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    Anello del Clap Forat da Dogna
    Alpi Giulie
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    Anello del Clap Forat da Dogna
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I percorsi di SentieriNaturaB28

Anello del Clap Forat da Dogna

Avvicinamento

Risalendo dalla pianura la strada statale n.13 Pontebbana si oltrepassano in successione Moggio, Resiutta e Chiusaforte. Poco prima del viadotto che la sovrasta si prende a destra la deviazione che entra a Dogna. Seguendo le indicazioni per la val Dogna si attraversa il ponte sul Fella parcheggiando l'auto in corrispondenza del crocevia che si trova al suo termine (m 425).

Descrizione

Dal ponte sul Fella, lasciata a sinistra la strada per Balador e Prerit di Sopra e a destra quella che porta in val Dogna, imboccare la stradina asfaltata che sale di fronte (segnavia CAI n.602, cartello). Al secondo tornante prendere il sentierino cementato che inizia a risalire lungo un costone ricco di querce su cui il percorso guadagna rapidamente quota raggiungendo un primo nucleo di case e quindi la piccola frazione di Pupin (m 706).
Oltrepassate le abitazioni si raggiunge la sommità della dorsale che si percorre con andamento quasi orizzontale fino ad immettersi in una mulattiera di guerra alla base delle pendici del Clap Forat. In breve viene raggiunto un tratto franato, affacciato sul vallone del rio Terra Rossa, che si supera con l'aiuto di una passerella in metallo. Successivamente il sentiero inizia a risalire con pendenza decisa e costante attraversando zone dirupate e sfruttando i pochi passaggi naturali. La vegetazione è formata prevalentemente da una boscaglia a pino nero nel cui sottobosco si riconoscono l'erica, il ginepro e qualche ginestra. Dopo una lunga diagonale verso sinistra il tracciato, inizialmente largo ed agevole, si fa in alcuni punti più esile ed esposto. Si riprendere a salire con alcune svolte passando dapprima vicino ad un enorme masso appoggiato alla montagna, poi toccando un grande ricovero naturale. Un breve traverso, un poco esposto, conduce ai piedi del pendio terminale dove si ritrova una traccia più evidente e comoda. Una serie di strette svolte a ridosso di pareti rocciose porta a raggiungere un balcone erboso affacciato su un vertiginoso costone colonizzato da pini neri isolati. Ormai in vista della cima, la mulattiera traversa ancora al di sopra di una ripida scarpata dove la pineta viene improvvisamente sostituita dal bosco di faggio. Raggiunta la dorsale, la mulattiera, che in questo tratto presenta ancora qualche originario muretto di rinforzo, si porta decisamente verso destra sbucando sui prati sommitali, ricoperti di di ginestre. Raggiunta una piccola forcellina con breve deviazione sulla sinistra, senza percorso obbligato, si può visitare la solitaria vetta del Clap Forat (m 1562). Il monte rappresenta la propaggine più occidentale della lunga dorsale montuosa che racchiude a nord la val Dogna ed offre un panorama assai ampio , limitato solo dalla vicina mole dello Jof di Dogna.
Ritornati alla mulattiera, scendere nell'opposto versante fino a pervenire alla forcella Mincigos, immersa nel bosco (m 1488). Abbandonare qui il sentiero CAI n.602 che prosegue verso lo Jof di Dogna e prendere a sinistra (segnavia CAI n.602a). Si cala comodamente nella faggeta a piccole svolte perdendo rapidamente quota. Gli unici punti un poco malagevoli sono rappresentati dalle erosioni del sentiero in corrispondenza di alcuni rii secondari. Dopo avere attraversato una zona ricca di conifere piegare a sinistra scendendo costantemente con un buon tracciato. Dopo aver oltrepassato i ruderi di alcuni stavoli si raggiunge un casolare ristrutturato nei pressi dell'abitato di Mincigos in corrispondenza di un vecchio ponte con sorgente.
Proseguendo a sinistra vi è la possibilità di percorrere la vecchia mulattiera che collegava Mincigos a Pupin (vedi variante). Il nostro itinerario invece prosegue a destra lungo la direzione indicata dal segnavia, passa poi in prossimità di alcune abitazioni ed inizia a scendere verso il fondovalle. Dopo aver attraversato un boschetto di noccioli la comoda mulattiera cala lungamente nel bosco, ad ampie svolte. Passa in prossimità della sede della vecchia ferrovia e raggiunge infine la strada asfaltata. Seguendola verso sinistra, per un tratto piuttosto lungo, ci si ricongiunge esattamente al punto di partenza.

