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    Anello di Festons dalla sella di Rioda
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaA17

Anello di Festons dalla sella di Rioda

Avvicinamento

Percorrendo da Villa Santina verso nord la statale n.355 che risale il canale di Gorto, nel tratto compreso tra Ovaro e Comeglians si imbocca a sinistra la rotabile della val Pesarina. La si risale lungamente fino al bivio di forcella Lavardet dove ci si tiene a sinistra in direzione di casera Razzo. Poco prima di arrivare alla casera, imboccare la strada sterrata che porta a Sauris raggiungendo in breve la sella di Rioda (m 1800, segnavia CAI, parcheggio ai lati della strada). E' possibile giungere qui anche salendo da Sauris di Sopra, occorre però informarsi sulla percorribilità del tratto che attraversa gli estesi franamenti del monte Pezzocucco.

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
02
Dislivello
600
Lunghezza Km
10,8
Altitudine min
1729
Altitudine max
2018
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 02/08/2015 Fatto ieri. Consiglierei di non fare la deviazione sul Monte Palone che offre poco a livello paesaggistico e ci si deve inoltrare in erbe alte quasi due metri, ma consiglierei una volta arrivati a sella Festons di salire sul Morgenlait.Da lì il panorama è a dir poco unico per un monte così "basso".Vado ad elencarvi cosa si vede (in una bella giornata) da sud a nord: lago di Sauris, Monte biviera e Clapsavon, rifugio Giaf, tre cime di Lavaredo, rifugio de Gasperi, monti Pieltinis Torondon e Novarza ..... scusate se è poco. Da casera Rioda in poi ...... FORESTA DEL BORNEO traccia inesistente ed erbe altissime (attenzione a macchine fotografiche e obbiettivi in questo periodo l'erba è piena di pollini ... ahhrg che disastro).Morale: percorso in generale 6-- deviazione sul Morgenlait 10 ++.
  • 19/09/2014 A sella Rioda gli alberi sembran spettri. Immobili, paiono fluttuare come spiriti in una mattina ove i vapori ingoiano la luce. Parto con la certezza di scaldarmi presto col sole. I passi lenti, lentissimi, s’adeguano ad un’atmosfera sospesa, distaccata dal tempo. Subito mi conquistano i rami dei larici, cadenti, stringon cristalli tra gli aghi, come fossero delle gemme. Delle Cariofillate paiono invece i portaspilli delle vecchie sarte che sostituiscono le capocchie colorate con sfere di ghiaccio. I lunghi steli d’erba diventano collane di perle, piegandosi al nuovo fardello. I fiori ormai secchi, quelli più pelosi, sono addobbati da una tale quantità di goccioline da sembrar gelati. Cammino lieve tra preziosi scintillii, immerso in un silenzio ovattato. Il troi è scivoloso e con alte erbe. Le ghette diventano obbligatorie. I segnali son fantasmi timidi. Latitanti per non dire ormai svaniti. Quando la traccia è univoca ciò non impensierisce, ma ove s’interseca con quelle d’ungulati e quadrupedi monticanti, serve attenzione, oggi. Sui prati della casera infatti, si va a stima. La visibilità non supera i venti metri, quel che basta per veder saettare all’unisono quattro giovani forcelli. Involontariamente, oggi ne spaventerò una decina! Scelgo di percorrere l’itinerario al contrario per dar tempo al sole di far svanire la bruma delle Highlands. La carrareccia è un mare di fango in cui gli scarponi sprofondano senza pietà. Nel mentre, i suoni dei campanacci si materializzano ed enormi manze mi squadrano sospette. I vitelli son cresciuti ma l’istinto materno no. Con sorpresa una di esse parte verso di me, tutt’altro che benevola e per nulla intimidita, con gli occhi pervasi da scintille di libertà. I laghi di Festons son l’unico accenno di colore: strisce che van dall’ocra a qualsiasi sfumatura di verde, sfondano il grigio, mentre palmipedi non identificati taglian l’aere in diagonale indispettiti dalla mia presenza. Proseguo per la cresta senza alcun riferimento, rimanendo basito davanti a tre Pulsatille ancora fiorite! Mi tengo sul limitar meridionale. Dall’altro lato infatti il cammino tracima in splendide balconate rocciose. Per una volta ci si muove non sotto né sopra le nubi, ma al loro interno, in un loop mantrico senz’alcuna direzionalità. Il limitar della vista acuisce altro sentire. Un’occasione per interiorizzare come l’importane sia andare, respirare, abbracciare quel ignoto che ci trapassa in ogni sua forma e che, in ogni condizione meteo, è capace di travolgerci sfiorando ogni sfaccettatura dell’emotività. Si tratta d’un itinerario sicuramente consigliato ma in periodi secchi o innevati. Le strade per raggiungere sella Rioda risultano in ottime condizioni e percorribili su entrambi i versanti.(18.09.2014)
  • 26/04/2013 Conosco discretamente la zona, consiglio vivamente di proseguire, passando sotto il morgenlaite, fino alla vetta del monte Pieltinis. C'è un panorama splendido.
  • 06/10/2012 itinerario percorso oggi, ma con la variante che sono salito in cima al monte rioda e poi ho percorso tutte le creste, attraversando l'oberkofel, arrivando poi alla sella. L'ho trovata molto remunerativa perchè si resta sempre con il panorama rivolto sia a nord che a sud. Certo è da fare nel periodo che l'erba è bassa. Buona vita a tutti
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