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Anello del monte Cuarnan da Pers
N. record trovati: 8
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18-11-2018 19:21
giuseppe.venica giuseppe.venica
Anello effettuato il 18/11/2018, come da puntuale relazione di SN. Percorso adatto per escursionisti allenati data la lunghezza ed il dislivello, richiede circa sei ore di cammino praticamente ininterrotto. Tutto il percorso è in discrete condizioni e non pare aver subito danni dalle abbondanti piogge di inizio novembre. Dopo i suggestivi paesaggi “lunari” che si incontrano fino a Sella Foredor, la salita finale al M.te Cuarnan avviene su terreno già ghiacciato. Dalla chiesetta del Redentore la discesa lungo l’esile cresta, con terreno asciutto, avviene senza problemi. Giunti alla quota 1062, dove il SV CAI fa una brusca svolta a dx, va abbandonato per prendere la traccia (inizialmente poco evidente) che si stacca sulla sx. Più avanti il sentiero risulta più marcato e l’erba falciata (dai cacciatori) ne facilita il proseguo. Percorrendo lungamente in cresta, ad un paio di biforcazioni mantenere la dx, fino ad incontrare il sentiero che si stacca sulla dx (circa 1,5 ore dalla cima del Cuarnan); scendendo decisamente nella boscaglia in pochi minuti si raggiunge l’isolato campanile di Frattins. Proseguendo a sx sulla rotabile asfaltata, si giunge in breve al cimitero. Il percorso riprende sulla sx; raggiunta una strada forestale si piega a sx e subito dopo nuovamente a sx, entrando definitivamente nel freddo vallone del Torrente Vedronza. Superato il torrente sul Ponte Romano, non rimane che una risalita di 170 metri per ritrovarsi esattamente al punto di partenza. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
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27-04-2018 09:02
krampus krampus
Percorso durante la festività infrasettimanale del 25 aprile in una giornata non proprio ideale per il meteo incerto. Un po' esposta la cresta sudest del M. Cuarnan a causa del vento, con la presenza delle simpatiche Ixodidae a guastarne la percorrenza. Lo stesso problema si ripresentava maggiormente lungo la dorsale del M. Duon, dove il sentiero si nasconde nell'erba frammisto ad altre tracce, diventando a tratti ingannevole. Probabilmente le alte temperature di questo mese di aprile hanno favorito lo svilupparsi degli acari e nonostante le accortezze ne abbiamo portato qualcuno fino all'auto. Da riperecorrere comunque la prossima primavera all'inizio del mese consigliato o nell'autunno inoltrato prima dell'arrivo della neve.
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23-04-2018 11:03
FedeMart FedeMart
Fatto ieri, 22/04/2018, bellissimo sentiero e molto vario. Porre molta attenzione al bivio verso il monte Duon sulla strada del ritorno. Dal bivio e per 2 km circa non c'è nessun bollo o segno ma solo si scorge il sentiero. In alcuni punti sembra abbandonato. Per noi è stato indispensabile il gps con la traccia da seguire. Bella e faticosa l'ultima parte in salita dal torrente al punto di arrivo
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02-05-2017 13:48
samyemanu samyemanu
fatto Domenica 30/04
bellissimo anello molto vario e gratificante sempre in compagnia della musica rilassante che ci regalano i vari corsi d'acqua... abbiamo avuto anche la fortuna di vedere a pochi metri un capriolo.
il sentiero nel suo insieme non presenta difficoltà.
Alla prossima adios!
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24-04-2017 11:55
sandra.sentierinatura sandra.sentierinatura
22/04/2017-Ripercorso l'anello del Cuarnan da Pers. E' interessante la varietà di ambienti che si attraversano; in questo periodo poi le fioriture! anche queste cambiano col salire di quota fino ad alcuni crochi alla sella Foredor; narcisi, asfodeli ancora in bocciolo sul Duon, e l'immersione nei fiori di aglio lungo la risalita finale a Pers. In cima biciclette, moto, escursionisti; mentre parapendii e deltaplani spiccano il volo dal ripiano poco sotto. Lungo tutto l'itinerario invece la solitudine.
