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Jof di Chiusaforte da Chiusaforte
N. record trovati: 9
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18-01-2020 21:54
loredana.bergagna loredana.bergagna
Venerdì 17 si torna sullo Jof di Scluse, Daniela usa andare in Dolomiti, è il momento di farle conoscere anche le ruvidità friulane. Per tranquillità preso spunto dal precedente commento di Laura e salite quindi in senso antiorario, la bella giornata soleggiata ci ha invogliate a divagare, a curiosare seguendo seguendo l'erba appena calpestata mentre silenziosamente fugge un velocissimo capriolo svelandosi solo con il suo codino bianco. Comoda sosta accanto al contenitore delle firme e mentre il Montasio si avvolge di foschia è d'obbligo una visitina alle due croci in legno; per la discesa fino alla sottostante forcella si va giù dritte, all'occorrenza anche sedute, il retro dello stavolo è tutto imbiancato, lunghi fili d'erba di cristallo che dispiace calpestare. Ci aspetta una lunga ma comoda discesa, deviazione per una breve visita agli stavoli Patok ed al rimesso a nuovo Ceresarie, ancora qualche veloce svolta e ci giungono i rumori delle auto
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14-01-2020 20:36
laura.molinari laura.molinari
11 gennaio 2020. Anello percorso in senso antiorario e con breve deviazione per raggiungere anche il cocuzzolo del Cuel di Clâri (m. 1070). Questo inverno anomalo e inquietante ci regala ancora una splendida giornata, con cielo terso e temperature eccezionalmente miti in quota. Lasciamo l’auto nella via principale di Chiusaforte, oggi animata da un raduno di penne nere, e imbocchiamo la stradina che sale al cimitero e che ci conduce alla partenza del sentiero, ben segnalato; con una mezz’oretta di piacevole salita raggiungiamo il pianoro solare di Raunis, con la sua chiesetta e la grande Madonna affrescata, ben visibile dal fondovalle. L’avvio della traccia segnalata parte in prossimità della fontana, non ci si può sbagliare. Il sentiero, sempre evidente e molto ben tracciato nel bosco di pini, affronta le balze rocciose sopra il piccolo borgo sfruttando i passaggi migliori per portarsi in alto con pendenza molto sostenuta, ma senza punti particolarmente esposti o aerei; attorno a quota 1020, mentre dal fondovalle giungono le note della fanfara alpina che suona “Trentatrè”, perveniamo al bivio (segnalato da cartello) con il sentiero “del Paternostri”, che seguiamo a destra in piano verso i ruderi degli Stavoli Tzè; arrivati ad una piccola radura, la traccia si perde, ci teniamo sulla sinistra e, salendo brevemente “a vista” in un valloncello nel bosco, raggiungiamo la cima del Cuel di Clâri, dove troviamo una piccola radura scarsamente panoramica, circondata dalla vegetazione. Ritornati sui nostri passi sino al bivio, riprendiamo il cammino principale che, traversando verso sudovest con pendenza moderata, ci porta in breve allo stavolo Pineit (aperto ma estremamente spartano); per proseguire verso la cima, dal bivio che precede di poco lo stavolo (cartello) bisogna affrontare la salita del ripido pendio boscoso sovrastante; qui la traccia di fatto scompare, continuiamo seguendo i bolli rossi sui tronchi e qualche ormai consunta fettuccia di nylon; salendo, la pendenza aumenta ulteriormente e la vegetazione si fa più bassa e rada, sino a che non si sbuca in prossimità della cima, anzi, delle due cime: sulla nord-est, di poco più alta ma con visuale ostacolata dalla vegetazione, si trovano due vecchie croci di legno; sulla sorella minore (sud-ovest), bel punto panoramico, è stata invece posizionata una cassettina per il quaderno di vetta, testimone di passaggi non particolarmente frequenti. Per il rientro seguiamo i segnavia biancorossi, che ci guidano in discesa prima verso sud e poi lungo il versante occidentale del monte; nell’ultimo tratto perdiamo i segnavia, ma Forcella Patok è ormai in vista e la raggiungiamo facilmente. Visitato anche lo stavolo soprastante, facciamo ritorno a Chiusaforte in tutta tranquillità tramite i buoni sentieri CAI 426 e 425. Escursione di medio impegno che, grazie anche alle condizioni meteo ottimali, è stata di grande soddisfazione; abbiamo preferito percorrere in salita la parte che poteva presentare maggiori difficoltà e, a conti fatti, penso che la scelta sia stata azzeccata; il tratto più ostico, anche se tutto sommato abbastanza breve, si è rivelato quello tra lo stavolo Pineit e la cima, sia per la ripidezza (tratti con scivolosa erba secca), sia per qualche difficoltà di orientamento, con bollatura abbastanza frequente, ma non sempre immediatamente individuabile. Allego la traccia gpx con la variante di salita al Cuel di Clâri. Mandi a tutti!
