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Anello del Monte Navagiust da Pierabech
N. record trovati: 9
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26-10-2018 11:10
francesca francesca
Provato ad effettuare l'anello del Navagiust come proposto, ma in senso inverso, saliti cioè da Sella Sissanis lungo la dorsale orientale e scesi per il versante meridionale, fino a ridosso della fascia di rocce levigate, menzionata nella relazione. Oltre questa la prosecuzione diventava complicata, per l'assenza di tracce e riferimenti. Abbiamo quindi ripiegato per un evidente sentierino che taglia trasversalmente il pendio erboso, alla distanza di 50 metri e sottostante un visibile ometto, l'unico trovato. Seguita la traccia verso levante, siamo riusciti a raggiungere casera Bordaglia di Sopra senza problemi, fatto salva l'attenzione a non perderla nei punti in cui qualche ramo ostruisce la visibilità, compreso l'ultimo tratto fuori dal bosco un pò eroso da fenomeni valanghivi. Il suddetto sentiero corrisponde grosso modo a quello segnalato con tratteggio nero sulla Tabacco. 24/10/18
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15-07-2017 22:44
loredana.bergagna loredana.bergagna
Era nella lista del “lo farò”, montagna sempre guardata da sotto con rispetto per il suo aspetto che pare poco praticabile, e oggi ci siamo tolti il pensiero. Giornata per la verità freddina considerata la stagione, vento dispettoso e freddo pure lui, nubi poco amichevoli in arrivo dal Giogo Veranis e poi gocce di pioggia più o meno abbondanti, un togli/metti l'antipioggia, anzi un metti e poi togli al primo timido raggio di sole. Trafficato un po' perché volevamo salire lungo la traccia nera che si stacca a destra del sentiero 142 ma l'erba nascondereccia ci ha convinti a risalire a Sella Sissanis e da lì seguire il comodo sentiero ben bollinato nei punti essenziali; qualche dubbio anche dove i bolli terminano, ma in realtà sono sostituiti da evidenti ometti. Dapprima facciamo una capatina alla cima Ovest e poi a quella Est sulla quale sono collocate due croci, di cui una, modestissima, pochi metri sotto la cima, nonostante un po' di grigiore il panorama è davvero ampio. Discesa prudente su erba bagnata, anziché ritornare a Sella Sissanis siamo scesi a vista puntanto al sentierino sottostante a tratti visibile per poi scomparire prima di confluire con il segnavia 142. Rientro al Piano di Guerra sotto il sole mentre a casera Bordaglia di Sotto una comitiva di ragazzini gioca gridando e rincorrendosi; per ultima visitata la forra del rio Bordaglia; sempre antipatico l'arrivo in salita
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27-06-2017 16:13
roberto.fabbro roberto.fabbro
26/06/2017 Un anello già fatto anni fa,ora completato con l'aggiunta della salita al Mt. Navagiust. Con una partenza mattutina da Pierabech sent. 141 passando per le Casere Bordaglia alla Sella Sissanis,confortato dalla limpida giornata, che ha reso indimenticabile l'escursione, Percorso semplice, e ben segnalato, a parte il tratto finale, dove in prossimità delle due cime....i bolli rossi scompaiono, lasciando all'intuizione (sebbene aiutati da qualche ometto) gli ultimi metri per la cima. Cima minuscola,con simbolica croce di ferro battuto posizionata sopra la "cementata" garitta. Una meraviglia la visuale dalla cima, con il laghetto di Bordaglia e le infinite fioriture, a contorno di tanta bellezza. Rientro a Pierabech da Sella Sissanis tramite il sent 403/412 , incrociando in salita diversi esc.stranieri....Bellissimo....da rifare Mandiii
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09-11-2016 15:56
laura.molinari laura.molinari
Percorso il 30/10/2016 l’anello Pierabech-Lago di Bordaglia-Navagiust-Sissanis-Pierabech, in una splendida giornata autunnale, con il larici dorati a dare spettacolo sia sul lago (veramente imperdibile in questa stagione!), che nel vallone di Sissanis. Considerate le difficoltà di orientamento, abbiamo optato per la salita al Navagiust in traversata da Sella Sissanis, anziché l’ascesa diretta da Bordaglia di Sotto. Il percorso che abbiamo fatto noi è invece sempre ben marcato da segnavia CAI, ad eccezione del tratto tra Sella Sissanis e la cima. La traccia – segnalata di tanto in tanto da qualche bollo rosso - parte esattamente dalla sella ed inizialmente segue la cresta per poi portarsi, dopo aver oltrepassato un primo cimotto, sul versante che sovrasta Bordaglia di Sotto. In seguito la traccia si fa meno marcata e i bolli rossi scompaiono. Superato un breve tratto dove il prato è eroso da uno smottamento tenendosi al margine superiore dello stesso, si raggiunge una vecchia mulattiera che porta in breve a ruderi di guerra, segnalati anche da un cartello. Oltre i ruderi la traccia si perde definitivamente e bisogna risalire direttamente il ripido prato, mirando alla forcelletta tra le due cime del Navagiust, per poi dirigersi verso quella di destra, alla quale si giunge velocemente destreggiandosi tra qualche roccetta. L’esigua cima è quasi interamente occupata da una sorta di garitta in cemento, sovrastata da una piccola croce in ferro lavorato spezzata. Il panorama è veramente molto ampio ed offre una visuale insolita. Impagabile la discesa per il vallone di Sissanis, con i larici incendiati dalla luce del tramonto. Tempo di percorrenza dell’intero anello: 5 ore, di cui 2.45 per la salita alla cima dal versante di Bordaglia, 2.15 per la discesa per Sissanis. Mandi a tutti!
