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La forra del Chiarsò da Paularo a Las Calas
N. record trovati: 8
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28-06-2018 11:28
sandra.sentierinatura sandra.sentierinatura
Da Nelut siamo scesi al percorso attrezzato di Las Calas, evitando di intraprendere l'escursione da Paularo in quanto il CAI 442 risulta inagibile causa frana (vedi commento precedente e sito CAI FVG). Da questa parte non ho visto cartelli di avvertenze al riguardo, per chi volesse raggiungere Paularo. La mulattiera di discesa è in ordine. Abbiamo adoperato l'autoassicurazione per il tratto attrezzato da cavo passamano, dalla forte esposizione. Ci sono due fittoni (non contigui) divelti: sono punti comunque fattibili superabili con un po' di attenzione. La ripida risalita (qualche gradino in legno) ci porta a passare presso una cava a poca distanza dalla strada asfaltata, da cui a destra si torna al locale da Nelut con le prime gocce di pioggerella. La forra è sempre molto suggestiva e il boato dell'acqua incanalata è quasi assordante.
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23-04-2018 19:47
nicola.z nicola.z
23-04-18 Attenzione: il sentiero 442 da Paularo risulta inagibile causa frana.
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25-06-2016 17:01
fabio.n fabio.n
Tracciato effettuato in data odierna senza particolari problemi. Confermo la bellezza mozzafiato del luogo. In tutta la tratta della forra è presente una corda in acciaio in buono stato salvo in un paio di punti dove sono saltati uno/due anelli ma questo non ha compromesso la fattibilità del percorso (da apprezzare che qualcuno ha lasciato un moschettone in un punto dove vi è una scaletta). Prestare sempre massima attenzione per l'umidità e le rocce scivolose. Il sentiero è tracciato molto bene e l'aver perso il segnale GPS per un lungo tratto non è stato quindi un problema. La maggior parte del sentiero è in ombra, cosa apprezzabile in queste calde giornate. Ricca la vegetazione nel primo tratto. Buone escursioni!
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21-08-2015 12:13
hammer hammer
Sentiero molto scenografico ma meno difficile di quanto pensavo. Prestare attenzione in discesa in corrispondenza dell'attraversamento del rio del Men.
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23-05-2015 12:32
askatasuna askatasuna
Il riul a si fas mâr. Spumose ombrellifere ondeggiano nei prati di Villamezzo, ogni bracciata è un inspirar di profumi. Tante le fioriture, coloratissime e rese vivaci dagli abbracci di bombi e insetti vari. Nell’ultimo orticello due anziane sorelle, arcuate, si fan piante di vite. Esili, paion non aver mai conosciuto la verticalità del corpo. Le loro mani son rami, i fazzolets le foglie che danzan al vento. Gli chiedo conferma sulla direzione per la forra: “Ma no eRe mioR ca tu nus judavis ta l’oRt?” (la erre maiuscola e in grassetto a PaulâR è d’obbligo). O ridi, se lu savevi o lasavi il presac a cjase e o cjapavi a sec la ofierte des fantaçutes! Con il bosco i colori si attenuano, è l’ora della grazia delle Elleborine bianche. Al Ruat la terra si fa sanguigna, generando Orchidi violacee. Il troi è costellato da lapidi. Non solo delle brigate militari, ma anche di tanti boscaioli. Con difficoltà mi freno nel tuffarmi in una traccia che scende. Il richiamo del Cjarsò diventa irresistibile. Non canta più, sbraita, ringhia e tuona. Al successivo impluvio una salamandra si fa struzzo, impaurita, nasconde la testa sotto un sasso tentando invano di farci entrare il corpo, insistentemente. Una tenerezza disarmante per chi, come unica difesa, ha solo le proprie vesti. Le passerelle, grazie ai massi che le han flagellate, si son donate al pennello di Dalì. Dopo il bivio finalmente acqua! Incredibilmente scura nella sua trasparenza. Profondo e scontroso il Cjarsò trascina veloce l’inverno a valle. I massi che spuntano all’inizio della forra si fan macigni. Le dimensioni si alterano. Delle pareti come delle modulazioni vocali del torrente. Il sentiero scavato a pala e picco dai manovali della Sade, sciagurata