per Unai. I prati sono tinti di blu. Genziane spuntano ovunque e le bugole, ormai mature, si fan torri più azzurre del cielo, quasi a saziare i sensi prima di immergersi nelle ghiaie del Ledron. Sotto l’ennesimo sasso Unai scova un grande esemplare di larva di effimera (Heptageniidae) che pare giunto da altri mondi. Gli occhi si perdono nelle forme e nei colori delle pietre, mentre un plotone di petasiti sull’attenti ci guarda disciplinato. Respiro tanto l’ambiente circostante che l’entrata nel verdissimo bosco cosparso di latiri blocca il mio passo. Un contrasto emotivamente ingestibile che sconquassa il pietroso sentire. Dalla severa maestosità alla dolcezza in pochi metri. Molti alberi guardano sconsolati le loro cortecce disposte al suolo come petali caduti a raggiera. Han nutrito invisibili artisti che ne han segnato i tronchi con fantastici arabeschi diventando a loro volta cibo di ritmati becchi pneumatici. L’imbiancata dorsale del Cavallo emerge dal verde lontano attirando a sé il mare di nubi, ma la sorpresa ci aspetta al varco. Il Susaibes rapisce ogni movimento. Guglie, cascatelle, muraglie, speroni, salti, macigni scolpiti..un susseguirsi di intarsi rocciosi che mi entrano dentro, scavando e incidendo emozioni in profondità, come quest’acqua, pura, limpida, del color del ghiaccio. Sullo sfondo un Fara che non riesce a distrarmi da questa grigia galassia con i suoi boschi fatati, che passano in secondo piano in un incedere dominato dalla maestosità di una verticalità severa. Questa, seppur minuscola se raffrontata ai giganti dolomitici poco distanti, non lascia spazio alla razionalità: stratificazioni verticali, striature orizzontali, cinerei pinnacoli che emergono da altari di ghiaie bianche… Condivido la difficoltà di terminare in tre ore l’itinerario, è irreale non perdersi nelle forme, impossibile saziarsi del Castello immobile e statuario, incastonato nell’orizzonte. Riesce a sorprendermi ogni volta che mi fermo per girarmi ad ammirarlo. La salita alla chiesetta è un’altra catapulta emozionale: colori, colori e colori. Una Veronica a fiori di serpillo mi accarezza la vista. Pensieroso tra le stradine della bellissima Andreis, mi chiedo come sia possibile che un gioiello così selvaggio sia nascosto a pochi metri, così in basso e così vicino alla mondanità che riempie le rive di Barcis. Alla fine mantengo la podologica promessa che chiude la passeggiata sfiorando una circolarità zen. 23.04.2014
  • 19/08/2013 Sentiero impegnativo e non segnato in molti punti. Lo sconsiglio alle famiglie e alle persone non allenate, sia per la difficoltà di alcuni punti che per la mancanza di indicazioni. Contrariamente ai tempi previsti da varie cartine, ci abbiamo messo quattro ore a completare il giro (partenza da Andreis e arrivo a Sott'Anzas). La mia amica non era molto allenata, e questo sicuramente ci ha rallentate, però dubito il giro si possa fare in meno di tre ore se non si conosce bene il percorso. Quando il sentiero segue il letto del fiume NON ci sono proprio segni del CAI (il primo l'abbiamo trovato dopo mezz'oretta di marcia), e in mezzo al bosco la strada NON è battuta e si perde in mezzo all'erba alta.Abbiamo trovato altri escursionisti che si sono persi come noi.ATTENZIONE alle vipere nei tratti al sole e alle zecche in mezzo al bosco.Posso aggiungere però che il panorama merita ed è molto vario. Adesso che conosco il percorso lo rifarò sicuramente se ne avrò l'occasione, ma vi consiglio di informarvi bene da persone del posto prima di avventurarvi letteralemente "a caso".
  • 16/08/2013 Bellissimo anello fatto oggi. A parte 2-3 punti di ghiaione da fare attenzione il sentiero è bello e mai troppo ripido. Sicuramente da rifare in autunno o prima primavera.
  • 17/06/2013 15/06/2013Mi è piaciuta la varietà di paesaggi che si incontranolungo questo sentiero , unico punto difficile dovutoall'erosione delle copiose piogge è il punto in prossimitàal crinale occidentale dove la roccia ed il ghiaino rendono lasalita difficoltosa.
