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Campo (Cime di)
N. record trovati: 2
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30-04-2017 22:32
loredana.bergagna loredana.bergagna
Raggiunta oggi, dalla Val Venzonassa, la cresta delle Cime di Campo; niente da aggiungere all'esauriente commento di Laura se non la presenza di neve residua, oramai a chiazze, dalla forca Campidello; vento freddino, il sole promesso ha fatto la sua completa comparsa solo verso le 15; stalattiti di ghiaccio pendono dalle rocce sopra i prati terminali
Messaggio
25-04-2017 12:08
laura.molinari laura.molinari
CIME DI CAMPO DALLA VAL VENZONASSA -
Escursione del 22 aprile 2017 con partenza dalla galleria della Val Venzonassa (spiazzo per 4/5 auto). Il primo tratto del percorso si svolge su strada in parte a fondo naturale e in parte cementata che, dopo aver passato le case ristrutturate di Prabunello, risale a tornanti e con buona pendenza il Livinal di Cunfin. Verso quota 1170 circa, in corrispondenza di una curva e poche decine di metri dopo una massicciata di contenimento di forma semicircolare sul lato destro della strada, fare attenzione a non mancare il bivio con la traccia che porta a Malga Confin. Il sentierino a tratti è invaso dalla vegetazione e, nella parte alta, tende a perdersi nei pascoli, ma la malga è ormai in vista ed è difficile perdersi! Dietro la malga (tavolo con panchina), imboccare il sentiero CAI 726 che, inizialmente con qualche leggero saliscendi e poi in risalita, conduce alla Forca del Campidello, dove la visuale si apre verso i monti di Resia e Raccolana. Dalla forca, seguire la traccia a destra che, con qualche tornante, porta sugli ampi prati inclinati del Campidello. Dopo un ometto la traccia si esaurisce e si prosegue a vista, tagliando i prati in salita verso destra (sulla sinistra il terreno è più roccioso), mirando ad una fascia di rocce, oltre le quali si individua e si raggiunge in breve la cresta (facile, erbosa e senza punti esposti), che va seguita fedelmente sino a raggiungere la selletta tra anticima e cima (eventualmente si può evitare il piccolo saliscendi dell’anticima tagliando i prati a sud qualche metro più sotto). Poco sopra la selletta – per aggirare alcune roccette e i mughi – conviene spostarsi di qualche decina di metri sul versante sud, da dove si sale subito in cima. La vetta è segnalata da un ometto nel quale si trova incastrato un contenitore cilindrico di plastica con il quaderno di vetta (le ultime firme – tra l’altro di alcune amiche escursioniste - risalgono al luglio 2016!!!). La cresta, ora un po’ più affilata e meno erbosa, prosegue orizzontale ancora per un centinaio di metri, conviene seguirla fino al termine per avere una visuale libera del Cjadin e della catena dei Musi. La foschia odierna ci impedisce viste lontane, ma il panorama è comunque a 5 stelle, con angolatura insolita, sia sui vicini Lavara, Plauris e Musi, che verso i gruppi del Montasio, Canin e Zuc dal Bor, mentre la vista verso la pianura è chiusa dalla catena del Chiampon-Cuel di Lanis … al ritorno seguiamo lo stesso itinerario, tranne la deviazione – su strada – per raggiungere anche Casera Ungarina. Alla fine ne è uscito un bel giro da circa 6 ore e ½ di cammino (3 ½ ore salita, 3 discesa), con sviluppo di 21 km e 1400 metri di dislivello complessivo. Non presenta difficoltà particolari, ma richiede comunque un buon allenamento e una certa autonomia nell’orientamento e nella scelta del percorso. Mandi a tutti!
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