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Anello del Monte Falchia da Villa Santina
N. record trovati: 4
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01-02-2018 19:12
francesca francesca
Percorso l'anello del monte Falchia in senso antiorario come descritto, partendo però da Avaglio anzichè Villa Santina. La relazione di Sentierinatura è risultata utilissima per questo tipo di itinerario, trovato parzialmente innevato e segnalato, ci ha rassicurati sulla esatta direzione da seguire nei tratti in cui il sentiero era occultato dal manto bianco.
Sulla forestale, prima della deviazione per i ruderi Daur Falchia, un imponente albero schiantandosi al suolo, ha trascinato con sè altre tre piante: noi lo abbiamo superato risalendo il pendio a monte, facendo attenzione a non scivolare nella neve ormai sfatta.
Poco dopo un altro faggio strappato dalla furia degli elementi, ma in questo caso si riesce a passare sotto attraverso un varco.
Il tratto coi noccioli dopo i ruderi Daur Falchia, trovato un pò malagevole, a causa del discreto spessore della neve residua e del groviglio di rami inchiodati a terra. Lo abbiamo evitato bypassandolo a sinistra, entrando e riuscendo brevemente dalla pineta adiacente.
Proseguendo ancora avanti, ci si imbatte nei segnavia orizzontali sugli alberi, che non sono quelli ufficiali del CAI, ma va bene lo stesso, perchè seguendoli fedelmente si raggiunge la cima del Falchia, caratterizzata da una croce in ferro, che è in realtà una vetusta croce commemorativa.
Il tratturo dopo l'insellatura non era visibile causa copertura nevosa, quindi siamo scesi per il pendio verso settentrione alla radura sottostante e vicina alla pista nel bosco.
Per evitare un tratto di asfalto, dopo il monte Cerantonis, suggerisco di imboccare l'evidente e comodo sentiero nella faggeta, transitante poco sotto rispetto lo st.lo Crignes: giunti ad un'ancona (sx), si scende con alcune svolte verso meridione fino a sbucare sulla rotabile che si attraversa in corrispondenza di una croce, dalla quale si scende ad una clapadoria che conduce ai prati di Avaglio, dopo aver intersecato ancora una volta la rotabile. 28/01/18
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03-03-2017 17:51
askatasuna askatasuna
Come l’anello del Cretis, l’incipit non è quello che t’aspetti dal fondovalle, a due passi da Villa Santina. Le eriche in fiore esaltano i colori e richiamano a se ogni raggio del sole. Tanta pietra per un troi che da subito regale ampie boccate di panorama verso le cime imbiancate a sud-ovest. Le saluto una ad una, allungando lo sguardo fino al Cimon d’Agar. Le nuvole si danno ad una gioia bizzarra, ben più lisergica quella che abbonda allo stali di Crystal. Il vocabolo kitsch qui assume un valore totalmente diverso, esondando dal dizionario ed assurgendo all’ennesima potenza. Passino le indicazioni per Mosca, Parigi o Nimis (fra l’altro tutte nella stessa direzione) ma sono i dettagli a spaventarti. Dalle belle creazioni artistiche come le libellule, ai cestini lilla sui prati, le bottiglie di vetro colorate a testa in giù, rami da cui penzolano grappoli di bottiglie di plastica, con altrettanti fiori di plastica ad ornare dei vasi, diversi avvisi di videosorveglianza, calimeri attaccati alle bocchette della canna fumaria, ringraziamenti per i furti subiti, fino al cartello del Parco delle Prealpi Giulie portato da chissà dove, un elenco che potrebbe continuare per righe e righe. Ad Avaglio incontriamo tre donne del posto, una offre alle altre delle caramelle (gentilezza o premonizione?), poi, presa la mulattiera, compare la prima cartina. La classica verde-eucaliptolo. Che fai la lasci a terra? Ma due passi due ed un’altra esce dalla neve e poi un’altra ed un’altra ancora. Durante la giornata fungeranno da segnavia. Ne incontreremo, senza esagerare, oltre la cinquantina. Più che domandarti se non abbian messo in scena una trasposizione saccarotica di Pollicino, ti chiedi quando apparirà il compulsivo divoratore, disteso a terra in uno stato comatoso indotto dal quintale di edulcoranti deglutiti. Tra l’altro con una costanza che va talmente oltre il concepibile da entrare nel leggendario. Già immagino la statua al centro del paese, la foto col diploma del Guinness dei primati e l’orgoglio a stento trattenuto con la bocca che rumina, coperta dal vociare degli applausi generali. Avaglio, capitale dell’eucalipto, altro che lavanda di Venzone! E giù di sagre, installazioni artistiche, bambole fatte con involucri riciclati e chi più ne ha... Dopo l’enigmatico gambero simbolo di Damâr ecco i peluche del famoso Koala di Avaglio! Giunti ai resti dei Daûr Falchia non individuiamo il corridoio nocciolesco. Tutto è bianco e intonso. Saliamo in libertà verso la cresta, sprofondando nella neve madida. Poi il candore dell’oasi di Tarlessa con un cielo che mima il suo manto, grazie alle nuvole che non trattengono la luce. Deviazione obbligata sul Cerantonis ad osservare i vascelli vaporosi, incagliati proprio sopra l’iceberg del Verzegnis. Riprenderanno la loro navigazione solo quando raggiungeremo Avaglio, allungando la strada per una mulattiera cantilenante, o meglio, verdeggiante grazie al ruminar scortese. Era ovvio che le antiche horror-stories (in questo caso di Perrault), spacciate come fiabe per bambini, avessero dilapidato di traumi le fanciullezze tutte, ma i segnavia di Pollicino, quantomeno risultavano compostabili... (07.02.2017)
