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I percorsi di SentieriNaturaB29

Anello delle Slenze da Plans

Avvicinamento

L'escursione ha inizio nei pressi di Pontebba a cui si può giungere risalendo la statale n.13 oppure l'autostrada A23 fino all'altezza dell'omonimo casello. Dalla strada che collega l'ingresso sud alla Pontebbana con il centro abitato si seguono le indicazioni per Plans passando sotto il viadotto della vecchia ferrovia. Con breve risalita la stretta rotabile ci conduce alla piccola frazione dove si parcheggia al termine della strada (m 618).

Descrizione

Dalle case di Plans si ripercorre qualche metro lungo la strada asfaltata per imboccare poi la carrareccia che si stacca sulla sinistra (per chi scende) iniziando a salire piacevolmente lungo le pendici orientali del monte Fortin (segnavia CAI n.429). Siepi di nocciolo contornano spesso i lati della strada mentre ai margini delle radure erbose si possono scorgere grosse piante di abete rosso, acero di monte e betulla. Fruscii tra sterpaglia e foglie secche svelano qui la timida presenza del capriolo. La carrareccia traversa lungamente verso nord, passando presso alcuni stavoli risistemati, poi compie due ampi tornanti guadagnando infine il panoramico spiazzo prativo delle case Pramolina (m 935).
Facendo attenzione alle indicazioni CAI n. 429 sul fianco di un'abitazione e su un albero, si abbandona la carrareccia per iniziare a risalire una fitta abetaia dove cresce numeroso anche il sorbo degli uccellatori. Più in alto il sentiero traversa a destra per evitare un'elevazione riguadagnando successivamente il crinale boscoso affacciato sul dirupato vallone del rio San Rocco. Dopo un breve tratto quasi pianeggiante si riprende a salire a regolari tornanti nella faggeta. Più in alto si passa sul versante nord alternando tratti in salita con punti in falsopiano in un bosco piuttosto fitto, disseminato di grossi massi. La maggiore presenza dell' abete rosso e la comparsa del larice annunciano la ormai vicina insellatura tra le due Slenze (m 1524) a cui si perviene con un tratto finale pressoché rettilineo. La vecchia casera che si trova sulla sella è stata adibita recentemente a stalla ed è pertanto in grado di offrire solo un modesto riparo.
Qui si lascia sulla destra il sentiero CAI n.429, che prosegue verso il crinale dei Falcons (vedi variante), per salire a monte della casera senza percorso obbligato. Utilizzando le tracce di passaggio e gli ampi varchi tra la vegetazione si raggiunge facilmente il crinale. Alcuni paletti in legno guidano ora verso i passaggi migliori a percorrere la dorsale e guadagnare la piccola vetta della Slenza Est, inaspettatamente libera da vegetazione ed assai panoramica (m 1589, croce, libro di vetta).
Per il ritorno scendere sui propri passi fino ad incontrare i paletti di legno che vanno assecondati per un tratto verso sinistra. Dove questi finiscono, scendere liberamente per qualche metro uscendo al limitare del bosco e seguire le tracce di passaggio verso valle che in breve portano al ripiano erboso di casera Slenza Alta (m 1478). La casera è formata da tre edifici uno dei quali completamente risistemato ma chiuso alla fruizione escursionistica. Da qui ci si abbassa ancora sulla sinistra imboccando una evidente mulattiera priva di segnalazioni. Dopo un caratteristico passaggio tra due grandi blocchi rocciosi si inizia a perdere quota a tornanti nel bosco di faggio e abete rosso. La mulattiera presenta qualche svolta rovinata ma è ancora ben conservata e la si percorre agevolmente confluendo su una carrareccia poco più ampia. Ancora qualche metro in discesa a sinistra e si sbuca sul pianoro di casera Slenza Bassa (m 1168) circondato da un bel bosco di larici.
Si continua ora lungo la pista di servizio con percorso reso piacevole e comodo dalla pendenza e dal letto di foglie che ricopre la sede stradale. Raggiunto il tornante intorno a quota 850 m, fare attenzione alle indicazioni che segnalano la scorciatoia per rientrare a Plans, all'inizio poco evidente ma poi ben marcata. Dal tornante si scende per alcuni metri nel bosco lungo un breve tratto completamente privo di sentiero. Seguendo i bolli ci si innesta su una piccola traccia che inizia a traversare in direzione nord. Il sentiero, seppur esile, è abbondantemente segnalato con bolli e frecce nei punti meno evidenti. Dopo un tratto rettilineo si giunge ad uno sperone boscoso situato a picco sulla valle e sull'autostrada della quale giunge sgradito il rumore. Qui si scende sulla sinistra facendo attenzione alla ripidezza del versante che si traversa. Dopo una briglia in pietra il tracciato si fa più agevole. Si raggiunge e si oltrepassa tutto l'abitato di Plans e ci si raccorda esattamente al punto di partenza.