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22-04-2019 19:01
giuseppe.venica giuseppe.venica
Escursione effettuata il 22/04/2019. Fino alla forcella Patok coincide con l’Anello del monte Plananizza da Chiusaforte. Proseguendo, il percorso è meno evidente, ma ci sono abbondanti SV che guidano verso la cima e non c’è pericolo di perdersi. L’ultimo tratto tra l’erba secca non è proprio il massimo (zona ad alta densità di zecche). Dalla cima, per il rientro a Chiusaforte, ho utilizzato lo stesso itinerario della salita. Zona risparmiata dalle intemperie di fine ottobre (nessuno schianto lungo tutto il percorso); fino alla forcella Patok si percorrono vecchie mulattiere in buono stato di conservazione. Lo stavolo dopo forcella Patok non ha più nulla di azzurro, ma in compenso permane la robusta grata davanti la porta. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
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31-03-2019 00:00
Simone.sgualdini Simone.sgualdini
Percorso ieri con piccola variante al ritorno (sentiero Paternostri). Tutto ok, vistose righe bianche sono state di recente aggiunte ai bollini rossi. La ricerca del sentiero non � pi� cos� difficoltosa.
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28-11-2016 21:16
loredana.bergagna loredana.bergagna
Poca soddisfazione ieri sui cocuzzoli del Carso triestino, le montagne furlane sono altra roba specialmente se ruvide e con quel pochetto di disordine che stuzzica ed intriga. Oggi gran sole e temperatura buona fino a forcella Patok e così mi perdo a guardare tutto, le fonti e le salamandre che vorrebbero essere leste, le poche foglie che ancora volteggiano e cadono, i resti di qualche rinforzo, le pozze ed intanto ecco che arriva il vento, dall'alto, forte e freddo. La freccia rossa sull'albero davanti a me e i bolli rossi a destra, invece punto a sinistra perchè poco più su si intravede una costruzione, piccolo stavolo quasi bianco e su di un angolo spicca una vistosa e rassicurante scritta rossa: Jof di Scluse mentre un paio di metri oltre è ben visibile un paletto con la sua bella legnosa bandierina bianca e rossa e poi bolli e bolli ancora, non c'è sentiero ma basta seguirli a vista (faticosamente sul pendio a tratti piuttosto ripido e scivoloso per le foglie). E si sbuca alla luce, qualche metro fra le ginestre ed ecco la cima con due croci di legno e niente panorama, per quello si deve seguire la direzione del piccolo cartello con scritta “VISTA” e la sorpresa si materializza con le sembianze di un fiammamnte contenitore del libro di vetta. Da qualche settimana è stato inaugurato il “Sentiero di Gina” cha parte da forcella Patok ed arriva agli stavoli. Altro legnoso cartello “Pineit” che indica giù, guardo, è proprio giù dritto fra l'erba alta, gialla e bagnata ma calpestata e quindi seguire la traccia non è difficile, nei pressi di Pineit, al paletto, si gita a sinistra, prossima meta Ruanis. Scendendo a strette svolte e accarezzata dai rami dello stretto sentiero c'è il bivio, un'occhiata agli stretti abbracci dei pini su quel sentiero mi fanno rinunciare senza rimpianto a Tze e zig zag zig zag appare la soleggiata piana di Raunis, la chiesa, la fontana. Larga mulattiera fino a case Topic, lavori sulla pista ciclabile
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19-01-2016 21:19
askatasuna askatasuna
Se la neve pare oramai l’immaginaria protagonista dei racconti d’un tempo, centellinati dalle nonne davanti al crepitio del fuoco, almeno messer freddo s’è degnato d’arrivare. Così la salita, vuoi per scaldarsi, vuoi per rifuggire l’eco delle auto, si fa lesta. Mi fermo solo davanti ad una cascata. La senti che sgocciola presso una curva, sulla destra. Durante la notte ha creato effimere stalattiti di ghiaccio. Preda del sole, il mattino le ha imbiancate. Una ad una han perso forza e trasparenza. Una ad una cadono giù, davanti a me, schizzando frammenti di sé a qualche metro di distanza. Mi godo questa sorpresa, provando a decifrare i suoni precedenti al tuffo, ma quasi sempre mi sorprendono. Poi mi avvicino. La pozza su cui si sfogano pare la base d’una candela