Variante alla cima dello Jof di Dogna (EE)

Una volta scesi alla forcella Mincigos, per i più motivati si apre la possibilità di proseguire con il CAI 602 verso la cima dello Jof di Dogna. Segnaliamo che si tratta di un sentiero che richiede cautela e capacità di camminare su ripidi pendii erbosi. In questo caso, al bivio presente in forcella, prima di intraprendere la discesa sul 602A, si prosegue diritti lungo il pendio che conduce al Cuel Formian. Si oltrepassano alcune linee di trincea scavate nel suolo terroso, ancora evidenti, poi il sentiero comincia a salire in modo deciso nella boscaglia fino ad uscire sul fianco meridionale del Cuel Formian. La breve deviazione a sinistra per raggiungere la quota 1627 è facoltativa e comunque porta via solo pochi minuti. La cima del Cuel Formian è un punto panoramico sgombro da vegetazione migliore di quello offerto dal Clap Forat e può costituire già una buona meta. Volendo proseguire allo Jof di Dogna, completiamo l'aggiramento raggiungendo l'insellatura compresa tra il Cuel Formian e il corpo principale dello Jof di Dogna. Qui si traversa un caratteristico e sottile crinale che sulla destra precipita bruscamente poi la salita riprende decisa nel rado bosco di larice, abete rosso e mugo. Seguendo i segnavia CAI si comincia a rimontare il ripido fianco sud ovest dello Jof, dapprima su pendici erbose, poi entrando in una prima macchia di mughi (freccia su un sasso) opportunamente diradata. Con pendenza sempre molto sostenuta, si traversa un pendio erboso proseguendo poi ancora in mezzo ai mughi fino ad arrivare ad uno sperone affacciato sulle pale erbose sommitali. Da qui il sentiero sale in diagonale su verdi molto ripidi per poi proseguire sulla sinistra mirando ad una piccola forcella tra i mughi (qualche bollo rosso). Dalla forcellina si passa sul versante opposto dove si traversa ancora per un breve tratto. Giunti alla base del pendio erboso sommitale lo si supera direttamente per guadagnare infine la ampia cuspide dello Jof di Dogna (m 1961).

Variante lungo il vecchio sentiero Mincigos-Pupin (E)

