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Stavoli Garmoran e Palas da Alesso
N. record trovati: 7
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12-01-2021 17:57
daniele.russo daniele.russo
Appena dopo l'ultima casa di Alesso, trovo sulla sinistra il sentiero, ma c'è una brutta sorpresa: questa mulattiera scavata nel terreno e circondata da muretti a secco sembra abbandonata, a giudicare degli alberi che ci sono cresciuti in mezzo, riempita con potature e sfalci, e soffocata dagli immancabili rovi. Cerco un percorso alternativo sulla mappa, ma non ne vedo; così mi faccio coraggio e salgo. Inutile dire che dei segnavia CAI non c'è traccia; eppure, dopo essere arrivati al traliccio con un po' di difficoltà, miracolosamente appare un sentiero che sebbene evidentemente abbandonato da tempo, conserva una traccia visibile e ben percorribile. I bolli rossi indicano la strada, ed è un piacere proseguire. Dopo lo stavolo Garmoran, attraversato il rio è opportuno seguire l'evidente sentiero di fronte al guado, invece che seguire la traccia gps che si inerpica su per il bosco per poi ridiscendere sullo stesso sentiero. Sopra quota 700 la neve copre il sentiero, ma si procede senza fatica; i ramponcini sono comodi ma non indispensabili. Bella la vista dagli stavoli Palas. La parte più complicata dell'escursione però sta per arrivare: la discesa allo stavolo Folcjar è ripidissima, e richiede buone gambe e dimestichezza col sottobosco scivoloso. Arrivati a un grande masso con una freccia rossa che indica la nostra direzione, è il segnale che ci dice di abbandonare il bel sentiero per andare verso Folcjar; purtroppo qui il sentiero sparisce e bisogna farsi strada nel bosco a tentoni, aiutandosi col gps. Arrivati allo stavolo, e attraversato il guado, bisogna fare attenzione a prendere il sentiero giusto, che porta sulla pista sterrata, e da lì al pezzo di sentiero (anche qui inizialmente invaso dai rovi ma poi percorribile) che riporta ad Alesso.
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14-02-2020 14:59
luciano.piccin luciano.piccin
Percorso effettuato ieri 13 febbraio così come proposto. Rifatto/posizionato qualche ometto per "confortare" chi percorre questi ambienti fuori dal tempo.
Il sentiero dopo gli stavoli Palas sembra proseguire e alcuni vecchi segni rossi invitano a procedere in direzione N/NE (sembra verso la quota 927 della carta Tabacco) per poi a divallare verso gli stavoli Grialez.
C'è chi ha notizie in proposito?
Grazie
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22-03-2016 18:13
nanz_gerd nanz_gerd
Today we went the excursion as described. The path has been freshly marked (thanks to whoever this did!). Except in the very beginning there were no difficulties ind finding the trail.
At the very beginning turn left at the end of the paved road. There you will find red marks leading to the first visible pylon of ENEL.
The way from Stavolo Garmoran to Stavoli Palis need some attention, however, looking backwards you will always see marks.
There is another difficult orientation when the path turns towards Stavolo Folchiar. There are some new red/orange marks. Crossing the (dry) river follow path.
Today we found hundreds of dog`s-tooth violets along the way before Stavolo Garmoran.
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08-01-2015 19:34
loredana.bergagna loredana.bergagna
Per non perderci ci siamo fatte accompagnare da Indy, docile GPS a quattro zampe, anche se ogni tanto voleva fare di testa sua, a ricordi di passate scorribande. Nessuna difficoltà fino a Garmoran ed al piccolo rudere della relazione, lì anziché salire abbiamo seguito il nostro amico Indy su una debolissima traccia a tratti viscida ed esposta che si è mantenuta intorno alla quota 600 per scendere poi incontrando finalmente il greto da attraversare per giungere a Folchiar, da lì tutto semplice.
Stavoli Palas mancati, bellissimo percorso di quelli che ti entrano dentro, che ti danno tranquillità nonostante la sensazione di essere fuori dal mondo, da rifare.
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07-01-2015 15:26
marco.raibl marco.raibl
Ieri.Ripiegato su questo giro perché la strada per Cuel di Forchia,da Avasinis,risultava sporca e gelata.Da un po' avevo nel mirino questo itinerario.La zona merita attenzione,essendo piena di sentieri,ormai poco frequentati,se non dimenticati.Ho trovato poche difficoltà.Ci vuole attitudine a questi percorsi,un po' di attenzione,ma è piuttosto semplice,secondo me.I punti delicati sono pochi.Al traliccio dell'ENEL,all'attacco,si piega a 90° a sinistra,notando degli evidenti bolli rossi sugli alberi.Dopo essere risaliti una ventina di metri di quota,si nota una fascia rocciosa.Alla sua base,a destra,parte un evidente traccia in diagonale,un vecchio troi ancora perfettamente percorribile.Da qui fino agli stavoli Palas i bolli rossi sono tantissimi.Bisogna solo tenere alta la testa e osservare.I due stavoli di Pradas(quota 503 e 507) li ho trovati facilmente.Il primo è composto da un rudere a cui è stato aggiunta una costruzione più recente,con una stufa malridotta.Offre riparo,ma nient'altro.Il noccioleto in cui è immerso,come spesso accade,trasmette pace.Per arrivarci bisogna spostarsi circa duecento metri a sinistra della traccia,puntando al monte Forchia,sopra di noi.Bella anche la radura dove giace il secondo rudere.Allo stavolo Garmoran una freccia a doppia punta indica di attraversare il rio.Da qui si risale sulla sinistra orografica fino ad uscire sulla destra,sul costone,dove un rudere fa da punto di riferimento.Non occorre attraversare il corso d'acqua,anche se una traccia può invitarci a spostarci a sinistra.In breve si giunge ai pini della relazione di SN.Proseguire,da qui agli stavoli Palas,è un percorso obbligato.Il traverso che li precede,ha una cinquantina di metri piuttosto esposti,con il sentiero stretto,quanto basta da richiedere un minimo di concentrazione in più.Nella discesa verso lo stavolo Folchiar,i segnavia si fanno via via sempre più radi e sbiaditi.Ho posizionato un paio di fettucce per indicare la direzione.In sostanza,bisogna scendere tenendo a mente dove è situato lo stavolo e puntare al fondo del noccioleto che copre le pendici.Per arrivare alla costruzione si va praticamente a naso,risalendo leggermente di quota.Zigzagando tra gli arbusti,si trova poi il punto in cui uscire dall'incertezza,raggiungendo il sentiero e,quindi,la strada sterrata.Dagli stavoli Pradas ho condiviso la sorte con Denis e Daniela,due esperti frequentatori della zona.Promemoria per la prossima visita:seghetto per ripulire la traccia.