consumata. Rivoli di cera immobili. Sotto cui pulsa la vita. Piano piano le gocce si fan strada. Sono grandi, scure e paiono dei girini. Non scivolano prendendo forza nella corsa, ma rallentano, tentennano sulla direzione da prendere, cercando i pochi varchi tra il ghiaccio. Giunto alla forcella trovo una freccia rossa sul fusto d’un albero. E’ la via per lo Jôf. Segnata metro per metro che, se seguita, porta in vetta senza passare accanto allo stavolo azzurro. In compenso s’incontrano due betulle. Paiono due cigni innamorati, con quei colli lunghi e sinuosi che s’intrecciano. Senza toccarsi. Come se ognuna avesse percepito l’altra e l’indecisione d’entrambe ne abbia condizionato il corteggiamento. In vetta il cielo è di quelli che ti fan pentire di non essere sul tetto più alto che puoi scorgere. Poi quel faiâr. Un nano. Dal corpo tozzo fino all’eccesso, s’è sfogato allargando le braccia in ogni direzione. Insolito il panorama, con il Montusel aguzzo più che mai. Guardato a vista dal Cozzarel, dall’aspetto ben più minaccioso. Vista la ripidezza della discesa (almeno di quella segnalata dalle fettucce) e soprattutto della possibilità d’allungar l’anello salendo il Plananizza, consiglio di percorrere l’itinerario al contrario. Per gli amanti dei noccioli suggerisco di deviare brevemente fino ai ruderi degli stavoli Tzè. Non troverete mosconi minacciosi ad aspettarvi, ma una bella visuale sulle scoscese pareti evitate nella discesa. Al ritorno un albero sul troi, divorato da tempo, rimane ancora, incredibilmente in piedi. Slanciato e verticale, ha la base del fusto più sottile del suo sviluppo! Dagli stavoli ammiro lo Jama, spaparanzato guardiano della val Raccolana. Un giretto carino in questa stagione enigmatica, che ha l’unica pecca d’esser troppo breve.(17.01.2016)
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30-03-2014 17:49
andreajordan andreajordan
Fatto oggi, solo fino agli stavoli Patok. Paesaggio incantevole in una splendida giornata. Il torrente e la sua forra sono splendidi. Nel primo tratto tanti tanti nidi di processionaria che rendono il paesaggio un po' spettrale, e inquietante con questi pini completamente spogli con solo il nido in cima! Natura terribile e sublime! p.s. Nella Piazza di casa Zanier bisogna andare un po' verso valle per trovare la strada e la vecchia casa con il cartello CAI sull'angolo. Comunque gente del posto molto disponibile e cordiale.
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17-03-2014 22:51
luca.deronch luca.deronch
salito ieri 16 marzo da Chiusaforte per il sentiero che da Sant'Antoni porta a la Forcje, passando per Zeresarie e Patok. Deviazione per la vecchia traccia in quota fino agli stavoli Pineit. Dalla Forcje impossibile individuare la prosecuzione del sentiero 426 che scende a Costamolino, per i numerosi alberi caduti e presenza ancora consistente di neve. La salita in cima ancora con neve. Ringrazio per le tracce di chi ci ha preceduto un paio di giorni fa ( firma sul foglio di vetta) altrimenti in cima non ci saremmo arrivati. La neve rende faticoso questo ultimo tratto di 150 mt e i segnavia sono molto difficili da individuare. Una volta in cima però il panorama ripaga ampiamente anche se disturbato dalla foschia. Bella vista sul Montasio e sul Sart da una parte e sul Cozzarel/Montusel, Plananizza e Belepeit dall'altra. Le firme in cima sono scarsissime, strano perchè lo Jouf merita. Vista la normale difficoltà di discesa lungo il versante meridionale, per la presenza della neve abbiamo preferito scendere per il sentiero di salita.
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12-01-2014 17:50
michele michele
percorso oggi in senso inverso. Fino algi stavoli Pineit non vi sono problemi di orientamento, mentre dopo fino alla cima la salita è decisamente ripida, senza traccia e non di facilissima individuazione (utile per sicurezza la traccia gps), mentre la discesa verso forcella Patok è più intuitiva e vi è qualche stinto bollo rosso. Il "libro" di vetta segnava solo una visita per il 2013! Nessuna traccia di neve in tutto il percorso.
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