Dal ponte di Mincigos vi è la interessante possibilità di chiudere l'anello utilizzando il vecchio sentiero che univa questa borgata con le case di Pupin. La mulattiera si snoda sulle pendici sud ovest del Clap Forat intersecando diverse zone friabili dove l'originario percorso risulta rovinato in alcuni punti ma comunque percorribile. Oltrepassate le ultime case di Mincigos ed alcuni ruderi in rovina ci si porta ad un aereo pulpito affacciato sul primo tratto del traverso. Da qui si scende moderatamente in diagonale su terreno sabbioso dal quale affiora di tanto in tanto qualche tratto della originaria mulattiera. Il sentiero rientra poi nel bosco di pino nero incrociando ancora alcune lingue di terreno detritico. In uno di questi canaloni, un poco più ampio, si vedono ancora i resti del parapetto che proteggeva un tratto particolarmente esposto. Con una moderata salita si raggiunge il punto più alto della traversata in corrispondenza di un dosso panoramico che ospita due piccoli stavoli. Il sentiero scende ora nuovamente nella pineta affacciandosi sul ciglio di un piccolo circo detritico profondamente scavato da un torrentello. Si scende con cautela su terreno friabile scendendo poi alla base della conca dove il sentiero risulta ancora rovinato dal ruscellamento. Si segue il corso del piccolo rio calando ancora sulla destra fino ad incontrare un passerella metallica che ci permette di attraversare il greto. Il sentiero inizia a scendere a svolte poi riprende il traverso passando sul ciglio superiore di una grande frana recentemente consolidata con opere di rinforzo. Si tratta dell'ultima difficoltà poiché subito dopo il sentiero entra nel bosco di faggio ed in breve si innesta sul sentiero CAI n.602 presso le case di Pupin. Tramite questo si scende poi al punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Novembre
Carta Tabacco
018
Dislivello
1100
Lunghezza Km
9,5
Altitudine min
425
Altitudine max
1562
Tempi
Dati aggiornati al
2011
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 03/05/2017 La giornata incerta fa decidere per un percorso di bosco, salita che scalda subito, indecisione sull'esatta ubicazione del Clap Forat, quello di destra o di sinistra? Ignorato il dilemma evitando di salire sul cocuzzolo e proseguito in discesa versa Mincigos, come variante seguito un sentierino a destra che in attimo arriva all'ingresso delle gallerie ed alla postazione del cannone; visita alle numerose diramazioni e stanze. Discesa tranquilla nel bosco di faggi che lentamente indossa l'abito estivo.
  • 02/05/2017 Salita del 1 maggio. Salito come da descrizione dal 602 e sceso per il 602a. Praticamente una super rampona di 1100 metri con il sentiero che a tratti e' esile e sconnesso ma praticabile senza troppe paturnie. Discesa piu' tranquilla con l'unico pezzo franato che si puo' superare senza troppe difficolta' ( no esposizione ). Anche la discesa fa lavorare bene le cosce che a distanza di un giorno sono belle che scassate. Discreta la visuale dalla cima. Diciamo un ottimo allenamento
  • 07/09/2015 Percorso il 2/9, anticipando (di poco) la pioggia; confermo che in salita il sentiero è ceduto in qualche punto ma si passa con la dovuta attenzione, stessa cosa per il superamento della frana in discesa subito dopo lo scollinamento del Clap Forat (qui mi sono "aiutato" con i pini mugo); da Mincigos sono sceso a Prerit di Sopra per il sentiero principale, un saluto a tutti
  • 01/06/2015 Andato su ieri, qualche tratto franato superabile con la dovuta cautela (percorso per escursionisti esperti). Per il rientro fatto il traverso da Mincigos: qui il sentiero non segnalato (al momento individuabile senza difficoltà ma che presenta un'inerbimento in "fase media") è in condizioni peggiori con due punti più che difficili pericolosi (di cui uno, dove c'è la corda su fittoni che ora penzola, superabile solo calandosi con una corda stretta attorno a un pino su terreno ripido e inconsistente), assolutamente sconsigliabile per bambini e principianti.Mandi
  • 09/05/2015 Ancora sole, in questa salita lungo la mulattiera di guerra.Scorci continui sul Canal del Ferro e sui colossi delle Giulie distraggono la mia mente.Quando rientro in me,mi rendo conto che, se non ci fosse la vegetazione,l'esposizione sarebbe maggiore.Sentiero che in due punti ha ceduto,ma si passa agevolmente.Anche dopo la cima la traccia è franata,ma anche qui nessun problema.Da Mincigos rientrato a Pupin con l'antico sentiero che attraversa dirupamenti frequentati da camosci.Ci si deve calare con il cavo nel greto del ruscello, dove la passerella ci consegna all'ultimo,facile traverso fino a incontrare il troi di salita.