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15-03-2014 19:49
giuseppe.venica giuseppe.venica
Effettuata il 09/03/2014. Escursione impegnativa a causa di un percorso poco evidente e con alcuni punti particolarmente ripidi ed esposti; adatta per EE alla ricerca di “avventure”. Già alla partenza, appena entrati nel solco dell’ angusto rio dietro la chiesa, non ci si deve far ingannare dalla prima freccia rossa a sx, ma insistere a risalire per alcune centinai a di metri. Dopo il traliccio la traccia è proprio “debole”. Giunti agli stavoli di quota 503 – 507 ne abbiamo trovato uno solo (probabilmente quello più alto), oltre il quale si deve risalire e traversare a sx su un ampio spazio prativo. Traversando il ripidissimo versante boscato sul vallone del rio Garmoran s’intravvede una cascata che forma una vasca naturale; intersecati due piccoli impluvi, il sentiero si affianca ad un greto, qui merita una piccola deviazione, scendendo a vista a dx, raggiungendo in breve la cascata intravvista in precedenza. La risalita dopo lo stavolo Garmoran (freccia rossa a dx su un masso) è particolarmente impervia e quasi completamente priva di riferimenti; anche il successivo primo tratto di traverso non è adatto per chi soffre di vertigini. In discesa verso lo stavolo Folchiar si ripresentano di nuovo dei tratti un po’ esposti; giunti a fondovalle la traccia si perde e, immersi tra i noccioli, viene a mancare il riferimento dello stavolo, per cui ritrovare la giusta direzione è un’impresa (insistere in discesa, fino ad incontrare un’evidente sentiero nei pressi di un piccolo greto, che va risalito brevemente a sx). Dallo stavolo Folchiar proseguire lungo il sentiero che risale alla sua dx, raggiungendo in breve una strada sterrata, molto inerbita nel primo tratto. Scendere lungamente a dx, per circa 5-6 tornanti (tralasciando “invitanti” tracce); quando la pendenza si appiana, individuare sulla dx una vecchia mulattiera, all’inizio alquanto trascurata, ma che migliora scendendo a valle. Superata una recente presa d’acqua si traversa un ampio greto per sfociare infine su una strada sterrata che va presa a dx, giungendo comodamente alle prime case di Alesso. Buone camminate a tutti. Giuseppe V.
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10-02-2011 00:00
sandra.sentierinatura sandra.sentierinatura
Approfittando delle giornati miti che questa metà febbraio ci sta regalando abbiamo compiuto un'escursione di mezza giornata alla scoperta del mondo degli stavoli sopra Alesso. La sentieristica era un tempo fitta, bisogna immaginare la zona, fino agli anni 50 e oltre, sfalciata e curata dalla popolazione che in quota portava a pascolare gli animali appoggiandosi ai numerosissimi stavoli.
Col terremoto del '76 gli stavoli, già abbandonati, hanno avuto il colpo di grazia e si sa, caduto il tetto il resto segue presto. Ora in qualche punto si stenta a riconoscere la traccia in quanto i noccioli e la sterpaglia stanno avendo il sopravvento. Ma noi avevamo il nostro asso della manica: la guida d'eccezione Luigi Stefanutti, una miniera di informazioni sulla vita dei tempi che furono e divulgatore generoso di testimonianze, nato e cresciuto ad Alesso: Ha scritto sulla storia degli stavoli e conosce praticamente ogni metro della zona.
Siamo passati quindi per stavoli Pradas, dalla cucina economica corrosa dalla ruggine, salendo poi a Garmoran e più in alto Palas. Tutti diroccati, avevano diverse cisterne per la raccolta dell'acqua di cui ogni proprietario era geloso.
Il faggio monumentale davanti agli stavoli Palas (un faggio sicuramente ultracentenario che misura oltre 4,5 di diametro) purtroppo due anni fa è stato abbattuto dal vento. Presenta ora un moncone enorme dal legno corroso ed esausto. Il resto del fusto invade completamente il vialetto di collegamento tra uno stavolo e l'altro. Estese colonie di funghi rivestono le superfici legnose.
Per la discesa ci siamo fatti guidare verso lo stavolo Folchiar, lungo il pendio est della cima Sompalis. Percorso ripidissimo. Durante il periodo di necessità nella seconda guerra mondiale c'era un capofamiglia che lo percorreva in salita col fieno per gli animali sulle spalle fino agli stavoli Palas.
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