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07-03-2017 18:24
askatasuna askatasuna
Non immaginavo di entrare in un mondo di briciole, col tratto del passamano che rimanda alla val Dogna. Le ripidissime pale erbose dopo quei tuffi verticali, alla loro base, si sgretolano. E tu ci passi proprio sopra a quelle ferite, come fossero le dita d’un montanaro, spaccate dal freddo e dalle stagioni della fatica. Poi quel corridoio meno spoglio. Sorrido al sole ed ai ricordi altrui. Molti anni fa, da bimbo, mio padre solea salir al rocul dal Armellini, accomodato sul versante di levante di sella Foredôr. Faccio fatica ad immaginare come qui fosse tutto un giardino, rasato a filo, con quella piccola oasi curata nei dettagli per ingannare ed imprigionare, unica eletta ad ospitare della vegetazione che superasse la manciata di centimetri. Al roccolo si restava almeno una settimana. Per far comprendere la magnitudo della razzia basta pensare a come sette donne passavano giornate intere a spennare quelle minuscole carezze alate. Migliaia di cinguettii spezzati per riempire le macellerie di quelle inezie inermi. Il pari ancora si colpevolizza per quel praticantato da uccellatore che non portò a null’altro che a qualche fuga nella natura. Ma non v’era crudeltà in quella pratica, non meno di quella che affolla i frighi pieni ed asettici dei supermercati dove una vita si trasforma in oggetto. La differenza è che a muovere quelle anime fu la fame e la miseria, non l’ingordigia o la faciloneria d’una mano che riempie un carrello. Alla sella compare la neve. Il troi, ben battuto, è scivoloso e mi porta a tagliare per un bosco timido e disordinato. Poi, di colpo, come in nessun altro versante, tutto si manifesta. Di botto! L’infinito della piana che scema in trasparenze, si sposa con quello popolato da centinaia e centinaia di picche imbiancate. Sono solo. Mi fa strano. Ma mi godo quella solitudine, scendendo a curiosare lo stato del bivacco per poi ritornare alle navate che s’involano verso levante e che incitano l’anima a tendere con esse, come fosse possibile, seguendone le silhouette, slanciare lo sguardo come proiettile d’una fionda. Mi distendo, chiudo gli occhi e lasciando dilatare nella memoria gli orizzonti appena inspirati, facendogli posto in un’affollata galleria di scatti mentali. Poi quel suono. Acuto e poi basso. Continuo. Segnala ogni virata e cambio di rotta ascensionale del parapendio. Prima senti il vento, poi quel suono da videogioco anni ottanta. Poi ancora quel vento che arriva bisbigliando, ma senza alcun rumore alieno che non sia il suo sospiro. Apro gli occhi ed ecco l’elegante parata di una decina di avvoltoi. Scendo con loro, mirando al campanile lontano. Fino a quel bosco che m’accoglie con un contrasto splendido. Lo scippo della luce, nonostante le fronde spoglie, viene esaltato dalle guardiane della foresta, le sciamane vegetali dei bagliori invernali: le betulle! Sacerdotesse del dio Ra! Poi tutto si fa quiete. Al piccolo cimitero una signora è intenta a curar le tombe. Mi avvicino per chieder informazioni sulla presenza d’una fonte ed ovviamente, pas monts, mi esce una domanda in marilenghe. Lei mi risponde a tono. Ma lo senti che non è il suo. Come se uno sloveno mi parlasse in italiano. La prima frase è meticcia, del tipo “tu cjatis une fontane ta la plaçute dal paîs, vizino i scovazzoni”. Alla seconda domanda il grammelot s’infittisce saltellando continuamente dal furlan al talian, fino al triestino penzo: zo dei, proprio quel de borgata! Dentro di me mi ribalto sorridendo come farebbe un cinghiale nella sua pozzanghera, ma allo stesso tempo rimango affascinato da questo interloquire che pare quello descritto nel Nome della Rosa, tra Guglielmo di Baskerville e Salvatore, il frate con un passato da eretico dolciniano che miscela, come fossero ingredienti di una pietanza: latino, spagnolo, francese e volgare. Allora mi godo ogni frase, le chiedo dei ruderi della chiesa e ci tiene ad accompagnarmi. Due passi e si appende alla mia spalla distrutta. Non oso confidarle che in caso di scivolata le resterebbe in mano e continuo ad ascoltare ogni metamorfosi linguistica che da un ordinato passaggio a scomparti, passa ad una