  • 13/12/2014 Il freddo mi tira per le orecchie, salgo come una fusetta a testa bassa e manco il troi. A Pupin la fontana sprizza allegra, un gattone mi scruta, poi esce Ivo. Il primo regalo. Parliam della mia meta e di lui, poi riparto tra poligale in fiore e mazzi di primule dal sapore allettante. Uno spuntone si fa notare per i pini che crescono obliqui facendo sentire stranamente sbilenco l’osservatore. La neve fa la sua comparsa evidenziando numerose tracce d’ungulati. Un tronco secco pare un’antenna intenta a trasmetter frequenze lignee con le braccia contorte verso il Zuc dal Bor. Un’unica palla di neve è adagiata sulla sommità. Un tratto leggermente franato (e innevato) richiede molta cautela, ma è un metro uno. Poi il bianco s’impossessa di tutto, prepotentemente. Lo Jôf di Dogna s’erge al cielo mentre si svela la dorsale del Montâs. La giornata è talmente splendida da non resistere a puntare verso il Cuel Formian, spelacchiato e panoramico. Nel tratto franato del precedente commento il troi sembra scomparire ma il segnavia, in direzione opposta e in assenza di verdi chiome, è ben visibile. Raggiungerlo tagliando il tornante non crea problemi. La salita costa ulteriori 150 metri di dislivello ma la vista è impagabile. Dallo Scinauz verso oriente è tutto orizzonte. La dorsale della val Alba è uno striarsi di rocce e candore. Le malghe Poccet e Glazzat galleggiano in mezzo a laghetti eburnei e luccicanti. Se non fosse in controluce la muraglia che inizia dal Plauris accecherebbe per la bellezza. Fatico a staccarmi da tutto ciò. Scendo di corsa per la faggeta tagliando il troi. Al riparo dalla luce il manto si rivela perfetto con la giusta profondità e duro quanto basta per ammortizzare i passi evitando lo sprofondio. Sorrido mentre tutto scricchiola. Sui 1100 ricompaiono le foglie e diversi ellebori fioriti. Come? M’ero appena abituato alla fretta delle primule e adesso loro? A Mincingos opto per il vecchio troi. Evidente, si percorre con piacere in una gran varietà d’ambienti. Alternativa aperta a tutti se non fosse per la franosa discesa verso la passerella. L’erosione rende necessario calarsi qualche metro utilizzando una corda o gli stessi cavi e paletti ormai divelti. A Pupin la fontana s’è intristita. Ivo è sceso a Dogna. I gattoni no. Due, fuggono dietro la casa. Li seguo e scopro il covo delle belve. Sono almeno dieci, di tutti i colori, uno più bello dell’altro. Qualcuno prova ad elemosinare del cibo che, visti i diametri pelosi, non deve mancargli. L’immagine è da poster. Davanti ad una porta si dividono lo spazio. Ogni gradino un felino, due sull’uscio e poi, alzando lo sguardo, altri tre su tavolati che sbucano dalla costruzione a diverse altezze. Me li godo senza fretta, ci si miagola un po’, poi scendo per il troi cementato che nonostante sia coperto di foglie si rivela più scomodo della strada stessa. Ancora ellebori e tante Euforbie delle faggete con le foglie penzolanti e carnose come ogni febbraio che si rispetti.(11.11.2014)
  • 12/07/2014 Visto che non si può andare veramente in alto (c’è ancora troppa neve) ed i previsti temporali del primo pomeriggio, questo anello mi pareva una buona idea. E’ un sentiero per EE in quanto a tratti ripido ed esposto, con alcuni passaggi non del tutto sicuri. Non esiste alcuna traccia che porti in cima al Clap Forat (perché si chiama così?) e non sono neppure sicuro di averla raggiunta in quanto non c’è nulla che la identifichi (forse il faggio contorto?). I veri problemi sorgono appena s’inizia a scendere sul versante opposto, dopo poche decine di metri il sentiero è completamente franato, anche aiutandosi (con molti rischi) a superare il tratto franato passando sopra dei mughi non s’intravvede il proseguo del sentiero, quindi sono ritornato per lo stesso percorso della salita. Il S.V. CAI N° 602 dovrebbe essere dichiarato inagibile (almeno nel tratto dopo il Clap Forat). Se qualcuno ne sa qualcosa di più ben volentieri riceverei delle e-mail. P.S. Questo lo inserirei in una nuova categoria “I Sentieri del Rumore” in quanto si sentono i rumori delle auto sui giunti dell’autostrada per tutta l’escursione fino al Clap Forat! Mandi, Bepi da Cividale
  • 08/12/2011 Visto che ancora non c'è alcun messaggio per questo percorso, lo inauguro io. Fatto oggi il 602 da Dogna. Vista la cima modestissima del Clap Forat, ho provato ad arrivare sul Jof di Dogna, ma, per timore di dover scendere con il buio, mi sono fermato sulla cima del Cuel Formian, da cui si gode comunque di un ottimo panorama. La visita al Jof di Dogna è rinviata ad altra occasione. Mauro.
  • 12/08/2006 Sentiero CAI: 602a. dal Clap Forat a Mincigos. perdita traccia. In prossimità di ruderi e di una fontana che riporta le insegne del 223 battaglione, il sentiero muore. Bisogna proseguire in discesa per un ripido canalone di un ruscello un bel po, poi si ritrova la traccia. andrea_seghedoni@yahoo.it
  • 12/08/2006 Sentiero CAI: 602. da Predil (Dogna) a cima del Clap Forat. abbandono, crescita alberi e sottobosco sul sentiero.. Il sentiero, man mano che si avvicina alla cima, diventa sempre meno agibile per il grave abbandono a cui questa antica mulattiera di guerra è stata lasciata: alberi che crescono sul sentiero ed attraverso le fronde dei quali bisogna farsi strada. Il sentiero è meraviglioso, soprattutto verso la cima. Sarebbe bellissimo se chi lo volesse percorrere prendesse anche l'occasione, con un falcetto, di aprire un pò di strada. Io ho fatto quello che potevo a mano.. andrea_seghedoni@yahoo.it
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