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09-08-2016 13:16
cheidoi cheidoi
Escursione del 07-08-2016. Salita effettuata da Pierabech e seguendo il percorso per casera Bordaglia di sotto e di sopra, Quota Pascoli, Sella Sissanis, raggiunto la vetta del Navagiust. Impagabile panorama di vetta in un ambiente suggestivo come pochi che regala emozioni uniche, supportato dalla splendida giornata. Per la discesa, dopo essere ritornati alla Sella, proseguito per casera Sissanis di sopra e di sotto, fino alla stretta di Fleons e chiudere l’anello.
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20-07-2015 10:33
m.trigatti m.trigatti
Escursione del 19.07.2015
Spinti dal desiderio di ripercorrere i monti che hanno segnato la storia della Grande Guerra in Friuli, ci siamo incamminati lungo il sentiero indicato dalla Guida SentieriNatura per il monte Navagiust. Sino alla malga Bordaglia di Sotto, con il bivio verso la mulattiera, nessun problema, salvo alcuni alberi caduti sulla strada. Alla fine della prima mulattiera post-bivio Bordaglia, il tracciato gps indicato nella guida ci ha più volte tratto in inganno, a causa anche di numerosi tratti di bosco franati o colpiti da valanghe. Chiunque volesse cimentarsi in questa salita (ma lo dice anche la guida) sappia che il tratto da Bordaglia ai prati sotto la cima del Navagiust risulta davvero impervio per la quasi totale assenza di sentieri visibili con chiarezza. Molto belli i camosci che abitano quelle zone: sembravano fluttuare come piume tra le frane e i boschi senza far rumore alcuno. Arrivati alla base della cima del Navagiust vi è la mulattiera visibile ed inerbita che porta fino al caseggiato militare. Da lì la cima è a pochi metri: fate attenzione all'ultimo dislivello di una decina di metri che deve essere condotto aiutandosi con le mani. Dalla cima il panorama è mozzafiato: la centralità del monte rispetto alle valli circostanti concede una visuale unica. Rientro effettuato in direzione Quota Pascoli: l'erba alta ha decisamente influenzato la visibilità del sentiero, e anche qui la traccia gps qualche volta ci ha tratti in inganno. Proseguendo non senza difficoltà attraverso i prati siamo arrivati a Quota Pascoli e da qui la discesa lunga sino a Pierabech passando di nuovo per Bordaglia.
Itinerario a mio avviso non consigliato per gli amanti dei sentieri chiari e certi da percorrere senza mappa. Portate con voi un cellulare con batteria carica e gps.
La salita è stata durissima, ma il panorama che si osserva dalla cima è qualcosa di impagabile!
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12-07-2015 19:27
oliver72 oliver72
Escursione di oggi percorrendo il sentiero CAI 140 fino alla stretta di Fleons, da dove abbiamo proseguito sul 142 fino alla Sella Sissanis. Continuando poi sulla traccia di cresta non sempre molto visibile, abbiamo raggiunto la piccola vetta del Navagiust per ammirare il panorama a 360°. Per completare l'anello siamo tornati alla Sella Sissanis, scendendo poi verso Casera Bordaglia di sopra e di sotto sul 142, per poi seguire il 141 fino al punto di partenza. Sentieri CAI a posto, per quanto riguarda la traccia di cresta bisogna fare un po’ di attenzione in più perché l'erba alta a volte la nasconde completamente; arrivati sotto la parete del Navagiust, bisogna scendere costeggiando la montagna e risalire qualche metro dopo aver superato il cartello illustrativo, raggiungendo in breve la cima.