schizofrenica mistione teatrale, di vocabolo in vocabolo, degna di Dario Fo. Poi cedo alla curiosità e scopro come da Flaipano fu costretta ad una migrazione nell’angolo più orientale della nostra regione. Per poi ritornare a casa senza alcuna nostalgia delle “rive”. In seguito raggiungo la fonte del paese ancora chiusa. Un segno del destino. Come il mio babbo, mi abbevererò dalle acque del Vedronza, ancora cristalline nonostante la bassa quota. Un sintomo della loro fretta nel ricongiungersi con la schiera di sorelle che si tuffano nel Torre. Poi ecco l’antipatico arrivo segnalato da Loredana. Meno di duecento metri, ma tirano bene, anche se mitigati dalle punteggiature dei bucaneve e da schegge di memoria che s’affacciano dall’oblio sotto forma di muretti a secco e lastricature agonizzanti. Alla fatica rispondo con l'eco dei racconti del pari quindicenne che per una sciata di pochi secondi si trascinava degli sci, o mior dai stafarots, di due metri, tedeschi, in legno massiccio, per provare le emozioni dei più grandi nel monte dietro casa. In auto messer Destino torna a far la voce grossa. Appena ripartito sintonizzato su Radio Tre, odo la voce rauca di Moni Ovadia intento ad interpretare il capolavoro di Umberto Eco. Il tempo di due curve e si trova a dar vita proprio a Salvatore, intento a spiegare una ricetta allo scudiero di Gugliemo. Ma la portata principale credo d’esser proprio io, mangiato in un sol boccone dalla dissennata magia delle coincidenze. Penitenziagite! (16.02.2017)
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24-07-2016 22:52
iljohn iljohn
Fatto sabato 23. Bel giro, soprattutto la salita da Pers. Il rientro un po' laborioso, visto che la vegetazione in questo periodo sovrasta completamente la traccia. Basta tenersi sul crinale e non ci si sbaglia.
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21-05-2016 22:31
loredana.bergagna loredana.bergagna
Il sole imbroglione maschera la temperatura invernale a Pers, ma comunque 5° sono e tali restano. Il sentiero s'avvia ampio, erba appena tagliata e segnavia ancora gocciolanti, piccoli tivedo qua e là, 'na pacchia percorrere trois subito dopo una gara. La zona erosa mi pare più rosicchiata di sempre, sparito il cavo incontrato altre volte, ma non ci sono difficoltà; nel bosco mi camminano addosso piccoli bruchi verdi, un concentrato di clorofilla, formiche ed altri multizampe, è tutto un pulirsi e poi mi assale la sindrome del prurito, tutto si placa a sella Foredor, due voci salgono verso il Chiampon. Piccola sosta presso il masso, lì una scatoletta di tonno è in bella mostra, attende che qualcuno la apra. I prati sopra malga Cuarnan sono punteggiati del blu delle genziane di Clusius, bello comodo il sentiero che sale e in breve si raccorda con il 715 ed è la cima. La chiesetta è aperta, un'anziana coppia di volontari di Montenars ne cura la pulizia e si carica nello zaino le immondizie “dimenticate” lì intorno: Quattro piacevoli chiacchiere al sole, quest'anno la festa di settembre verrà anticipata al giorno 11, gran grigliata lì sullo spiazzo, ci pensa l'elicottero al trasporto di quanto serve. Calma discesa lungo il versante opposto, gli occhi sfiorano l'Alta Via Cai di Gemona e poi a sinistra verso Frattins, fra il Cuarnanat e il monte Duon il sentiero a tratti si nasconde nell'erba ed altre tracce, diventa ingannevole, gli asfodeli e i narcisi invitano allo smarrimento, ma ecco già il solitario campanile di Frattins e poi il minuscolo cimitero e la discesa lungo il troi dai Rocui, direzione rocul dal Ros. Rizzo le orecchie ad un insistente abbaiare alla mia destra,discretamente vicino, rispondo abbaiando, faccio la voce grossa, silenzio...fortunatamente alla pista forestale ci si tiene a sinistra cala il silenzio....ma fino nei pressi del ponte romano, lì il rio Vedronza si fa ben sentire. Il secondo ponte (crollato) si bypassa su due tronchettini di legno, scomodosamente distante un cavo è messo lì per aiutare e poi si sale; che antipatico un arrivo in salita, gradini rinforzati, muretti a secco, terrazzamenti, testimonianze di vita di Pers, località ora disabitata. Un bell'anello, interessante e vario
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