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12-06-2016 19:45
giuseppe.venica giuseppe.venica
Visto il meteo incerto (soleggiato al mattino, ma un po’ di pioggia è poi caduta verso le 13:30) ho scelto questa facile escursione. Non proprio esaltante (troppo piste sterrate e rotabili asfaltate), ma neppure banale, con un dislivello superiore agli 800 metri ed uno sviluppo chilometrico non indifferente. Per la partenza, superare il bivio sulla sx per Raveo e proseguire dritti per un centinaio di metri; sulla dx un cartello indica Loc. Sot Clap. Ad Avaglio; superata l’ancona affiancata da un grande roseto a forma di cuore, s’intraprende una strada sterrata che va seguita lungamente tralasciando tutte le deviazioni, fino all’incrocio in prossimità della bella radura degli stavoli Paluchianis. Presa a sx l’indicazione per Tarlessa e Val, si abbandona presto la pista per risalire a sx una mulattiera (indicazione Tarlessa presso una sbarra). Risalita lungamente una faggeta su terreno reso scivoloso dalle abbondanti piogge, si sbuca su una pista inerbita che va seguita a dx fino ad una curva, dove la pista inizia a scendere la si abbandona per prendere una traccia che risale sulla sx; questa risulta a tratti compromessa dalla percorrenza di moto fuoristrada. Superata la modesta radura degli stavoli Daur Falchia, si prosegue fino ad incontrare un grande abete sul quale sono tracciati due contrassegni CAI; da qui si risale a sx seguendo i SV CAI senza alcuna evidente traccia (il posto pare poco frequentato). Ridiscesi dalla cima alla selletta si prosegue a sx per alcune centinaia di metri fino a sbucare su una bella pista che si prende a scendere a dx. Ad un bivio (privo di segnalazioni) si prosegue mantenendo la sx, fino alla radura di Tarlessa. Si prosegue a sx lungo la strada bianca fino a sbucare sulla stretta rotabile asfaltata che si prende in discesa a sx. Dopo la breve deviazione alla spalla del M.te Cerantonis (merita), si prosegue la discesa per la rotabile asfaltata che va abbandonata ad un incrocio (privo di segnalazioni), per scendere a sx, sempre per rotabile asfaltata, fino ad incontrare una tabella che ci guida ad Avaglio lungo una vecchia (e trascurata) mulattiera, sbucando esattamente davanti l’ancona con roseto. Da Avaglio si segue lo stesso percorso della salita. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
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07-06-2016 17:56
loredana.bergagna loredana.bergagna
Percorso perfetto per le mezze stagioni o con meteo incerto e la perfetta relazione non lascia spazio a dubbi di percorrenza. In realtà oggi faceva caldo, e caldo umido anche nel bosco per cui sgranocchiato con calma questi 14 km di vecchi sentieri di collegamento; dimenticati ben presto i rumori della strada mi sono lasciata trasportare dai piedi mentre gli occhi curiosavano cercando qualcosa di particolare, i vecchi e nuovi cartelli in legno indicanti le varie mete, la sorpresa dell'erba appena sfalciata così che è impossibile sbagliare la direzione, il curioso Stali di Crystal con le utilissime indicazioni chilometriche, e poi le fioriture, le fragoline.... Ad Avaglio passo accanto alla Cjase dal Cuc; poi, dove l'ancona, salendo, non è così tanto visibile, una signora bagna le rose, mi osserva e si dice contenta che finalmente c'è il sole..e anch'io...Salita tranquilla fino a poco prima di Paluchianis, all'altezza della vecchia presa dell'acquedotto a sinistra un paio di cinghialetti attraversano in perfetto silenzio da destra a sinistra e salgono nel bosco,neanche un grugnito né un rumore di stecchi, guardo giù e c'è una famigliola, silenziosissima, che grufola, salgo rapidamente qualche decina di metri in attesa di vederla passare; niente, dopo qualche minuto mi rassegno al mancato incontro; nel corridoio di noccioli che conduce all'insellatura del monte Falchia un elegante capriolo salta via, e poi null'altro. Segnavia ben visibili conducono alla cima del monte Falchia, conviene seguirli a vista per evitare di divagare nella boscaglia e occorre cercare a terra la piccola croce in ferro, per poco la mancavo; per la discesa ho seguito le freschissime frecce rosse con la scritta VETTA e così ho bypassato la selletta ritrovandomi un poco più a valle sulla pista di Tarlessa, lì tripudio di botton d'oro, prati curatissimi, canto di grilli e lungo la stretta via asfaltata salita al Cerantonis, tutto sfalciato anche lì, panca all'ombra, croce e panorama. In breve nuovamente ad Avaglio dove in piazza fervono i preparativi di un week end in festa.
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