Variante alla vetta della Slenza Ovest (EE)

Dalla casera presso la sella tra le due Slenze si può intraprendere anche la salita alla Slenza Ovest, di poco più alta rispetto alla vetta orientale ma più impegnativa per la presenza di fitti mughi lungo la cresta. Se i baranci non vi spaventano allora potete proseguire lungo il segnavia CAI n.429 in direzione delle pendici della Slenza ovest) . Giunti alla base, il sentiero piega a sinistra ed inizia una diagonale in salita che ci conduce, con qualche breve strappo, sulla sottile cresta che unisce la Slenza Ovest ai Falcons. Qui si abbandona il segnavia CAI che prosegue verso sud e si inizia a percorrere il crinale a destra. Seguendone il filo, spesso invaso dai mughi, si mira a due speroni rocciosi che si aggirano sulla sinistra cercando i varchi migliori. Se avete avuto la costanza di giungere fino qui il tratto conclusivo è del tutto facile poiché ci si innesta su traccia liberata dai mughi che in breve conduce sulla vetta della Slenza ovest (m 1665). Rispetto alla vetta orientale il panorama si amplia verso ovest ed in particolare sulle Crete di Gleris e sul vallone sottostante. Per il ritorno si può anche scendere lungo il bosco del versante orientale calando direttamente per tracce sul sentiero CAI percorso in salita.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
018
Dislivello
1000
Lunghezza Km
12
Altitudine min
609
Altitudine max
1589
Tempi
Dati aggiornati al
2017
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  • 14/05/2017 13/05/2017-Alla Slenza est da Plans. Faccio seguito al recente commento di Loredana: alcuni schianti nel bosco, alcuni tagliati, altri scavalcabili o aggirabili facilmente. Dalla casera-stalla sulla sella si sale al crinale dove poi si ritrova una traccia che seguita a destra porta in cima (non ho notato paletti segnavia). E' da diverso tempo che non ci salivo e davvero il panorama è ampio. Croce nuova, libro vetta, e prime gocce in arrivo. Scesi dalla stessa parte. Bosco fitto, silenzioso, molto appagante. Sulla facciata di un edificio a loc. Pramolina si osserva un graffito raffigurante una mitragliatrice. L'opera è stata staccata (forse da alcune postazioni poco più sopra? il sentiero traversa infatti diverse linee di trincee ancora ben evidenti) ed applicata alla parete dopo la Grande Guerra, ci spiega un abitante.
  • 31/03/2017 Raggiunta solo la Slenza Est, con la neve il discorso cambia, qualche difficoltà a trovare il sentiero e a mantenersi sullo stesso, nella zona del bosco con i grandi massi, numerosi scavalcamenti di alberi caduti (mi sembra però non recentemente). Poi per la cima ci si arrangia, ho trovato impronte e le ho seguite, cima inaspettata, incredibilmente panoramica e pure discretamente frequentata. La scorcatoia per Plans, al tornante, è indicata da un ometto a sinistra; provato a scendere un po', ravanato parecchio e alla fine mi sono rassegnata a scendere a Pietratagliata; invece, oltrepassati gli stavoli deiFalez, ad un tornante, a sinistra lucidissimi segni rossi ed un ottimo sentiero, sicuramente riguarda la manutenzione dei tralicci ma si percorre molto bene e pure nella direzione giusta, è solo un po' più in basso; quando il crinale lo ha consentito sono risalita di circa 50 m. di dislivello per raccordarmi al vero tracciato soprastante e da lì via verso Plans fra galline festaiole
  • 25/12/2016 21/12/2016 Salito da Plans, per l'esc. alla Slenze Est.rimasta incompiuta tre anni fà(per neve)e con la bella giornata di oggi deciso di portare a termine.Con il sent.429 sempre ben segnalato fino all'uscita assolata sui prati della Casera, poi cercando tracce e passaggi migliori, la salita verso la Slenze Est.trovando ben presto la sicura via, (bolli sbiaditi) per la piccola e panoramica cima.La discesa verso la Casera e seguendo i visibili segnavia, la risalita per la Slenza Ovest.consapevole delle difficoltà sulla sua riuscita.Salita tranquilla fino alla selletta,poi a dx con difficoltà fra mughi e baranci...superando pure i due speroni rocciosi,infine a pochi metri dalla cima,è stato "impossibile"continuare, gli alti e folti mughi hanno messo fine all'impresa, rientrando amareggiato verso il sent.429,e scendendo poi a Plans. Mandiiii