predatrice delle nostre valli, mi scaraventa in un altro mondo. E’ incredibile quanto la furia dell’acqua, amplificata da quelle prigioni di pietra, possa trapassarti atavicamente, impregnandoti della sua potenza. Corredato da un passamano infinito, consente anche ai vertiginanti di proseguire in sicurezza. Non lo sfioro neanche. Non lo vedo. Lo sguardo stesso è teso a percepire i suoni, la rabbia che liscia la pietra, la prepotenza che si fa corsa, la devozione alla fuga. Verso la fine della forra noto degli scalini di ferro che s’inerpicano verso l’alto. Il tempo di chiudere i bastoncini e li seguo. Dopo qualche metro ne trovo diversi rotti e piegati dal pietrame. Pericolosi da ripercorrere in discesa. Desisto. Poco dopo, d’improvviso, le fiancate tornano a pettinarsi di verdi, l’incantesimo è finito. Vorrei ripercorrere quel tratto più e più volte ma mi faccio tentare dall’anello, conscio che me ne pentirò. Troppo breve questo volar sui flutti, troppo fulmineo quel ascolto inebetito. Rientro leggero, pensando a quelle onde cromatiche che m’attendono. In mezzo a quel galleggiar d’essenze, due sirene della valle. I loro canti si fan memorie. Quei boschi che scendon a divorar il paese dal Cul di Creta e che a foresti posson sembrar verdi poemi, le addolora. Una volta era tutto un oceano di prati. La fienagione si spingeva fin alle pareti dello Zermùla. Tutto era fatica, ma gioia. Fatta di eguali. Une fature condividude. Di duç e di dutes. Mi raccontano dei menaus di cala che dan il nome alla forra. Ordinarie leggende d’uomini che senza spit venivano calati dalle vertiginose pareti a sbrogliare le preziose matasse di tronchi all’altezza delle stue, sbarramenti artificiali in legno, o a disincagliare quelli incastrati tra i macigni. Coraggio, fatiche e morte eran semplice quotidianità quando le uniche strade eran fluide e i caselli i porti di zatteraggio di Venzone e via via fino alla laguna. Che dominava le terre alte, affamata di fusti da utilizzare come basamenti per i palazzi dei loro signorotti. Tanto da bandire decine di boschi. Come la Sade, pronta ad affondar gli artigli del profitto facendone pagare il prezzo a chi, quella terra, la rispettava. Gli occhi delle due donne continuano a cercare i ricordi sui rivali mangiati dalle nubi. Poi, le parole si fan dissolvenza.(19.05.2015)
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03-05-2014 22:37
giuliano.verbi giuliano.verbi
Sentiero Forra “Las Callas”

Ho percorso l’avvincente itinerario de “Las Callas” in data 1/5/14: informo - riservandomi d’inviare un approfondito commento corredato da immagini in tempi successivi - che il sentiero di discesa da Pian di Zermula (CAI n° 442) alla forra è accessibile senza problemi particolari. Il sentiero segnato, che s’inoltra nella pittoresca forra costeggiando il Torrente Chiarsò, invece, andrebbe evitato in presenza di apprezzabili piene del corso d’acqua (ad esempio, come in questo periodo conseguente all’eccezionale disgelo in corso), poiché in tal caso si rende necessario guadare il corso d’acqua 2 volte, l’ultima delle quali, presso l’inizio dell’ardito sentiero scavato nella roccia, può risultare un po’ problematica per la gelida temperatura dell’acqua e per la portata del torrente.
Al termine della forra, durante la risalita, porre attenzione alla scivolosità del ripido sentiero che risale a Pian di Zermula, interessato da alcuni schianti e smottamenti.
Un caro saluto a tutti,
Giuliano.-
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26-10-2012 20:35
billiringo billiringo
26-10-2012
Bertolini Silvano
Fatto domenica 21-10, subito dopo Paularo, il sentiero, causa le abbondanti piogge, è franato in vari punti, anche dopo "Las Callas" c'è un franamento del sentiero che sale verso il "cason da Nelut" si passa facendo molta attenzione.Mandi silvanobertolini@gmail.com
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05-08-2003 00:00
Lorenzo Cocianni Lorenzo Cocianni
Sentiero CAI: 442. da Paularo a forra Las Callas 200 metri dopo il rio Ruat. frana. grazia_cocianni@tiscali.it
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