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25-08-2014 20:55
askatasuna askatasuna
Finalmente incontro Marco, di Raibl, di Udine. Il troi è subito un colpo basso. Nonostante la carrareccia, tenta in ogni modo di isolarmi sensorialmente. Il bosco pare animato, mentre il vociar allegro del rio Bordaglia cattura udito e vista. Scende festante per le abbondanti piogge, sottolineando con spumosi zampilli ogni piccolo salto, ogni liscia piega che ha donato alle rocce che lo cullano. Ad un certo punto una fessura tra due macigni muschiati mi chiama. Ne tasto l’esiguo spazio prima di approfittare di una sosta per cadere stregato di fronte a dei licheni smeraldo. Addobbano i pini come fiori di carta, addolciti da una selva di peluria a cui avvicino prima le mani e poi il viso. Sciogliendomi di nascosto. Alla casera inferiore, il Vas si mostra ancora, orgoglioso, nonostante le magnificenze rocciose che lo circondano. La risalita verso il villaggio di guerra è fonte di sussulti. Tre sibilanti signore rischian di finire sotto le mie zampe. Grigia la prima livrea, scure le altre due. La seconda mi colpisce per le sfumature violacee. Una gradazione incredibile, sorpresa sgargiante quanto inattesa. Ma c’è spazio anche per gemme minuscole. Non avevo mai visto delle Borracine verde scure in fiore. Sfere che vanno dal verde al rosso come piccole mongolfiere a sostenere una meravigliosa stella a cinque punte. Poi la cima, con quella croce spezzata, scolpita come un fiore da mani sapienti. L’ultimo dono, quelle pieghe disegnate a matita che Marco mi rivela come vulcanici artefatti. Remota meraviglia ove il fabbro del tutto si divertiva a fondere le pietre prima ancora che il ferro. Dipingendo le sue creazioni con tutti i colori a sua disposizione. Restiamo estasiasti, seguendone curve e cromatismi. Ogni spaccato minerale di quella parete meriterebbe d’esser impresso su tela. Armoniosamente, smeraldi, legno e roccia si sposano, imprevedibili. Da sella Sissanis tutto si fa acqua. A ven iù a bestie, mentre dal manto erboso emergono sassose stranezze arancioni. La provenienza è ignota, sembrano resti d’esplorazioni di gigantesche talpe venute a curiosare dal sottosuolo, lasciando le tracce alla mercè dei sensi. Alla casera ci attende un gregge di pecore a cui s’aggiunge una sparuta avanguardia caprina. L’ovino terrore non sembra scuoterle e fatichiamo a muoverci tra quelle lanose presenze. Deformate. Con il posteriore dilatato e lanoso a dismisura. Cedo, affondando le dita in quelle paffosità impregnate di pioggia. Soffice dispetto che mi fa sorridere ancora adesso. Le ultime emozioni me le riserva lo stretto di Fleons, con una potenza che ci trascina a valle, strafondi d’acqua e di sentimenti. (22.08.2014)
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23-08-2014 22:12
marco.raibl marco.raibl
Ieri,Askatasuna ed io,ci siamo dedicati a questo itinerario assai interessante.Un primo commento per questa cima che,essendo situata nel comprensorio di Bordaglia,paga dazio alle classiche salite agli omonimi lago e casere.Abbiamo seguito la relazione di SN fino al tornante con la fonte.Da qui,fino alla quota 1914,l'abbiamo interpretata fiutando e valutando le numerose tracce di ungulati che marcavano il terreno.Forse siamo saliti troppo presto,ma,a forza di garretti,siamo giunti al margine sinistro della grande radura,risalendo un piccolo ghiaione disseminato di ogive,badili ed altri resti del primo conflitto mondiale.Qui,da sinistra,giunge una traccia evidente che sale dal bosco e prosegue in diagonale fino alla quota 1984.L'ambiente aperto permette di proseguire agevolmente.Le difficoltà sono alle spalle e da ora in poi è tutto godimento.I resti delle fortificazioni sono veramente notevoli.Il villaggio di guerra doveva essere una cittadella.Risalendo la china,improvvisamente,un'imprecazione.Il mio compagno arretra veloce mentre una tozza coda scivola sotto un cumulo di pietre.Sarà la prima di tre vipere che abbiamo incontrato nel breve tratto di circa duecento metri.Tutte ben nutrite,adulte e,probabilmente,vista la quota e il terreno,marassi.Ardite,vista la bassa temperatura e il vento.Raggiunta la cima,ci attende una specie di garitta,come quelle che si trovavano all'entrata delle caserme.Piastre di cemento ai piedi del manufatto,mostrano tracce di incisioni,probabilmente opera dei soldati che hannp presidiato questi luoghi,cento anni fa.La vetta è intima,invita alla sosta,ma il tempo volge al brutto.Intorno a noi le cime sono tutte coperte e da valle salgono nubi minacciose.Scesi lungo il trincerone,prima di arrivare a Sella Sissanis,non possiamo non notare le bellissime rocce vulcaniche multicolori,che mostrano i segni delle fusioni che le hanno create.Verde,rosso,nero si alternano in pieghe contorte che,in alcuni punti,imitano il legno,come fossero tronchi fossili inglobati nella pietra.Per il rientro siamo scesi lungo il Cai 142 verso le casere Sissanis,attraversando una consistente slavina di neve compattissima,praticamente ghiaccio,ricoperta di terra.Poco dopo un gregge di pecore e capre ci ha accolto pacificamente,mentre il diluvio si scatenava sulle nostre teste,accompagnandoci fino all'auto.Ci siamo un po' intrattenuti con questi pacifici animali,indifferenti all'acqua,per poi ripartire e goderci l'ultimo spettacolo,la stretta di Fleons,con una cascata potente e fragorosa.
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