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Traversata del Latemar dal Passo Feudo al Passo di Costalunga
N. record trovati: 1
Messaggio
06-08-2013 16:27
loredana.bergagna loredana.bergagna
Per il terzo giorno vacanziero ci siamo preparati per le forcelle del Latemar, ma disponendo di un unico automezzo programmiamo (sopravvalutandoci) la partenza e l’arrivo a Forno, lungo anello con dislivello di ca. 1600m di cui i primi 1200 non danno un attimo di tregua fino al bivacco Latemar e circa 17 km. Per i primi chilometri nel bosco si cammina sul vecchio canalino sassoso lungo il quale i boscaioli, fino agli anni 80, facevano scendere a valle i tronchi. Si raggiunge poi uno stretto intaglio con immediato cambio di terreno, rocce giallo, ocra, brillanti al sole, un breve tratto attrezzato con cavo e pioli permette di risalire un ripido tratto esposto, ancora fatica su verdi prima di avvistare il bivacco Latemar, meno male che ad un centinaio di metri c’è acqua, rifornimento e mega bevuta; breve sosta ma vediamo subito che siamo in ritardo sulla tabella di marcia, proseguiamo decidendo di valutare/modificare il percorso strada facendo. Non ci facciamo mancare la forcella dei Campanili, un mondo di spuntoni, sembrano le guglie che facevamo al mare con la sabbia bagnata; un’occhiata all’attacco della ferrata e ridiscendiamo al bivio sottostante prendendo il sentiero basso che mantenendosi in quota conduce all’arancione bivacco Rigatti. Lungo il cammino incrociamo solo escursionisti che procedono in senso contrario al nostro (di rientro?), poi due bellissimi sorridenti occhi azzurri ci chiedono quale sia la nostra meta, sicuri? In giornata? Mancano almeno 5 ore su sentiero per niente agevole ci dice quell’angelo custode con gli occhi cerulei; breve consultazione e il cda decide di continuare ancora brevemente fin sotto la forcella Grande. Questa variazione mi rende nervosetta, rallento su qualche passaggio che nulla ha di difficile, presso un colatoio lavico da cui scende neve liquida mi fermo a bere, un sogno fra quelle pietre bollenti…poi di nuovo bivacco Latemar e a ritroso stesso percorso dell’andata, discesa tutt’altro che veloce su quei ripidi ora ghiaiosi ora verdi.

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