  • 14/06/2012 Abbiamo percorso questo meraviglioso e impegnativo sentiero il 30/04/12. E' stata una stupenda esperienza, l'unica pecca da segnalare è l'enorme numero di zecche trovate nei tratti costeggiati dall'erba!
  • 17/03/2012 Ancora un sentiero dell'acqua e proprio l'attuale carenza d'acqua rende più facilmente percorribili questi sentieri. Ad Andreis le auto parcheggiate sono "brinate", la fontana in via Acquedetto, a sinistra, invita a bere nonostante il freddo. Imbocco la stradina che scende, ai lati bucaneve irrigiditi e qualche crocus, oltrepasso il torrente e il sentiero 975 sale sassoso, a sinistra una piccola ancona su un albero, a destra un vecchio recinto con le solite capre curiose. Al Col de Crous il sentiero scende a sinistra, intravedo il greto del Ledron, silenzio, pareti dirupate e qualche zecca; seguo i sv lungo l'alveo fino a che questo si restringe e il sentiero sale su gradini scavati nella roccia. L'ambiente è maestoso, qualche pozza d'acqua, qualche rigagnolo chiaro e limpido, ancora qualche guado e il sv diventa 979, sale nel bosco in direzione della forcella del Cjavac. Dalla forcella su ghiaie ripide e qualche zolla scendo; fra qualche pino il percorso si abbassa verso il greto del torrente Susaibes, qui il terreno è umido, una sorgente ed una cascatella ad aga del Muscle, ambiente ideale per la petasite, su tutto domina la mole del Raut. Al bivio anzichè proseguire lungo il sv 979 mi faccio attirare dal percorso dell'altra sponda. Altro guado fra grossi massi, ad una pozza bevo quell'acqua freschissima, un precario cartello in legno invita a salire fra roccette friabili e ghiaie. In breve il sentiero si innalza e domina dall'alto quell'ambiente solitario, davanti a me su un cocuzzolo la chiesa di S.Daniele, seguo qualche rado e sbiadito segnavia, il sentiero in più punti è eroso, infine entro nel bosco e mi ritrovo sotto una parete verticale, critta in giallo Plangiarie, immagine di Padre Pio, segnavia a destra e a sinostra. Il sentiero a sinistra è ancora discretamente marcato poi si perde fra l'erba asciutta e scivolosa, la salita è ripida , ogni tanto compare un segmavia, sbuco in un boschetto disseminato di rocce affioranti; qualche bollo rosso e sbiaditi segnavia a casaccio (forse sentieri dismessi?) e che indicano di salire ancora. Da qualche apertura vedo Bosplans, vago ancora avanti e indietro alla ricerca di una qualche via di discesa, niente, malvolentieri rinuncio e ripercorro in senso inverso il sentiero fino ad Aga dal Muscle. Arrivata lì continuo lungo il greto, seguo qualche ometto, arrivo alla briglia , ultimo guado e poco dopo a destra imbocco la bella mulattiera che sale fra muretti a secco a Sott'Anzas (c'è una bella casa in ristrutturazione), bivio per salire a San Daniele, gradinata e poi via di nuovo al parcheggio con le pive nel sacco. Bel percorso ma non sono soddisfatta, mi ripropongo di percorrere al contrario il sentiero naturalistico Plangiarie e capire dov'è che ho perso la traccia, sono ben accette informazioni.Loredana
  • 14/03/2012 Un bel percorso, fatto domenica scorsa (11 marzo) in una bella e calda giornata. Particolare il fatto che il paesaggio cambia di continuo lungo i percorso.Il sentiero in alcuni punti quasi si perde, ma si ritrova sempre con un po' di buona volontà e orientamento. Sconsigliato se ci sono bambini perché i tratti sui ghiaioni sono davvero molto scivolosi.
  • 30/01/2009 chi viene con me ?
  • 07/07/2008 L'anello è stato numerato CAI come 979a
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  • Lungo l'anello del monte Ciavac. . . silvia18ricky@libero.it
    10/07/2009 Lungo l'anello del monte Ciavac. . . silvia18ricky@libero.it
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