  • 10/12/2015 Lunedi 07/12/2015 Salita effettuata dalla carrareccia di Pietratagliata che comodamente conduce alla Casera Slenza Bassa continua per un ulteriore tratto, quando poi si trasforma in mulattiera in una decina di minuti si sbuca fuori nel vallone tra le due Slenze dove sorge la Casera Slenza Alta. Da qui per arrivare in vetta si passano tutti gli edifici per poi salire per verdi/prati tenendo sulla destra l'impluvio e andando sempre dritti sotto il bosco con tracce di passaggio e segni scoloriti rossi su pietre seminascoste dell'erba fino su alla forcelletta (nasce qui l'impluvio) da qui (ometto) salire per roccette e arbusti fino alla nuova croce di vetta con straordinario panorama sulla valle e su parecchie cime.
  • 01/08/2015 August 1, 2015. We went the trail without difficulties. However, on the way up to Slenza there are some trees on the path. At the upper hut in the saddle we didn't fint the path to the summit. The way down to Slenza alta ist quite overgrown and the forest road at Slenza alta is nearly not visible due to grass. On half way down to Malga Slenza bassa you will find a completely oversized forest road which ends in the nowhere. Obviously it has been finished this year, however, rain begins to distroy it (and one leg is already given up).We did find the beginning of the path to Plans, which endet after about 20 m in the woods in a torrent. On the other side we codln't identify the path. So we followed the forest road. 4 turns later there a several red bullets and arrows toe the left into the wood with an ascending path. This might be a new version of the old one, but we didn't find any description. Thus we went down and followed the bicycle route back to Pontebba. Where the cylce route ends and turns right to the cemetary of pontebba, it is possible to turn left upwards to Plans. Follow the left leg of the road and get back to Plans. 16,3 km
  • 16/05/2014 Uscendo da Pontebba m’aspetto di trovare indicazioni per Plans, potevo tornare fino a Muec! La toponomastica pontebbana ne ha decretato la definitiva “talianizzazione” in “Casali Piani”. La carrareccia non entusiasma ma i colori che la circondano sì, delle petasiti svettano orgogliose nell'apice della loro peluchosità, pronte lasciar volare i semi con i capricci del vento. Poco dopo i 700mt una traccia si stacca sulla sinistra, bollata di rosso, la seguo senza indugio. Mi ritrovo in un bosco tagliagambe con l'erba altissima che sbuca nel corridoio della linea dell'alta tensione che scende a Plans. Mi chiedo se sia stata una buona scelta, quando affioro improvvisamente tra caleidoscopici prati. Poco dopo quota 800, uno stavolo mi invita a curiosare al suo interno. Il sole si trova al suo opposto e la luce filtra tra le assi di legno disegnando un scintillante negativo di luce ed ombra sul pavimento composto da assi precarie. Al centro del gioco luminoso una rudimentale slitta, manufatta con dei rami giovani e flessibili, probabilmente atta a trasportare il fieno a valle. Sulla scala è appoggiata una falce. Potrebbe esser stata lasciata da una stagione, da pochi giorni o da qualche anno. Ma è lì. A emozionarmi. Immagino di vedere le mani callose che l'han adagiata da poco. Non mi stupirei di sentire dei passi tra le erbe. Eppure è senza tempo. Potrebbe essere solo un ricordo lontano, un’eco della memoria. Ma pare accomodata solo da qualche istante contenendo in sè l’azione stessa del falciare un mare all’apice della vivacità. La sua statica dinamicità mi scuote. Bugole e Tarassachi compongono un prato dominato dea perlosi Latte di gallina. Più in alto ritrovo la strada e giungo presso le casere Pramuline, stavolesco eden che incatena l’anima. Poi l’abetaia. Tenebrosa. Ove tutto muta. Il troi è flagellato dagli schianti e la sensibilità vira di 360°. La fatica del salire diventa doppia. Fisica ed emotiva. Prima dei 1110 un sorriso inaspettato. Tra due abeti s’insinua la dolcezza betullesca. Inframezzata incestuosamente, incastrata all’impossibile, svetta mescolando, alte come mai, le sue fronde, gareggiando con conifere verticali alla ricerca della luce. Il sottobosco è regno assolutamente veratresco, stemperato dalle acetoselle. Dai 1300mt gli schianti si mischiano alla neve. A volte il troi è una caccia al tesoro, diverse lavine irrompono e alcune sembrano di panna, guarnita con sacapoche giganti, caramellate con gli aghi caduti e rimasti agli apici delle minuscole crete nevose. Fino alla sella è da mateare e rincorrere le bandierine. Poi si sale a piacere in un mondo bidimensionale. In un paio di centimetri si passa da un manto nevoso a una candida distesa di crochi. La cima è asciutta. Mi distendo scalzo, con i muscoli indolenziti dal Gran Monte, a osservare un panorama stupendo. Ma la vita risorge e con essa, esseri alati, per nulla timidi. Mi copro come Lawrence d’Arabia (al contrario) sentendo miriadi di ronzamenti e spinte sulla maglia che mi ripara. Poi l’urlo. “Crustadis” di quelle hardcore! Smaglietizzato ricerco la causa, migliaia di formiche impazzite (piccole e rosse o enormi e nere) rincorrono la cima, neanche foss’essa un formicaio gigante, attaccando l’escursionista minaccioso (mica sanno che son animalista all’ennesima potenza!). La vista insolita riempie i sospiri, la sorella ovest è improponibile per la neve, ma da qui è una meraviglia! Spettacolare lo sguardo sulla nascente della val Dogna e sul Montâs, sul muraglione che protegge la val Alba, sul gruppo Pricot- Cavallo e lo Scinauz, minaccioso gigante dietro la delicata coppia Bruca-Brizzia! Scendo dopo molto, curiosando tra le malghe, in un troi tormentato ancora per un po’ dagli schianti. Oltrepasso la paradisiaca Slenza Bassa ove le fioriture regrediscon di stagione (polmonarie, primule..). Il bollo rosso a quota 850 è sbiadito. Il troi di più. Difficile il mio omettoso desiderio per futuri escursionisti. Sotto ogni pietra.. Furmies.. (torne a meti iju il clap…) Il rientro è un’alternativa really salvadia, angusta e incerta ma che sa d’altri tempi. Altro che Cai, una traccia popolare, contadina, ormai dimenticata e scomoda. Ma emozionante per chi ne colga il calpestìo remoto. Prima di Plans una prateria diventa tavolozza e in mezzo, oasi d’orti recintati. Una gioia degli occhi. La mont a vîf! Scarto il regalo alla prima stalla di Plans. Zuan a si clame. L’artista degli orti. 17 anni fa, una volta in pensione, ha regalato la sua auto. Cantoniere, mi racconta, di quando il suo lavoro era ben più pericoloso in una strada ove i camion segavano gambe. Ora vive nel suo tutto, con due mucche e tre vitelli. Si confida su come le malghe siano in abbandono perché i recenti lavori abbian danneggiato le sorgenti ove prima pascolavano 50 giovenche. Scavo nella sua memoria, ricambiandolo con sorrisi estatici e rispettosi. Cogliendo il suo nirvana fatto d’essenziale, di odori, di fatica e semplicità. Scende a Pontebba ogni due mesi. Perché dovrebbe? Mi riprometto di tornare con una butilie di neri..no bêf, no gi covente… alore a sarà une butilie di sirop di Sâut. Da basse. Giornata intensa. Difficile da ridurre in poche righe (scusait). Zuan l’ha riempita, sorridente, oltre lis sos mostacjes, un stec, cui volis di cui ca sa dulà ca si plate il segret da vite… (10.05.2014)
  • 13/10/2010 sono salito da Studena alta, per congiungermi all'itinerario a case Pradulina. Itinerario non molto remunerativo. Complesso e difficoltoso trovare le tracce per salire alla vetta della Slenza Est. Se si arriva e se è una bella giornata, il panorama è buono.Buona vita a tutti
  • 01/05/2010 Percorso oggi con deviazione anche alla cima Ovest. Il sentiero 429 è un po'rovinato nella zona alta e i numerosi schianti possono talvolta confondere la traccia. La salita alla cima Ovest è impegnativa. Innanzitutto il proseguio del 429 verso i Falcon è assai rovinato e poi, una volta raggiunta la cresta sud, essa è per un buon tratto infestata da mughi, tanto che talvolta bisogna arrampicarvisi sopra. Consigliabile pertanto (come ho fastto io) la discesa per tracce sino alla forcella partendo dal canalone vicino alla cima. Ma attenzione non è per nulla banale e bisogna ravanare parecchio. Anche la salita alla cima est non è cosa da poco seppur breve in quanto manca completamente la traccia. La scorciatoia finale è come da relazione anche se il mio GPS segnava quota 890 e non 850
  • 14/06/2009 Fatto il 13/06/09: sentiero CAI n.429 in parte rovinato dai numerosissimi alberi sradicati e spezzati dalla neve invernale. Presenti ancora alcuni cumuli di neve ghiacciata. Improbabile trovare una via per raggiungere la cima dalla casera. Un po' difficoltoso trovare le tracce della scorciatoia per Plans ma dopo molto ben segnata.
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